Informazioni sul Documento
Data del documento: 1485-11-10
Descrizione fisica: Carta lacera
Forma del manoscritto: original
Testo del Documento
Branda Castiglioni a Gian Galeazzo Maria Sforza, Napoli
Ferrante I ha convocato gli ambasciatori, il suo senato, prelati e nobili napoletani nel duomo di San Gennaro. Dopo la messa solenne, in presenza del popolo, il procuratore reale Pasquale Como ha rivolto un appello ai presenti, denunciando le azioni di Innocenzo VIII: non ha apprezzato l’onore di essere vicario di Cristo, attaccando un re legittimo, erede di Alfonso V, solo per aver prestato orecchio alle false accuse mosse da pochi baroni regnicoli, alimentando la loro ribellione e disobbedienza. Ha, dunque, esposto i fatti de L’Aquila e di come il papa abbia indotto Pietro Giampaolo Cantelmo alla ribellione, tentando di fare lo stesso con Antonella d’Aquino. Il procuratore, quindi, ha spiegato l’intenzione del pontefice di attaccare il regno tramite Roberto Sanseverino, non mancando di menzionare la bolla papale emanata contro Ferrante I o di come la Lega stia facendo da tramite tra lui e i baroni. Como ha affermato che, se fosse stato possibile, avrebbe esposto tale orazione in presenza del papa.
1485-11-10
Illustrissimo signore mio singularissimo.
Questa maytina, la regia maestà ne ha facto convocare noi tutti ambaxatori insieme cum il suo illustrissimo senato, cum multi altri prelati et zentilhomini neapolitani, in la Chiesia Cathedrale et, post missarum, solempnia magna, etiam astante frequentia populi, lo magnifico messer Paschale Como, procuratore dela prefata maestà, interpose una appellatione coram nobis, tanquam providis et benestis viris, dali gravamini molestatione et turbatione, froctole, et che non cessava di fare la santità del papa contra la sua serenità et stato suo, narrando et discorrendo la reverentia, li honori, la obedientia et li obsequi sempre prestati da quella, poiché era in questo Regno ala Sancta Romana Chiesia, como vero fidele et canonico re investito in pheudo de questo Regno, dinumerando quoque li honori et benefitii facti ad presente dela santità de nostro signore per la felice memoria del quondam serenissimo re Alphonso, decorandolo, non solo del magistrato dela prefectura de questa cità, sed etiam collocandolo in lo ordine senatorio del suo1 consiglio. Et, de hinc, l’honore et favori prestati ala persona dela sua santità, dum esset in minoribus et postremo in la asumptione di questo suo novo pontificato et, post asumptionem, prestandoli la obedientia, prevenendo2 tutti li altri signori, dimostrando summo gaudio et letitia dela creatione sua, cum sonno de campane et facendo processione, laudando et benedicendo nostro signore Dio di questa sua asumptione, sperando che la sua santità, havendo ritrovata la pace in Ittalia, proximamente inante celebrata como imitatore de Nostro Signore Ieshu Cristo et suo locotenente in Terra, la dovesse mantenere et nondimancho prestandosi sua santità, ingrata de tanti benefitii receputi ad certe false querelle de alcuni puochi baroni de questo Regno sublevati contra de sé, nutriendoli et favorendoli in la disobedentia et rebellione loro. Se era mosta ad prehendere le arme, mandandoli gente, suscitando, ex alio latere, li popoli adversus eam, presertim la cità de L’Aquila ad rebellarse como haveva facto, inducendo quoque lo duca di Sora ad levare le bandiere dela chiesia et pratichando la contesa de Peschara ad fare el simile, non postponendo de tirare el signor Robertho ad moverli guerra, conducendo cum sé grande copia de gente ad questo effecto et, postremo, de publicare bolle de censure et interdicti contra la sua maestà, sforzandosi di volere seperare la liga dali soi confederati, dicendo volere essere iudice competente tra lei et dicti baroni. Per le quale tutte cose, sentendosi gravata, dimonstrato imprima sua santità non essere indice competente de queste querelle de baroni intro ad sua serenità, spectare et pertenere de ragione la cognitione de dicte querelle. Et, quando etiam gli competesse3 interdictione alcuna, quodam negabatur se era prestata suspectissima per li sopradicti gravamini, se appellava ad futurum concilium, indicendum, protestando epso messer Paschale de millitate quorumcumque actum hactenus factorum, et in posterum4 agendorum petens littera, et apostolos dimissorios in forma, dicendo che, tale apellatione et recusatione, l’haveria facta voluntiera al conspecto de sua santità, si tuto potuisset accedere, concludendo, finalmente, havere interposta questa appellatione, non ad contumelia, ma per le deffensione dela prefata maestà che pretendeva, adversus tantam violentiam, puoterla di ragione havere facta, intendendo ley deffenderse, et dicto et facto, quale deffensione iure, humano et divino, ad millo homo del mondo et denegata.
Questo è stato el sumario dela appellatione dela quale ne fu rogato publico documento et, havendo io recerchato di haverne la copia, non havendola puotuto havere insino ad quest’hora, m’è parso succintamente scrivere la substantia d’epsa ala excellentia vostra, cum reservo di procurare di haverne lo exemplo quo havuto subito lo transmettere ad quella, in la cui bona gratia humiliter mi recomando. Neapoli X novembris 1485.
Illustrissime vestre domine dominationis fidelis servitorBranda de Castiliono