17.VIII.1485

Archivio di Stato di Milano, Sforzesco Potenze Estere, Napoli. cartella 246

1485-08-17
Biagio Nuciforo, Fulvio Delle Donne
aracne ara6

Informazioni sul Documento

Data del documento: 1485-08-17

Forma del manoscritto: original

Testo del Documento

Branda Castiglioni a Gian Galeazzo Maria Sforza, Napoli

La domenica precedente, di sera, è arrivato Riccio de’ Campi, capo di squadra di Roberto Sanseverino, con lettere dirette a Ferrante I, ad Alfonso d’Aragona e a sua moglie Ippolita Maria Sforza. Alloggiava in casa del Sanseverino e la mattina si è recato da Diomede Carafa, al quale ha portato altre lettere del suo signore. Il giorno successivo si è presentato al cospetto del re e del figlio Alfonso. Oltre ad esporre il contenuto delle missive, giustificando il comportamento del suo signore: accusa il castellano Filippo Eustachi di aver cercato di persuaderlo e Ludovico Sforza di aver ideato il piano. Riccio dice che il suo signore non ha mai avuto intenzione di attaccare Ferrante, confessando inoltre la sua volontà di attaccare Siena. In altre lettere, il Sanseverino prega il re di mantenere la sua condotta e il suo stipendio per il tempo stabilito nei trattati di pace e i capitoli della Lega e, a tal proposito, chiede al sovrano di parlare col papa e i Fiorentini.

Il re ha risposto di essere molto addolorato per la controversia tra Roberto Sanseverino e Ludovico Sforza, in quanto affezionato ad entrambi e di non aver mai sospettato che il Sanseverino stesse tramando alle sue spalle. Per quanto riguarda la condotta, Antonello Petrucci ha riferito che il sovrano intende agire unitamente e nel rispetto della volontà del duca e dei fiorentini. Per ottenere risposte certe, Branda si è recato nella mattinata a Castel Capuano per conferire col duca di Calabria, il quale ha confermato ogni cosa, riferendo a Riccio, che stava partendo, quanto sia dispiaciuto per l’attentato ordito ai danni del Moro. Il duca di Calabria, durante il colloquio con Branda, ha aggiunto di essere sempre dalla parte del duca e di suo zio e lui lo ha ringraziato per le belle parole.

Castiglioni, in seguito, si è recato da Ippolita, che gli ha parlato della visita di Riccio, il quale recava con sé lettere autografe di Roberto Sanseverino: si giustificava per aver preso parte alla congiura, dando la colpa al castellano e ha detto di non aver avuto intenzione di far male a Ludovico Sforza. Inoltre, Riccio ha detto che il suo signore non conosceva il maestro ebreo Joseph, essendo, del resto, in possesso di lettere autografe del castellano, adoperate per diffamarlo presso Venezia.

1485-08-17