Informazioni sul Documento
Data del documento: 1485-10-23
Descrizione fisica: macchia di umidità
Forma del manoscritto: original
Testo del Documento
Branda Castiglioni a Gian Galeazzo Maria Sforza, Napoli
Ferrante I ha avuto un colloquio con Pietro Guevara presso Monteleone di Puglia: gli ha chiesto dei baroni. Ha risposto che stanno bene e che sono indecisi sul nunzio da inviare a Roma. Detto ciò, Branda ha riferito dell’incontro avuto con Pirro del Balzo: tutto prosegue bene ma bisogna rassicurare Girolamo Sanseverino. Il re dice di aver raggiungo un accordo, tramite il gran siniscalco, con il principe di Bisignano e Francesco Coppola: si incontreranno a Sarno. L’ambasciatore, rivolgendosi al re, afferma che, una volta risolta la questione dei baroni, non avrebbe più dovuto preoccuparsi di Innocenzo VIII o di Roberto Sanseverino. Antonello Petrucci pensa, tuttavia, che i fatti de L’Aquila siano gravi e destino molta preoccupazione. La popolazione è fedele alla corona ma, oltre alla perdita della reputazione, questa ha trasferito la dogana delle pecore a Roma, poiché non può pascolare in Puglia, facendo perdere al sovrano la relativa entrata di 80000 ducati l’anno.
Il diplomatico è dubbioso: non si fida della situazione e dei baroni. I nobili temporeggiano troppo e teme che stiano attendendo l’arrivo del Sanseverino. Spera, del resto, che non si rivelino tutti traditori. Raimondina del Balzo Orsini, madre del principe di Salerno, essendo una donna saggia, ha consigliato al suo primogenito di non lasciarsi trascinare in congiure e macchinazioni. La situazione è, quindi, incerta.
Dopo essersi congratulato col re per gli accordi raggiunti, Branda lo conforta: qualora i baroni dovessero sollevarsi, il duca sarà pronto ad aiutarlo e sostenerlo. Ferrante, tuttavia, è adirato perché i veneziani hanno ingannato lo Sforza, dando licenza al Sanseverino. Secondo lui, questi sperano che il papa riesca a togliergli parte del regno, in modo da poterla avere per loro. Sollecita allora il duca e i fiorentini a muoversi contro il pontefice.
L’ambasciatore di Ercole d’Este giustifica il suo signore per il passaggio del Sanseverino, poiché era stato costretto da accordi pregressi.
1485-10-23