6.X.1489

Archivio di Stato di Milano, Sforzesco Potenze Estere, Napoli. cartella 247

1489-10-06
Biagio Nuciforo, Fulvio Delle Donne
aracne ara8

Informazioni sul Documento

Data del documento: 1489-10-06

Forma del manoscritto: original

Testo del Documento

Battista Sfondrati a Gian Galeazzo Maria Sforza, Napoli

Giovanni Pontano ha letto a Ferrante I le lettere di Antonio d’Alessandro, circa il colloquio avuto con Innocenzo VIII. Per tale ragione, il re ha convocato il milanese assieme a Paolo Antonio Soderini: hanno incontrato Marcantonio Morosini, chiamato, probabilmente per altre questioni. L’Aragonese ha affermato di non averli convocati prima, a causa della malattia della regina Giovanna d’Aragona. Pontano ha, dunque, letto una minuta di una lettera destinata a Roma: vuole giustificarsi con il pontefice circa il concilio, ritenendo di non aver avuto altra scelta. A conferma delle sue parole, aggiunge, che anche Ludovico Sforza è della stessa opinione. Del resto, il papa, stando a quanto è stato riferito all’ambasciatore francese, è intenzionato ad annullare la bolla emanata da Sisto IV, poiché pensa che Ferrante e il padre Alfonso V non abbiano prestato i servizi dovuti alla Chiesa e, non avendo, quindi, pagato anni di censo, il prezzo era aumentato. Secondo d’Alessandro, per di più, Innocenzo VIII si ostina a voler citare Ferrante, nonostante gli oratori abbiano tentato di dissuaderlo: Stefano Taverna non è riuscito a convincerlo. Inoltre, durante il concistoro, l’opinione del papa non è stata condivisa da tutti e, per tale motivo, è stato costretto a invocarne un altro: la ragione potrebbe essere cercata nella reale volontà del pontefice di non voler citare il re, o nelle continue pressioni del cardinale Marco Barbo, che vorrebbe la conclusione degli accordi. A questo punto, Ferrante ha asserito che il papa è un usurpatore che non si accontenta solo di piccoli stati come quello di Giacomo Conti, ma preme per ottenere regni. Il sovrano non ha intenzione di turbare la pace d’ Italia o di entrare in guerra, anche perché Carlo VIII, Mattia Corvino e Ferdinando II d’Aragona (Il Cattolico) non lo sosterrebbero. Il re chiede, pertanto, ai suoi confederati di aiutarlo in caso di attacco da parte del papa. L’ambasciatore, in conclusione, ha promesso al re di riferire ogni cosa al duca, rammentandogli che i suoi alleati saranno sempre pronti ad aiutarlo. All’incontro aveva partecipato anche Giulio de Scorciatiis.

Da Roma si avverte una mal disposizione nei confronti di Ferrante, reo di voler sollecitare l’effetto del concilio: il re ha affermato che tali dicerie sono da smentire, poiché aveva inviato Francesco de Montibus in Ungheria, solo perché Mattia Corvino doveva incontrare Federico III. Ferrante ha dichiarato, per di più, che se il pontefice non lo attaccherà, non sarà sua intenzione fare il primo passo.

1489-10-06