Lettera di Ettore Ciccotti a Fortunato sulle ferrovie ofantine

Giustino Fortunato, "Carteggio", vol. I – 1865-1911, a cura di Emilio Gentile, Bari, Laterza, 1978, p. 24

1891
Carmine Cassino, Fulvio Delle Donne
aracne ara21

Informazioni sul Documento

Data del documento: 1891

Forma del manoscritto: modern_print

Genere: epistolography

Funzione: consolation

Fonte: literary

Testo del Documento (Italian)

Lorem ipsum dolor sit amet

1891

Potenza, 2 agosto 1891


Onorevole amico,


avrei voluto dirvi pubblicamente questo che ora Vi scrivo, se avessi potuto ancora conservare l’ingenuità di credere che giovasse ancora dir qualche cosa pubblicamente nella nostra terra basilisca. Ma pur privatamente non posso fare a meno di manifestarvi il mio senso di rincrescimento, e dovrei dire di più, a proposito di quello che è accaduto per l’inaugurazione del primo tratto delle Vostre Ofantine. Ho detto Vostre, e non me ne pento, poiché non può non chiamarle tali chiunque sa (e chi può non saperlo?) quanta parte dell’ingegno e dell’opera Vostra avete speso per esse: ed è uno spettacolo de’ non meno edificanti, tra i tanti della nostra provincia, quello di vedere proprio oggi il vostro nome, se non pretermesso a dirittura, per lo meno non ricordato come meriterebbe.

Con franco discorrere (e non Vi dorrete della rinnovata franchezza) Vi ho più volte espresso i torti di tutta in genere la nostra rappresentanza per quella che ha fatto od omesso negli ultimi anni, e per la condizione di cose che, chi volontariamente chi passivamente, ha contribuito a creare. Ma tanto più è indegno, assolutamente indegno, che, mentre si hanno lodi od indulgenti e colpevoli silenzi per i mali compiuti, non si parli alto e come si dovrebbe di cosa di tanto momento e di chi ha avuto tanto merito nel farla mettere in atto. Ma questa è la terra di Canosa: non è così che fecero, inaugurandosi la ferrovia di Potenza, verso un povero morto, che prima di tutti l’aveva voluta e ci aveva messo del suo, molto di quel poco che poteva, per vederla fatta? Ora l’ingratitudine da pro5gresso e si estende a’ vivi. E poiché quei che dovevano parlare han taciuto, ho creduto obbligo esprimervi l’animo mio.