19.X.1485

Archivio di Stato di Milano, Sforzesco Potenze Estere, Napoli. cartella 246

1485-10-19
Biagio Nuciforo, Fulvio Delle Donne
aracne ara6

Informazioni sul Documento

Data del documento: 1485-10-19

Descrizione fisica: Poscritto in allegato

Forma del manoscritto: original

Testo del Documento

Branda Castiglioni a Gian Galeazzo Maria Sforza, Melfi

Non si fida di Antonello Petrucci circa le trattative.

Ferrante I ha lasciato Barletta e Branda, passando per Venosa, si è recato da Pirro del Balzo per capire le sue reali intenzioni. Il principe di Altamura, allettato per i dolori, si è lamentato dei torti subiti dal re e da suo figlio Alfonso d’Aragona: fu costretto, ad esempio, a concedere sua figlia Isabella del Balzo a Francesco d’Aragona, e gli fu promessa, del resto, l’unione tra Sancia d’Aragona, figlia del duca di Calabria, e un suo figlio naturale. Egli aveva chiesto che il suo erede potesse avere la terza parte del suo dominio per non farlo disperdere: non solo non fu accolta la sua richiesta, ma Alfonso, tramite alcune lettere, gli aveva detto di non aver alcuna intenzione di dargli sua figlia, favorendo così l’estinzione della sua casata. Inoltre, anche Pietro Guevara è stato ingannato, come è accaduto a Raimondo Orsini, figlio illegittimo di Orso Orsini, a cui il re aveva requisito il ducato d’Ascoli. Ancora più grave, d’altronde, è stato l’arresto del conte di Montorio Pietro Lalle Camponeschi o la volontà espressa dal duca Alfonso di equiparare i baroni regnicoli a quelli del ducato di Milano, portando l’esempio dei nobili Rossi.

Queste, dunque, sono le giustificazioni che hanno causato i contrasti tra i baroni e la corona. Il principe ha detto, inoltre, che hanno solo cercato di difendere i propri diritti, rivolgendosi a Innocenzo VIII in quanto è al di sopra del sovrano. Per questo motivo sono stati necessari gli accordi: il re ha concesso a Francesco Coppola, come rappresentante dei baroni, di accompagnare un suo messo a Roma e firmare i capitoli. Bisogna attendere Girolamo Sanseverino, che non si fida della famiglia reale: per tenerlo calmo, è stato necessario concedergli la fortezza di Cosenza, mentre a Pirro del Balzo quella di Trani, anche se il re non si è ancora pronunciato sulla questione.

Uno dei punti del trattato prevede la concessione del principato di Taranto a Federico d’Aragona, con Lecce, Gallipoli, Otranto, Matera con alcuni castelli, fortezze e contee dei baroni, per avere una difesa sicura contro le prepotenze del duca di Calabria, Per di più, i nobili chiedono, dal canto loro, l’abolizione delle nuove gabelle e la riduzione delle tasse, come quando governava re Alfonso V. Come se non bastasse, i baroni chiedono la riduzione della Vicaria e degli apparati giuridici, e la rimozione di Giulio de Scorciatis dal suo ufficio di auditore, reo di averli spiati.

L’ambasciatore milanese chiede al principe se i capitoli saranno firmati lo stesso anche senza l’approvazione del papa: bisogna aspettare l’opinione del principe di Bisignano, il più diffidente di tutti, in quanto i nobili sono legati da un vincolo di giuramento e possono prendere decisioni solo all’unanimità.

Ps: Francesco Galeota si è imbarcato per recarsi a Ferrara.

1485-10-19