La relazione di Adolfo Rossi sull'emigrazione - Mormanno e Castrovillari

«Vantaggi e danni dell’emigrazione nel Mezzogiorno d’Italia», in "Bollettino dell’Emigrazione", anno 1908, n. 13, pp. 31-37.

1907
Carmine Cassino, Fulvio Delle Donne
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Informazioni sul Documento

Data del documento: 1907

Forma del manoscritto: modern_print

Fonte: documentary

Testo del Documento (Italian)

1907

Quel giorno, 7 ottobre, costeggiando Lauria e Castelluccio, sempre fra le montagne, dalla Basilicata si entrò in Calabria. Breve sosta a Mormanno, paese di 4500 abitanti, a 850 metri sul mare. La popolazione è in diminuzione. I reduci dell’America comperano dei poderi che in questa zona sono meno poveri di quelli della Basilicata. I terreni seminativi e irrigati aumentano continuamente di valore.

I salari dei giornalieri sono da 1.50 a 1.70 con la spesa e di 2,50 durante la mietitura. I piccoli proprietari esprimono i soliti lamenti sulla loro rovina: interrogati sul perché i contadini se ne vadano in America, rispondono: ̶ se ne vanno perché qui non possono fare risparmi. Gli esempi di coloro che mandano danari e che al ritorno acquistano terre è contagioso. Le terre di buona qualità si vendono sino a 320 lire al tomolo.


Castrovillari

Scendendo per la via detta «la dirupata», la quale in pochi minuti da un’altezza di oltre mille metri sul mare, porta a 300 (e dove nello scorso giugno si era rotto il motore di un automobile in cui si trovavano il deputato degli Stati Uniti signor Bennet e lo scrivente) verso sera siamo arrivati a Castrovillari, capoluogo di circondario della provincia di Cosenza, con 9900 abitanti.


La mattina dell’8 ottobre si procedette ai soliti interrogatori in una sala della Sottoprefettura. Questa volta è il sindaco signor Turco che domanda a me quali rimedi si potrebbero adottare contro l’eccesso dell’emigrazione. Ed io gli rispondo sorridendo che, per mettervi un serio freno, bisognerebbe che non ci fosse l’America e si tornasse ai bastimenti a vela!

Il sindaco dice che le mercedi dei giornalieri sono più che raddoppiate; variano dalle 2alle 3 lire e si arriva alle L. 3.50. I viveri sono pure rincarati. Il vino costa 50 centesimi al litro e se ne spedisce molto negli Stati Uniti, facendolo pagare da 35 a 40 lire l'ettolitro consegnato alla stazione.

Il sindaco crede che I'emigrazione sia spontanea, non fomentata dagli agenti. I risparmi degli emigrati hanno fatto aumentare il prezzo delle terre più vicine al paese.

La zona più bassa è malarica.

Un curioso costume è questo: giovanotti che non hanno danari per il viaggio si sposano con solo vincolo civile allo scopo di usare il danaro della dote per emigrare e rimandano la celebrazione del matrimonio religioso al loro ritorno.

Il sindaco dice che molti emigrati tornano più per attaccamento alla patria che alla famiglia e per fare sfoggio delle poche migliaia di lire accumulate, con cui taluni acquistano dei pezzi di terreno più per vanità che per altro. La scarsità della mano d’opera è tale che il Municipio non trova più da sostituire uno spazzino e l’accalappiacani; ora sta per rimanere anche senza becchino!

Il sindaco racconta che la mania per l’emigrazione (e, si può aggiungere, per i relativi risparmi) è arrivata al punto che un padre ha rifiutato ultimamente di concedere sua figlia in isposa a un giovanotto se questi non va prima in America. Alcune famiglie dell’Alta Italia, venute qui per la cosiddetta colonizzazione interna, contrassero, come lo chiama il sindaco, il male del paese, ed emigrano esse pure in America.

Richiesto della sua opinione su possibili eventuali rimedi, il sindaco risponde che non dovrebbe essere permessa l'emigrazione ai giovani soggetti alla leva e che egli frapporrebbe ritardi burocratici, cominciando dal passaporto. Dice infine che proibirebbe l'emigrazione a chi lascia in paese la moglie e i figli nella miseria. (Al che gli emigranti obietterebbero facilmente che se ne vanno per la miseria appunto in cui si trovano le loro famiglie e per migliorarne le condizioni. Potrebbero aggiungere che le famiglie, che hanno il loro capo in America, trovano più facilmente credito presso i bottegai del paese).

Te terre dei dintorni di Castrovillari sono fertilissime e producono cavoli enormi e splendidi ortaggi.


[…]


L'ex deputato avv. Pace Francesco, possidente, informa che un suo fratello ha provato a far venire dal ferrarese cinque famiglie di contadini alle seguenti condizioni: 700 lire di salario annuo in contanti ad ogni lavoratore adulto, oltre la casa, il servizio medico, il chinino e la legna.

La scarsezza della mano d'opera, dice, è tale che gli convenne far venire il concime chimico da Napoli, non trovando uomini per il trasporto del concime naturale locale. Gli emigrati di Castrovillari sono da 3500 a 4000 […] Il proprietario avv. Muzio Pace dice che sta facendo l’esperimento di quattro famiglie di contadini fatte venire dal ferrarese alle condizioni già accennate da suo fratello. Questi contadini non si sono ancora acclimatati.

Nell'importare famiglie dall’Alta Italia la principale difficoltà consiste nel trovare contadini abituati alla mezzadria. Aggiunge che, neanche cedendole gratuitamente, ha trovato ad affittare certe sue terre incolte.

Otto anni fa diede dei terreni da dissodare ad alcuni contadini di Spezzano: costoro tagliarono la legna, poi la vendettero e coi denari ricavati se ne andarono in America.

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