Informazioni sul Documento
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Destinatario: Nessun destinatario
Data del documento: 1892-08-09
Forma del manoscritto: modern_print
Funzione: narrative
Fonte: literary
Testo del Documento (Italian)
1892-08-09
FOGGIA (Ag. Stef. — Ed. sera), 9. — È giunto il ministro Lacava per inaugurare la linea Rocchetta - Rionero - Melfi; era accompagnato da molti deputati, fra cui Senise, Gianturco, Grippo. Il deputato Fortunato si troverà sul luogo dell'inaugurazione.
MELFI (Nostro telegr. — Ed. mattino), 9, ore 10 pom. — Sarebbe difficile descrivervi l'entusiasmo di queste popolazioni per la inaugurazione della ferrovia Santavenere - Rionero. Il treno inaugurale, ove eranvi il ministro Lacava, il senatore Del Zio, i deputati Fortunato, Senise, Gianturco, Grippo, Jannuzzi, è giunto alla stazione di Santavenere verso le sette del mattino. Circa mille persone, rappresentanti i Comuni o le Società operaie, attendevano il treno. Il treno ripartì fra grandi acclamazioni. Ad ogni stazione grandi applausi e ovazioni.
Le stazioni costruite dalla Società Adriatica sono ampie, belle, pulite, aerate. Il paesaggio, triste, verso Santavenere si anima man mano sotto il sole d'agosto. Si stendono sotto gli occhi grandi oliveti e vigne rigogliose. Alle stazioni di Melfi, Rapolla, Barile, Rionero il treno è accolto da grandi applausi. Ovunque si grida: Viva Fortunato! Fortunato, a cui devesi in grandissima parte la costruzione di queste linee, è acclamato vivamente. Anche Lacava è applaudito ovunque.
Malgrado i carabinieri, la folla invade in ogni stazione i vagoni di terza classe. È una vera festa popolare a cui tutti partecipano.
Giunti a Rionero, dopo una fermata di circa un'ora, il treno ritorna indietro fino a Melfi, ove gli invitati salgono nelle carrozze e si recano al Municipio.
Dinanzi alla facciata del palazzo municipale si scopre una lapide commemorativa di Angelantonio Lamonica, insigne cittadino melfitano, che nel secolo scorso seppe validamente difendere i diritti dei suoi concittadini contro la prepotenza baronale. Abele Mancini pronunzia un discorso assai forbito rammentando le virtù del Lamonica.
Eccovi poche notizie statistiche sulla linea inaugurata. Essa è lunga 26 chilometri; il maggiore pendio arriva a 28 metri per mille; sonvi ventidue gallerie, quindici viadotti. I lavori di costruzione, dovuti agli ingegneri Magliola, Fabris e Rondini, sono veramente ammirevoli, perché si dovette superare in grandissime parti le difficoltà di un terreno argilloso e franoso. Poscia ebbe luogo il banchetto offerto dal Comitato al ministro. Le mense vennero imbandite nel salone della piccola velocità della nuova ferrovia di Melfi. La sala, elegantemente addobbata, presenta un aspetto bellissimo; vi sono grandi tavole a ferro di cavallo; circa ottanta coperti. Dei giornali sono rappresentati la Gazzetta Piemontese, il Mattino, il Pungolo, il Folchetto. A destra del sindaco Pastore, alla tavola d'onore, siedono Lacava, Fortunato, Gianturco, Jannuzzi, Bovio. A sinistra il senatore Del Zio, Senise, Grippo, il prefetto Morelli. Sono presenti i sindaci di tutti i Comuni vicini.
Il sindaco saluta gli intervenuti e termina con un Viva il Re! a cui rispondono fragorosi applausi.
Il ministro Lacava parla circa tre quarti d'ora. Dice: «Il problema ferroviario in Italia non deve guardarsi soltanto dal tornaconto del prodotto ferroviario come fosse una semplice speculazione industriale, ma altresì considerarsi come fattore di civiltà o di italianità. Fra questi fattori va annoverata la legge 29 luglio 1879 sullo ferrovie». Passando quindi alla storia dello ferrovie, di cui oggi si è inaugurata una parte, rende omaggio a tutti i ministri da Spaventa a Saracco che vi contribuirono, specie al ministro Genala, a cui risale la prima convenzione del 1886. Di Genala, assente per curare la salute, legge quindi il seguente telegramma: «Essendomi impossibile assistere alla inaugurazione della ferrovia Melfi - Rionero, pregoti portare il mio saluto e fervidi voti a quelle popolazioni i cui interessi per sentimento di giustizia o di italianità difesi e alla cui gioia oggi mi associo».
Poi Lacava accenna pure con lode all'opera continua e attiva per le ferrovie della Basilicata degli onorevoli Del Zio e Fortunato, con cui collaborò allo stesso fine in Parlamento. Dice: «Se dal 1860 molto si è fatto nella Basilicata, molto rimane a farvi; non solo in alcune parti mancano le ferrovie, ma mancano strade pei rotabili. Sonvi fiumi o torrenti senza argini, senza ponti». Rileva quei della Basilicata avere due grandi qualità, cioè amore al lavoro e al luogo natio, nonché la virtù di attendere. Confida che quando le condizioni dell'orario lo permetteranno nessun Governo dimenticherà di venire in aiuto della Basilicata.
Lacava nel conchiudere dice non spettare a lui di esporre il programma del Governo e quanto fece e farà nell'interesse della cosa pubblica, ma bensì al capo del Gabinetto, che con gelosa cura o tenacità subalpina sta rilevando le sorti del Paese. Epperò Lacava soggiunge che egli, non facile a promettere, ma uso a mantenere, metterà ogni opera a rilevare le sorti dell'agricoltura, che è magna parens della Basilicata, lieto con se stesso se, durante la sua amministrazione, potrà lasciare qualche cosa veramente pratica, proficua e durevole. Infine saluta Melfi, la città dei normanni e degli svevi, dove all'alba del risorgimento patrio accorreva, come oggi, quale rappresentante del Governo del Re.
Il discorso del ministro è vivamente applaudito. Al punto in cui Lacava elogiò l'opera dell'onorevole Fortunato tutti si levarono in piedi per lo grida di: Viva Fortunato!
Fortunato, fra una vivissima attenzione, comincia a parlare lentamente, quasi perplesso. Poscia la voce diventa calda, vibrante. Esordisce schermendosi dalle lodi fattegli dal ministro. L'opera sua fu modesta. Dopo aver ricordato lungamente la storia delle Ofantine o i nomi di coloro che più alacremente spesero la loro opera, mostra come le ferrovie nel Mezzogiorno più che rispondere a un bisogno economico, più che essere un adempimento del dovere di giustizia, sono adempimenti di dovere di civiltà.
Quanto non fece l'istruzione obbligatoria, faranno le ferrovie. Lo ferrovie Ofantine costarono moltissimo, incontrarono e vinsero grandi difficoltà tecniche; ma furono un atto nobilissimo, inspirato a un sentimento di alta solidarietà nazionale. Concludo salutando Melfi, questo dolce ostello che Federico II chiamava Corona Regis. (Grandissimi interminabili applausi)
Dopo Fortunato parlano, molto applauditi, Buano, presidente della Deputazione provinciale, o Morelli, prefetto. Parlano poi Jannuzzi, deputato, e i signori Cittadini, Araneo e D'Andrea. Il banchetto finisce alle cinque fra una grandissima cordialità. Lacava e Fortunato ricevono ovunque grandi feste. Il treno inaugurale è ripartito per Foggia.