Informazioni sul Documento
Data del documento: 1902
Forma del manoscritto: modern_print
Fonte: documentary
Testo del Documento (Italian)
1902
Io cercai di tratteggiare con esattezza le condizioni della Basilicata certamente infelicissime. A vedere questi colli, queste valli, queste spiagge squallide e morte, non par vero che dove ora vi sono zolle ed acque ed arie letali, dove havvi il deserto e la morte, rifulgessero un tempo le fiorenti città della Magna Grecia: Metaponto ed Eraclea, se de di imperi, celebrate per splendore di natura e magnificenza di monumenti.
Quali le cause di sì grave decadenza? Circa alle cause, io lessi tutte le sagaci carte che in proposito furono scritte negli ultimi tempi. Ma parmi sia vano l’indagare gli errori del passato. Quali piuttosto i rimedi cui lo Stato possa por mano? Anche riguardo ad essi giova che mi attenga al massimo riserbo, alla più prudente cautela.
Piuttosto che espormi a prometter e non eseguire, vorrei eseguire il non promesso. Io con la più coscienziosa accuratezza ho interrogato i rappresentanti dei Mandamenti, e Comuni, non solo dei Paesi visitati, ma di quelli ove non mi recai e i cui rappresentanti vennero a raggiungermi nel mio passaggio: ho interrogato Consiglieri provinciali, Sindaci, Giunte municipali. Autorità governative, giudiziarie e finanziarie. Ho interrogato medici, maestri, ispettori scolastici, Presidenti e membri delle Congregazioni di carità e associazioni operaie e proprietari terrieri e contadini. Li ho interrogati sui fatti ed udii la loro opinione sui rimedi. Ebbi da moltissimi Comuni, da associazioni ed istituti un numero stragrande di memoriali cui diedi un rapido sguardo negli scorsi giorni e che studierò amorosamente a Roma. Mi compiaccio però premettere che alcune delle cose che furono in addietro dalla Basilicata richieste avranno sicuro adempimento.
Comincio dalle strade ferrate.
La costruzione della linea Lagonegro - Castrovillari, i cui 100 chilometri all’incirca si devono stendere per una metà nella Basilicata, credo di poter considerarla un fatto compiuto.
Ma il grido sempre per due settimane ripetuto ai miei orecchi fu: Grumo-Padula, via di ferro della preveduta lunghezza di 210 chilometri, di cui 155 in Basilicata, 45 in Provincia di Bari, e 10 in Provincia di Salerno. A questo grido possono fare riscontro gli ammonimenti pei quali, in omaggio al celebre teorema delle contraddizioni economiche, qui si sostiene da alcuni che le strade ferrate furono e sarebbero da ritenersi un dono funesto, fonte di crescente miseria, anziché di progressiva prosperità? Non è questo che un punto interrogativo, il quale non mi toglie di ripetere ciò che in riguardo a questa linea dissi negli scorsi giorni. Io ho già espresso in più luoghi della mia peregrinazione, rispetto a questa linea, alcuni concetti. Io credo, dissi, che le strade ferrate, le quali sono destinate a congiungere al loro centro provinciale i varii capoluoghi di circondario che ne sono disgiunti, devono avere la precedenza ove appena economicamente e tecnicamente possibile, ed espressi pure il concetto che in armonia a quanto disse e scrisse uno dei vostri consiglieri provinciali, il titolo ad una straordinaria prestazione chilometrica da parte dello Stato riuscirebbe per questa linea giustificato.
Quanto alla viabilità delle strade ordinarie può dirsi che colle vie rotabili in costruzione, in base alle leggi del 1875 e del 1881 e con quelle recate per il prossimo decennio dalla legge ultima del 7 luglio, si provveda abbastanza a togliere gli inconvenienti che io enunciai. Quello che a tale proposito io procurerò di fare, insieme col mio ottimo amico Balenzano, sarà di procurare nel periodo decennale di dare la priorità ai lavori concernenti questa Provincia, appunto perché così impervie condizioni non si verificano altrove.
Anche dopo parecchi lavori di completamento mancherebbero ed anche ad essi è d’uopo volgere il pensiero. Ho parlato di acqua potabile: la legge che il Ministero ha fatto adottare per l’acquedotto pugliese vi mostra quanto io ritenga di primissima importanza provvedere a questo bisogno che considero il più essenziale di tutti per una popolazione. Ed è colla forza di tale convincimento che io esaminerò le domande che a tal uopo mi furono presentate.
Ai rimboschimenti del pari è necessario volgere le cure: le foreste onde la Regione ebbe nome, foreste un dí meravigliose e vantate da Ovidio e Marziale, furono per la Basilicata una grande, una provvida difesa e le diedero una celebrata produzione; ma queste foreste da lungo tempo man mano andarono distrutte; e come ho letto in un pregevolissimo lavoro in questi giorni pubblicato da uno dei vostri consiglieri provinciali, dopo la legge forestale del 1877 per oltre 173.000 ettari furono divelti i boschi da questo suolo.
Trovare i modi coi quali restituire alla vostra Regione la tutrice corona deve essere oggetto degli sforzi comuni.
Provvedere al corso regolare dei fiumi e torrenti, il cui straripare e impaludarsi è precipua cagione della malaria, deve pure esser argomento di studi volonterosi, poiché la malaria è il nemico da avere specialmente in mira e che deve battersi con incessante ardore.
Accelerare con ogni sforzo la perequazione fondiaria in modo che in breve tempo sia un fatto compiuto è pure nei propositi miei e del Ministero. E il mio carissimo amico, il Ministro delle Finanze, va ed andrà ogni giorno più aumentando il personale operante.
Alla revisione poi dell’imposta sui fabbricati si provvederà occorrendo anche con legge speciale.
Quanto a ciò che dipende dall’applicazione di ciascuna delle leggi tributarie, io mi adoprerò a far sì che tale applicazione avvenga per modo che le leggi stesse siano interpretate con più larga equità e con riguardo alle speciali condizioni di questo Paese.
Inoltre trovar modo di sottrarre i cittadini e più ancora i Comuni all’usura, agevolando il credito a mite interesse, è pure una delle aspirazioni che più fervidamente e più universalmente mi furono espresse. Esse hanno il suffragio di eminenti economisti, di autorevoli uomini politici e sono pertanto fra quelle cui si volgeranno con maggior cura e desiderio di riuscita i miei intenti. Infine l’Amministrazione deve provvedere a qui mandare, dovesse anche ricorrere ai più giovani e volenterosi, funzionari eccellenti che alla propria missione dedichino un po’ di fuoco sacro, il quale consiste, secondo la definizione di un grande, nel fare qualche cosa di più del proprio dovere.
Alle frane, all’insegnamento ho già fatto allusione sicché mi tarda chiudere queste incomposte parole che affrettatamente esprimono le mie impressioni.
E le chiudo senza alcuna perorazione dicendo: combattiamo insieme una grande battaglia contro le forze della natura e contro le ingiurie degli uomini.
Non aspiro ad alcun bene maggiore che a quello di uscire da questa battaglia insieme a voi, vittorioso.
In questa speranza io bevo al rinnovamento materiale e civile della generosa ed ormai anche per me, tanto diletta terra Lucana.