Informazioni sul Documento
Data del documento: 1903
Forma del manoscritto: modern_print
Fonte: documentary
Testo del Documento (Italian)
1903
La salita da Latronico al monte Alpi non presenta alcuna difficoltà alpinistica. Come si disse, la montagna ha due vette: l’orientale (1892 m.)1 è Santa Croce, da una cappella che vi fu eretta nel passato e di cui rimangono i ruderi delle fondamenta; l’occidentale è Pizzofalcone (1906 m.). Distano in linea retta circa 800 metri ed una sella vi si interpone all'altezza di circa 1825 m. Dalle due vette verso tramontana il monte scende dapprima con pendio ripido, ma uniforme, indi si protende in uno sprone più depresso, la cui pendice occidentale è solcata da valloncelli affluenti al già ricordato Cogliandrino, e dopo circa due chilometri e mezzo risorge nel monte Armizzone Armizzone (1427 m.), il quale può considerarsi come il contrafforte settentrionale del monte Alpi. Verso mezzodì, invece, si staccano dalle due vette due distinti contrafforti approssimativamente diretti verso Latronico, indi l'andamento curve della cresta, cui fu alluso in una precedente nota.
Il contrafforte, che si stacca da Santa Croce, è tutto roccioso, con una parte pressochè verticale rivolta a libeccio, e con una cresta sensibilmente uniforme che termina bruscamente in una balza presso Zusummuro. Il contrafforte che si stacca da Pizzofalcone è in parte boscoso, e dopo una tratta pianeggiante a piè della vetta (detta Piana fiorita) ed una sella, che verso occidente mena all’Acqua Sagreta, tributaria parimenti del Cogliandrino, s'erge a formare il Filetto (16564 m.) e poco dopo la Timpa Carlone (1534 m.)2 donde s'avvalla per le Coste di Zia santa alla strada nazionale ed ai Bagni di Latronico e in dolci ondulazioni fino al Sinni3.
Tra i due descritti contrafforti si interpone il vallone della Pietra Maloconsiglio, che appare come una squarciatura della montagna. Il nome veramente spetta ad un masso caduto dallo sprone orientale (e chi sa qual leggenda è annessa ad un nome così singolare), ma la carta 1:50.000 dell’I. G. M. I. lo segna lungo il vallone, il cui tributo, alimentato da sorgive, prende al piè della montagna il nome di Acque Zappetelle, scorre presso i Bagni di Latronico ed affluisce al Sinni.
Da Latronico appunto, dapprima per la strada nazionale, poscia per un sentiero che se ne stacea a destra, lungo un acquedotto, detto il muraglione (che pero non conduce acqua), si penetra nel vallone della Pietra Maloconsiglio. Un’erta mulattiera lo rimonta fino al bosco, che con quasi tutto il versante meridionale del monte Alpi è proprietà del comune di Latronico e che occupa una larga zona a piè delle due vette, in terreno poco declive, perchè ivi la squarciatura del vallone finisce.
Fino al bosco, e cioè fino a circa 1400 metri, si può quindi salire a cavallo. E non è poi disaggradevole lasciarsi portare da quei malguidabili muli, su quelle selle mal comode, o su peggiori basti, con quelle staffe discordanti dalle gambe del cavaliere, ma sicuro e senza preoccupazione per aspra via, poter spaziare lo sguardo sul panorama, che man mano sallarga e muta ad ogni risvolta, od osservare piante e rocce, o cianciare cogli arguti e sempre rispettosi mulattieri.
L'attraversamento del bosco presenta invece qualche difficoltà non vi sono sentieri continui, o la traccia loro si smarrisce; il suolo, formato di pudinga calcarea eocenica o di calcare cretaceo, eroso da solchi carsici, ha generato un’argilla gialla, sdrucciolevole, se bagnata; la vegetazione è folta e solo interrotta da radure, che servono alla raccolta della neve; i faggi vi muoiono di vecchiaia, perchè solo la macchia è tagliata ed esportata, e nel punti più comodi; l'arte forestale vi è ignota. Sonvi alberi atterrati dal fulmine che giacciono e infracidiscono e formano nuovi ostacoli. Uno potrebbe perdersi in quel labirinto, se le due vette dell’ Alpi, che si intravveggono attraverso la chioma dei faggi, non gli servissero di guida.
Dirigendosi verso la vetta occidentale si riesce più presto ad uscire dal bosco, e dopo di esso il terreno è sgombro, ripido, irto di testate di strati calcarei. È un’aggradevole arrampicata di poche centinaia di metri, tanto alla vetta occidentale, che alla orientale, che è più discosta, ma di pochi metri meno elevata.
1 La carta dell'I. G. M. I 1:50.000 dà la quota 1891 m., quella 1:100.000 dà 1892 m. Trattandosi di un punto trigonometrico ritengo si tratti di una correzione; tanto più che la stessa riduzione di 2 m. si trova dall'una all'altra carta anche nelle quote degli altri punti trigonometrici dello stesso quadrante. ↩
2 Timpa,Tempae l’accrescitivoTemponesono nomi che, senza alcun riferimento geologico, si danno nell’Appennino meridionale a vette ampie in forma di cupole. ↩
3 monte Alpi viene qualificato anche pertricuspidale, perché insieme alle due distiute vette diPizzofalcone e diSanta Croce si conta da alcuni l’elevazione delFilotto (1534 m.), da altri un punto segnato colla quota 1745 m. sul contrafforte orientale. Ma l'apparenza è decisamente bicuspidale. Lo stemma diLatronico consta di tre monti sormontati da tre stelle, ma lo stesso stemma hanno molti altri comuni della provincia (Album offerto dalla provincia diBasilicata alle LL. MM, il Re e la Regina d'Italia, eec. Napoli, 1884). ↩