Castrovillari

L. Petagna, M. Tenore, G. Terrone, "Viaggio in alcuni luoghi della Basilicata e della Calabria Citeriore, effettuato nel 1826", Napoli, nella Tipografia Francese, 1827, pp. 60-61.

1827
Carmine Cassino, Fulvio Delle Donne
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Informazioni sul Documento

Data del documento: 1827

Forma del manoscritto: modern_print

Fonte: documentary

Testo del Documento (Italian)

1827

Alle 6 montiamo a cavallo, e c'innoltriamo verso Castrovillari. Attraversiamo un paese ben coltivato, coperto di noci, di ulivi, e di basse viti; ne' terrreni irrigabili lussureggiano il cotone ed il granone; poche macchie formate dai ristagni delle prime branche del Coscilello, perché coperte di querce, malsicuro ne rendono il passaggio. La nuova strada lascia Castrovillari a sinistra, che perciò un nuovo braccio di strada comunale quel Capoluogo congiunge alla consolare. Su questa traversa mirasi costruito un bel ponte di fabbrica, rivestito di grosse pietre da taglio.

Castrovillari, capoluogo di Distretto nella Provincia di Calabria citeriore, di circa 6,000 abitanti, è fabbricato su di una collina composta di rocce di alluvione. Ne' fianchi della valle che ne circonda il piede, a nudo si mostrano gli aggregati di ciottoli calcari, legati da cemento arenoso simile agli ammassi che sogliono trovarsi in analoghe geologiche condizioni; di tal natura per esempio è tutta la vallata su cui in Terra di Lavoro è fabbricata la città che diè la culla al Principe degli oratori Latini. Come in Arpino, così qui, la pietra medesima impiegasi nella costruzione degli edifizi; ma per quelli che richiedono solidità maggiore si preferisce l'istessa pietra, di cui abbiamo veduto costruirsi il ponte della nuova strada del Galdo; cioè, la calce carbonata bigia compatta con venucce di calce carbonata bianca. Questa città è divisa da una lunga e larga piazza, ornata di buone abitazioni e di mediocri botteghe. Solo è da dolersi, che per esser Capoluogo di un Distretto, non vi sia neppure una locanda, ove possano i viaggiatori essere decentemente alloggiati. Quella che ne usurpa il nome, è un infelice abituro di bestie da soma, colle quali confusi si adagiano i mulattieri che le conducono. Preso qualche ristoro, e passata gran parte della notte a dar sesto alle piante, noi abbiamo atteso con impazienza il far del giorno per proseguire il nostro cammino alla volta di Cosenza. Il fiume che scorre sotto Castrovillari, e la poca cura che si ha delle sue sponde, debbe contribuire a renderne l'aria malsana; per queste ragioni il paese comincia ad estendersi verso le alture; e buona mano di nuovi edifizi formano ivi un grosso borgo della città.

Le donne hanno lineamenti regolari, e sono piuttosto belle; esse fanno uso di larghissime gonne di panno rosso, che raccolte su i lombi, servono a sostenere in parte i fardelli di cui si caricano. Non bisogna però tacere, che qui comincia a vedersi abbandonato il barbaro costume di caricarsi il capo di enormi pesi, ed adottato in vece quello più ragionevole di caricarsene il dorso, siccome praticasi in tutti i colti paesi di Europa. Se non che, laddove in Francia ed altrove si fa uso di piccole scale ricurve, che si sostengono con apposite traverse di cuoio alle braccie ed al petto; in Calabria impiegasi una semplice fascia di tela, legata agli omeri, che pende sul dorso, ed insieme col giubbone serve di sostegno ai pesi di cui le donne ordinariamente si caricano. Curiose lucerne affatto simili a quelle che sogliono trovarsi negli antichi sepolcri abbiamo veduto messe in uso in questo paese.

In quanto ai comodi della vita, se dal poco che ci si è potuto dare dalla locanda giudicar si volesse della qualità delle vettovaglie di Castrovillari, si dovrebbe dire non esservene delle molto ricercate. Anche il vino o vi manca affatto o è cattivo. Abbiamo avvertito che avendo cercato un pollo, ci si è presentato un contadino che ha voluto direttamente trattarne il prezzo con noi: indecisi cotal procedimento lasciandoci, se di tanta mala fede, la colpa all'oste o agli ospisti, a soverchiare quei poverelli avvezzi, dovesse attribuirsi. Grande penuria di fruttta, ci è sembrato scorgere in questa città, almeno di quelle che sogliono maturarsi a quest'ora; giacché a titolo di prezioso regalo, il nostro oste ci ha presentate poche meluzze acerbe ed affatto inservibili. In compenso di queste privazioni, vi abbondano limoni bellissimi, di cui provveduti ci siamo a discretissimo prezzo.