Informazioni sul Documento
Data del documento: 1485-12-30
Descrizione fisica: Cifra
Forma del manoscritto: original
Testo del Documento
Simonetto Belprat a Ferrante I, Milano
È contento per la liberazione di Federico d’Aragona, Antonello Petrucci e Giovanni Pou.
Il conte di Caiazzo, Giovan Francesco Sanseverino, dovrebbe essere a Siena, mentre Marsilio Torelli partirà il 6 gennaio. Gian Giacomo Trivulzio1, invece, sarà spedito il 15 gennaio con 100 armigeri, 40 cavalli leggeri, 25 balestrieri a cavallo, 30 spingardieri. In seguito, saranno inviate altre forze.
Lui e Francesco Gaddi hanno “interrogato” Ludovico Sforza circa il pagamento dei fanti: i fiorentini provvederanno a 1000 fanti o quanti saranno necessari. Il re e Alfonso d’Aragona dovranno indagare sul numero degli uomini a disposizione di Roberto Sanseverino e dei baroni. Dovranno, quindi, inviare agli oratori e a Marino Tomacelli le informazioni circa il numero delle forze a disposizione della Lega. Il Moro vuole che il re scelga una persona fidata per ricoprire il ruolo di vescovo di Bari. Uno dei condottieri già citati, il conte di Caiazzo, il conte Marsilio o Trivulzio, dovrà unirsi alle forze del duca di Calabria. Antonio di Montalto è stato liberato ed è tornato alla fedeltà del re. Probabilmente, durante il saccheggio della casa di Giovanni Antonio Secco Borella, è stato trafugato il cifrario che utilizza con il sovrano, ora si serve di quello adoperato con Pascasio Diaz Garlon. Innocenzo VIII attende le vettovaglie, per Roma, via mare: le galee faranno una scorribanda fino a Pisa, passando per Monte Argentario e l’ Isola d’Elba.
1485-12-30
1 Figlio del condottiero Antonio e di Franceschina Aicardi Visconti, nacque a Crema il 24 giugno 1442. Fu affidato al duca Francesco Sforza, sostenuto dal padre, fu iniziato al campo di battaglia sotto la sua guida e quella di Donato del Conte, contro la Repubblica di Venezia nel 1452. Nel 1461, aiutò Genova contro il re di Francia Carlo VII e, nel 1465, assieme a Galeazzo Sforza, prese parte alla guerra del Bene Pubblico in favore di Luigi XII. Morto nel 1466 Francesco Sforza, salvò il nuovo duca Galeazzo da un attentato a Novalesa. Prese, quindi, parte alle guerre del Monferrato e Brescello (1468) e, attiratosi le invidie del duca Galeazzo, decise, otto anni dopo, di recarsi in Terrasanta, per poi tornare nel 1476, allorquando lo Sforza fu assassinato. Essendo a capo della fazione guelfa e alleato di Cicco Simonetta e Bona di Savoia, fu incluso nel Consiglio di reggenza del piccolo duca Gian Galeazzo, contrastando le invidie di Ludovico il Moro e dei suoi fratelli. Per tale ragione, quando lo Sforza riuscì a ottenere la tutela del nipote, questo cercò in tutti i modi di contrastare il Trivulzio, inviandolo prima a fronteggiare i Rossi di Parma e, in seguito, contro Venezia, a partire dal 1482, durante la guerra di Ferrara. Tuttavia, riportando il condottiero grandi successi, fu destinato dal Moro “al confino” nel regno di Napoli, con la scusa di aiutare Ferrante I a sedare la rivolta dei baroni nel 1485. Qui, egli seguì l’esercito del duca Alfonso, aiutandolo soprattutto nella riconquista dell’Abruzzo dal maggio 1486, per poi discendere in Puglia con l’Aragonese per ottenere la resa dei congiurati. Fu, dunque, nominato, nel mese di novembre, commissario per mediare con i baroni le condizioni della capitolazione. Il mese, successivo, fu a Salerno per costringere il principe Antonello Sanseverino a consegnare le sue fortezze. Per i suoi meriti, Ferrante I lo creò, nell’aprile dell’anno seguente, conte di Belcastro e governatore delle truppe di Alfonso. Sempre più inviso al Moro, fu destinato, nello stesso anno, ad Osimo per assediare Boccolino Guzzoni, autoproclamatosi signore della città, con il quale, del resto, fu raggiunto un accordo. Con la calata di Carlo VIII, agevolata da Ludovico Sforza, il Trivulzio si trovò a un bivio: tradire la sua patria o la fiducia degli aragonesi. Optò, infine, col consenso del sovrano napoletano Ferrandino, il passaggio al servizio del re di Francia, che salvò a Fornovo il 6 luglio 1495, durante la ritirata. Considerato un traditore dallo Sforza, in quanto il cambio di fazione comportò, nel 1499, l’assoggettamento del ducato al dominio francese, il Trivulzio ottenne enormi successi anche oltralpe: fu Maresciallo di Francia, marchese di Vigevano e luogotenente generale. Si ritrovò, inoltre, a dover fronteggiare una rivolta ghibellina, capeggiata poi dall’esule Sforza e, in seguito, contrastò le continue incursioni svizzere (1501, 1503, 1510 e 1511), la rivolta di Genova (1507), i conflitti con Massimiliano I (1508) e Venezia (1509). Difese, poi, Milano dall’assedio di Carlo V nel 1516, ma, malvisto dal luogotenente generale Odet de Foix, visconte di Lautrec, fu costretto a subire l’infamia della cessione dei suoi territori del Chiavennasco alla Confederazione Svizzera. Morì a Chartres il 5 dicembre 1518 e fu sepolto a Milano. Vedovo di Margherita Colleoni († 1483), da cui ebbe Gian Nicolò (†1512), sposò, nel 1487, Beatrice d’Avalos d’Aquino, figlia di Innigo I (Gian Giacomo Trivulzio a Gian Galeazzo Maria Sforza, presso Montorio, 27 maggio 1486. ASM, SPE, Napoli, 247, s.n.; Branda Castiglioni a Gian Galeazzo Maria Sforza, Napoli, 14 novembre 1486. ASM, SPE, Napoli, 247, s.n.; Gian Galeazzo Maria Sforza a Giovan Giacomo Trivulzio, Cusago, 19 dicembre 1486. ASM, SPE, Napoli, 247, s.n.; Branda Castiglioni a Gian Galeazzo Maria Sforza, Napoli, 24 aprile 1487. ASM, SPE, Napoli, 247, s.n.; Gian Galeazzo Maria Sforza a Giovan Giacomo Trivulzio, Pavia, 27 maggio 1487. ASM, SPE, Napoli, 247, s.n.; Stefano Cremonese a Bartolomeo Calco, Napoli, 19 dicembre 1488. ASM, SPE, Napoli, 247, s.n.; Battista Sfrondato a Gian Galeazzo Maria Sforza, Napoli, 24 aprile 1489. ASM, SPE, Napoli, 247, s.n.;CerioniL.,1970,La diplomazia sforzesca nella seconda metà del Quattrocento e i suoi cifrari segreti,Roma:Il centro di ricerca, Roma, pp. 246-7) ↩