L'emigrazione a Trecchina, Nemoli e Rivello

"L’emigrazione in Basilicata. Nelle sue cause, nei suoi effetti e nei provvedimenti atti ad attenuarne la morbosità", Stab. Unione Tipo-Litografica Bresciana,Brescia, 1903, pp. 33-35.

1903
Carmine Cassino, Fulvio Delle Donne
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Informazioni sul Documento

Data del documento: 1903

Forma del manoscritto: modern_print

Fonte: documentary

Testo del Documento (Italian)

1903

Scendendo da Lauria verso il letto del Noce che versa le sue acque nel golfo di Policastro, si scorgono adagiati sulla china di colline ricche di uliveti, i villaggi di Nemoli e di Rivello ch'io non potei visitare: ma sui quali assunsi a fonti molto attendibili le seguenti informazioni.

Essendo essi situati in una plaga relativamente ferace, per quanto coltivata anch’essa con sistemi antiquati, la popolazione agricola non si trova tanto a disagio come in altre località del Lagonegrese.

Un'industriosità speciale induce gli abitanti ad occuparsi di preferenza nel mestiere di stagnari e di calderai, ed a portare l'arte loro all’estero con grande profitto generale.

Molti di essi, infatti, si recano sulle coste mediterranee della Francia e della Spagna e di là si sono spinti al Centro America, al Venezuela ed alla Colombia.

Molti emigrarono al Brasile ed all'Argentina, ma sempre in via temporanea: tanto che è raro che alcuno di essi non ritorni in patria, o definitivamente od in modo provvisorio, per acquistarvi, coi fatti risparmi, qualche podere.

Recentemente il movimento emigratorio venne accentuandosi, in causa probabilmente delle crisi economiche dei paesi sudamericani, le quali, col precludere ad essi il mezzo di pronti guadagni, li indussero a chiamar presso loro le famiglie lasciate in patria, non acconciandosi a rimanerne troppo a lungo separati.

Ciò è provato dalla statistica dei passaporti nei quali sono inclusi da qualche tempo vari nomi, mentre questo era assolutamente raro anteriormente.


Rivello, perciò, accenna a diminuire in modo sensibile la sua popolazione. In quasi identiche condizioni si trova il paese di Trecchina, posto in una ridentissima planizie circondato da boschi superbi di castagni e dotato d'un clima dolcissimo e d'un suolo assai ferace.

Quivi l'emigrazione data, come nei precedenti paesi, da tempo immemorabile: ed oltreché composta di calderai e stagnari, lo è pure di contadini vivaci i quali, senza eccezione, rifuggono all’estero dall'antico mestiere e sì dedicano unicamente a quello di merciaioli ambulanti.

Sembra che un sacro orrore si abbia anche qui per l’America del Nord, tanto che nessuno assolutamente vi si reca: e ciò è spiegabile, date le tendenze nomadi di questa gente, la quale aspira al risparmio e s'accontenta di una misera vita: ma non si acconcia a nessun lavoro di vera fatica.

A poca distanza da Maratea, Trecchina divide con quel paese il vanto di avere suoi figli in ogni punto dell'America spagnola, dal Messico alla Terra del Fuoco.


A Merida, a Messico, all’Avana, a Panama, a Caracas, Bogotà, Lima, Guayaquil, Sucre, La Paz, Valparaiso e Buenos Ayres si trovano Trecchinesi; e se ne trovano in grande quantità in quegli stati nordici del Brasile, che sembrano i meno adatti alla nostra emigrazione.

Abbandonano il lavoro dei campi, che viene assunto da calabresi immigrati, molti dei quali si stabiliscono in paese al soldo dei proprietari dei fondi che se ne stanno invece all’estero.

In complesso il paese vive dell'emigrazione e non ha affatto il desiderio che le si ponga ostacolo.

Se un certo aumento s'è verificato nell'ultimo biennio si deve alle facilità accordate dalla nuova legge che indusse molti a sfuggire agli obblighi del servizio militare.

Nel Venezuela e nell’Ecuador i Trecchinesi possiedono molte case di negozio che per antica tradizione cedono ai compaesani loro, quando intendono di rimpatriare definitivamente per vivere di rendita.

Non ostante il benessere che si nota in questo paese, i campi non sono che in minima parte lavorati convenientemente, perché il nativo non ha guari amore alla terra, ma solo al paese, e quando ritorna investe il suo peculio in rendita pubblica, essendo rarissimo che alcuno si preoccupi di migliorare i sistemi agricoli, e vi si dedichi con amore.

Si sollecitano naturalmente qui come dovunque, sgravi che sarebbero pur necessari per una minima parte della popolazione, quando riflettessero le imposte municipali, ma di cui in generale, fortunatamente non si scorge, la vera necessità.