Informazioni sul Documento
Data del documento: 1897
Forma del manoscritto: modern_print
Fonte: literary
Testo del Documento (Italian)
1897
Ahime! nella notte è piovuto assai. Parto con tempo coperto, e qual’è mai la mia sorpresa, uscendo sulla campagna, al veder tutti i monti da circa i 900 metri in su, coperti di bianca neve! Fa freddo assai: ritengo non più di cinque o sei gradi. Una salita dolce, che diventa poi un vero gradino conduce al pittoresco eremo del Crocifisso, una cappelletta con un vecchio convento abbandonato, sopra una roccia che strapiomba sulla strada, cavata a colpi di mina nella pietra. Qui, si dice, su questa roccia i generali francesi tennero bivacco un giorno e una notte, per incoraggiare i soldati che trascinavano l'artiglieria per l’assedio di Crotone. Sara una leggenda: come quella di Napoleone, le braccia conserte, al San Bernardo, che sorveglia i cannoni tirati a braccia sul ghiaccio nei truogoli di legno... mentre si sa che durante il passaggio del San Bernardo era a Vevey.
Subito dopo il Crocifisso un breve piano, all’estremità del quale, a uno svolto, la scena cambia di colpo: è Morano che si presenta come dipinto sullo scenario di un teatro, su di una collina conica: è un paese da presepio, le case grigie una sull’altra dal piano della valle fino al cocuzzolo cento metri più alto. Morano si rasenta in basso, lo si contorna girando il colle. Dietro di esso comincia la salita tremenda della Dirupata. Invero ci vuole un certo coraggio ad attaccarla in macchina: la valle è tagliata su di un fianco di sbieco dalla strada, che sale diritta diritta, con una pendenza al 10%, e si interna fra il Monte Pollino e la Dirupata, dirigendosi verso le nevi. Non vi sono piante, non cedui, i pascoli sono grami, il luogo deserto, nudo, triste. Vedo un muletto con tre ragazzotti a poche centinaia di metri davanti a me; lo raggiungo a fatica, smonto di macchina e cammino a fianco silenzioso per un po’, poi attacco discorso (cioè dico qualche cosa facendomi poco capire, e lascio dire comprendendo niente del tutto) poi faccio veder due soldi e li offro a uno dei ragazzi se mi spinge la macchina. Subito mi aiuta.
La strada è in grande disordine, l’acqua che vi è corsa l’ha trasformata in un letto di torrente. I miei accoliti si stancano di tanto in tanto, ma con due soldi per volta ne ravvivo energicamente la forza […] Nuvole dense e nere dall'alto calano giù, e in basso hanno la forma di trombe in formazione. Nel mezzo della stretta valle, lungo il talweg comincia un diluvio. Sulla strada che è a mezza costa, non piove ancora, ma le raffiche portano tant'acqua rubata più indietro alla pioggia, che debbo indossare l'impermeabile.
Tocco gli ottocento metri, a stento posso andare avanti, tanto forte soffia il vento; attacco al mulo una corda e mi faccio trascinare tenendola con una mano, coll'altra tengo la bicicletta, dietro un ragazzo spinge. Non ci parliamo più; il vento è troppo forte e comincia a piovigginare, mentre in mezzo alla valle cade l'acqua a torrenti. A 900 metri la strada è una pozzanghera per la neve caduta nella notte. A 950 metri un nevischio duro mi flagella. Ma sono nelle Alpi? A 1030 metri raggiungo il colle di Campo Tenese dominato da un fortino smantellato. L'occhio guarda giù dalle due parti: neve dappertutto ai miei piedi, più in basso acqua a torrenti; più in basso ancora il sole dora i campi e fa scintillare le fiumane rigonfie. Chi sa ridire questo superbo colpo d'occhio che vorrebbe un carme?
Scendo rapidamente sul Campo Tenese, un altipiano largo a praterie, antico vulcano. Ma tosto ecco un ostacolo: una fiumara larga venti metri traversa la strada, ingombra di ghiaia; non è certo più profonda di un palmo e mezzo, ma corre ratta con fracasso assordante per la ghiaia trascinata. Resto un momento indeciso, ma poi che fare? In sella, e prudentemente, adagio adagio, l'attraverso. Quando sono di là, tiro il fiato. Un chilometro più oltre, due fiumare, una assai larga, mi tagliano di nuovo il passaggio. Quella ampia distesa d’acqua corrente, francamente non mi piace. E bensì evidente che non offre alcun pericolo, perché alla peggio uno scarto della macchina si tradurrebbe in un solo bagno di piedi, ma insomma l’effetto è tal e quale come di chi si accingesse alla traversata di un fiume in macchina. Come Dio vuole ne vengo fuori e giù per la china, per una amenissima valle, entro in Mormanno. Qui c’è l'illuminazione elettrica... e una specie di osteria-caffè. — Avete da mangiare? Si, cosa volete? Era proprio il caso di domandare! Non c’era che del salame. Chiedo dello zucchero e delle ova e si debbono mandare a prendere. Intanto si affollano nel bugigattolo quante persone ci stanno, e fuori se ne assiepano centinaia (era di domenica). Tutti m'’interrogano. La mia forza è di non capir nulla e di poter mangiare loro sul naso, senza curarmi delle loro apostrofi. Siete Inglese? Dove andate? Di dove venite? Che fate? Costa molto la vostra vettura? In dieci minuti sbrigo il pasto della belva e riparto.