Da Castelluccio a Campotenese

"Guida d’Italia del Touring Club Italiano, vol. III – Campania, Basilicata, Calabria", Milano 1928, pp. 726-728.

1928
Carmine Cassino, Fulvio Delle Donne
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Informazioni sul Documento

Data del documento: 1928

Forma del manoscritto: modern_print

Fonte: documentary

Testo del Documento (Italian)

1928

Si segue il corso del fiume San Primo, dalla conca amenissima coi pendii rivestiti di boschi e di alberati. Km. 41.4, m. 285, il ponte San Primo sul fiume omonimo che segna il confine della Calabria. Km. 41.6, di fronte a Stazione Laino, bivio a destra per Laino. Carrozzabile, km. 2.6, a Laino Bruzio già Borgo, m. 250, ab. 1265, complessivamente 4334 (alberghi: Leone; Dulietti), presso il quale, nel luogo detto San Gada, pare fosse Tebe Lucana, quindi al di là del Lao, a km. 3.9, Laino Castello m. 472, ab. 363 (avanzi di castello), unito il 2 apr. 1928 a Laino Borgo.


Km. 41.8, m. 282 ponte Grande o di Lao sul fiume Lao, formato poco a monte dall’unione del Mercure e del San Primo. Si risale per seguire una valletta, separata da quella del Lao dalla dorsale I Colli, e che lascia vista solo all’indietro sui monti Zaccana e la Spina. Dove la valle s’allarga, appare di fronte Mormanno, fra M. Cerviero a sinistra e M. Velatro. Km. 47.8, m. 530 cantoniera Aria della Valle (a sin.). La strada sale in terreno argilloso brullo e si svolge poi su pendio rivestito di cedui di castagno. La vista domina lungo la conca del Lao, e i monti la Spina e Zaccana, a destra dei quali emerge il M. Alpi, mentre allo orizzonte si vede il Sirino. Si ritorna in vista di Mormanno.


[...]


La strada sorpassa un vall. con cave di arena ed entra in salita in, km. 56, Mormanno m. 840, ab. 3993, compless. 2466 (alberghi: Lentini, 3 cam.; Bloise, 3 cam.). Mormanno fu fondato dai Longobardi nel VI-VII sec., fu signoria di Dragone Normanno e di Ugo di Chiaromonte e, dalla 2ª metà 400, dei principi di Bisignano. È patria di Giovanni Donadio, architetto e organista (c. 1450-dopo 1522). Mormanno è buon punto di partenza per alcune ascensioni: 1ª al M. Velatro m. 1107, in ore 1.30, per mulattiera e per sentieri, su terreno nudo o con vegetazione, di cespugli, tra rupi e burroni; breve discesa, fino al fiume con vista ai piedi del paese, poi tutta in salita. Panorama limitato alla pittoreca campagna circostante, ma nell’ultimo, vista sul Tirreno dalle foci del Lao alla punta di Cirella; a O. e a N. sul monte tra il Lao e il Castrocucco e sulla Basilicata; a E sul Pollino. – 2ª al M. Cerviero m. 1441, in 2 ore, per mulattiera e per sentieri, tutta in salita (in contrada Manca, lungo la via, fontana). Panorama ristretto alla campagna di Mormanno intensamente coltivata; dalla cima ampia vista a S sull’Ionio alla marina di Sibari a Rossano; e sul Tirreno fra Praia e Sapri; a N sulla Basilicata. – 3ª al Rifugio Conte Orlando, in 3 ore. Il rifugio, eretto nel 1904 dal Circolo dei Cacciatori di Mormanno come punto di convegno per le battute di caccia al capriolo, si trova a S. di Mormanno, in pendenza N. del M. Palanuda. La strada si svolge su terreno roccioso, a cespugli; tutta mulattiera in salita, salvo il tratto sull’ altipiano di Campolungo, dopo il quale un’ultima salita in mezzo a boschi di grandi faggi conduce al rifugio (all’inizio del bosco, una fontana). Vista interessante, specie in autunno, sul Tirreno da Scalea a Grisolia Cipollina. – 4ª al M. Palanuda m. 1631, in 4 ore da Mormanno, 1 ora dal Rifugio, dal quale si giunge per sentiero in forte salita. Al panorama del Rifugio si aggiunge a E la vista dell’altipiano di Campo Tenese, del Pollino e dell’Ionio lungo la spiaggia di Sibari.


Si va a mezza costa sopra la profonda valle del Campo Tenese, il cui fondo si va appiattendo, dando luogo a un piccolo piano coltivato, detto il Pantano. Il Campo Tenese non è che un rivolo segnato da filari di magri pioppi. Poco dopo appare la larga piramide del M. Bombolato e la strada passa fra esso e il M. Cerviero a sinistra. Sulla sella si profila già la cresta del Pollino (punto più alto, m. 2248). Dopo la sella m. 950 si sbocca nell’ampia conca di Campo Tenese, che rappresenta il più basso valico dei monti fra la Basilicata e la Calabria.


È una lunga valle, dalle pareti poco elevate e tondeggianti, sul cui fondo si succedono piani alluvionali coltivati, in parte già sede di laghetti temporanei, come rivela la toponomastica locale. Esso ricorda alcuni valichi dell’Abruzzo. Qui nel 1806 il generale borbonico Damas, che era a capo di un esercito di 14 mila uomini fra regolari e volontari e vi si era trincerato, venne cacciato dal generale francese Reynier.