Informazioni sul Documento
Data del documento: 1485-08-12
Descrizione fisica: carta logora
Forma del manoscritto: original
Testo del Documento
Branda Castiglioni a Gian Galeazzo Maria Sforza, Napoli
Zaccaria Barbaro è incaricato di recarsi dal duca per quanto riguarda il caso di Roberto Sanseverino. Inoltre, Bernardo Bembo sarà l’oratore veneziano residente a Milano. Le lettere delle convocazioni furono lette a Napoli in presenza di Ferrante I, di Alfonso d’Aragona, di Diomede Carafa e del conte Persico Broccardo. Alcuni vorrebbero che il Barbaro parta al più presto, per smentire e placare ogni dubbio sul coinvolgimento della Serenissima e migliorare i rapporti tra Venezia, il duca e Ludovico Sforza. Il sovrano concorda.
L’ambasciatore fiorentino Giovanni Lanfredini1 ha mostrato alcune lettere del duca e alcune copie dei capitoli di Roberto Sanseverino, in cui si giustifica, incolpando il Moro e Filippo Eustachi. Accusa lo Sforza di averlo ingannato diverse volte prima e dopo la guerra. Ha detto, inoltre, di aver aiutato il duca Francesco Sforza ad ottenere il ducato e la pace. Aggiunge, per di più, di aver tratto dall’esilio il Moro nonostante la promessa non mantenuta dallo Sforza di unire in matrimonio il figlio Antonio Maria Sanseverino con la figlia di Guglielmo VIII, marchese di Monferrato, nipote dello Sforza e che, oltretutto, aveva promesso di restituirgli i beni confiscati dopo essere stato cacciato da Castel Nuovo. Si sente, dunque, tradito da Ludovico Sforza poiché ha dato in sposa la «prelibata» nipote, Bianca di Monferrato, al duca di Savoia Carlo I. Oltretutto, il Sanseverino ha affermato di essere venuto a conoscenza di alcune presunte «pratiche» del Moro contro il ducato e di averlo denunciato al castellano. Tuttavia, da quel che traspare nelle lettere, Roberto aveva agito contro Ludovico per mezzo del maestro ebreo Joseph.
L’ambasciatore ritiene che Ludovico sia innocente e che non abbia fatto nulla contro il duca. Nella prefazione delle lettere inviate ai fiorentini, il Sanseverino continua a dire di essere stato ingannato e che tutto è stato fatto e orchestrato dal Moro con il solo fine di inimicarlo agli occhi del duca.
L’unione tra Bianca Maria e il figlio di Roberto non è stata permessa a causa della differenza dei natali. Per di più, Branda ritiene che non è vero che il condottiero aveva tratto Ludovico Sforza dall’esilio: si è fatta menzione dell’infedeltà del Sanseverino.
Infine, il diplomatico milanese, tramite Francesco Fontana, rende nota al re e ai parenti l’avvenuta pubblicazione, per procura, delle nozze tra Giovanni Corvino, figlio naturale del re d’Ungheria e Bianca Maria Sforza. Il re è contentissimo per la notizia e rinnova la sua lealtà alla lega.
1485-08-12
1 Figlio di Orsino di Lanfredino e di Ginevra di Piero Capponi, nacque a Firenze nel 1437. Uno dei primi compiti che svolse per la sua città fu quello di direttore della filiale di Venezia del Banco dei Medici (1471). Cinque anni più tardi, divenne socio del Banco e, nello stesso anno, a causa della morte del duca Galeazzo Maria Sforza, il Lanfredini si ritrovò a sostituire nelle sue mansioni l’oratore fiorentino a Venezia Tommaso Soderini, trasferitosi a Milano, e affiancò, nel 1478, il nuovo ambasciatore Pierfilippo Pandolfini. In seguito alla Congiura dei Pazzi, tra il 1478 e il 1479, cercò di assicurare a Firenze l’appoggio della Serenissima, mentre il fratello Iacopo operò a Bologna e Mantova. Tuttavia, a causa dell’alleanza che il Magnifico strinse con Ferrante d’Aragona, Venezia diventò ostile, arrivando ad arrestare il Lanfredini, con l’accusa di spionaggio (luglio 1480). A questo punto, il fiorentino dovette fuggire a Ferrara, dagli alleati estensi, per poi tornare a Firenze. Nel frattempo, rafforzata l’asse Firenze-Napoli, la corte medicea decise di instaurare rapporti diplomatici permanenti con il regno. Fu a questo punto che Giovanni, nel 1483, durante la seconda fase della guerra di Ferrara, compì una prima missione a Napoli. L’obiettivo di Lorenzo era, infatti, quello di assicurarsi l’appoggio aragonese per la questione di Sarzana, città persa nel 1479 e contesa con i Genovesi. Ottenuta la carica di Gonfaloniere, per circa due anni, a metà del 1484, fu inviato come oratore residente nella capitale del regno, assistendo e documentando attraverso la sua fitta corrispondenza tutta la fase della Congiura dei Baroni, dagli inizi fino all’autunno 1486, allorquando chiese di essere trasferito, soggiornando a Roma. Fu infatti dopo il conflitto che la corte medicea cercò di riallacciare i rapporti con la Chiesa, evento reso possibile grazie all’intervento del diplomatico e, soprattutto, del suo collega Pierfilippo Pandolfini, attraverso l’unione matrimoniale tra Franceschetto Cybo, bastardo del papa e Maddalena de’ Medici, figlia del Magnifico (1488). Tuttavia, l’apice della carriera del Lanfredini arrivò con la nomina cardinalizia di un altro erede mediceo, Giovanni (futuro Leone X). Intanto, ammalatosi già nel 1489, morì nell’Urbe il 5 gennaio dell’anno seguente, lasciando la moglie Alessandra e sette figli: Ginevra, Orsino, Lucrezia, Francesca, Bernardo, Iacopo e Lorenzo (ScartonE.,2007,Giovanni Lanfredini. Uomo d’affari e diplomatico nell’Italia del Quattrocento,Olschki,Firenze ↩