Sulla strada delle Calabrie: da Lagonegro a Lago Sirino

"Guida d’Italia del Touring Club Italiano, vol. III – Campania, Basilicata, Calabria", Milano 1928, pp. 720-721.

1928
Carmine Cassino, Fulvio Delle Donne
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Informazioni sul Documento

Data del documento: 1928

Forma del manoscritto: modern_print

Fonte: documentary

Testo del Documento (Italian)

1928

È la Strada di Calabria fatta costruire, sul tracciato della romana Via Popilia, da Ferdinando IV Borbone dal 1774, con l’opera dell’ingegner Pasquale Landi, compiuta da Giuseppe Bonaparte e da Gioacchino Murat. Essa è tuttora, fino a quando non saranno compiute le due litoranee, la sola comunicazione stradale fra la Calabria e il resto della Penisola Italiana.

Strada in viva salita al Lago Sirino, poi pianeggiante o in lieve discesa fino al bivio per Lauria, di nuovo in salita fino al piano della Menta, ove si ridiscende in paesaggio dapprima brullo, poi a grandi curve fra bei boschi.

Oltre ponte Lao, salita viva, con numerose svolte, al Passo di Campo Tenese. Segue un lungo tratto pianeggiante, poi la discesa della Dirupata, una delle più ripide strade d’Italia, dal tracciato che è ancora il primitivo, col fondo stradale logoro e dilavato dalle acque e con solchi profondi che rendono disagevole il percorso. Quindi strada stretta da Morano a Castrovillari; di là a Spezzano larga, senza forti pendenze; da Tarsia, in viva discesa nella Valle del Crati, che risale pianeggiando (con rettifili, numerosi passaggi a livello, non custoditi). Salite e discese, poi tratto piano sino a Cosenza.


[...]


Lagonegro: dalla piazza si prende la strada a destra della parrocchia, che sale tortuosa, sboccando all’aperto per attraversare un profondo, pittoresco vallone. A destra si vede in basso l’aereo viadotto della Ferrovia Calabro-Lucana, che valica il profondo vallone del Noce, fra lo sperone del Castello e il cono di fronte. Riappare Lagonegro, pittoresco coi suoi tetti rossi. La vista si fa più completa quando la strada si alza sulle ultime pendici del Monte Sirino, di cui si intravede fra i castagni la vetta. In alto i fianchi del monte sono coperti da faggete. Più avanti, la conca di Lagonegro si rivela meglio, chiusa a O dal Monte Serralunga, che continua a NO col Monte Latile e col Monte Pennarone e a SE col Monte Coccovello [...] Si lascia a destra il Monticello m. 868 e ci si affaccia alla Conca di Lauria. Lo svolgimento inferiore di quella di Lagonegro è costituita dalla Valle del Noce, in cui confluiscono da NO la Valle del Lupo che scende dalla sella di Sapri, da NE la fiumara del Nemoli Bosco e il fiume Tórdea, che vi portano parte delle acque del gruppo del Sirino e da E e da SE il Vallone e il Fiumicello, che scendono dai due lati del Monte la Spina. A destra si scorge Rivello. La ferrovia Calabro-Lucana segue press’a poco il tracciato della carrozzabile. Si comincia a discendere fra grandi querce, castagni e ontani, e, sull’opposto versante della conca di Lauria, il pittoresco paese di Trecchina. Dopo poco appare fra gli alberi il piccolo specchio circolare del Lago Sirino, che rappresenta probablimente l’ulti¬mo residuo del grande lago pleistocenico che occupava la valle. Le sue acque limpide, in cui si riflettono le piante circostanti, prendono in certe luci un suggestivo colore verde.


- Bacino lacustre del Noce. Il lago che loccupava cominciava a N presso Lagonegro, lungo lattuale corso del Noce; sopra la cittadina si allargava, battendo contro i fianchi O e S della Serra Nucita e del Bitonto, poi contro lo sprone calcareo o dolomitico della ferriera di Nemoli e arrivava fino a Lauria; al di’ girava lungo le pendici N del Monte Messina passando per Trecchina, quindi attorno alle falde del Monte Coccovello e lungo le falde S della Serralunga. Aveva la forma approssimativa di un triangolo, col vertice a N di Lagonegro, lungo più di 16 km., largo al massimo 9, profondo più di 300 m. I suoi sedimenti sono rappresentati da banchi di conglomerati grossolani. Il lago deve essere sparito nell’epoca preistorica.