Castelluccio

L. Petagna, M. Tenore, G. Terrone, "Viaggio in alcuni luoghi della Basilicata e della Calabria Citeriore, effettuato nel 1826", Napoli, nella Tipografia Francese, 1827, pp. 39-41.

1827
Carmine Cassino, Fulvio Delle Donne
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Informazioni sul Documento

Data del documento: 1827

Forma del manoscritto: modern_print

Fonte: documentary

Testo del Documento (Italian)

1827

Alle 3¼; lasciato quell'ingrato suolo, ci siam trovati in mezzo a boschi di castagni e di cerri, sparsi di coltivazioni di biade e lino. Queste stesse coltivazioni, rese più generali, ci annunziano la vicinanza di altro cospicuo villaggio: noi infatti siamo pochi discosti da Castelluccio. La strada per un’ora circa di cammino prima di questo paese, sembra aperta fra continui giardini piantati di querci, noci, ciliegi, e viti. La Physalis Alkekengi ci si mostra copiosa lungo la strada. Alle 4 siamo a Castelluccio, altra stazione di posta dopo Lauria, perciò, non più di circa 10 miglia dall'altro discosta; ma per le quali sono state impiegate 4 ore. Ridente è la situazione di Castelluccio; esso domina una immensa vallata nel cui fondo scorre il Mercure; e trovasi su di un orizzonte, dal quale libero l’occhio scorre per estese ondulazioni di lunghe catene di monti, di cui quelle del lato sinistro appartengono alla Basilicata, e quelle del lato diritto si prolungano colle contigue catene di Campotenese e di Calabria. In pittoresca situazione, sull' opposta sponda del Mercure sorge il villaggio di Rotonda; vicinissimo sembra esso a Castelluccio, ma pur da questo per dieci miglia è discosto, che si compongono della sola discesa e salita della valle del Mercure. Guardato dalle falde della valle, Castelluccio, comparisce anche più bello e ridente, per la rilucente bianchezza di tutto il suo fabbricato, che rammenta l'eleganza e la freschezza de più comodi villaggi inglesi. Le donne di questo paese fanno uso di picciolissimi grembiali di pelle, vagamente traforati con diversi graziosi disegni: curiosa costumanza invero, mentre per la loro estrema picciolezza, quei grembiali non possono servire ad uso veruno. Gli edifizi disposti in anfiteatro, dalla falda alla cima del monte, hanno anche qui provocata la divisione del paese in superiore ed inferiore, ossia di soprano e sottano. La strada attuale attraversa un infelicissimo budello di quest'ultimo, largo appena per dar passaggio ad un solo legno. Fortunatamente quanto prima anche questo inconveniente sparirà, e la strada costeggerà il paese attraversando i vicini campi. In questo momento la troviamo barricata affatto dai materiali e dagli ordigni elevati per restaurare una casa. La lentezza e la mala voglia con cui questa gente si è disposta ad aprirci un passaggio, chiaro dimostra non esserci punto preparata. Infatti, oltre ai carri del Procaccio, è ben difficile veder passare altre vetture per questi luoghi. Il corriere lascia la diligenza a Lagonegro; e quantunque sull'itinerario postale si trovassero disegnate le stazioni delle successive poste fino a Reggio, tuttavia bisognerà sempre intenderle per poste di cavalcature.

Gli olivi e le noci rivestono gran parte di questi bassi monti: si miete l'avena, i granoni si mostrano bellissimi; migliora la qualità del terreno, perché sottoposto a monti calcari stratificati; predomina in esso la creta imbrattata di ossido di ferro; l'argilla vi abbonda meno che nel campo di Galdo, ed in tutto il territorio di Lauria e di Lagonegro. Fuori Castelluccio, le viti miransi maritate ad aceri alti abbastanza per potervisi coltivar sotto il grano ed il granone. Più appresso, dove la qualità del suolo si presta meno a questa doppia coltura, le viti son tenute basse, perché coltivate sole. In questi campi abbondano anche i fichi, e non poche piante fruttifere. Scendendo da Castelluccio ed avanzandosi verso la vallata del Mercure, la qualità del terreno cambia affatto; e trovasi in gran parte composto di pura argilla bianca, di cui la forza dell' aratro non basta a tagliare le grosse zolle; malgrado ciò, non vi mancano viti tenute legate a corti pali, e disposte a tal distanza da poter tra le loro file coltivare il grano. Prima di giungere al Mercure, su di un bel ponte di fabbrica passiamo un torrente che vi si scarica.