27.II.1486

Archivio di Stato di Milano, Sforzesco Potenze Estere, Napoli. cartella 247

1486-02-27
Biagio Nuciforo, Fulvio Delle Donne
aracne ara8

Informazioni sul Documento

Data del documento: 1486-02-27

Descrizione fisica: Allegato

Forma del manoscritto: original

Testo del Documento

Branda Castiglioni a Gian Galeazzo Maria Sforza, Napoli

Sono giunte notizie da Alfonso d’Aragona circa l’arrivo a Firenze di Gian Giacomo Trivulzio, il quale aveva lasciato i suoi uomini nei pressi di Bologna. Marsilio Torelli, invece, è a Pisa. Ferrante I è contento per le novità. Il re e i Fiorentini non dubitano circa l’intervento militare del duca. Alfonso, reduce da esperienze negative come la guerra di Ferrara, resta sempre dubbioso e non abbassa mai la guardia. Tramite Giovanni Lanfredini, i Fiorentini reputano inutile investire altri soldi se non ci sarà un intervento milanese. Dal canto suo, Branda dice che il suo signore non mancherà di aiutare ma che anche il re dovrà fare la sua parte in questa guerra. Lanfredini spiega al collega milanese che i Fiorentini non hanno dubbi circa l’aiuto del duca Sforza ma che tale soccorso dovrà essere effettuato rapidamente.

Ferrante fa sapere all’ambasciatore sforzesco che non ha per nulla apprezzato la decisione del duca di non fare il concilio. L’Aragonese ritiene che Innocenzo VIII costituisca un grande pericolo per il suo stato: se Filippo Maria Visconti riuscì a fare un concilio contro papa Eugenio IV, cacciandolo prima da Roma, per poi reinsediarlo, con l’aiuto di Ferdinando II d’Aragona (Il Cattolico) e Mattia Corvino è possibile arrivare fino in fondo. Il sovrano, quindi, incita lo Sforza a continuare. Branda risponde al re, riprendendo l’esempio del duca Filippo: il concilio avvenne dopo la cacciata del papa da parte di Niccolò Piccinino. Tuttavia, Ferrante resta fermo sulle sue decisioni, appoggiato dal Lanfredini.

Teodoro Trivulzio a Giovanni Antonio Solari, Corato, 21 febbraio 1486

Pirro del Balzo è afflitto da dolori ai fianchi e questo provoca agitazione tra i nemici. Le truppe filo-aragonesi continuano, quindi, a vigilare sulle terre nemiche.

1486-02-27