Dal monte Raparo al monte Alpi

"Monte Raparo e Monte Alpi", in «Rivista Mensile del Club Alpino Italiano», vol. XVI, n.1 (gen. 1897), pp. 10-11.

1897
Carmine Cassino, Fulvio Delle Donne
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Informazioni sul Documento

Data del documento: 1897

Forma del manoscritto: modern_print

Fonte: documentary

Testo del Documento (Italian)

1897

Monte Raparo 1763 m. e monte Alpi1 1801 e 1906 m. ( Appennino Lucano2). — Quando il 18 settembre 1889 vidi, per la prima volta, queste due montagne dalla Cima del Papa (2007 m.), feci proponimento di visitarle, ed a tale scopo, essendomi prima mancata l’opportunità, partii il 9 settembre ultimo da Napoli, alle 7,45, insieme al collega Emilio Maltese della Sezione di Roma.

Alle 14 scendemmo alla stazione di Montesano, ed in carrozza, per la regione Tardiana e la Serra della Cessuta, giungemmo alle 18,30 a Moliterno.

Alle 6 del dì seguente partimmo, accompagnati da una guida. Dopo la fontana di Arsieno, salimmo sulla strada in costruzione, che andrà a Lauria, sulla quale camminammo fino al ponte di Maglie, ove, preso un sentiero a sinistra, cominciammo a salire. Superate varie «timpe»3 per lunga via quasi piana, alle 10,45 raggiungemmo la vetta di M. Raparo. Ammirato il panorama: le valli della Basilicata, il M. Alpi, la Cima del Papa e la vasta giogaia del Pollino ( Serra Dolcedorme 2271 m.), a mezzogiorno cominciammo la discesa. Alle 13,20 ci trovammo sopra una vetta, detta Vera Croce (1673 m.4), e poi, smarrita la via, percorremmo tutta la falda ovest del monte, finché riuscimmo a scendere alle ore 17 nel fondo della valle, presso il torrente Raganello. Alle 18 giungemmo a Castelsaraceno.

Il giorno 12, accompagnati da altri signori del paese, partimmo alle 5,30. Seguimmo il sentiero, che mena a Latronico, fino alla contrada Pantanello, e poi, volgendo a destra, entrammo nel bosco.

Alle 9,20 raggiungemmo la cresta e mezz’ora dopo la vetta orientale, ove facemmo colazione presso il segnale trigonometrico. Alle 11 partimmo, e, percorrendo il profilo della cresta, dopo 50 minuti ci trovammo sulla vetta occidentale, che supera la prima di soli 15 metri. Il panorama, alquanto simile, è più vasto di quello che si ammira dal Raparo. Alle 12,30 scendemmo nella sella tra le due vette, e visitammo alcuni filoni di marmo. Salutati gli amici, che ritornarono in paese, scendemmo pel versante opposto, prima attraverso un ripido bosco e poi per un comodo sentiero, in ore 3,45 a Latronico.

Il mattino seguente, alle 6, partimmo in carrozza. La strada, dopo aver percorsa la falda meridionale del M. Alpi, valica su due bellissimi ponti il Cogliandrino ed il Sinni e poi, dopo aver superato con ripida salita la Serra Cavallo, diramazione del M. Serino, scende a Lagonegro, ove giungemmo alle 12. Salutato il collega Maltese, che si recava in Calabria, alle 13,30 partii per Napoli.

Note

1 Questa interessante montagna è pure chiamataAlpe,Arpa,Arpe. Credo opportuno di riportare il nomeAlpi, segnato sulla carta del R. I. G. M.

2 Nel mio modesto lavoro:Sui monti dellaBasilicata , pubblicato nel “Bollettino del C. A. I.” vol. XXIII (n. 66) si trova, a pag. 216, qualche notizia relativa a queste due montagne. Esse, a quanto mi è stato riferito, sono state ascese parecchie volte da scienziati e cacciatori, però la notizia delle loro ascensioni si presenta ora per la prima volta nelle pubblicazioni del Club Alpino Italiano.

3 Sono così chiamate le vette ampie, a forma di calotta sferica, così frequenti nell’Appennino meridionale.

4 Questa vetta è chiamataVera Croce e nonVerro Croce, come il R. I. G., per errore, ha segnato sulla carta. Tal nome è dovuto al fatto che gli abitanti diCastelsaraceno, piantate varie croci sulle vette circostanti, chiamarono vera, quella sulla vetta da noi visitata, perché posta più in alto delle altre.