Informazioni sul Documento
Data del documento: 1486-01-01
Descrizione fisica: Allegato
Forma del manoscritto: original
Testo del Documento
Branda Castiglioni a Gian Galeazzo Maria Sforza, Napoli
Dopo la messa, Ferrante I ha avuto un’udienza con gli ambasciatori, durante la quale ha affermato di aver rimandato la guerra contro Antonello Sanseverino a causa della venuta di Roberto Sanseverino a Roma. Nel frattempo, sono giunte le lettere di Alfonso d’Aragona del 23 dicembre, in cui è presente la notizia dell’arrivo di Nicola Orsini a Pitigliano con 27 squadre e 1000 fanti. La notizia ha rassicurato il re. Tuttavia, il sovrano ha discusso con i diplomatici circa le mosse che potrebbero fare i nemici: è sicuro che il regno non sarà invaso, in particolare dal signor Roberto. Il duca di Calabria, con un’altra missiva, ha riferito che i nemici non sono intenzionati ad entrare nel regno, ma intendono riconquistare il ponte Nomentano e, quindi, espugnare Lanuvio. Inoltre, Alfonso ha aggiunto che, in caso di imminente pericolo, gli Orsini ed egli stesso marceranno verso Napoli per aiutare il re, con lo stesso numero di uomini del Sanseverino, più altre 15 squadre per restare in superiorità numerica. In ogni caso, invierà 300 uomini d’arme al sovrano per combattere i baroni ribelli, in modo che la Lega possa essere sempre vittoriosa: Ferrante e gli ambasciatori sono entusiasti. L’Aragonese si è, inoltre, deciso ad assediare Salerno ma gli ambasciatori ritengono che non sia abbastanza: bisogna inviare un contingente verso Cassino e altre zone sensibili, da dove i nemici potrebbero penetrare nel regno.
Nella copia allegata, indirizzata a Diomede Carafa, il duca di Milano potrà apprendere della situazione in Puglia: Ferrandino d’Aragona, appena giungerà a destinazione, attaccherà Andrea Matteo Acquaviva, il quale è a corto di uomini.
Federico d’Aragona è andato a Castel Nuovo a visitare il padre, che è ancora fiacco e infermo. Quando il sovrano starà meglio, si recherà personalmente in Puglia, mentre Federico andrà in Calabria per contrastare Girolamo Sanseverino.
Ferrante ha restituito Carinola ad Antonello Petrucci e non a suo figlio Francesco Petrucci.
I baroni hanno carenza di denaro e non possono più contare su quelli del Segretario.
Ruggero da Gesualdo a Diomede Carafa, Giovinazzo, 22 dicembre 1485
Esprime dubbi circa Corato: Francesco d’Aragona ha ordinato agli uomini stanziati a Barletta di presidiare la zona, assieme agli armigeri giunti da Matera e Gravina. Andrea Matteo Acquaviva ha, intanto, raggiunto Bitonto, trasportando legname verso una torre nei pressi di Giovinazzo: il luogo è vicino alla strada per Otranto. Don Francesco ha, quindi, deciso di combatterlo: sono stati inviati fanti, cavallari e armigeri. Il 21 dicembre, lo schieramento, partito da Corato, è arrivato a Giovinazzo. Il giorno seguente, intrapresa la via di Santo Spirito (Bari), un gruppo di guastatori ha abbattuto la torre. L’Aragonese ha, dunque, condotto gli uomini verso Bitonto e ordinato l’attacco immediato al marchese: 60 balestrieri a cavallo, molti cavalli leggeri, 400 fanti e 25 elmetti hanno messo a ferro e fuoco il paese, buttando a terra le mura. La superiorità numerica della fazione aragonese ha messo in fuga l’Acquaviva: Francesco, per il suo coraggio e il suo ingegno, è paragonato ad Alessandro Magno.
Tutti gli uomini del marchese, imprigionati durante lo scontro, sono stati rilasciati.
1486-01-01