Informazioni sul Documento
Data del documento: 1902
Forma del manoscritto: modern_print
Genere: historiography
Funzione: narrative
Fonte: documentary
Testo del Documento (Italian)
1902
In una delle vaste sale di questo Tribunale, gentilmente concessa dall’ottimo Presidente Cav. Granata, si è tenuto il Comizio pubblico indetto per la costruzione della Lagonegro - Castrovillari.
Il Comizio è riuscito imponente, meno pel numero degli intervenuti che per l’eletto uditorio, formato, in gran parte, degli avvocati di questo foro, delle Rappresentanze dei paesi del Circondario e di molti altri cittadini d’ogni classi.
Certo, se il tempo fosse stato meno orribile, il numero degli intervenuti sarebbe stato davvero eccezionale anche perchè molti Rappresentanti delle Calabria, recatisi a Roma, vi avrebbero assistito.
Pertanto, vi hanno preso parte tutte le Autorità Municipali, quelle di Lauria, di Rotonda, di Viggianello, dei due Castelluccio e di molti altri Comuni, nonchè i Consiglieri Provinciali Zaccara, Dagosto, De Filpo e Mango.
Dichiarato aperto il Comizio dell’Egregio e chiaro Presidente Cav. Uff. Scaldaferri, si è data lettura dal Segr. Cav. Ferrara dei numerosi telegrammi di adesione, tra’ quali quelli del Sindaco di Cosenza, del Sindaco di Castrovillari, del Pres. del Cons. Prov. di Cosenza, degli Onorevoli Mango, Giusti, degli Avv. Seraceni, Senami e di molti e molti altri dei paesi delle due provincie.
Il Presidente ha letto un elaborato discorso, lamentando l’obblio in cui sono caduti, per opera dei governi, i nostri luoghi, dove pure è inesauribile ricchezza latente – dove non mancherebbero le risorse di fiorenti industrie e del commercio, rialzando le misere condizioni di queste popolazioni, messe troppo a dura prova nei sacrifizii loro sempre imposti! E dopo un felice ricordo del nostro risorgimento, ha terminato il discorso con un appello a quanti hanno in alto il sentimento della giustizia per propugnare la causa di queste derelitte contrade, e invitando tutti a far parte della Commissione che si recherà a Roma per esternare a S. E. il Ministro dei LL. PP. i voti del Comizio.
Dopo ciò prende la parola il relatore del comitato Avv. Dagosto, che pronunzia un lungo discorso, che ci è impossibile riferire, ed anche riassumere ampiamente. Per darne un pallido sunto diremo che esordì notando che non dalla Camera dei deputati, ma dal paese che pensa e lavora partirono gli studii e le ricerche che hanno portato alla dimostrazione delle vere ragioni per cui il mezzogiorno d’Italia è in progressiva decadenza di fronte alla crescente prosperità del Nord. Rileva che questi studii forzarono le porte di Montecitorio, e la Camera fu costretta ad occuparsi del problema Nazionale del Sud; ma che il risultato fu sconfortante, perchè ebbe principalmente, come risultato, le solite buone parole, le solite assicurazioni, e la votazione delle linee del Sempione. Passa poi la quistione più piccola della Basilicata, quistione che dice meritevole di uno studio speciale, offrendo questa regione lo spettacolo di un’alta natalità, e nello stesso tempo di una diminuzione della popolazione, unica in Italia, e che ha raffronto ed analogia, anche per altra regione, a quello che avviene in Irlanda. Fa un quadro tristissimo delle condizioni del Lagonegrese, privo di viabilità, oppresso dai debiti, con proprietà non coltivabile per mancanza di braccia, di capitale, e quindi diventata passiva, con la malaria che raggiunge una percentuale massima, ed aggiunge che la vita è impossibile, è insopportabile dove molti paesi restano per settimane separate tra loro e dal consorzio umano. Quindi l’agitazione, più che un diritto è uno stretto dovere. Nota che non vi è una sola provincia che non abbia più ferrovie, mentre il Lagonegrese che è più esteso di molte singole provincie d’Italia, è appena lambito da pochi chilometri di ferrovia. Il circondario poi è limitrofo ed altri, che sono anche essi nelle stesse condizioni, onde ne risulta una plaga sfornita di viabilità, che non ha certo riscontro in tutta Italia, e forse neanche in tutta l’Europa. E pure la legge del 1879 aveva in parte provveduto con la Eboli Reggio interna.
Rifà la storia legislativa della linea, rilevando che essa è l’unica della Tabella A – non costruita, mentre si sono costruite anche le meno importanti della tabella B, moltissime della tabella C, e parecchie altre votate con leggi posteriori.
Non si dichiara nè scettico, nè troppo fidente nello avvenire; mentre si allieva del risveglio dello spirito pubblico, che è la forza di travolgere ogni ostacolo che si opponga allo adempimento delle promesse e dalle leggi. Dice che se lo Stato avesse continuato a tenere stretti i cordoni della borsa, per tutte le spese di opere pubbliche, ci troveremmo di fronte ad un programma discutibile, e forse anche apprezzabile; ma poichè alcune spese si dicono indispensabili, tra queste non deve essere trascurata il completamento dell’Eboli Reggio, che se non è un ottimo affare finanziario, rappresenta un dovere di equità, umanità, e la riparazione di una ingiustizia unica. Giacchè si dice impossibile lo allacciamento a Castrocucco, il completamento può ben farsi con la variante a Castrovillari, soddisfacendo così gl’interessi nostri e quelli della abbandonata provincia di Cosenza.
Finisce rilevando che già comincia a farsi strada la voce che le linee complementari debbansi costruire coi sussidii chilometrici, dimostrati già insufficienti, e dimostra con ragioni giuridiche che senza offesa ai diritti quesiti, di tali sussidii non si potrebbe parlare pel completamento della Eboli Reggio. Se ne parlerà, se si faranno promesse in tali sensi, le popolazioni comprenderanno subito che non si vorrà finalmente riparare ad un vecchio torto; ma che si vorrà ammanire ad esse una centesima razione di erba trastulla.
Al Dagosto segue il Cav. C. Pesce, Sindaco della Città. Il C. Pesce legge un elegante e forbito discorso, facendo la storia della Eboli Reggio interna, e salutando tutti, in nome della Cittadinanza che si associa all’agitazione, e dimostrando la necessità del prolungamento della strada, che non può e non deve qui arrestarsi, dove perde i caratteri della ferrovia per assumere quelli di una modesta travia a vapore!
Prende, in ultimo, la parola il Cons. Provinciale Avv. G. De Filpo.
L’acqua batte persistente sui vetri dei balconi dell’ampia sala, ma non impedisce di ascoltare con crescente simpatia l’oratore, il quale esordisce con un nobile saluto che porge, in nome della valle del Mercure, alla cittadinanza di Lagonegro. Prosegue affermando che la ritardata esecuzione della legge 1879 sia dipesa dalle nostre condizioni parlamentari, mancando nei Rappresentanti l’affermazione della coscienza del dovere politico, che si disimpegna indagando i bisogni dei popoli, e propugnandoli e difendendoli.
Poi, prosegue ascoltatissimo, con calda e simpatica parola.
«Sempre identica la causa, un altro nemico delle nostre complementari, io vedo nella direttissima Roma-Napoli, che, nel mentre non varrà a risolvere le gravi questioni che travagliano la grande e sventurata Città, ben meritevole di ogni considerazione da parte dello Stato, assorbirà quei milioni che potrebbero e dovrebbero meglio spendersi a beneficio delle derelitte contrade del Mezzogiorno.
Questo nemico è creato ed alimentato proprio dai nostri parlamentari del Sud, i quali, pur sapendo di non poter risolvere a questo modo i problemi della grande Capitale del Mezzogiorno, chiedono questo gaspillage di milioni per darsi l’illusione di una completa rivincita sui parlamentari del Nord».
Ma vuotate, o rese esauste le casse dello Stato da questa spesa che, secondo i calcoli migliori, varia dai 60 ai 90 milioni, voi comprendete di leggieri che resterà disponibile solo il fondo… delle illusioni.
«Queste le ragioni che combattono le nostre complementari, ci vietano di stendere la mano alla forte provincia di Cosenza, di dare uno sbocco ai nostri benchè scarsi prodotti, e di vedere uscire le nostre popolazioni dalle strettezze della miseria nella quale si dibattono da tempo.
Ma questo scetticismo, o Signori, che io credo comune a molti di voi non potrà, non dovrà affievolire le nostre forze, o la gagliardia dei nostri propositi – non dovrà scoraggiarci nell’aspra via della lotta, della lotta ineguale che combattiamo contro quelli del Nord – che, destituiti di ogni sentimento di giustizia distributiva, intendono comuni soltanto i sacrifizii e non i vantaggi che dobbiamo – aspettarci dalla patria comune.
Nè per questo noi smarriremo la diritta via: non soffieremo nelle masse per secondarne le morbose tendenze – e lontano da noi il pensiero di sfruttarle, non presenteremo dinanzi a loro il vago miraggio di inattuabili ideali – ma vi porteremo la nostra parola, perchè si ridesti in loro, insieme alla coscienza dei doveri, la piena coscienza dei diritti. Fedeli alle istituzioni che ci reggono, desidereremmo un governo che sia vera e sincera espressione dei nostri ideali, in cui vi trovi posto l’eco dei nostri bisogni e dei nostri dolori.
Imperocchè, o Signori, a 40 anni di distanza dal nostro riscatto, quando non ancora è del tutto spento il ricordo degli antichi governi che imperavano nella nostra patria, nulla più deve sinceramente addolorarci che il saperla ancora divisa in due, nell’Italia del Nord e nell’Italia del Sud – conseguenza delle partite ingiustizie che da noi del Sud.
Ed ecco perchè qui ci troviamo affratellati e stretti da un sol pensiero: quello di far pervenire al Governo queste voci di protesta e di dolore – e perchè venga in nostro aiuto, e ci consacri con legge novella i nostri diritti.
Questo saluto e questo augurio io presento a voi, Cittadini di Lagonegro – a voi, cui mi sento anch’io legato da mesti e cari ricordi – a voi che sintetizzate nobilmente e fedelmente con la costanza dei vostri propositi – con la lealtà del vostro carattere – con la vostra operosità – sintetizzato il pensiero di tutto il Circondario – di cui siete i naturali difensori, e che affida a voi, fiducioso, la difesa di questa santa e nobile causa.» (Vivissimi applausi e congratulazioni).
Al Cav. De Filpo segue il Cons. Prov. Mango, che legge l’odine del giorno, approvato ad unanimità.
Intanto l’on. Presidente – forse preoccupato della presenza del delegato, guardie e carabinieri, che con zelo affettuoso vegliavano alla nostra salute… - si è affrettato a dichiarare (temprando i suoi ardori giovanili, così bene sfruttati dal secondo oratore) che l’agitazione s’intendeva fatta in armonia delle istituzioni che ci reggono – ed ha proposto che sian fatti subito pervenire per telegrafo, al Governo del Re, i voti del Comizio. – E così vien fatto.
Ma mentre mi affretto ad uscire dalla sala per andare ad… orizzontarmi sui futuri prossimi tracciati ferroviarii… odo la voce di un dissidente della Valle del Sinni, che, fermato un amico della Valle del Mercure, gli dice, tra il serio ed il faceto: a quando il traforo del vostro Pollino?
E l’altro, di rimando: sempre dopo che la vaporiera sarà uscita sbuffante dalle… pianure del Sinni.
Purtroppo rispondo io – avete entrambi ragione, perocchè i Governi hanno il pensiero di traforare solo le nostre… tasche!