Alcune note su Atella in epoca romana

«Lettera di Fortunato a Gaetano De Sanctis», "Carteggio", vol. IV – 1927-1932 [Appendice I], a cura di Emilio Gentile, Bari, Laterza, 1981, pp. 252-253

1917-10-21
Carmine Cassino, Fulvio Delle Donne
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Informazioni sul Documento

Mittente: Fortunato, Giustino, 1848-1932

Luogo di invio: Napoles, Campania, Italy

Destinatario: De Sanctis, Gaetano, 1870-1957

Data del documento: 1917-10-21

Forma del manoscritto: ancient_print

Genere: epistolography

Funzione: narrative

Fonte: literary

Testo del Documento (Italian)

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1917-10-21

Napoli, 21 ottobre 1917


Egregio sig. Professore,


torno a scriverle, dopo aver letto tutte le due parti del III volume della Sua Storia dei Romani, per chiederle, come la prima volta, uno schiarimento che mi interessa. A p. 460 della parte II io leggo che Annibale, arsa Erdonea (210 a.c.), ne avviò la popolazione a Turii e a Metaponto, «ritiratosi a Mezzogiorno dell’ Ofanto ». E in nota: «A questo punto in Appiano Hann. 49 è narrato l’abbandono di Atella (dell’anno precedente), i cui abitanti da Annibale sarebbero stati trasportati a Turii. Atella era caduta con Capua già prima in potere dei Romani, che l’assegnarono ai Nucerini, deportati gli Atellani rimasti a Calazia. Ma, come sappiamo da Dione, il grosso della popolazione di Atella aveva riparato πανδημεί presso Annibale ». Or io Le chieggo: poiché il grosso della popolazione di Atella Campana aveva riparato presso Annibale, ed Annibale, ritiratosi a mezzogiorno dell’ Ofanto, l’aveva avviata a Turii e a Metaponto, - è possibile dedurre argomento in favore della esistenza, o addirittura della origine dell’ Atella Lucana, là, sul natio mio Vulture, alla destra dell’ Ofanto, su la diritta via di Metaponto, - quell’ Atella Lucana (od Appula, che si voglia dire), la quale, secondo Sant’Agostino, avrebbe poi dato i natali al vescovo Pelagio? Insomma, sarebbe proprio avventato credere, che, in quell’occasione, sorse sul Vulture il nome dell’abbandonata città campana? Nulla è stato possibile sapere intorno all’ Atella Lucana, sicuramente esistente nel III secolo dell’Impero: il magnifico sarcofago di Achille a Sciro, del Museo di Napoli, proviene di là. Distrutta da’ terremoti, le restò il nome finché Giovanni di Durazzo la riedificò nel 1320, a custodia della valle di Vitalba, in fondo a cui scorre il Triepi, o Trebio, confinante con l’ager compsanus, ove i Trebî di Compsa possedevano vasti latifondi. Proprio avventata, qualsiasi supposizione? Non Le rincresca, La prego, di dirmi un sì od un no.