Informazioni sul Documento
Data del documento: 1910-08-23
Forma del manoscritto: modern_print
Genere: epistolography
Funzione: information
Fonte: literary
Testo del Documento (Italian)
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1910-08-23
Ischia, 23 agosto 1910
Mio caro Giustino,
grazie assai delle Vostre lettere affettuose. Vi rispondo distintamente.
Per la questione boschiva, cioè la base del problema meridionale, preludendo alla sistemazione delle acque, non vedo alcuna difficoltà…fuori che nell’indifferenza e nell’ignoranza. E perché il bosco non viene bene bei paesi caldi? Anzi i più grandiosi boschi sono tutti nei paesi caldi. La Basilicata ha condizioni eccellenti per la sua enorme massa di montagne. Io non ho veduto neppure all’estero boschi belli come quelli che rimangono da noi e in Calabria. Ciò che rimane nella Sila e nella Serra San Bruno è veramente magnifico. Credete pure un solo è l’ostacolo: l’indifferenza.
Questo paese non dà che dei guarracini (che quando sono illusi si chiamano « Gianturco »): né cultura, né idealità, né sentimento di forza, né senso della vita politica. Quando non dà peggio!
Le feste di Potenza sono state di un’orribile volgarità. Io non vi ho partecipato in alcuna guisa. Scrissi solo una lettera glaciale. Tedesco1 e Guarracino2 erano i rappresentanti del Governo più degno di un simile ambiente.
Il Vostro risentimento contro l’equivoco attuale e la falsificazione degli avvenimenti del ’60 è più che giustificato. Non diversamente pensa mio padre, che si mantiene in sdegnosa e irosa solitudine.
Ora si potrebbe scrivere una storia onesta degli avvenimenti del 1860 nel Mezzogiorno; e quanto sarebbe utile scriverla!
Papà mio ha di G. Albini la peggiore opinione. E molti fatti potrà dirvi, quando avremo occasione di parlarne.
Il figlio Decio è un balordo che campa sull’equivoco del padre: medico della questura e…commendatore. Ecco l’ideale del patriottismo!
Io con tutte queste canaglie non ho voluto mai avere dimestichezza e cordialità di rapporti.
In quanto a Del Zio ho letto ridendo tutte le cretinerie che ha scritto. Ma se è stato sempre uno scemo con molte notizie storiche e filosofiche male imparate! Anzi il Vostro torto è stato quello di farlo prendere sul serio: avete fatto ciò per eccesso di generosità. Ciò non toglie che l’uomo o per dir meglio il fantoccio, sia rimasto sempre quello che era, furbo e stupido insieme.
Sullo scrutinio di lista io sono sempre più dubbioso. Che cosa volete? Domani in Basilicata, io dovrei unirmi a tutte le canaglie, patteggiare, transigere. Ora si può rimanere, quando occorra, in fiera solitudine e rappresentare la reazione. E allora? Credete, caro Giustino, l’Italia politica è inferma e noi attribuiamo le cause del male al metodo e non già a noi stessi. Il malato s’illude che, cambiando posizione, starà meglio. Ma starà meglio se non guarisce dei suoi mali?