Informazioni sul Documento
Data del documento: 1488-02-23
Forma del manoscritto: original
Testo del Documento
Battista Sfondrati1 a Gian Galeazzo Maria Sforza, Napoli
Ha comunicato a Ferrante I e Alfonso d’Aragona, in presenza di Bernardo Rucellai e Battista Bendedei, la sua risposta a riguardo delle lettere del 10 febbraio sull’incontro avuto tra il re e gli ambasciatori circa la requisizione di Innocenzo VIII e sul comportamento da tenere col papa: Ferrante I vuole pacificarsi con la Chiesa. Sono testimoni della sua volontà il ducato di Milano e la Repubblica di Firenze. Il re ritiene che gli ambasciatori spagnoli siano diventati più remissivi nel parlare rispetto alla prima volta: gli è parso strano l’invio di diplomatici da parte di Ferdinando II d’Aragona (Il Cattolico) e Isabella di Castiglia, senza neppur conoscere a fondo la questione. Il protonotario Caravayal afferma che i suoi sovrani si erano informati a dovere: per la questione è stato inviato anche Giovanni da Gagliano.
Il sovrano, più tardi, ha inviato Giovanni Pontano e Giulio Orsini dagli ambasciatori spagnoli per capire se avessero omesso qualcosa in presenza del re: gli spagnoli hanno ripetuto le stesse cose, mostrando anche lo strumento del capitolo. Il re ne aveva messo in dubbio l’autenticità: Iñigo López de Mendoza y Quiñones, conte di Tendilia ha portato con sé l’estensione del documento: è stato concluso per gratificare Innocenzo VIII, perché ne ha bisogno. Infatti, il conte è nipote del cardinale Pedro González de Mendoza, che ha difeso strenuamente le ragioni del pontefice. L’Aragonese non si fida né del conte, né del Gagliano.
L’oratore ferrarese ha letto al sovrano le lettere del duca Ercole I d’Este, in cui affermava di partire alla volta di Venezia per eliminare qualsiasi contrasto. Il re ritiene che sia stata una mossa saggia, riferendo che avrebbe dovuto agire così anche prima della guerra di Ferrara.
Si è discusso, quindi, della questione tra i fratelli Galeotto della Mirandola e Antonio Maria della Mirandola. Alfonso d’Aragona ritiene che Galeotto sia nel torto poiché gli accordi furono presi in presenza dell’ambasciatore fiorentino Giacomo Girardini e di Renato Trivulzio: Galeotto aveva, inoltre, agito col favore di Galeazzo Sanseverino e Gian Giacomo Trivulzio.
1488-02-23
1 Figlio di Francesco, nacque a Cremona, ma divenne cittadino milanese nel 1487. Avvocato fiscale e consigliere di giustizia, fu podestà di Milano nel 1483. Nel 1487, fu a Mantova, mentre dal 1488 al 1489 fu a Napoli in veste di ambasciatore, come successore di Branda Castiglioni, prendendo parte anche alle nozze del duca Gian Galeazzo Maria Sforza. Fu inviato, nel biennio successivo, presso la corte di Caterina Sforza, mentre, nel 1492, fu deputato nella questione sorta tra Firenze e Genova per Sarzana e La Spezia. Ricoprì, nel 1494, la carica di consigliere ducale, per poi essere designato, l’anno seguente, come ambasciatore in Spagna, assieme al Fogliano e Giovanni Gallarati, e, nel 1496, a Venezia con Baldassarre Pusterla. Morì giovanissimo, a 37 anni, l’anno successivo (ASM, SPE, Napoli, 247;CerioniL.,1970,La diplomazia sforzesca nella seconda metà del Quattrocento e i suoi cifrari segreti,Roma:Il centro di ricerca, Roma, p. 229.) ↩