Informazioni sul Documento
Data del documento: 1489-09-21
Forma del manoscritto: original
Testo del Documento
Battista Sfondrati a Gian Galeazzo Maria Sforza, Capua
È stato chiamato da Alfonso d’Aragona, perché il giorno prima non era in grado di riceverlo a causa della febbre. Lo ha informato sul processo del Castellano e di Aloisio da Terzago e sulle lettere del duca inerenti al pagamento del censo. Il duca di Calabria era infastidito dalla lunga lettura del processo, ma, soprattutto, dal comportamento di Ludovico Sforza sulle divergenze che Ferrante I ha con Innocenzo VIII: il sovrano era circondato da uomini saggi che erano in grado di consigliarlo. Il duca Alfonso è poi intervenuto sulla parte in cui il duca di Milano si dispiaceva per ciò che è stato detto nel concilio indetto dal re: il sovrano si è infatti sentito abbandonato dai suoi confederati. Lo Sforza e i Fiorentini hanno fatto capire al re che non erano in grado più di sostenere le spese militari e per questo egli ha promesso il pagamento del censo. In particolare, il duca di Calabria ha evidenziato il ritardo dei pagamenti: molti uomini, di fatto, erano in procinto di ribellarsi e di scappare, secondo quanto riferito da Giovan Francesco Sanseverino, che aveva solo 30 armigeri. Similmente, era avvenuto Gian Giacomo Trivulzio e Giovan Francesco Oliva, o con il pagamento delle galee. Inoltre, il Moro, come dimostrato dalle lettere di Simonetto Belprat, ha sollecitato il re a trovare una soluzione, affermando che il ducato non era in grado di sostenere le spese. L’Aragonese, del resto, non è intenzionato a cedere sulla questione romana e lo Sforza non ha gradito il comportamento del Moro. Alfonso vuole inviare Percivallo Visconti a Milano per ragionare con lui sul censo.
Avendo notato che il duca di Calabria si stava adirando, ed essendo arrivati i medici per controllargli il polso, ha preferito concludere il discorso, riferendo che il Moro era ben disposto nei suoi riguardi.
È andato a Capua per incontrare Ferrante: gli ha letto lettere del duca già esposte ad Alfonso. Il re, dal canto suo, ha fatto illustrare da Giovanni Pontano le missive di Belprat del 12 e 13 settembre, nelle quali il Moro dà ragione al sovrano. L’Aragonese, d’altronde, qualche giorno prima, aveva confessato a Federico d’Aragona e al Pontano di non voler che precipitasse la situazione: il concilio era l’unico modo per dare un segnale forte e, per far ciò, è stato consigliato dai suoi uomini più fidati. Anche Ludovico Sforza, tramite messer Simonetto, lo aveva confortato a perseguire questa via. Il papa non ha ancora reagito, probabilmente perché non ha ricevuto la notizia del concilio. Infatti, il 30 agosto, a Roma era stato fatto un altro incontro in presenza del consiglio cardinalizio e di Innocenzo, il quale aveva da tempo premeditato di citare il sovrano.
Il re e suo figlio ripudiano la cattiveria del castellano e di Aloisio da Terzago, da loro giudicato sempre negativamente. Il ducato, d’altronde, è al sicuro con lui e suo zio.
1489-09-21