Mormanno: il suo nome e il suo territorio [estratto 1]

"Note e documenti per la storia di Mormanno", in «Archivio Storico per la Calabria e la Lucania», anno 1941, Roma, Società Magna Grecia, pp. 161-163

1941
Carmine Cassino, Fulvio Delle Donne
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Informazioni sul Documento

Data del documento: 1941

Forma del manoscritto: modern_print

Fonte: documentary

Testo del Documento (Italian)

1941

Nell’estrema parte settentrionale della provincia cosentina tra un groviglio di monti folti di macchie di ginestra, di castagni e di alberi d’alto fusto ed intagliati profondamente da gole dirupate nel fondo delle quali strepitano acque, si erge Mormanno che ha le sue acque scaglionate su due brevi colli posti di fronte e separati dal fondovalle. Una di queste due parti, la più antica detta per tradizione la Costa, si aggrappa ad un roccione che a ponente cade a picco sul fiume. Battentieri che ha le sue origini nella pianura di Campotenese. L’altra sembra quasi porta a guardia della linea di confine calabrese spaziando su un’ampia visione di terre traversate dal Mercurio-Lao cui fanno da sfondo l’ alpe di Latronico, monte Serino e più a sinistra, volte verso il Tirreno, le montagne che si susseguono asprissime fino a Papasidero ed alla Scalea e che nascondono inesorabili il mistero di tanti monasteri ed eremi basiliani.

Un paesaggio vario e grandioso ricco di storia e di memorie: una zona questa al confine calabro- lucano importantissima sempre in tutte le età e dove le tracce e l’opera dell’uomo si susseguono ininterrotte per millenni. Non così però sulle montagne dalle quali domina Mormanno; su queste alture manca ogni traccia umana per il periodo più antico, perché la configurazione naturale di questi luoghi alti, freddi ed impervii vi impedì da prima uno svolgimento continuo di vita sociale che invece soltanto vi si ebbe e ininterrottamente a partire dall’alto medioevo, quando per il bisogno di maggiore sicurezza ed il desiderio di dominare le piane, le montagne più aspre si coronarono di sedi stabili.

Tuttavia la regione intorno all’attuale Mormanno non era ignota ai Sibariti del VI sec. a.C., i quali proprio attraverso essa si allacciavano alle loro colonie poste sul Tirreno. Infatti la loro via commerciale dopo aver raggiunto la pianura di Campotenese seguiva il corso del Battentieri fin quando questo usciva dalla contrada Pantana e poco prima dell’attuale abitato di Mormanno lo abbandonava per volgere a sinistra e per il Vallone ed il torrente Omprece raggiunge il Lao e quindi il mare1. Una minore diramazione di questa strada continuava a discendere lungo il Battentieri fino alla sua confluenza con il Lao e quindi il mare1. Lao dove convergevano altre vie provenienti dalle contrade interne dell’attuale Lucania. E cioè nei pressi dell’attuale stazione ferroviaria di Laino Bruzio dove nella località di S. Primo e di S. Gada sono copiose le tracce umane di ogni età e dove sorse una misteriosa città che cela ostinatamente il suo nome2. Strada quest’ultima che continuando quella percorsa dagli indigeni della zona alimentava i commerci di Sibari con l’interno della regione.

E tra l’intrico delle montagne che si susseguono e si accavallano dalle prime colline intorno a Morano fino al corso del Lao si svolse la prima frase della guerra del 389-390 a.C. tra i Thurini ed i Lucani. Infatti questi agli inizi della lotta ritirandosi dalla pianura nelle montuose terre già da essi possedute furono inseguiti dai Thurini che si impadronirono di un castello che saccheggiarono. Imbaldanziti dal successo si spinsero dietro il nemico attraverso le aspre montagne che discendono al Tirreno, fino a che i Lucani riuscirono ad attirarli in gole strette e dirupate serrandoli finalmente in un piano circondato da alti monti dal quale era impossibile sfuggire3. La descrizione dei luoghi che risponde perfettamente a quella della zona potrebbe quasi far pensare di ubicare sul posto dell’attuale Mormanno questa fortezza lucana di cui Diodoro tace il nome. Se non che l’ipotesi è vana dato che nessuna documentazione abbiamo per tale identificazione che sarebbe del tutto arbitraria e che se mai meglio converrebbe al caso di Laino Castello4.

Allorché si spense ogni commercio interno dal Ionio al Tirreno con la fine della potenza magno-greca, la zona dell’attuale Mormanno divenne ancora più isolata ed appartata. Perché sotto il dominio romano la strada di penetrazione nel Bruzio, la via Popilia costruita nel 159 a.C.5, si svolse più ad oriente deviando da Campotenese per Nerulum, conquistata nel 317 a.C. dal console G. Emilio Barbula e ricordata poi nell’Itinerario che va sotto il nome di Antonino, che corrisponde all’attuale Rotonda6.

Fino al 1927 era possibile vedere a Mormanno su un ripiano della via che scende lungo la fermata meridionale della chiesa di S. Maria del Colle una mensa ponderaria in pietra di tarda età romana la quale venne poi trasportata nell’Antiquarium della R. Soprintendenza alle Antichità di Reggio di Calabria. La presenza di questo antico pezzo non deve però far presumere la presenza di un centro abitato dell’epoca romana sul luogo dell’attuale Mormanno. Perché la mancanza di ogni tradizione letteraria e di documentazioni archeologiche od epigrafiche rende quasi certa l’ipotesi che la mensa sia stata portata a Mormanno forse in un tempo relativamente recente dal prossimo vasto campo di rovine greche e romane che si estende nei pressi della stazione ferroviaria di Laino Bruzio.

Note

1 J. PONNELLE,La connaissance de la première Sybaris, in « Mélanges d’arch. et d’hist. », 1907, fasc. III-IV, pagg. 265 segg.; U. Z. B. in «A. S. C. L», II, (1932), pag. 140 segg.

2 B. CAPPELLI,Laino ed i suoi Statuti, in «A. S. C. L.» I.;(1931), pagg. 405 segg., ivi bibl

3 DIODORO SICULO, XIV, 101.

4 B. CAPPELLI,o. c., pag. 406 n. 2.

5 C. I. L., X, 6950.

6 TITO LIVIO, IX, 20, 9;B. CAPPELLI,o. c., pag. 406 n. 3.