Petitione al signore di Faença per uno che havesse una causa dubiosa in piado.

Bologna, Biblioteca Universitaria, 226 (già 272), cc. 16v-18r.

Cristiano Amendola, Fulvio Delle Donne
aracne ara2

Informazioni sul Documento

Descrizione fisica: 16v-18r

Forma del manoscritto: model_letter

Testo del Documento

Petizione per la risoluzione di una controversia di natura commerciale.

Petitione al signore di Faença per uno che havesse una causa dubiosa1 in piado.

[17r] 1. La grande humanità che ogni persona predica dela vostra magnifica Signoria molto mi persuade e conforta a dovere al presente mio bisogno ricorrere a quella, et maxime parendomi havere in questa mia petitione iustificata e licita causa, come chiaramente io posso mostrare per autentici2 instrumenti e testificationi degne di fede.

2. Il perché la Signoria vostra dé sapere che già son molti anni ch’io compararai dala bona3 memoria del padre d’ Antonio, il quale è qui presente, tanti panni e lane che montorno ala summa e valuta de ducati cinquecento d’oro, a termine de misi sei; il qual termine computo, pagai intieramente li detti dinari, e satisfeci al debito mio, come se può vedere in le presente carte.

3. Unde, hora Antonio dice trovarmi scripto per debitore apresso i libri del detto suo padre in ducati cento per resto [17v] dela sopraditta casone, e alega che più fede se debba dare ai ditti libri che ale presente mie scripture o d’altri testimonii. 4. La qual cosa quanto sia iusta, il lasso iudicare ala prudentia dela vostra Signoria, la quale intende la sagacità deli homini e quanto iustitia rechieda, perché havendo io le presente carthe dove se conclude il pagamento esser stato fatto intieramente par mi, forte cosa e molto iniusta che i statuti e ordini dela mercantia vogliano che più fede se presti ai libri e scriptura del mercatante proprio che a esse carthe autentiche e vive. 5. Und’io pertanto ricorro ala vostra Signoria, che se degni volere intendere questa tal facenda, la qual cognosciuta, voglia constrengere il detto Antonio a dovere acancellare e aconciare la ditta posta de ducati cento, la qual forsi remase accesa per dismentichancia del padre, come molte volte [18r] achade.

6. E così confido in la magnifica Signoria vostra come savia e iusta, che de ciò darrà vera se‹n›tentia, ala quale sempre mi racommando.

Note

1 Dopocausasegno di omissione, e dadubiosaaggiunto nel marg. sin.

2 -ciaggiunto nell’interl.

3 Segue un segno di riscontro.