Ad illustrem dominum, dominum Astorgium de Manfredis, Faventie principem clementissimum.

Cristiano Amendola, Fulvio Delle Donne
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Forma del manoscritto: letter

Testo del Documento

Bartolomeo Miniatore dedica la propria opera ad Astorre II Manfredi, signore di Faenza.

[2r] Ad illustrem dominum, dominum Astorgium de Manfredis, Faventie principem clementissimum.

1. Egli è buon peçço, magnifico et excelso Signor mio, ch’io, como obsequentissimo deli virtuosi et magnanimi principi, son stato affectionato et devotissimo ala vostra Signoria, et continuamente ho desiderato dimostrare a quella cum quanta cordiale et intrinsica benivolentia io li sia dedito et coniuncto. 2. La quale, cognoscendo io essere ornatissima de ogni singular virtute e peregrino atto et sempre delectarse tra quelle, ho deliberato dedicarli la presente operetta composta per mi neli mei ocii, perché fra [2v] l’altri excellenti signori de Italia la vostra virtù e in cose militare et pacifiche è gloriosa, la quale potrà dare fama et auctorità a questa mia compositione per esservi devoluta. 3. E benché sia mancho elimata che si converia ale cose che dal exquisito vostro iuditio debbano essere provate, pur confidandome nela incredibile vostra benignità so’ stato audace a tanta impresa non mediocre ad ogni excellente ingegno, et segondo la mia facultà son sforçatomi componerve1 questa operetta et descriverve como si debbia parlare o veramente scrivere a uno principe, a uno signore, o vere a uno summo pontifice, o qualunch’altra persona de che conditione se sia, ala quale vogliamo fare alcuna necessaria petitione overo impetrare alcuna gratia per si o per altrui, o fare alcuna [3r] recommandatione, o cum qualche degno exordio orare e persuadere ad altrui, o del recevuto benefitio rendere le degne gratie. 4. Et, oltra ciò, come ditti signori o principi debbiano cum degno modo porgiere le sue risposte per dimonstrare essere in loro degna clementia et singular iustitia, e per fare i suoi subditi a sé benivoli et affectionati, onde possano aquistare fama, favore, exaltatione et gloria, non ch’io mi persuada che queste gratie siano remote et alienate da voi, ma piutosto familiarissime.

5. Pertanto, priego la vostra Signoria se degni acceptare la ditta operetta non risguardando la parvità del dono, el quale forsi in tutto non è condegno al’amplitudine di quella, ma al singulare amore et affectionatissimo animo che è in me verso di lei, ala quale, cum ogni fede et sperancia, humilmente2 sempre me recommando.

Note

1 -v-aggiunto in interl.

2 Da questo punto il testo prosegue nel marg. dx.