Informazioni sul Documento
Data del documento: 1903
Forma del manoscritto: modern_print
Fonte: documentary
Testo del Documento (Italian)
1903
Un'ampia via carrozzabile s'inerpica sinuosamente lungo i fianchi del nevoso Serino e raggiunge all’ altezza di 800 metri il laghetto che dà il nome al capoluogo del circondario.
Non è difficile, lungo la via, nonostante l’imperversare della bufera, di constatare la verità circa gli antiquati sistemi d' agricoltura, gli irrazionali diboscamenti ed i dissodamenti pericolosi di terreni in pendio; anzi per la pioggia dirotta si vedono, pei campi non sostenuti a terrazzi, scorrere torrenti d’acqua limacciosa: e, più lungi, cessata la pioggia, appaiono livellati i lievi solchi della recente aratura, sempre più impoverita la terra e distrutta l'opera faticosa di lunghe giornate.
Arrivati alla sommità del monte s'apre dinnanzi lo spettacolo meraviglioso della Valle del Noce, la zona più prospera e relativamente felice della Basilicata.
I villaggi di Rivello, Nemoli e Trecchina e la grossa borgata di Lauria offrono uno spettacolo incantevole framezzo ai boschi di castagni e di querce ond'è seminata la valle.
Lauria divisa in due parti (superiore ed inferiore) nelle quali periodicamente si alterna l’ufficio Municipale, conta 10470 abitanti in confronto di 11145 che ne aveva nel 1881.
Ville moderne e sontuose già dimostrano, oltre al benessere della classe abbiente, una non comune abilità di costruzione. Gli abitanti di Lauria vanno famosi del resto a questo riguardo, per la loro specialità in fatto d'imprese di costruzioni, per cui molti, e nella stessa regione ed in America, seppero procurarsi ragguardevoli sostanze.
Già nella coltura dei poderi propinqui alla città, abilmente ridotti a terrazzi e scaglionamenti, nella disposizione delle vigne e degli orti, e quindi nella insolita pulizia delle vie, apparisce un senso di modernità cui l'occhio da qualche settimana ha dovuto disabituarsi.
Contrariamente a Lagonegro, ove nessuna comodità può offrirsi al forestiero, si trova a Lauria un ottimo albergo. La luce elettrica prodigalmente diffusa aumenta l'impressione di benessere quando cala la notte. Le condizioni generali del Comune sono discrete e più lo sarebbero, ove non vi esistesse una lotta acerrima fra partiti personali, la quale distoglie gli amministratori da un lavoro proficuo per le classi meno abbienti.
Oltre 900 famiglie vivono sparse nella campagna e, benché contribuiscano alle entrate del comune, usufruiscono assai poco dei benefici.
Qui mi avvenne di constatare per la prima volta come moltissimi abitanti del Comune sieno affatto privi di servizio medico, salvo per eccezionalissime circostanze, e come le constatazioni mortuarie non vengano fatte a domicilio: ma la famiglia sia obbligata a trasportare il cadavere alla sede municipale e quindi, a tutte sue spese, al cimitero. In queste condizioni è ovvio supporre che anche il beneficio dell’istruzione obbligatoria elementare riesce per molti affatto irrisorio, per quanto il Comune spenda quasi la metà delle sue entrate a questo scopo.
Non esiste che un medico condotto con 700 lire di stipendio per i poveri d’un paese di 11000 mila abitanti. Nessun ospedale e, solo 200 lire figurano in bilancio sotto il titolo di beneficenza comunale.
Non sono superflue queste indicazioni perché si riferiscono al comune della Basilicata, il quale, tra quelli da me visitati, offre maggiore parvenza di benessere.
Non è difficile comprendere come questo benessere sia riservato alle classi abbienti, mentre il contadino è mantenuto nello stato antico «di abbiezione, di ignoranza e di sconforto»: e non sarebbe quindi improbabile che da un momento all’altro si manifestasse ancor qui con violenza la tendenza emigratrice.
Da queste premesse è facile prevedere come qui il fenomeno emigratorio non sia guari allarmante. Si lamenta è vero una certa deficienza di braccia per l'agricoltura; ma non ne è causa speciale l'emigrazione, bensì la tendenza degli individui a dedicarsi ad occupazioni d'altro genere.
Si emigra per desiderio di lucro, ma col proposito costante del ritorno; è rara la famiglia, anche di medio ceto, che non abbia un membro in America e che da quello non riceva soccorsi o risparmi. Pur tuttavia l’enorme riduzione dell'industria armentizia che formava un tempo la fonte principale di ricchezza, è causa di disagio cui a stento sopperiscono i proventi dell’ emigrazione.
Non esiste affatto esodo verso l’America del Nord: il nucleo maggiore degli emigranti si trova nell’Argentina e, non ostante la crisi economica di quel paese, non si nota che si trovino in tristi condizioni. Moltissimi si trovano pure al Brasile, vari di essi vi possiedono delle fazendas al cui lavoro chiamano i compaesani. Certo Canciani Maurizio proprietario di una fazendas presso Juboticabal venne recentemente in patria e riemigrò, conducendo seco varie famiglie che colà si trovarono soddisfatte.
Muratori e falegnami in massima parte, trovano agevolmente lavoro: gli altri si dedicano al commercio minuto e si spargono in Centro America, nel Venezuela e nelle Antille. Ve n’hanno a Portorico in buone condizioni ed a Panama e Caracas. A Lauria notai con gradita sorpresa un accenno ad industrie locali che denotano la possibilità di trovarvi già pronta una buona maestranza, qualora sorgesse una intelligente iniziativa d'approfittare dei 500 cavalli di forza d'acqua, che vanno attualmente quasi del tutto perduti.
Numerosi telai di rozzo panno e di tele casalinghe di lino e cotone forniscono la regione, non bastando naturalmente al consumo. Varie concerie di pelli possono sostenere validamente la concorrenza dei grandi produttori, grazie alla grande quantità di foglie di mirto che si trovano nelle vicinanze e che servono quale sostanza tannica pregevolissima. Il vitto delle classi lavoratrici è quasi esclusivamente vegetariano, non avendo altro condimento che il lardo dei maiali che ogni famiglia alleva con grandi sacrifici.
Sarebbe assai desiderata qui la prosecuzione della ferrovia che fa capo a Lagonegro e che nel primitivo progetto avrebbe dovuto prolungarsi per la Valle del Noce fino a congiungersi con quella del litorale tirreno a Castrocucco, oppure proseguire per Rotonda e Viggianello fino a Castrovillari e Cosenza. Data la esiguità del traffico, mi par dubbia la sua urgenza e pericolosa, per le osservazioni già fatte, la sua costruzione.