28.VIII.1489

Archivio di Stato di Milano, Sforzesco Potenze Estere, Napoli. cartella 247

1489-08-28
Biagio Nuciforo, Fulvio Delle Donne
aracne ara8

Informazioni sul Documento

Data del documento: 1489-08-28

Descrizione fisica: Poscritto

Forma del manoscritto: original

Testo del Documento

Battista Sfondrati a Gian Galeazzo Maria Sforza, Napoli

Ferrante I ha riunito un concilio presso l’arcivescovado, dove erano presenti Federico d’Aragona, Giovanni Pontano, Sfrondato, Paolo Antonio Soderini, Marcantonio Morosini, 14 o 15 vescovi e arcivescovi, abati, frati, nobili di seggio, ufficiali della Sommaria e della Vicaria e circa 1000 astanti. Un notaio ha, dunque, letto un documento in cui si spiegava l’inclinazione del re a raggiungere la pace con Innocenzo VIII. Il sovrano, infatti, è stato in buoni rapporti con gli altri papi e anche con l’attuale non ha mai cercato lo scontro, anzi è stato lui a provocare la ribellione dei baroni e de L’Aquila, in cui ha perso la vita Antonio Cicinello ed è stato sempre lui ad ingaggiare Roberto Sanseverino e ad agire contro il suo regno, attraverso le azioni del prefetto Giovanni della Rovere. Per di più, a causa della guerra, il sovrano ha dovuto sostenere molte spese, chiedendo aiuto ai sui confederati, i quali, non potendo continuare a sovvenzionare il conflitto, hanno spinto per la pace. Nonostante ciò, Innocenzo esigeva il pagamento del censo come clausola degli accordi. Ferrante, pertanto, è stato costretto ad accettare in quel momento per non proseguire lo scontro. Oltretutto, al re sarebbe dovuta spettare anche l’offerta della chinea bianca durante la festa di San Pietro. Del resto, tramite Antonio d’Alessandro, l’Aragonese ha riferito di non essere tenuto al pagamento del censo e, come se non bastasse, il pontefice non ha mai cessato di minacciarlo con la scomunica e la privazione del regno, arrogandosi il diritto di scegliere un nuovo sovrano. Ferrante gli ha chiesto, quindi, di presenziare ad un concilio, ma Innocenzo rifiuta di tenerlo a Roma: in pratica, non vuole si faccia in presenza del consiglio cardinalizio e del senato.

Dopo l’incontro, Federico ha riferito a lui e a Soderini che il padre è stato costretto a indire l’incontro per rispondere ai continui attacchi del pontefice. Il milanese, sostenuto dal collega fiorentino, ha affermato che sapeva bene che il re agiva sempre secondo sapienza e prudenza, ma che poteva reagire in un altro modo, soprattutto perché ha dalla sua parte Milano e Firenze.

L’ora seguente, il sovrano si è diretto ad Aversa.

Ps: Gli ambasciatori spagnoli erano giunti in chiesa, incontrando Pontano e Giulio Orsini sulla porta e, dopo aver appurato il motivo della loro chiamata, sono tornati indietro perché non erano intenzionati a intervenire nella questione.

1489-08-28