La relazione di Adolfo Rossi sull'emigrazione - Lagonegro

«Vantaggi e danni dell’emigrazione nel Mezzogiorno d’Italia», in "Bollettino dell’Emigrazione", anno 1908, n. 13, pp. 3-4, 24-27, 31.

1907
Carmine Cassino, Fulvio Delle Donne
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Informazioni sul Documento

Data del documento: 1907

Forma del manoscritto: modern_print

Fonte: documentary

Testo del Documento (Italian)

1907

Il 1° del mese di ottobre u. s. mi trovavo in viaggio diretto a Cosenza. Ero incaricato dal Commissario generale di verificare in qualche provincia di forte emigrazione per quali ragioni non funzionano i Comitati dell’emigrazione e studiare come e in qual modo si possa sostituirli. Essendomi fermato a Potenza per passare la notte, trovai all’albergo Lombardo una Commissione parlamentare della giunta d'inchiesta sulle condizioni dei contadini nelle provincie meridionali, composta del senatore Antonio Cefaly, presidente, dei deputati F. Nitti e G. Raineri, del professore di geologia, G. De Lorenzo, del prof. Azimonti, direttore della locale cattedra ambulante di agricoltura, del delegato tecnico prof. Ernesto Marenghi e del sig. F. Montesanto, segretario. Informato dello scopo del mio viaggio, il presidente on. Cefaly mi disse che quel giorno stesso la Commissione aveva iniziato una serie di escursioni nella Basilicata e nella Calabria e che una gran parte degli interrogatori che faceva ai proprietari ed ai contadini riguardava i vantaggi e i danni dell'emigrazione.

Aggiunse che nella mia qualità di Commissario della emigrazione avrei potuto essere un utile membro aggregato alla Commissione e m'invitò gentilmente a seguirla e a partecipare ai suoi lavori, osservando che siccome la Commissione stessa disponeva di una buona automobile, avrei potuto compiere assai rapidamente un viaggio che da solo e con le carrozze avrebbe richiesto dei mesi. Non potevo far altro che ringraziare il Presidente, informando il Commissario generale del cortese invito, e il giorno appresso continuai il viaggio con la Commissione.

[…]

Da Moliterno si prosegui il viaggio verso Lagonegro - (700 metri sul mare) ove si arrivo alle 4 pom. a Il cav. Piccardi, grosso proprietario, un vero campione della robustezza di questi montanari, egli ha 81 anni e va ancora a cavallo, afferma che quantunque paghi ai salariati mercedi relativamente scarse, non può più tirare innanzi. I giornalieri che fino all’anno scorso prendevano una lira, vogliono ora 1.25 e il vitto. Le donne, che prima si contentavano di 30 centesimi al giorno, ne vogliono ora da 60 a 75.


— Perché emigrano? gli si chiede.


— Vedono tornare i paesani col soprabito e il sigaro in bocca e vogliono andarsene tutti. È innegabile che mandano risparmi: il danno è per noi. Come consigliere provinciale ho sostenuto una proposta di far pagare 10 lire di tassa per ogni passaporto.


Crede all'influenza degli agenti di emigrazione.


Racconta che tre emigrati di Lagonegro risiedendo per lunghi anni all'estero sono diventati milionari. Uno, il sig. Grisolia, è tornato con un milione. Anche i signori Jannuzzi, che si son fatte bellissime posizioni nel Brasile, sono di Lagonegro.

Il cav. Piccardi dà queste informazioni senza commenti e senza malizia, ma in altri Comuni ho notato che quando certi proprietari fra i più danneggiati dalla emigrazione alludono agli emigrati diventati ricchi, ne parlano con manifesti segni di stizza e d'invidia, dubitando che quelle rapide fortune siano state accumulate onestamente. Il facente funzione di sindaco informa che la popolazione di Lagonegro, la quale era di circa 6000 nel 1881, è diminuita ora di un terzo in causa dell'emigrazione. Una piccola industria locale è la tessitura della lana. Una volta la pastorizia era la principale industria. I beni ecclesiastici servivano al pascolo.

Il facente funzione di sindaco è proprietario e parla delle rendite assai scarse e della povertà della terra che spesso è nuda roccia, Riconosce che i contadini emigrano, quantunque i salari siano aumentati, perché la terra non rende e i proprietari non trovano conveniente far lavorare a così alte mercedi.

Crede che il governo dovrebbe favorire in Basilicata l’industria pastorizia per farla rifiorire.

Vincenzo Riccio, vecchio contadino di 71 anno, coltiva un magro podere distante quattro ore di cammino dal paese. — Che vuoi fare — dice con frase scultoria nella sua semplicità — con questa acerba montagna? Qui non si può vivere. Stiamo male noi e stanno male anche i proprietari.

Ha un figlio in America: un altro fa ora il soldato.


Un perito di terre spiega con particolari tecnici la sterilita di queste montagne. I terreni ritenuti migliori si possono acquistare con 10, 12 o 15 lire il tomolo, e intanto è curioso notare che per fare sperimentale si è comperato un podere di sette ettari pagandolo 8000 lire.


Altri contadini spiegano, facendo i loro conti annuali, quanto sia difficile ricavare dai poderi il prezzo dell'affitto.


Il contadino Caiaffa racconta che dovette decidersi ad abbandonare il suo fondo infruttifero.


— Zappi dice - e poi non raccogli.

— Perché non l’hai venduto?

— E chi vuoi che lo prenda? sono tutti sassi.

Racconta che all'inverno per mangiare deve prendere spesso 10 lire in prestito.

— Che cosa avete mangiato oggi?

— Stamane due peperoni e patate e oggi nel pomeriggio un po' di pasta e fagiuoli.

Racconta che aveva quattro figli e che gli sono morti di carbonchio, si suppone dopo aver mangiato carne di pecore morte di malattie contagiose, carne messa sotto aceto.

L’unico suo figlio superstite si trova in America, di dove gli ha mandato 1000 lire per restaurare la casa.

[…]

La mattina del 7, mentre si preparava l’automobile per la partenza da Lagonegro, interroghiamo due medici del luogo, i quali informano che, in causa della povertà del suolo, si emigrava anche anticamente dal paese: gli abitanti di Lagonegro andavano a Napoli, prima del 1860, a farvi i cioccolattieri e i calderai. Il dott. Alviano possiede vari poderi di circa 150 ettari complessivamente e afferma che non ricava neanche da pagare lo 800 lire d'imposta fondiaria. Produce qualche ettolitro di vino per uso della sua famiglia ed ha fatto il conto che gli viene a costare lire 1.25 al litro. Dice che quando sì ricava dal grano il sei per uno, si pagano appena le spese.

L’emigrazione ha creato in Lagonegro una piccola borghesia chiamata americana: sono reduci dagli Stati Uniti o dall’Argentina, che hanno una piccola rendita dalle tre alle cinque lire al giorno e si contentano di vivere con essa, senza lavorare, come altrettanti pensionati, con la sola ambizione di diventare consiglieri comunali o presidenti della Società operaia. Vi sono circa cento famiglie di questo genere.