Informazioni sul Documento
Data del documento: 1891
Forma del manoscritto: modern_print
Genere: epistolography
Funzione: information
Fonte: literary
Testo del Documento (Italian)
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1891
Napoli, 5 agosto 1891
Mio caro amico
la Vostra lettera mi commuove sinceramente, e io la serberò fra le carte a me più care. Accetto, oh se accetto la mia parte di responsabilità ne’ torti della nostra rappresentanza politica! L’accetto, perché il giorno, in cui potrò dirvi minutamente tutto il dietroscena, Voi vedrete, che, modestia a parte, ho fatto del mio meglio per unire in un fascio le forze sane della nostra rappresentanza, e che ogni mio intento venne meno d’innanzi all’egoismo brutale di chi meno Voi sospettate. Certamente, avrei potuto e dovuto fare da me solo. Ma la fibra fisica non è il mio forte, e io stesso, più di una volta, mi meraviglio di aver durato così a lungo sul palcoscenico. Oh e verrà il giorno, in cui potrò dirvi tutto!
Della ingratitudine, parola di galantuomo, non m’importa nulla. E, per le Ofantine, mio costante lavoro di dieci lunghissimi anni, o non mi basta forse la Vostra lettera del 2? Non me ne importa, dell’altrui oblivione, e non me ne addoloro. Mi importa solo e fortemente mi addoloro della umana vigliaccheria, che ogni giorno più mi si appalesa profonda e paurosa. Se sapeste quel che io abbia dovuto fare, in alcuni comuni dell’alto Melfese, per il Branca1, - quando il Branca era semplice candidato di opposizione! Oggi, ministro, tutti gli si prostano a’ piedi. Quel sindaco che, al banchetto della Rendina, bevve alla permanenza del Branca fino all’apertura dell’ultimo tronco, cioè fino al 1898, era il più abietto servitore del Lacava fino a sei mesi addietro. Ec. ec. ec.! La glorificazione della forza e del successo: ecco l’unico, il solo criterio morale delle genti meridionali. Delle quali, purtroppo, io non ho mai avuto un alto concetto. Ma, purtroppo ancora, più vado negli anni e più la cattiva opinione si muta in un sentimento di profondo disprezzo. Il mio pessimismo, però, ha un conforto in questa sua scala ascendente: il conforto di una calma sempre crescente per i miei poveri, oscillanti nervi. La calma, forse, può tramutarsi nella indifferenza. E, di fatto, sarei già deciso al passo, che, prima o poi, io darò infallantemente, se, tuttora, non mi trattenesse il sospetto di una cattiva azione quella, cioè, di lasciare libero il campo al Lichinchi.2 Ma, certo, prima o poi io ne sarò fuori, tanto l’animo mio si avvicina sempre più a quello stato di indifferenza, che è colpa negli uomini pubblici di vita onesta. Vi si avvicina, e, forse, quel giorno neppure l’immagine del Lichinchi basterà a trattenermi dal passo decisivo.