Informazioni sul Documento
Data del documento: 1565
Forma del manoscritto: modern_print
Genere: historiography
Funzione: narrative
Fonte: literary
Testo del Documento (Italian)
1565
Lettera aCarlo Spinello, Duca di Seminara
Come V. S. Illustrissima sa, tra le buone cose ch’io conobbi peregrinando, fu Pagolo Giovio, padre delle moderne istorie; il quale pervenuto all’estremo della sua età, e poco contento de’ principi ch’egli diceva con la penna avere illustrati, si era riparato in Firenze a casa il Gran Duca Cosimo, come ad unico rifugio degli uomini eccellenti: ove dimorando anch’io, e assai con esso seco ragionando dell’istorie, e di quelle principalmente che appartenevano al Regno , l’udii molle fiate rammaricarsi che, per mancamento e trascuraggine degli scrittori, egli non avea potuto in cotanti anni ridurre alla memoria degli uomini uno de’ primi fondamenti delle guerre che seguirono nel Novantaquattro; ciò era la congiura del Principe di Salerno e del Conte di Sarno contra Ferdinando Primo: per la quale fatto il principe fuoruscito, e privo dello stato, si ricoverò da’ Francesi, e persuase il Re Carlo Ottavo a fare l’impresa del Regno ; dalla cui passata egli tirava il filo della sua istoria. Questo desiderio io lo giudicai tanto giusto e sì fattamente necessario, che in me si apprese, come fu in lui, di qualità che, pochi anni sono, abbattutomi nel processo originale che fe formare il predetto Re contra il Conte e Antonello Petrucci suo secretario, parvemi che mi si porgesse occasione di potere in maggior parte rinvenire le cose di quel tempo. Postomi poi a cercare dell’altre, io mi sono finalmente avveduto di avere ragunate tante membra di quella congiura, che, sebbene non sono perfette, se ne potrebbe pure da buono maestro formare corpo intiero: il quale maestro, morto il Giovio, mi ho anche persuaso che sarebbe di presente difficile a ritrovare. Ma sperando che i cieli col tempo ne possano produrre de’ somiglianti e migliori, e per esserne già strettamente pregato dalla veneranda memoria di monsignore illustrissimo Seripando, ne ho io fatto una bozza e un modello, sopra il quale que’ che verranno non solamente possano fabricare un bel corpo, ma dargli vita et alla eternità consegnarlo: il che da me non potrebbe avvenire giammai. E veramente, si vorrebbe essere troppo dotato dalla natura, e dall’arte ammaestrato, a corrispondere alla scelta delle parole, o alla loro numerosa testura, richiesta nell’istoria. E molto più si converrebbe ritrovarsi ricco d’ingegno, e fra’ rettorici lungamente versato, a bene usare l’ordine, le sentenze e l’orazione di questa scienza. E grandissimamente bisognerebbe esercitarsi ne’ maneggi degli stati e nell’opere militari, a perfettamente ritrarre i consigli de’ principi, gli assalti e le battaglie. Lascio da parte quanto sarebbe mestiero il penetrare nella geografia, e filosofia morale, per esplicare compiutamente le qualità degli uomini, e de’ paesi. Converrà dunque a più sublime ingegno di formare una sì grande, vaga e riguardevole figura: e io mi rimarrò contento di avergli nella presente operetta additato e adombrato l’ordine, i tempi, e gli accidenti che seguirono. Ove, se da saggio lettore fie scorto alcun neo, che con più studio e maggior diligenza se le arebbe potuto torre, dirittamente a V. S. Illustrissima più che a me averà da imputarlo; poiché, in approvandola tutta, mi ha confortato e sospinto a mandarla in luce, né io me le ho potuto o dovuto opporre, essendo Ella nelle lettere giudiciosissima, e sedendo per origine, per fortuna e per valore, in altissimo grado fra’ nostri primi Baroni; al cui profitto questa fatica in maggior parte riguarda. Ma, per certo, né anche è da maravigliarsi che V. S. Illustrissima procuri con tanto desiderio che altri conosca, per la lezione dell’istorie, li pestiferi frutti che sogliono produrre le discordie e le ribellioni: poiché ancor giovanetto, seguendo l’orme de’ suoi predecessori, devotissimi della corona aragonese, ha sì prontamente e magnificamente servito il suo Re nelle prossime guerre, che n’ha riportato dignità e gloria; e, quel ch’è mollo più da stimare, l’amore e la benivolenza di tanta Maestà, dignissimo premio di un animo nobile e generoso.
Luoghi onde l’autore ha tratto la storia
Dal processo originale contro il Conte di Sarno, Antonello Petrucci e figliuoli.
Dal processo in stampa contro a' Baroni.
Dai ricordi fatti in Napoli.
Dalla fama appo i Napoletani.
Dagli scritti di Tristano Caracciolo.
Dal Platina, Volterrano, Sabellico, Machiavelli, Corio, Pontano, Argentone, storia Universale.