Senza data

E. Scarton, La congiura dei baroni del 1485-87 e la sorte dei ribelli, in Poteri, relazioni, guerra nel regno di Ferrante d’Aragona. Studi sulle corrispondenze diplomatiche, a cura di Francesco Senatore e Francesco Storti, Napoli 2011, pp. 223-4, n.23., Archivio di Stato di Milano, Sforzesco Potenze Estere, Napoli. cartella 247

Biagio Nuciforo, Fulvio Delle Donne
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Testo del Documento

aInnocenzo VIII

Giovanni d’Aragona, amico di Pietro de Guevara, essendo a Salerno per il battesimo di Roberto Sanseverino, figlio di Antonello Sanseverino, gli ha confidato alcuni segreti: Ferrante I e Alfonso d’Aragona hanno intenzione di distruggere tutti i baroni del regno. In seguito, sarà il turno dei capipopolo. Venderanno tutte le ricchezze dei nobili. Costringeranno tutti gli uomini facoltosi, ecclesiastici o secolari, a sborsare denaro. Tutte le tasse dovranno, per di più, essere pagate in un’unica quota entro un anno, saldando inoltre il tributo di dazi e gabelle. Una volta accumulato il denaro dei baroni, dei capipopolo, degli uomini facoltosi e delle tasse, il re e suo figlio, per non essere riusciti a ottenere da lui Terracina e Pontecorvo, occuperanno Roma, con l’aiuto degli Orsini e dei Colonna e della maggior parte del mondo ecclesiastico, come Ascoli, Perugia, Todi, Fabriano, Osimo. Il sovrano vuole farsi imperatore per governare l’ Italia intera e finire ciò che aveva iniziato Ladislao I, come consigliò Everso dell’Anguillara ad Alfonso V. Il cardinale d’Aragona, essendo scontento di tutto ciò, ha voluto rivelare la faccenda per sistemare le cose con le buone. Lo mette in guardia.

Como lo quondam cardinale de Aragonia, siando amicissimo del quondam gran sinischalcho, in quest’omagio passato sono doi anni, retrovandose insieme in Salerno al baptismo del fiolo del principe, cum grande dispiacere et assai secretamente li revelò le cose infrascripte.

Primo, como la maestà delre suo patre, et anche lo duca de Calabria, suo fratello, havevano deliberato totaliter da alhora volere prehendere tuti li baroni del Regno e disfarli, de minera che de nullo loro se havesse viva memoria.

Item, spacciati li baroni, de cavare tuti li capopopuli de le terre grosse, et tanto de le robe de li baroni, quanto de’ capopopuli, così de stabili, como de mobili, e farne dinari.

Appresso, facto questo, notare tuti li homini facultosi del Regno, così clerici como seculari, et trahere da loro la magiore quantità de dinari che fosse possibile.

Et ultra imponere in uno tracto tuti li pagamenti fiscali et farli pagare in uno tempo, cioè quello se deve pagare in uno anno. Et facta tale exactione, ordinare subito se paghi per datii et gabelle, che le revenerìa altrotanto ultra del consueto, che ad minus ne perceperiano uno milione et octocento ducati per anno.

Et accumulato dinari de le robe de li baroni, capipopuli, case de homini facultosi, et de la exactione de li tre tertii in uno1 tracto, ut supra, subito et de facto cum favore de li Ursini et Colonesi e de altri romani, quali se ingegniano tirarli a loro cum beneficiarli nel Reame, et cum intelligentia de la maiore parte del stato ecclesiastico, como è Ascoli, Perosa, Todi, Fabriano, Osimo et altre terre, de facto senza dire altro, per non havere possuto havere da vostra santità Terracina et Pontecorvo, se ne venerìa ad occupare Roma et tuto lo stato ecclesiastico, cum intentione de farse imperatore et dare lege in tuta Italia, et finir quello un’altra volta incomenciò el re Lancilao, dicendo anchora che questo medesimo conseglio una altra volta fu dato per lo conte Adverso al re Alfonso, lo quale, per essere catholica persona, non lo volse exequire. Del che el dicto cardinale, essendose male contento, se condusse punctalmente secretomodo ad volerlo revelare epso medesimo, aciò che se potesse obviare bonamente. Et tucto questo a syllaba anchora fu revelato per lo secretario, al quale Dio, forse per li soi peccati, tolse el sentimento, ché non sepe prosequire el facto suo. Deinde la santità vostra, como è manifesto, vede che de quanto è supradicto, el re ha facto lo più forte, et al presente già è su nel exigere li pagamenti de uno anno et la taxatione, quale già sono imposte et se exigano, et non li resta altro che ad exequire el resto contra la santità vostra. Dio cum la sua prudentia ce li proveda, ché se de prima, nante fosse la guerra, era di tale prava intentione, ogni ragione vole et dicta chiaramente che adesso, senza retegno, habia da fare pegio et da mò inanti, quanti giorni inducia a sequirlo se deve atribuire per le cose vedute per ordine et per experientia essere più presto miraculo che ragione. Dio sia quello presta virtù et gratia alla santità vostra, che in suo tempo non occorra tanta ruina2 nela Chiesia sua, como già è occorso nel Reame, et che possa et voglia provedere opportunamente.

Note

1 segue "ann" dep. ed è presente un foro

2 segue "como" dep.