Informazioni sul Documento
Mittente: Fortunato, Giustino, 1848-1932
Luogo di invio: Napoles, Campania, Italy
Destinatario: De Sanctis, Gaetano, 1870-1957
Data del documento: 1917-10-21
Forma del manoscritto: ancient_print
Genere: epistolography
Funzione: narrative
Fonte: literary
Testo del Documento (Italian)
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1917-10-21
Napoli, 21 ottobre 1917
Egregio sig. Professore,
torno a scriverle, dopo aver letto tutte le due parti del III volume della Sua Storia dei Romani, per chiederle, come la prima volta, uno schiarimento che mi interessa. A p. 460 della parte II io leggo che Annibale, arsa Erdonea (210 a.c.), ne avviò la popolazione a Turii e a Metaponto, «ritiratosi a Mezzogiorno dell’ Ofanto ». E in nota: «A questo punto in Appiano Hann. 49 è narrato l’abbandono di Atella (dell’anno precedente), i cui abitanti da Annibale sarebbero stati trasportati a Turii. Atella era caduta con Capua già prima in potere dei Romani, che l’assegnarono ai Nucerini, deportati gli Atellani rimasti a Calazia. Ma, come sappiamo da Dione, il grosso della popolazione di Atella aveva riparato πανδημεί presso Annibale ». Or io Le chieggo: poiché il grosso della popolazione di Atella Campana aveva riparato presso Annibale, ed Annibale, ritiratosi a mezzogiorno dell’ Ofanto, l’aveva avviata a Turii e a Metaponto, - è possibile dedurre argomento in favore della esistenza, o addirittura della origine dell’ Atella Lucana, là, sul natio mio Vulture, alla destra dell’ Ofanto, su la diritta via di Metaponto, - quell’ Atella Lucana (od Appula, che si voglia dire), la quale, secondo Sant’Agostino, avrebbe poi dato i natali al vescovo Pelagio? Insomma, sarebbe proprio avventato credere, che, in quell’occasione, sorse sul Vulture il nome dell’abbandonata città campana? Nulla è stato possibile sapere intorno all’ Atella Lucana, sicuramente esistente nel III secolo dell’Impero: il magnifico sarcofago di Achille a Sciro, del Museo di Napoli, proviene di là. Distrutta da’ terremoti, le restò il nome finché Giovanni di Durazzo la riedificò nel 1320, a custodia della valle di Vitalba, in fondo a cui scorre il Triepi, o Trebio, confinante con l’ager compsanus, ove i Trebî di Compsa possedevano vasti latifondi. Proprio avventata, qualsiasi supposizione? Non Le rincresca, La prego, di dirmi un sì od un no.