Informazioni sul Documento
Data del documento: 1487-02-28
Forma del manoscritto: original
Testo del Documento
Branda Castiglioni a Gian Galeazzo Maria Sforza, Napoli
Ha potuto riferire il contenuto delle sue lettere del 18 febbraio a Ferrante I solo 2 giorni fa, il primo giorno di Quaresima, perché il re era impegnato con i festeggiamenti del carnevale: è stato convocato con gli altri oratori e Gian Giacomo Trivulzio, in presenza di Alfonso d’Aragona. Ha, dunque, letto le missive, tra le quali c’era l’exemplum di quelle scritte dal duca di Milano agli oratori della Lega: il sovrano si è, quindi, consultato col figlio. Successivamente, è stato esposto il contenuto dei dispacci, in cui Innocenzo VIII si mostra incline alla pace, offrendo, come segno di benevolenza, i suoi armigeri allo Sforza. Il re è dispiaciuto che il duca creda che il papa non stia agendo in malafede, nonostante i recenti avvenimenti: la Lega stretta con Venezia; i problemi sorti dopo l’invio degli uomini di Ferrante a Terracina e Pontecorvo; i sospetti emersi dalle lettere intercettate dai Genovesi; il tentativo di instillare dubbi sul re a Onorato II Caetani; l’avanzata di Giovanni Savelli verso L’Aquila e la relativa accoglienza, da parte del papa, di fuoriusciti e banditi aquilani; l’invio di un procuratore veneziano a Sora. Spera che, conoscendo questi avvenimenti, Gian Galeazzo apra gli occhi.
Branda ha riferito a Ferrante che il duca starà in guardia, non prestando attenzione alle parole del pontefice e invita lui e Bernardo Rucellai a informare i loro signori: l’ambasciatore fiorentino ritiene che, se le azioni di Innocenzo VIII si riveleranno malvagie, non ci sarà possibilità di pace.
Nelle lettere degli oratori di Roma si faceva menzione di una possibile guerra contro Bajazet II e, per questa ragione, Branda ha domandato al re il motivo dell’arrivo dell’ambasciatore turco: era giunto per chiedere al re di inviare un suo diplomatico per la ratifica della pace. Il Milanese ha affermato che per lo stesso motivo era già stato inviato un altro uomo. Ferrante ha spiegato che uno degli oratori arrivava direttamente dalla corte, mentre l’altro proveniva da Valona: ha ancora alcune cose da dire.
Battista Bendedei ha letto alcune missive, del 12 febbraio, di un suo amico che era a Ragusa (Dalmazia), il quale ha affermato di avere timore perché si sta preparando un’armata.
1487-02-28