La relazione di Adolfo Rossi sull'emigrazione - Spezzano Albanese

«Vantaggi e danni dell’emigrazione nel Mezzogiorno d’Italia», in "Bollettino dell’Emigrazione", anno 1908, n. 13, pp. 37-39.

1907
Carmine Cassino, Fulvio Delle Donne
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Informazioni sul Documento

Data del documento: 1907

Forma del manoscritto: modern_print

Fonte: documentary

Testo del Documento (Italian)

1907

Da Castrovillari s’andò il giorno 8 ottobre a Spezzano Albanese.

Il facente funzione di sindaco disse che, di 3500 abitanti del paese, 1500 sono in America e mandano risparmi alla Cassa postale. Le mercedi sono aumentate di un terzo, i reduci dall’America acquistano qualche podere, ma il territorio del Comune è disgraziato, senz’acqua potabile e soggetto spesso ad alluvioni che danneggiano i raccolti.

Mentre da una parte affluiscono i denari degli emigrati e le terre vicine al paese rincararono assai, dall’altra scarseggiano le braccia e le terre lontane subirono un forte deprezzamento.

Aggiunge che il paese è stato danneggiato più che avvantaggiato dalla ferrovia, perché all’epoca delle diligenze costituiva una stazione di sosta pei viaggiatori.


L’avv. Arabia depone nello stesso senso, notando che l’usura è ora quasi scomparsa e che le condizioni della pubblica sicurezza sono buone. Dice che i grandi proprietari resistono di più perché hanno maggiori mezzi, ma i piccoli sono condannati a sparire.

Il contadino Francesco Rullo possiede tre tomoli di terreno seminativo che, essendo assai magro, vien lasciato in riposo ogni quattro anni. Quest’anno con tre tomoli di grano ne fece dodici. Le mercedi dei contadini giornalieri sono all’inverno di lire una e cinquanta e qualche sardella: il pane se lo portano i lavoratori. All’estate due lire e qualche cosa di più durante gli otto o dieci giorni della mietitura.

Paga quaranta lire di affitto per un’unica stanza in cui abita con la moglie e cinque figli. Quattro di questi ultimi dormono in un solo giaciglio.

— A Spezzano — dice — i contadini stanno malissimo e anche i proprietari “stanno magri”.

— Perché vanno in America?

— E che fanno qui? All’inverno non abbiamo che fiumane e alluvioni.

— Nessuno li spinge?

— No. Chi ha il fratello, chi il parente che li chiama. Vuoi che rimangano qui a morire di fame?

— Perché non ci sei andato anche tu in America?

— Ebbi disgrazie in famiglia che mi trattennero a casa: ora sono troppo vecchio.

— E fanno bene gli americani?

— “Chi passa lo mare, la casa la compera”. Gli americani vanno ben vestiti. L’America è grande.

Un altro contadino, certo De Pasquale, descrive la povertà del suo podere che gli diede quest’anno appena il tre per uno del grano seminato.

— Al mondo — dice — vivono oggi i milionari, quelli che hanno uno stipendio e quelli che non possiedono nulla. I piccoli proprietari stentano invece a vivere facendo dei debiti perché sono obbligati a coltivare delle terre che non fruttano.