5.IX.1485

Archivio di Stato di Milano, Sforzesco Potenze Estere, Napoli. cartella 246

1485-09-05
Biagio Nuciforo, Fulvio Delle Donne
aracne ara6

Informazioni sul Documento

Data del documento: 1485-09-05

Forma del manoscritto: original

Testo del Documento

Branda Castiglioni a Gian Galeazzo Maria Sforza, Napoli

Il re ha convocato tutti gli ambasciatori e il conte Persico Broccardo: ha fatto leggere ad Antonello Petrucci le lettere del 2 settembre inviate da Roma dal cardinale Giovanni d’Aragona e Aniello Arcamone, nelle quali riferiscono il discorso avuto con Innocenzo VIII circa la questione dei baroni: i due hanno riferito i piani di Roberto Sanseverino e il papa si è irrigidito come una statua. Il Santo Padre non sa come impedire il transito: bisogna prima consultare il Sacro Collegio. Il pontefice ha, quindi, preso come esempio Pio II e il passaggio di Giacomo Piccinino. Secondo il cardinale aragonese, il pontefice sta dissimulando perché è a conoscenza delle intenzioni di Roberto Sanseverino: un uomo del condottiero, dopo essere tornato a Venezia, è ripartito con le genti d’arme verso le Marche. Tuttavia, non è possibile sapere dove il Sanseverino passerà per entrare nel regno. Giovanni suggerisce un incontro tra lui, Aniello e il duca di Calabria.

Si sono uniti all’assemblea anche l’ambasciatore spagnolo Bartolomeo Veri, il Petrucci e Giovanni Pontano: si è discusso sulla strategia da utilizzare per fermare l’avanzata del Sanseverino. Giovanni Lanfredini ha proposto di porre nuovamente il mercenario al soldo della Lega. Branda ha riferito che il duca di Milano non pagherà mai Roberto: è stato deliberato di sottoporre la questione a Ludovico Sforza e Lorenzo de’ Medici.

L’ambasciatore milanese suggerisce al duca di chiedere la restituzione della contea di Cariati per Girolamo Riario, in modo da averlo dalla parte della Lega e fermare l’avanzata del Sanseverino.

Si è discusso circa l’invio di oratori presso Bajazet II, al fine di ottenere aiuto contro i veneziani, alleati del papa sulla questione dei baroni: Alfonso d’Aragona, preso dall’ira, ha detto che, in caso di necessità, è disposto a far entrare i turchi per porre l’ Italia in «ruina» e, a tal proposito, sarà necessario proteggere il porto di Brindisi e gli altri porti del regno.

Si chiede, dunque, al duca e ai fiorentini di inviare gli ambasciatori a Roma e Venezia per dissuaderli e minacciarli con lo spauracchio dei turchi.

Alfonso era talmente ossessionato e preoccupato che è andato di notte da Branda per esortarlo a scrivere al duca, chiedendogli di inviare genti d’arme in Romagna, in modo da spaventare il pontefice. Dal canto suo, il duca di Calabria ha detto di voler schierare in campo 60 squadre e 3000 fanti. Risposta alle lettere del cardinale aragonese e Aniello: non bisogna avere pregiudizi ma il papa non può porsi come giudice delle questioni del regno.

Branda gli invia una cedola con le conclusioni della riunione.

1485-09-05