La Calabria nei bollettini del CAI

«La Calabria», in Bollettino Trimestrale della Società Alpina Meridionale, Anno 5, n. 2-3, Luglio 1897, pp. 52-53

1897
Carmine Cassino, Fulvio Delle Donne
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Informazioni sul Documento

Data del documento: 1897

Forma del manoscritto: modern_print

Fonte: literary

Testo del Documento (Italian)

1897

L’Appennino, venendo fuori dalle sue origini nel Genovesato, prende la direzione di sud-ovest, e la segue fino al grado quarantesimo primo di latitudine nord. Oltrepassato questo grado, si apre in due rami, si circonda d’un terreno sempre più stretto, finchè, passato il grado quarantesimo di latitudine nord, forma la catena del Pollino, che va da ovest ad est.

Nella catena del Pollino, il cui punto culminante ( Dolcedorme) è alto 2271 m., ed è il più elevato fra quanti monti formano l’ Appennino Meridionale, è il principio della Calabria. Ivi il territorio, che separa i due mari, il Tirreno ed il Jonio, è lungo circa settantacinque chilometri. In seguito si dilarga, poichè passata la Valle del Crati, cominciano i monti della Sila, appartenenti in gran parte alla provincia di Cosenza, in piccola parte alla provincia di Catanzaro, e finiscono nel golfo di Squillace, dove sboccano alcuni fiumi, che vengono fuori nel versante meridionale della Sila.

Nonostante la comparsa della Sila verso oriente l’ Appennino continua a prolungarsi ad occidente, formando una lunga cresta che sovrasta a Belvedere ed a Paola, e si eleva massimamente con la cima di Cocuzzo (1542 m.) sopra Fiumefreddo. Questa catena rimane separata dalla Sila per mezzo di alcuni affluenti del Crati e del Savuto ( Iazzi ed Ara), ed a sud è separata da’ monti successivi per il corso del Savuto, che viene dalla Sila. Passato il Savuto, altri monti s’incontrano, che partecipano della natura geologica della Sila. Primo fra essi è il Reventino, che domina Nicastro; ma subito dopo terminato il gruppo montuoso della Sila, il terreno si restringe nuovamente anche più della prima volta, e forma con l’istmo di Squillace, tra i golfi di S. Eufemia ad occidente e di Squillace ad oriente, il massimo restringimento, che si osservi in tutto il territorio italiano (28 chilometri).

Ivi fe’ Crasso scavare una fossa profonda per impedire a Spartaco il passaggio1. È quell’istmo come una strozzatura, poichè il terreno comincia subito a dilagarsi, quantunque molto più scarso della prima volta. Dilargandosi, piglia la direzione di sud-ovest, continuando la serie dei colli e de’ bassi monti, che formano la provincia di Catanzaro. Raggiunge la massima larghezza tra il Capo Vaticano ad ovest, e la punta di Stilo ad est, e poi, procedendo sempre a sud-ovest, ma nel centro della penisola, anzi un po’ più verso est, raggiungendo l’altezza di circa 2006 metri in Montalto, chìè la cima più elevata di Aspromonte, nucleo della provincia di Reggio, che si estende per tutta la rimanente penisola fino a’ capi delle Armi e di Spartivento ( Leucopetra degli antichi).

A questa regione compresa tra il Pollino ed Aspromonte fu dato nel Medio Evo il nome di Calabria. Veramente questo nome non era ignoto agli antichi. Virgilio ricorda un serpente calabrese:


Est etiam ille malus Calabris in saltibus anguis.2


Valerio Flacco parla del toro calabrese tormentato dallo assillo:


Continuo, volucri ceu pectora tactus asylo

Emicuit Calabris taurus per confraga septish3


Vero è che Strabone4 e Plinio5 ci fanno sapere che la Calabria di quel tempo era posta a sud della Peucezia, di modo che risponderebbe al luogo dell’attuale provincia di Terra d’Otranto. Ma que’ tori tormentati dall’assillo, che vengono fuori per luoghi inaccessibili alle chiusure, risponderebbero assai meglio a’ tori della Sila, ond’è ch’io non saprei che fare plauso al vecchio Gabriele Barrio, il quale opinò che si tralasciò talvolta ( interdum ) di fare uso del nome Calabria per essersi adoperata la denominazione di Magna Graecia6. Con questa denominazione si accennava all’abbondanza ed allo splendore delle colonie greche sparse su’ lidi della Calabria, ed al territorio ivi più esteso che nella Grecia propria. Egli è indubitato che Calabria era denominata Terra d’Otranto, ma è altresì vero che qualche volta questa voce si riferiva all’opposta contrada. Così troviamo che Ovidio parla de’ monti della Calabria:


Ennius emeruit, Calabris in montibus ortus7


E Pausania8, parlando d’un avvenimento intervenuto in Tempsa, dice di essersi incontrato in una dipintura, che la rappresentava: Νεανισκοι Σύβαριςκ καὶ Καλαβρός το ποταμός καὶ Λύκε πηγή, πρὸς δὲ ἐτου τε καὶ Τεμέσα ἦν ἡ πόλις etc. Dove il fiume Calabro non poteva certamente indicare un fiume in Terra d’Otranto, non essendovene alcuno, nè altrove che nell’attuale Calabria. Anche Solino attribuisce alla Calabria il Capo Vaticano9, che niente di comune ha con Terra d’Otranto.

Note

1 PLUTARIS,Crassus§ II.

2 Georgicon III. 425.

3 Argonanticon III. 581-582.

4 Geogr. VI, 3.

5 It N. III. 99. Lipsiae 1870.

6 De antiquitate et istu Calabriae lib. I cap. 2.

7 Artis amatoriae 409.

8 Graeciae Descriptio VI, 6, II. – Ed Isacio annotando Licofrone dice Temesa città della Calabria.

9 c. 2.