Scritture professionali di educatori lucani 1861 - 1880

M. Rosa, Sull'istruzione primaria della Basilicata negli anni scolastici 1867-1867 1868 al Consiglio Provinciale scolastico del R. Provveditore agli studi, Potenza, Tipografia Santanello, 1868, A. Mancini, Di alcuni ostacoli e mezzi per promuovere in Italia gli studii filosofici e letterarii, Melfi, Tipografia Ercolani, 1869, F. Ciccimarra, Relazione sul riordinamento dell'Istruzione popolare in Basilicata letta all'onor. Consiglio Scolastico Provinciale nella tornata dell'8 febbraio 1879 dal Prof. Ciccimarra Cav. Filippo Regio Ispettore Scolastico di Melfi, Potenza, Stabilimento Tipografico Santanello, 1879, G. Capaguzzi, La famiglia e la scuola in ordine all'educazione intellettuale e morale dei fanciulli, Matera, Tipografia Conti, 1880

1861 - 1880
Clelia Tomasco, Fulvio Delle Donne
aracne ara64

Informazioni sul Documento

Data del documento: 1861 - 1880

Forma del manoscritto: modern_print

Funzione: narrative

Fonte: literary

Testo del Documento (Italian)

1861 - 1880

Rosa Michele Sull'istruzione primaria della Basilicata negli anni scolastici 1866-67 e 1867-68. Relazione al Consiglio Provinciale Scolastico del R. Provveditore agli Studi Prof. Michele Rosa Potenza, Stabilimento tipografico di V. Santanello 1868

UNA PAROLA DI PREFAZIONE Incoraggiatovi dal giudizio di autorevoli personaggi della provincia, e pel vivo desiderio che io nutro di cooperare con ogni mezzo a prò delle scuole della medesima, venni in pensiero di pubblicare la presente relazione; colla quale non mi proposi solamente di far conoscere lo stato dell'istruzione primaria, ma ancora di gittare delle idee, che fecondate potessero contribuire a migliorarlo. Una di queste idee, le quali io pongo sotto il patrocinio degli uomini di mente e di cuore che onorano la Basilicata, è appunto quella dei Comitati promotori dell'istruzione. Questi si possono istituire ovunque e purchè si voglia; ed istituiti varrebbero a moltiplicare in breve le scuole, a renderle più frequentate, e ad accrescerne l'azione educatrice. All'opera, adunque, uniti e concordi se grandi sono i bisogni dell'istruzione nella provincia, è anche più grande la nostra volontà di porvi riparo: volere è potere: facciamo, e facciamo dei fatti. E per darne l'esempio mi soscrivo per Lire 20 per ciascuno dei tre primi Comitati che verranno ad istituirsi nella provincia, e destino a benefizio dei medesimi la somma che potrà ricavarsi da questo mio opuscolo. Michele Rosa Signori, A corredo ed a complemento delle tabelle statistiche sulla Istruzione primaria della Basilicata nei due anni scolastici 1866-67 e 1867-68, che ho l'occasione di sottoporre all'esame del Consiglio Scolastico, stimo mio debito presentare una sommaria relazione, nella quale riassumerò ciò che presentino di più saliente le scuole elementari della Provincia, e ciò che meriti più speciale considerazione per parte del Consiglio Scolastico. Questa relazione, e l'altra sull'istruzione secondaria che pure vi presento, basteranno a segnarvi a grandi tratti lo stato di tutti i rami d'istruzione attivati nella Provincia. La relazione sull'istruzione primaria ha per fondamento principale le accennate tabelle statistiche, le relazioni dell'Ispettore Scolastico signor Bonino Alvaro pei Circondari di Potenza e Melfi e pel Circondario di Lagonegro della cui visita fu straordinariamente incaricato (relazioni che mi pregio di presentare), le notizie somministrate dall'Ispettore di Matera e l'osservazione dell'andamento generale delle cose scolastiche. Tacendo de' moduli statistici che restano tutti negativi, perchè mancano nella Provincia le scuole od istituti cui sarebbero destinati, la statistica che presento delle scuole elementari, è per ogni Circondario distribuita nei seguenti moduli o registri. Mod. A) Per le scuole elementari maschili pubbliche. A) Per le scuole femminili A) Per le miste B) Per le private maschili B) Per le private femminili C) Per gli asili Infantili E) Per le serali maschili E) Per le serali femminili E) Per le festive maschili E) Per le festive femminili F) Per le scuole normali, magistrali e conferenze magistrali G) Per gl'insegnanti nelle scuole elementari pubbliche e private G) Per gl'insegnanti nelle scuole serali e festive G) Per gl'insegnanti negli asili infantili Pei due anni scolastici sono perciò 112 registri statistici, di ciascuno dei quali una copia si trasmette al Ministero, l'altra rimane a disposizione del Consiglio Scolastico. Ora uno sguardo rapido ai quadri statistici. Da essi rileviamo che il Circondario di Potenza con una popolazione di 180,025 abitanti ebbe nel 1866-67: Num. 50 scuole elementari maschili pubbliche - 34 femminili, e - 4 miste e nel corrente anno num. 54 maschili - 45 femminili -3 miste . Il Circondario di Melfi con una popolazione di 103,539 abitanti ebbe nel 1866-67. Num. 32 scuole elementari pubbliche maschili - 21 femminili e nessuna mista. Nel 1867-68 Num. 33 maschili. - 22 femminili e nessuna mista. Il Circondario di Matera con una popolazione di 97,641 abitanti ebbe nel 1866-67: Num. 33 scuole elementari pubbliche maschili. - 23 femminili. - 1 mista. Nell'anno 1867-68. Num. 34 scuole maschili. - 26 femminili e nessuna mista. Finalmente il Circondario di Lagonegro, di 111,754 abitanti ebbe nel 1866-67: Num. 37 scuole elementari pubbliche maschili. - 27 femminili, e - 3 miste. e nel 1867-68: Num. 36 maschili. - 27 femminili. - 4 miste. In tutto, la Provincia con una popolazione di 492,959 abitanti ebbe nel 1866-67: Num. 152 scuole elementari pubbliche maschili. - 105 femminili. - 8 miste. e nel 1867-68 Num. 157 maschili. - 120 femminili. - 7 miste. Erano sprovveduti di scuola maschile l'anno 1866-67 i Comuni di Brienza, Gallicchio, Palmira - oggi Oppido Lucano, Pietrafesa - oggi Satriano di Lucania Satriano di Lucania, Saponara - oggi Grumento Nova, San Mauro Forte, Noepoli, Rotondella, Trecchina, Viggianello, Sant'Angelo Le Fratte, Cirigliano, Fardella e San Martino d'Agri; questi ultimi quattro avevano però una scuola mista: nel 1867, 68 furono privi di scuola maschile, nel Circondario di Potenza il solo Comune di Gallicchio, nessuno nel Circondario di Melfi; Cirigliano nel Circondario di Matera; e nel Circondario di LagonegroCersosimo, Chiaromonte, Noepoli e Senise, oltre a Fardella, San Martino d'Agri, e San Paolo Albanese che ebbero la scuola mista. Noi abbiamo dunque guadagnato in quest'anno qualche scuola maschile: ma è troppo poca cosa: specialmente è deplorevole che il comune di Senise abbia lasciato chiusa la sua scuola maschile (come la femminile), e che Chiaromonte Capoluogo di Mandamento non abbia surrogato il suo maestro (come non surrogò la maestra) e siansi così chiuse due scuole maschili e due femminili in due importanti Comuni del Circondario di Lagonegro. Più lunga sgraziatamente è la nota dei Comuni sprovvisti di scuola femminile nell'anno 1866-67, e non abbastanza breve nel 1867-68.

Infatti, non computando S. Angelo Le Fratte, Cirigliano, Fardella e San Martino d'Agri che ebbero nel 1866-67 una scuola mista, in detto anno furono sprovvisti di scuola femminile Acerenza, Armento, Campomaggiore, Castelmezzano, Gallicchio, Missanello, Montemurro, Palmira - oggi Oppido Lucano, Pietrafesa - oggi Satriano di Lucania Satriano di Lucania, Pietrapertosa, Salvia, Saponara - oggi Grumento Nova, Calvera, Castelsaraceno, Cersosimo, Favale S. Cataldo, Francavilla sul Sinni, Noepoli, Roccanova, San Giorgio Lucano, San Paolo Albanese, Trecchina, Tursi: in tutto 23 Comuni, non computati in questi i quattro con la sola scuola mista.

Nel 1867-68 oltre ai Comuni di Fardella, San Martino d'Agri e San Paolo Albanese con una scuola mista, tre sono i Comuni sprovvisti di scuola femminile nel Circondario di Potenza, cioè Montemurro, Gallicchio, e S. Angelo Le Fratte; nessuno nel Circondario di Melfi; nel Circondario di Matera, Cirigliano; nel Circondario di Lagonegro, Calvera, Cersosimo, Chiaromonte, Favale S. Cataldo, Noepoli, Roccanova, San Giorgio Lucano, Senise, San Costantino albanese e Tursi, in tutto 14 oltre ai tre suddetti con scuola mista. Il più notevole progresso rispetto a scuole femminili si operò nel Circondario di Potenza, il che si deve in parte alle premure dell' Ispettore del Circondario. Anche nel 1867-68 il più gran numero dei Comuni sprovvisti di scuola femminile, come della maschile, appartiene al Circondario di Lagonegro, il quale mostra d'avere, anche per ciò solo, bisogno di cure speciali, e massime di visite accurate ed autorevoli. Il numero ancora troppo notevole di Comuni sprovvisti di scuole femminili, l'altro non meno notevole di scuole femminili dirette da maestre non abbastanza capaci, e il non avere nella Provincia che 5 o 6 scuole, nelle quali nel fatto s'insegni al di là della 1a classe elementare, e la totale mancanza di scuole femminili di 3 o 4 classe, costituiscono una non lieta condizione di cose, sulla quale importa meditare. Noi siamo fortunatamente lungi dal secolo dei Chierici e dei Dottori, nel quale si disputava se la donna avesse un'anima: e Fénelon, a rivendicare alla donna il diritto ad essere educata, non avrebbe più d' uopo di ricorrere all' argomento meramente teologico, essere cioè la donna, come l' uomo, riscattata col sangue di Gesù Cristo, ed anche essa destinata alla vita eterna ma che vale, se frattanto le scuole femminili s' istituiscono a stento e di mal animo, o non s'istituiscono, e si affidano al miglior offerente, pur di osservare nell' apparenza la legge, senza inscrivere nel bilancio comunale neppure il minimum dello stipendio, o senza pagarlo alla maestra, posto che sia stato inscritto? A che giova predicare sui tetti l'immensa influenza che la donna esercita dentro e fuori la famiglia, ripetere in tutt' i toni, che è necessario, e giusto e morale educare la donna non solo perchè è una metà del genere umano, ma perchè l'educazione (o la diseducazione, se mi si passa la parola ), dell'altra metà è opera della donna, se poi in tanti Comuni d' Italia mancano per la donna anche le scuole dello alfabeto? In verità io credo sarebbe giunto il tempo di portare a qualunque costo rimedio a cotanto male; e per quanto riguarda i Comuni della Basilicata, io mi lusingo che nel nuovo anno nessuno di essi vorrà ancora appartenere alla vergognosa schiera dei privi di scuola femminile. Ma anche attuando in ciascun Comune una scuola maschile ed una femminile, due altre lacune resterebbero a colmarsi; quella della istruzione elementare superiore, e quella della istruzione nelle borgate. Se nella Basilicata mancano grossi centri che assorbano e irradiino la luce della civiltà, essa è però ricca di Comuni importanti, e suscettivi di molto sviluppo intellettuale: tali sono, ad esempio, Potenza, Melfi, Matera, Rionero in Vulture, Avigliano, Venosa, Forenza, Lauria, Lagonegro, Chiaromonte. Istruzione elementare superiore. In ciascuno di questi Comuni occorre affrettare l'attuazione del corso completo delle quattro classi maschili e femminili, con un insegnante per ciascuna classe, e per modo da servire di modello agli altri Comuni. A questa condizione solamente si potrà sperare di veder fiorire i ginnasi e i licei della Provincia, i quali ultimi invece a quello dei professori; a questa condizione si potranno aprire, e con prosperi risultati, scuole tecniche, le quali sono grandemente da raccomandarsi per la Provincia; nella quale allo incontro sono poco note e meno apprezzate. Non v'ha forse in Italia Provincia la quale possa attendersi dall'istruzione tecnica tanto giovamento, quanto sarebbe ricavarne la Basilicata; la quale da quella specie d'istruzione, sarebbe presto condotta ad attuare le preziose virtualità dei suoi vasti e vari terreni, a creare o a sviluppare le sue industrie e i suoi commerci, onde ne avrebbe radicalmente migliorata la propria condizione; e questa verità ha compreso il Municipio di Matera, deliberando pel prossimo anno scolastico il primo corso della scuola tecnica: istituzione di cui è grandemente a commendarsi. E verso l'attuazione del corso elementare sono avviati Rionero in Vulture, Melfi, Matera e Montalbano che hanno le quattro classi maschili e due classi femminili inferiori; il primo con un insegnante per classe, gli altri colle classi superiori riunite sotto un solo maestro; e Potenza già deliberò di nominare un terzo Maestro, a cui affiderà l'istruzione superiore, tanto più necessaria in quanto essa deve servire di anello al Ginnasio; e certamente provvederà ad organizzare ed estendere l'istruzione femminile; giova poi sperare che anche Lagonegro, che finora non ha che una scuola femminile con due maschili, voglia far qualche cosa di più e di meglio per l'istruzione elementare tanto maschile quanto femminile. Ma un progresso, di cui per ora non appariscono sintomi, e che si effettuerà troppo lentamente, è quello dell'istruzione femminile superiore. E a ritardarlo non entra solamente il desiderio, spinto troppo oltre, di non aggravare i bilanci comunali, ma bensì il concetto non esatto dell'educazione femminile. Coloro stessi che riconoscono utile che la loro figlia sappia scrivere la nota del bucato e tenere i conti di casa, non vanno quasi al di là; eppure al di là della nota e dei conti v'ha un mondo intiero; il mondo dell'influenza della donna sulla famiglia, sulla società, sulle scienze, sulle arti; come difficilmente si incontra vizio a cui sia estranea l'influenza della donna, o che l'influenza della sposa e della madre non avesse saputo prevenire, così molte azioni virtuose operate dagli uomini si debbono attribuire alla donna. Laonde leggendo come Kant Immanuel e Cuvier attribuissero alle loro madri tutto ciò che fecero di virtuoso e di bello, ci sentiamo altamente commossi; e pur facendo la debita parte all'amor figliale, anch'esso fecondato dalla donna, ci domandiamo se il genere umano non verrebbe trasformato ove la metà delle madri fossero educate e capaci d' educare come quelle di Kant Immanuel e Cuvier. Non è che si vogliono fare delle madri altrettante letterate e delle dottoresse, chè tali non erano le madri di Kant Immanuel e Cuvier; e quand'anche si potesse realizzare l'utopia del volere addottorare tutte le donne non si sarebbe perciò ottenuto lo scopo di renderle educatrici. Ciò che occorre, ciò che si può realizzare, purchè si voglia seriamente, si è che la madre ad un certo grado di istruzione, accoppi sana educazione da cui il suo affetto venga indirizzato sempre al bene della famiglia. Uno Stato in cui le madri di tutte le condizioni sociali, illuminate dalla scuola, e forti dell'immensa forza dell'affetto sappiano (e ciò si può ottenere con buone scuole) stampare nelle vergini anime de' figli, un'idea esatta delle facoltà dell'uomo, e della sua destinazione, far loro altamente sentire come ogni atto delle nostre facoltà non conforme alla loro destinazione ci degradi e ci deteriori e come ogni atto conforme ci innalzi e ci migliori; e quindi far loro amare la virtù, che consiste appunto nell' uso naturale delle facoltà, al cui sviluppo assistono e presiedono, diventerebbe ben presto uno Stato modello, in cui gli uomini malvagi sarebbero una eccezione, ed anche ben rara. Borgate Poche eccezioni fatte, tra cui è giusto notare il Comune di Garaguso, le borgate agli occhi dei Municipi stanno ai Capiluoghi dei Comuni come i cadetti ai primogeniti, colla differenza che il padre e il primogenito quasi si confondono, perchè le borgate anche importanti non hanno nel Consiglio comunale rappresentanti o ben pochi: eppure gli abitanti delle borgate contribuiscono ai pesi del Comune, ed hanno quindi diritto al benefizio essenziale dell'istruzione, diritto che la legge scolastica consacra. Nell'anno 1866-67 ebbero una scuola mista le borgate di Castello Lagopesole e di Filiani nel Comune di Avigliano, di Banzi nel Comune di Genzano; una scuola maschile Calciano di Garaguso; una scuola maschile S. Costantino di Rivello nel cadente anno 1867-68 ebbero una scuola mista le tre borgate di Avigliano Castello Lagopesole, Filiani, S. Ilario; una scuola femminile Banzi di Genzano; una scuola maschile ed una femminile (unico esempio nella Provincia) Calciano di Garaguso, ed una femminile S. Costantino di Rivello.

Restano sprovviste di ogni istruzione le seguenti borgate: Frusci, S. Angelo, Sterpito nel Comune di Avigliano; S. Giorgio nel Comune di Pietragalla; Paterno nel Comune di Marsico Nuovo; Ginestra nel Comune di Ripacandida; Alianello nel Comune di Aliano; Acquafredda, Campagna e Cersuta nel Comune di Maratea; Canocchiella e Pedali nel Comune di Rotonda. Pel nuovo anno propongo il seguente piano: le borgate, che da se, o coi casali a cui sono centro nel raggio d' un chilometro, hanno una popolazione di 1000 abitanti, abbiano una scuola maschile ed una femminile, accordando loro all' uopo un sussidio governativo; tutte le altre abbiano una scuola mista. Scuole miste. Le scuole miste si sogliono tollerare nei Comuni nei quali o per la poca popolazione, o per la pochezza dei mezzi, o per la poca sollecitudine del Municipio per le scuole, o anche per la difficoltà di trovare insegnanti, non si possa avere una scuola maschile ed una femminile. Piuttosto che esporsi al pericolo di non avere alcuna scuola, o di non averla che per uno dei due sessi, si accetta di averne una sola per entrambi. La scuola mista è adunque un minor male che bisogna studiare di eliminare quanto prima si possa. Finchè però esista la necessità di tollerarla, converrà almeno esigere che essa sia diretta sempre da una maestra, e da un' abilissima maestra: poichè se è difficile dirigere una scuola unica, sarà difficilissimo una scuola risultante dalla riunione di un'unica maschile, e di un'unica femminile. Una norma fondamentale da inculcarsi ai Sindaci ed ai Delegati scolastici rispetto alla scuola mista, si è che vi s'impartisca alla sezione inferiore dei due sessi un insegnamento identico ed in comune; ed alla sezione superiore un insegnamento diverso ed in tempo diverso: così viene a soddisfarsi, sebbene incompletamente, alle esigenze peculiari della scuola di ciascun sesso, mentre si ottiene qualche economia di tempo e di lavoro. Le 152 scuole elementari maschili che la Provincia contava nel 1866-67 furono frequentate da 5084 alunni in media, e le 105 femminili da num. 3740 alunne in media. Le 157 maschili del 1867-68 dal numero medio 5385 alunni, e le 120 femminili da num. 4406 alunne. Gli alunni e le alunne sono per ciascun anno scolastico distribuiti per Circondario e classificati per età secondo lo specchio unito. Non è inutile aggiungere che il numero medio degli alunni e delle alunne dei due anni si ottenne pigliando la media del num. degli allievi, che frequentarono le scuole nella stagione invernale e nella stagione estiva. Nell'inverno dell' anno 1866-67 frequentarono num. 6042 alunni e 4481 alunne: nell'inverno del corrente alunni 6389 e 5250 alunne. Nella stagione estiva del passato anno alunni 4126 ed alunne 2999. Nell'estate 1868 alunni 4381 ed alunne 3563. La differenza tra gli alunni ed alunne dell'inverno e quelli dell'estate è di num. 3398 pel 67, è di num. 3695 pel 68. Frequentarono le scuole miste nel 1866-67 num. 38 alunni num. 103 alunne, e nel 1867-68 num. 71 dei primi, e num. 104 delle seconde. Ora un po' di esame su queste cifre. Secondo i calcoli comunemente ammessi il sesto della popolazione totale di un paese è atta a frequentarne le scuole elementari di ambi i sessi, e così per approssimazione un dodicesimo nelle scuole femminili, ed un dodicesimo nelle maschili. Secondo quella massima la Basilicata dovrebbe somministrare alle scuole elementari 82 mila tra alunni ed alunne. Da tal numero sottraggiamo pure quei fanciulli e fanciulle, che per circostanze speciali non possono assolutamente frequentare la scuola elementare pubblica, o che frequentano altre scuole, e potremo pur sempre fissare a 70 mila il numero degli alunni ed alunne, che dovrebbe fornire la Provincia. Da tale risultato siamo molto lontani, sia perchè siamo assai lungi dall'avere un numero sufficiente di scuole, sia perchè le esistenti non sono frequentate da tutti quelli che potrebbero e dovrebbero frequentarle. Ma perchè non si frequenta la scuola? Ecco una domanda molto grave non solo per la Basilicata, ma per l' Italia intera e per tutte le altre nazioni. La scuola non si frequenta, perchè se ne ha troppo bisogno: questa risposta, che pare un paradosso, esprime però una dolorosa verità. La scuola non si ama, e non si apprezza, e quindi non si frequenta da chi più ne abbisogna, per le stesse ragioni per cui le gallerie di quadri non sono visitate dai ciechi, e l'armonia non è ricercata dai sordi. Le scuole abbondano e sono affollate d'allievi, dove abbandonano l'istruzione e la coltura: scarseggiano, o si rifiutano o sono deserte dove abbonda l'ignoranza: l'istruzione genera l'istruzione, la scuola crea la scuola, come l'ignoranza moltiplica gl'ignoranti. Laonde è meraviglia che malgrado i 17 milioni d' analfabeti, che collocano pur troppo l' Italia fra le nazioni meno istruite, si vadano tuttavia fra di noi moltiplicando le scuole, e diffondasi la istruzione: è vero però che non è certo in quello spaventevole numero degli analfabeti che si vadano a scegliere i promotori delle scuole. Bisogna dunque contro l' ostilità e l'inerzia degli analfabeti ottenere che le scuole esistano e che esse siano frequentate anche da coloro che ora ne rifuggono, e che un giorno ce ne ringrazieranno come il malato per la guarigione ottenuta dalla medicina, che prima abborriva. E ad ottenere che le scuole siano frequentate non devesi tralasciare alcuna sorta di mezzi, perchè nella scuola stanno le sorti dell'individuo come della specie umana. Dei quali mezzi eccone alcuni. 1. Per ogni Comune, o per ogni Mandamento si costituisca un Comitato incaricato di scuotere l'inerzia e l'apatia per le scuole, di procurare la frequenza alle medesime colle influenze morali e personali e con premii. L'amore al prossimo, ma l'amore operoso, basterebbe a rendere affollate le scuole, perchè potente ed universale è la forza della verità e dell'affetto. Ma l'amor del prossimo è scritto nei libri più che ne' cuori: e negli uni ne tiene il posto l'ipocrisia e l'amor di casta, negli altri l'amor dell'aritmetica. Per far parte di quel Comitato non occorre esser dotti; basta avere un po' di cuore: quindi esso è possibile in ogni Comune, perchè ogni Comune conta degli onesti ed affettuosi padri di famiglia, ed ha anzi di questi formata la sua Rappresentanza; e se ciascuno de' suoi Consiglieri, i quali certo debbono godere influenza almeno sulle famiglie dei parenti, degli amici e dei loro elettori, volesse esercitarla inducendo un fanciullo a frequentare la scuola maschile ed una fanciulla a frequentare la femminile, le scuole della Basilicata avrebbero ogni anno 4460 alunni di più, e in breve giro di tempo scomparirebbe la piaga degli analfabeti. Quel Comitato riceverebbe dai soci e dai non soci offerte destinate a formare dei premi pei fanciulli che frequentano la scuola e per le loro famiglie; offerte che i ricchi dovrebbero presentare volentieri, almeno per la considerazione che di tanto diminuiscono i furti e le spese per la pubblica sicurezza e per le prigioni, di quanto si accresce il numero delle scuole e degli allievi. 2. Le amministrazioni tutte stabiliscano che nessuno possa essere loro stipendiato, se non provi che i suoi ascendenti ed i suoi discendenti sappiano leggere e scrivere. 3. I proprietari impongano ai loro dipendenti l' obbligo della istruzione sotto pena di essere congedati. 4. Gli analfabeti non possano stipulare contratti in scritto, e sia così abolito il firmare col segno di croce. 5. Pel contratto di matrimonio si richiegga la firma dei contraenti. 6. Coloro che, malgrado gli eccitamenti del Comitato e le esortazioni e le ammonizioni del Sindaco, non manderanno i figli alle scuole, siano effettivamente condannati a multe graduate. Questi mezzi diretti ad accrescere in senso assoluto la frequenza alle scuole gioverebbero eziandio ad accrescerla nella stagione estiva, nella quale esse sogliono spopolarsi. Il quale deplorabile fatto ha sue cagioni nel poco conto che universalmente si fa della scuola, e nei bisogni delle famiglie. A far stimare la scuola provvederà la scuola stessa, ma lentamente; a conciliare i bisogni delle famiglie, massime agricole, col profitto della scuola è opportuna la proposta fatta dall' Ispettore Scolastico Signor Bonino nella relazione, di cui si diede lettura, in ordine all' orario: che anzi, estendendola, si potrebbero invitare tutti i Comuni a proporre un orario per regolare in conformità delle leggi vigenti, e senza nulla aggiungere alla durata della scuola dalle medesime stabilita, il cominciare e il terminare delle due lezioni o dell'unica lezione in ciascuna stagione, secondo le condizioni ed abitudini locali, in guisa da potersi sperare ed ottenere la maggiore frequenza ed assiduità alle scuole. Andamento delle scuole. Prendendo, com'è giusto, a norma principale dei nostri giudizi le relazioni degli Ispettori scolastici, e fatta eziandio ragione degli argomenti raccolti da altre sorgenti, l'andamento delle scuole elementari è in generale abbastanza soddisfacente sotto l'aspetto intellettuale; ma il lavoro delle scuole non è ancora abbastanza fecondo sotto l'aspetto morale. E molto più profittevoli sarebbero le scuole della provincia se in esse si praticasse il fondamentale principio della classificazione degli alunni secondo il loro grado d'istruzione e di attitudine, principio che non è se non l'applicazione dell'altro più generale della divisione del lavoro. Invece accade spesso che nella stessa scuola sieno raccolti i fanciulli che dovrebbero appartenere alla prima classe, con altri che dovrebbero stare nella terza: che la divisione dei fanciulli si faccia secondo i gusti dei parenti, e degli allievi, e degl'insegnanti, e secondo la condizione delle famiglie, e non secondo la condizione intellettuale dei fanciulli; e che altra sia la denominazione della classe, altro il suo valore, ed altro lo insegnamento che di fatto vi si impartisce. Per chiunque abbia qualche sperienza di scuole, è evidente che lo svolgimento regolare e fecondo de' programmi, che non è già facile, massime per la moltiplicità delle materie che vi sono imposte, richiede assolutamente una esatta distribuzione degli allievi nelle quattro classi, pigliando a norma da una parte i programmi stessi, dall'altra il grado d'istruzione e di capacità degli allievi misurata colla stregua degli esami, e preponendo a ciascuna classe un maestro. - E qui cade in acconcio il notare, che se per circostanze locali, e massime per amor di risparmio, si possa per ora in via di transizione adottare di riunire sotto un solo maestro la 3a e 4a elementare, o la 2a e la 3a, è grande errore, è funesta economia l' affidare, come si fa in molti Comuni della Provincia, la 1a e la 2a ad un solo maestro: poichè e per l' intrinseca sua natura, e perchè deve e suole essere numerosissima, e perchè riceve i fanciulli vergini di ogni istruzione o quasi, la 1a classe elementare abbisogna assolutamente dell'opera intera ed assidua di abile maestro. È da raccomandarsi caldamente ai Sindaci ed ai Delegati scolastici l'esatta osservanza di questo principio pedagogico. Che poi l'azione moralizzatrice delle scuole elementari non sia ancora abbastanza efficace, non ci deve recar meraviglia; perchè l'educazione morale è opera ardua e lenta, che richiede l'aiuto del tempo, e che non può compiersi dal solo maestro, il quale n'è però il fattore principale. Affinchè la scuola elementare oltre all' insegnare a parlare e scrivere correttamente e a risolvere problemi di Aritmetica, sia anche, sto per dire, una fucina di giovani e quindi di uomini onesti, i quali un giorno facciano della virtù norma e scopo unico della loro vita, importa anzi tutto che essa abbia il suo pieno sviluppo e non sia limitata alle scuole inferiori; in secondo luogo occorre che i componenti i Municipi, e i padri di famiglia cooperino col maestro allo sviluppo morale dei fanciulli. Solamente dall'alleanza piena ed operosa della scuola colla società, e massime colla famiglia, si può sperare l'avviamento morale de nostri fanciulli, e la rigenerazione della nostra gioventù. E ad ottenere questo altissimo scopo, confortatovi dall'esperienza mia e di altrui, propongo un mezzo che non sarà giudicato serio, e che pur sarebbe immanchevole; mezzo che non sarà accettato anche perchè il termometro della morale è sceso molto basso in Italia; propongo cioè che nelle provincie massimamente, nelle quali è maggiore la corruzione, e quindi più necessario e più difficile di bene avviare i fanciulli ed i giovani, si riunissero i maestri e le maestre, i Delegati Scolastici, i Rappresentanti Comunali ed il massimo numero di dri di famiglia in pubbliche conferenze, le quali abilmente ed autorevolmente dirette avrebbero per risultato di stabilire non solamente, ma di far altamente sentire, alcuni principi di educazione morale, da cui dipende tutta la vita e la felicità degli individui e dei popoli: la discussione viva e sincera convincerebbe gl' intelletti ed infiammerebbe gli animi come non può fare la lettera morta dei libri; e ciascuno dei conferenti ritornerebbe alla sua scolaresca, o alla sua famiglia con qualche vitale cognizione di più, e con l'animo ritemprato a lottare contro la inerzia che ci opprime, e contro la marea del male che monta ed invade. E questo mezzo sarebbe parte d' un sistema, che fu seguito con ottimi risultati in altre provincie, sistema che si potrebbe definire dei mezzi morali, che non è quì il caso di sviluppare, e che io son convinto si potrebbe con gran benefizio delle scuole seguire anche in questa provincia; sistema che consiste nell'accoppiare all'azione, sovente troppo astratta, della legge e dell' autorità, l'azione personale e concreta e il concorso dei privati. Nella Basilicata non mancano gli uomini ricchi di coltura e di cuore, e per conseguenza amici alle scuole: ebbene, uniamoci, formiamo un sistema d' azioni, d' influenze, di pressione a prò della istruzione: combattiamo uno ad uno i nemici di essa senza stancarci e senza scoraggiarci, e le scuole si moltiplicheranno e fioriranno. Insegnanti Obbligato a stringermi in brevi confini, mi limiterò a dire come la condotta degli insegnanti, e la loro operosità siano in generale soddisfacenti, ed il loro zelo molto maggiore che non s'abbia ragione di attendersi, quando non si consideri che la tenuità del loro stipendio, il conto in cui è tenuta la scuola ed il maestro, anche da chi dovrebbe comprendere e bandire la necessità di quella e la dignità di questo, e la mancanza di cooperazione nei genitori e qualche volta anche nelle autorità locali. E tra gl'insegnanti delle pubbliche scuole distinti per capacità e per diligenza, è giusto notare Salluzzi Vinceslao, maestro a Genzano Ferraris Giuseppe ad Armento Forzati Onofrio a Vietri Capobianco Giuseppe a Melfi Quinto Giuseppe a Montemilone Liccione Sebastiano a Montemilone Matone Michelangelo a Bella Di Muro Silvestro a Palazzo Lettieri Gioacchino a Rapone Santoro Antonio a Pescopagano Geuna Angelo a Venosa Moriundi Michele a Maratea Molinari Andrea a Rotonda Imbellone Nicola a Lauria. E tra le maestre De Bernardi Domenica a Genzano Ruggeri Colomba a Melfi De Silvestri Carolina a Rivello. Rispetto a titoli scolastici gl'insegnanti della Provincia erano così distribuiti nell'anno 1866-67. Maestri muniti di patente. 67 Sforniti. 85 Tot. 152 Maestre munite di patente. 57 Sfornite. 48 Tot. 105 Nell'anno 1867-68 maestri muniti di patente 71 Sforniti 86 Tot. 157 Maestre munite di patente 54 Sfornite 66 Tot. 120 Rispetto poi a condizione sociale gl' insegnanti nelle scuole Elementari pubbliche della provincia si dividono nei due anni scolastici come segue: 1866-67 Maestri, ecclesiastici secol. 92, Id. Regol 1, celibi 30, coniugati con prole 24, senza prole 5; vedovi con prole - senza prole - totale 152 Maestre Celibi 75, coniugate con prole 21, senza prole 4, vedere con prole 4, senza prole 1 totale 105 1867-68 Maestri, ecclesiastici secol. 89, Id. Regol 1, celibi 39, coniugati con prole 23, senza prole 4; vedovi con prole 1, senza prole - totale 157 Maestre Celibi 86, coniugate con prole 20, senza prole 6, vedere con prole 6, senza prole 2 totale 120 Stipendi Se il prezzo a cui si paga una merce non esprime sempre il valore intrinseco di essa, non si può però negare che esso esprima il valore attribuito alla merce medesima. Non abbiamo dunque a felicitarci del concetto in cui in Italia sia tenuta la istruzione elementare; poichè presso di essa gl'insegnanti elementari sono meno retribuiti degli uscieri, dei commessi di negozio e qualche volta de' portinai. Eppure i maestri elementari hanno in pugno l'avvenire delle famiglie, e della società! Nella nostra provincia si spese nell' anno scolastico 1866-67 Lire 74853 per stipendiare i maestri e Lire 57023 per le maestre. Lo stipendio medio dei primi fu dunque di L. 492,453; e quello delle seconde di L. 543,076. Pel cadente anno 1867-68 si spesero L. 77,801 pei maestri e L. 60,541 per le maestre. Lo stipendio medio dei primi è quindi di L. 495,547 e di L. 504,508 per le seconde. Son lieto di segnalare alcuni Comuni che provano il loro amore all' istruzione accordando ai loro insegnanti stipendi abbastanza cospicui, o destinando a mantenere buon numero di scuole somme abbastanza notevoli; tali sono Rionero in Vulture, Matera, Melfi, Venosa, Lavello, Palazzo, Montalbano, LauriaGenzano e Tolve. Non è già che lo stipendio debba essere unico stimolo pel maestro: egli deve mirare ben più alto, ed inspirarsi alla sublimità stessa del suo ministero: ma, è bene lo rammentino alcuni Comuni, se non si vive di solo pane, non si vive però senza pane; ed anche gli eroi di Omero sentivano bisogno di sostentare e ravvivare il loro eroismo sedendo a mensa se non squisita certo abbondante. Non è già che si domandi pel nostro modesto educatore la superba imbandigione che si allestiva pei poderosi ventricoli degli Atridi; chè anche la delicatezza dei moderni stomacuzzi la renderebbe superflua; ma a ventre digiuno mal si lotta contro l'ignoranza dei fanciulli e degli adulti; e il Maestro, giova rammentarlo, è quasi solo a lottare contro i tanti ostacoli che si oppongono al prospero andamento delle scuole. Nè a scusare la meschinità degli stipendi con cui sono da molti Comuni d' Italia retribuiti i maestri elementari, varrebbe l'addurre le strettezze e le miserie dei Comuni stessi, delle quali non ispetta a me il giudicare: poichè la più grande delle miserie, quella che rende più gravi e più vergognose e più difficili a sopportarsi le altre, è appunto l' ignoranza; ed i poveri e gl'infelici abbondano dove scarseggiano le scuole. E forsecchè nei Comuni dove si ha il coraggio più che civile di corrispondere al maestro meno di 50 centesimi al giorno, mancano i campi ubertosi, i fecondi vigneti? o i mediocri ei ricchi proprietari che in cavalli ed in carrozze spendono ogni anno ciò che basterebbe a mantenere per tutta la sua vita il maestro? Perchè adunque non si potrà ricavarne almeno di che cibare colui che pure ha da compiere il non compreso ufficio di educatore? Il perchè è quello stesso che rende ragione della scarsezza delle scuole e della poca loro frequenza, è cioè il grande bisogno d'istruzione che si ha in Italia, la mancanza di alto sentire, il difetto di cuore, l'egoismo basso, che ci rende gretti, schiavi del danaro, incapaci di azioni generose; insomma la mancanza d' una vera educazione, l'azione deprimente dei 17 milioni d' analfabeti! Ora l'adempire al proprio dovere è facile a chi non ha bisogni, ma la virtù diventa invece pei due terzi degli altri un problema, un calcolo. E come infatti si potrà esigere, non dirò dello slancio, dello entusiasmo, ma diligenza, operosità da un maestro o maestra retribuiti con lire 238 o 212 come si fa dai Comuni di Favale S. Cataldo e Castronuovo di Sant'Andrea, o con lire 170 come si pratica dai Comuni di Nemoli, Roccanova e Sarconi, o con lire 153 e per fino con lire 127, come usan fare Rotondella ed altri Municipi, o con lire 150 quante il Comune di Campomaggiore ne paga al suo maestro? Oh almeno i meschini stipendi fossero pagati a tempo ed in denaro ma accade invece che si lascino inutilmente maturare e i trimestri e i semestri e gli anni, e si obblighino i poveri insegnanti a fare e rifare le cento volte e con scapito della loro dignità, la via che conduce alla casa del XìCassiere, e ad accettare poi per loro stipendio generi vittuari, il cui prezzo non è neppure sempre quello delle mercuriali. Sebbene la bontà e l'efficacia della scuola, e per conseguenza la condizione della novella società dipendono da molte cause, è però indubitato che la causa precipua è il maestro, e che quale sarà la condizione economica e morale di questo, tale per ma massima sarà la scuola: ci pensino i genitori ed i legislatori.

Locali ed arredamento. I locali delle scuole della Provincia, e i loro arredamenti lasciano molto a desiderare. In generale non è abbastanza sentita questa importante verità, che un locale salubre, in amena posizione, decente, ampio, è stimolo al raccoglimento, Parimenti non si tiene in gran conto l'arredamento delle scuole; e molte di queste mancano di banchi ben costrutti, di quadri murali, di cartelloni e di lavagne: e talune mancarono di registri fin verso il fine dell' anno e anche dopo. È questo difetto più funesto che non si creda. Se nella casa ci manchino il mobiglio e gli ornamenti, vi ci potremo rassegnare o riparare; se vi manchi un seggiolone, vi suppliremo con una sedia o staremo su piedi: se non avremo quadri nè ornamenti, certamente se ne farà a meno; ma senza quadri murali, senza cartelloni, senza i solidi geometrici e senza la lavagna, si dovrà dare una istruzione quasi puramente mnemonica e dialettica, e rinunciare ad un insegnamento che è appunto il più naturale e quindi il più efficace; vo' dire all'insegnamento per mezzo degli occhi. Vi hanno verità semplicissime e che pure nella pratica non si ammettono, e che rettamente praticate basterebbero a cambiare la faccia della terra; appartiene al novero di esse, questa, che ai fanciulli si debbe insegnare per mezzo degli occhi. Prego caldamente i signori Sindaci a fornire al principio dell'anno le scuole di registri a stampa, che sono, per chi non giudichi superficialmente, altro potente mezzo educativo. Prego parimente i Municipi a fornire in ciascun anno ogni scuola di una ventina almeno di libri scelti che servano non solamente d'istruzione ai fanciulli ed ai maestri, ma di stimolo al fare, e al fare virtuoso; ed a fornire dei libri scolastici e dei quaderni i fanciulli poveri. Questa non è solamente carità ben fatta ma impiego proficuo e nobilissimo di capitali: un centinaio di lire impiegato in quei libri ed in quella carta non solamente ci trasformerà fanciulli vagabondi, future vittime del vizio e della prigione, in scuolari diligenti ed in giovani virtuosi, ma donerà forse alla società un Muratori. Pel nuovo anno abbiamo ragione di sperare mutati, o migliorati ed arredati molti locali delle scuole; e ciò sarà in parte dovuto alle premure fatte nelle sue visite dall' Ispettore circondariale. Dei 500 mila uomini circa (secondo il censimento generale del 1861 la popolazione della Provincia era di 492,959 abitanti, secondo la statistica del 1868 sarebbe di 515,145) che abitano, senza popolarla, questa vasta Provincia, appena 11 mila abitano in case disperse per la campagna, e 12 mila vivono nelle borgate e nei casali; tutto il resto è riunito nei Comuni: e gli stessi contadini che campano lavorando i campi altrui, abitano colla famiglia in paese, consumando però un terzo forse della giornata nel recarsi al lavoro e nel ritornarne la quale secolare consuetudine se nuoce non poco all'economia domestica ed all'agricoltura, giova almeno all'istruzione, rendendo più facile l'istituzione e la frequenza delle scuole massime per adulti: tanto è vero che non v' ha forse male che non possa in qualche modo servire anche al bene. Anche per questa ragione devesi adoperare per le scuole per adulti maggior sollecitudine che in generale non facciano le amministrazioni comunali; tanto più che le scuole per adulti, serali o festive. Non importano ai Comuni che una ben tenue spesa; poichè destinando ad esse i locali delle scuole diurne, ed affidandole o al maestro diurno o a qualche benemerito cittadino, non resta a provvedersi che alle spese d'illuminazione, e ad una qualche rimunerazione all'insegnante, che qualche volta vi rinuncia, o almeno non vi aspira. E adunque da credersi che ogni Comune voglia d'ora innanzi stabilire una scuola per adulti, almeno invernale, e quotidiana o quasi quotidiana; poichè le lezioni settimanali per adulti non istruiti non producono effetto duraturo, e stanzierà all'uopo nel rispettivo bilancio una qualche somma. Nell'anno scolastico scorso le scuole serali furono 56 e le festive 5 con un complessivo di 1690 alunni. Nel 1867-68 le scuole serali furono 65 e le festive 9 con uh numero in complesso di 2166 alunni. È giusto l'aggiungere che gran parte di queste scuole per adulti si debbano all'operosità ed allo zelo degl'insegnanti, dei quali taluni ne anticiparono anche le spese. Restano 61 comuni senza scuola per adulti e buona porzione di essi appartengono al Circondario di Lagonegro. Asili Infantili Questa preziosa istituzione non è ancora abbastanza nota nella província e stenta a gettarvi radice. Nello scorso anno la provincia contava quattro Asili con un numero complessivo di 116 alunni maschi e di 96 alunne, quelli cioè di Melfi, di Matera, di Montalbano Jonico e di Corleto Perticara; chiuso quest'ultimo, perchè la poca frequenza ne rendeva anche più rincrescevole la spesa, nel corrente anno se ne avrebbe avuto uno di meno, se per opera del Municipio, del Parroco, della Congregazione di Carità e di benemeriti cittadini non se ne fosse aperto uno a Brindisi Montagna, che speriamo sia per avere vita rigogliosa. I quattro asili sono in complesso frequentati da 134 maschi e da 102 femmine. Ma quattro Asili per una popolazione di mezzo milione di abitanti, sono ben poca cosa. E d'uopo che i Municipi, e le Congregazioni di Carità e i cittadini uniscano i loro sforzi per avere in ogni Comune e massime nei principali centri uno di questi caritatevoli istituti, che tanto contribuiscono a diradare le prigioni; ed in cui i bambini del ricco e del povero, e massime del povero, imparano a dare i primi passi sul cammino della virtù. Scuola magistrale femminile Al bisogno de' maestri elementari si può in qualche modo supplire con conferenze magistrali; ma la Basilicata deve assolutamente avere una Scuola Magistrale femminile stabile. Senza di questa è inutile sperare che le scuole elementari siano per fiorire. Laonde dobbiamo essere riconoscenti alla Rappresentanza Provinciale, perchè abbia stanziato, sebbene entro limiti piuttosto stretti, i fondi per poterla continuare. Importa ora regolarne l'andamento per modo, che le maestre ne escano non solo istruite e capaci d' istruire, ma educate e capaci di educare. E poichè la buona maestra è una educata madre di famiglia, come ogni buona madre di famiglia è maestra almeno de' suoi figli, occorre che la scuola magistrale sia retta da principi d' una sana educazione domestica. E così organizzata la scuola, sarà frequentata, giova sperarlo, non solamente dalle figlie delle povere famiglie che si dedicano all' ufficio di maestre onde provvedere ai propri bisogni, ma anche da quelle delle famiglie agiate che desiderino di educarsi e d' imparare ad educare; e la scuola verrà così a supplire all'assoluta mancanza d'istituti femminili nella Provincia. Scuole private. La Provincia, e specialmente il Lagonegrese, formicola di scuole e di scoluzze private, massime maschili, più o meno o niente autorizzate, dirette per lo più da preti, e per lo più con poco profitto e con scarso numero di allievi. Sono di sovente due o più famiglie di ricchi, che o pel difetto della scuola pubblica, o per una cotale malintesa aristocrazia rifuggendo dalla scuola pubblica mediocre, confidano i loro figli ad un maestruccolo privato che non dà guarentigia di se, ed il cui merito principale sta nello schierare innanzi agli occhi de' creduli genitori i meriti inauditi de' loro figli, e il portentoso loro ingegno, e la portentosissima memoria; dico memoria, perchè questa troppo spesso è pigliata come sinonimo d' ingegno, il che è male; e di merito vero, il che è ben peggio. Fra le scuole private della Provincia non mancano le buone e promettenti, e tra queste noto quella del Signor Rivelli di Potenza; ma uno dei caratteri in esse dominante, è in generale di far fascio di troppe materie, di non approfondirne alla conoscenza e lo stabile possesso di ciò che sta dietro, e di cuna, di voler andare, anzi correre avanti senza assicurare giungere così a risultati più apparenti che reali. Una scuola privata femminile istituitasi quest'anno è quella dell' Orfanotrofio femminile di Matera, il cui esempio, che avrà presto seguito l' Orfanotrofio di San Chirico Raparo riattivando la sua, dovrebbero studiarsi d'imitare tutte le amministrazioni delle Opere pie. Eccovi, Signori, in brevi cenni segnato lo stato dell' Istruzione primaria nella Provincia: se essa non è ancora quale noi tutti desideriamo, ciò è da attribuirsi anche alla condizione dei tempi. Si ha però motivo di ritenere che mercè le cure e le sollecitudini di questo supremo Magistrato scolastico provinciale, dell'onorevole Capo della Provincia, di tutt'i funzionari scolastici, dei Municipi e dei privati, sia per migliorare rapidamente. Se l'istruzione primaria è la base della piramide che rappresenta la civiltà e il valore morale dei popoli, niuno, eccetto i nemici della virtù, vorrà negarle la sua cooperazione. Potenza ottobre 1868. ***La relazione contiene anche lo "Specchio degli alunni e delle alunne che nell'anno scolastico 1866-67 e 1867-68 frequentarono le scuole pubbliche della Basilicata ma, per ragioni tecniche e dipendenti dall'improbabile resa della trascrizione, si riportano i dati sintetici ritenuti rilevanti. Anno scolastico 1866-67: Potenza maschi 3080; femmine 2316 Melfi maschi 2514, femmine 1510 Matera maschi 2094, femmine 1850 Lagonegro maschi 2480, femmine 1804 Anno scolastico 1867-68 Potenza maschi 3610, femmine 3160 Melfi maschi 2512, femmine 1530 Matera maschi 2200, femmine 2230 Lagonegro maschi 2448, femmine 1893




Mancini Abele

Di alcuni ostacoli e mezzi per promuovere in Italia gli studi filosofici e letterarii. Lettera di Abele Mancini al Conte Mamiani Terenzio -Presidente della Società Promotrice degli Studii Melfi, Tip. di B. Ercolani e Figli 1869

Nell'intendimento di giovare allo stato morale ed intellettuale della città natale, ho stimato non inutil cosa pubblicare la presente lettera, chè, anche per giudizio di distinti amici, quante volte le idee in essa contenute si attuassero un qualche vantaggio al certo si verrebbe ad ottenere. ILL.MO SIGNOR CONTE La S. V. con la pregiata circolare del 27 decorso Giugno invita i Socii a pronunziarsi, in breve o distesamente, sovra alcuni punti delle filosofiche e letterarie discipline onde tendere al loro compiuto svolgimento in armonia coi più gravi interessi civili. Io mi reco ad onore, non per sentimento di capacità, chè la mia giovine età e gli esigni miei studii, non consentono ergermi in dritto a pronunziarmi su di essi, ma per soddisfare agli obblighi assunti qual socio, e più ancora per satisfare a quello di cui è gravato ognuno che porti amore al conseguimento di quel grado di civiltà senza cui non si reggono, nè si perfezionano le nazioni, sottoporle alcune osservazioni, che passate in criterii, a mio mò di vedere, affretterebbero lo esplicamento degli studii. A poter ciò fare mi trovo nella necessità di alquanto sviluppare le risposte ai temi enunciati nella cennata circolare e premettere alcune considerazioni; ragione per cui, unita ad altre, mi trovo in ritardo. Comunque lo scopo della nostra Società si limiti a promuovere in modo privato gli studii di filosofia e di alta letteratura, pure, posciacchè mi si porge la fortunata occasione, mi permetta che me ne allontani un tantino tanto più che quello che sarò per dire si colliga con le più importanti domande rivolte a' Socii. Qual sia lo stato in cui versano gli studii in Italia, massime quelli che formano oggetto della nostra attenzione, niun meglio della S. V. il conosce; ed a rialzarli in guisa da vederli trasfusi nella vita della nazione, parmi urgente bisogno ed unico mezzo rivolgere l'attenzione allo insegnamento scolastico, qual terreno produttore di piante produttrici di frutta. E posciacchè occorre preparare il terreno, onde avere nelle nuove generazioni una civiltà pari a quella delle grandi epoche di Grecia, di Roma e del Risorgimento italico e non lampi che sfolgorano qua e là, subentrando tenebre fittissime dopo la loro scomparsa, cominciamo da esso. Se cosi stanno le cose la prima ed indispensabile quistione intorno a cui bisogna intendersi si è quella del metodo. Questi essendo la forma generale in cui si svolge ogni genere di sapere, colliga a sè lo esplicamento degli studii e la esatta definizione dei principii. Alla S. V. perciò, che sin dal 1841 rivolgeva i suoi studii alla dottrina del metodo, non riescirà discaro che io mi raggiri intorno ad essa e l'abbia a base per rispondere ai temi proposti. La filosofia moderna ispirandosi alla tradizione dello antico risorgimento italico fu vista progredire rapidamente nel modo cristiano, perchè dall' epoca di Bacone e di Cartesio, rialzava la dottrina del metodo. La rialzava sotto forma di predominio dell'analisi nelle nazioni germaniche, la rialzava sotto forma di predominio della sintesi nelle nazioni latine. Dopo i precursori italiani, Bacone e Cartesio debbono considerarsi come i veri eroi della scienza moderna, perchè quegli stabiliva la legislazione dell'esperienza, l'organo cioè delle scienze naturali, questi la legislazione del calcolo, l'organo cioè delle discipline della ragione estratta; ma l'uno e l'altro non poteano reggere da sè. Vico, accortosi che la realtà della storia è una realtà dialettica, cioè una realtà che si rappresenta a sè stessa per corso e per ricorso, completò la dottrina del metodo mostrando che l'Analisi e la Sintesi nel senso reale e nel senso formale sono le condizioni indivisibili dell'essere della storia. Il vero, egli dice, si converte nella storia col fatto ed il fatto si converte col vero. In virtù di questa legge di vicenda alterna, il vero non si prova astratto, ma invece ragione e cagione di tutti gli eventi e gli eventi non si svelano scissi nè confusi, ma come sviluppo eloquente dei principii e pratica dimostrazione della storia una ed eterna di tutti i popoli. Tale, onorevolissimo signor Conte, è la gran dottrina del metodo fermata dai padri della coltura moderna e della quale la S. V. ha non solo piena coscienza, ma il dritto a farne testimonianza colle sue opere. Essa dall'alto delle sue certezze respinge ogni incompiuta forma e statuisce così la classazione delle varie discipline della scienza nel mondo spirituale, lo esatto esplicamento di esse nel mondo materiale; e ritornando le manifestazioni del vero nel vero istesso, mostra questo nella sua compiuta realtà. In omaggio a questa meravigliosa dottrina del metodo, per rialzare gli studii in Italia, occorre cominciare dalle scuole, dichiarandola di esse fondamento unico e sostanziale. E per fermo non essendovi realtà che non sia razionale in sè stessa, occorre, allorchè si mostra al pensiero, vederla trattata razionalmente, cioè metodicamente. Se l'ordinamento scolastico non sarà informato a questo principio è vano sperare rialzare gli studii in Italia e veder la nazione intiera far fascio delle forze che possono condurla al conseguimento dei suoi destini. Ciò premesso, procurerò, nel limite delle mie forze, risolvere i quesiti che la S. V. ai Socii propone con l'anzidetta circolare del 27 Giugno. La prima domanda quali sono i punti che oggidì negli alti studii razionali richiedono o maggiore correzione o maggiore sviluppo o migliore dimostrazione colligandosi all'assioma che nessuna parte della scienza può essere rettamente intesa, fuori della esplicazione ordinata di tutto il sistema della scienza stessa, convalida la tesi di dover far capo del metodo. Imperocchè riconosciuta la sovranità della metodologia, avremo acquistata l'arte ideale della scientifica dimostrazione dei principii e con essa si delineeranno le singoli parti della scienza nelle loro competenze e si armonizzeranno con sè stesse e con le molteplici manifestazioni del vero. Base quindi, e punto della metafisica che richiede e correzione e sviluppo e dimostrazione è la metodologia, misura suprema a cui si rapportano ed idee e fatti onde averne lo esatto apprezzamento, scaturiggine chiara di tutto lo sviluppo degli studii. Infatti passando alla seconda domanda quali sono le insufficienze più gravi della critica letteraria in Italia chi potrà peritarsi a rispondere: una sola e la stessa, la mancanza di metodo? La critica in Italia procede astrattamente, sconosce che ogni creazione dello spirito è sintesi di relazioni necessarie ed applicata ai capolavori dell'arte si svia in commenti svariati e spesso contraddittorii. Un esempio evidente lo abbiamo nei commentatori di Dante, i quali riguardandolo chi dal lato politico, chi dal lato religioso, chi dal lato storico, ecc. fecero opera utile, ma non compiuta. Il genio sa fare l'epilogo di ogni analisi, ma fino a che la critica, lasciando sconnesse le vedute, renderà impossibile l'unità della scienza nel sapere, poco i discenti ne potranno avvantaggiare. Lo stesso è a dirsi per rispetto alla maniera di scrivere oggi una storia eccellente riguardo alla critica dei fatti, alla induzione delle cause, alle attinenze con la universalità della scienza storica ed alla virile bellezza della forma, dacchè ella è pure una Musa, come saggiamente opinarono gli antichi e la S. V. consente. E posciachè la storia, come si è detto per lo innanzi è il compiuto sviluppo del vero come principio, come fatto e come coscienza, nel ritorno di questo a quello, qui più che altrove il metodo deve spiegare il suo dominio. Perchè le attuali istorie, e ne abbiamo tante! lasciano molto a desiderare intorno alle cause dei fatti, ai fini della politica, allo spirito delle leggi ed in generale al moto ritmico dell'umanità, se non per l'oblio in cui giacciono i canoni del metodo? Ove questi nella storia fossero riconosciuti qual legge suprema, certo la gran rappresentazione del pensiero umano non si appaleserebbe confuso e quasi senza scopo. L'uomo dapprima si manifesta come sentimento che si colliga alla sua causa, dipoi si svolge nel mondo dei fatti e sintesizzando da ultimo questi e riportandoli al principio che li generò acquista la coscienza di sè. Ora seguendo questo natural corso delle idee nei fatti ed il ritorno degli uni nelle altre ovvio sarà scrivere la storia; imperocchè nella sintesi primordiale delle idee che affaticano l'umanità si scorgeranno le cause dei fatti, nello esplicamento molteplice e coordinato di esse nel mondo dei fatti le attinenze con la universalità della scienza storica e nel ritorno dei fatti alle idee la critica di questi. E stabilito che l'uomo si svolge nel mondo dei fatti come sentimento profondo, riflesso del Supremo vero, lo scrittore ispirandosi negli alti principii che li generò, mostrerà lo esplicamento di essi quale una immensa epopea lirica e tal'è. Si entra pertanto in tal guisa nel regno delle Muse. Circoscrivendo poi l'assunto alla storia d' Italia, che per destino e postura è la sede della civiltà, trovando sempre in conflitto, chè perenne conflitto è la storia, i supremi giuridici poteri, ove ossequenti non ci chiniamo alle supreme leggi del metodo, sarà impossibile il tracciarla, impossibile lo intenderla. Le leggi del metodo con la loro unità delineeranno la nostra storia colligandola alle altre; nella sintesi religiosa, necessario vincolo sociale, scovriranno le cause dei fatti; nel trasporto delle oscillazioni della coscienza nel reggimento civile quale immensa manifestazione, poichè l'uomo si sente e si esplica, mostreranno lo svolgimento coordinato dei fatti; e rapportando in una sintesi finale i fatti alle idee, proclameranno la evoluzione progrediente del pensiero nel pensiero istesso. Inoltre per avere una compiuta storia nazionale, dovendo essa seguire le mosse del pensiero nei suoi minimi sviluppi e sintesizzarli tutti, parmi, non puossi dar mano a tal lavoro se pria completa non si avrà la collezione delle storie municipali d' Italia. Tenuto conto della differenza ed analogia fra il pensiero che come tale e compiuto si mostra ed il pensiero come riflessione nel fatto, ciò che si è detto della storia in genere, debbe dirsi per la letteraria, tanto più che le lettere, avendo la parola a mezzo di esplicamento mentre sono riflessione del pensiero nel fatto, sono sintesi compiuta della riflessione del fatto nel pensiero. E stabilite con le leggi del metodo le competenze della letteratura nell'ordinamento morale e civile della nazione, ovvio é il vedere come e quanto essa in Italia abbia adempiuto al suo ufficio, tanto più che tal lavoro in Italia è bello e fatto. Basta convergere i lumi di detta legge e farli compenetrare per ogni dove nell'opera del Tiraboschi Girolamo, e continuarla con eguale norma a tutt'oggi per avere una storia letteraria compiuta in ogni sua parte. Alla domanda adunque: la storia della letteratura italiana è fatta o rimane a farsi e con quali norme e principii dovrebbe procedere? risponderò: la storia della letteratura rimane a farsi in Italia e deve ispirarsi a quei principii che regolano la scienza storica in generale, e seguire una sola norma quale quella di non fuorviare dalle sue competenze, onde in ultimo si sveli armonia e passaggio fra i due mondi dello spirito e della natura. Alla quarta domanda come dare un buon indirizzo in Italia alla filologia ed erudizione e come intorno ad esse impedire lo slegamento degli studii ed il dissipamento delle forze intellettuali, risponderò: coll'elevarle a scienze, quali veramente esse sono; chè anche la esplicazione minuta dei principii non si può ottenere che con i principii istessi. Gli studiosi in allora tributerebbero culto ad entrambe e respingendo quanto con i principii non si accorda, si ovvierebbero i citati ostacoli. Si presenta da ultimo un punto sommamente importante quale quello di cercare ed istituire i mezzi e le discipline onde ravvivare e diffondere le lettere e l'insegnamento classico nella estrema necessità in cui ne versa l' Italia. Ho detto sommamente importante e la ragione emerge chiara: essendo lo sviluppo degli studi un intero sistema, non potrassi mai comprendere bene un periodo di essi, senza possederne l'antecedente; laonde senza una completa conoscenza del passato, il presente e con esso l'avvenire, considerati isolatamente, saranno vuoti di scientifici risultati. Determinato intanto il posto che occupa il passato nella storia del mondo, elevate a scienze la filologia e la erudizione, si rialzeranno da sè gli studii classici. E disegnati su questa base i programmi didattici, lo studio classico scenderà fino agli inizi dello esplicamento intellettuale e procederá con esso nel più ampio sviluppo. Ritornando ora su quanto ho detto mi riepilogo e conchiudo. In Italia o si studia poco o poco profitto dagli studii si ricava (Male già deplorato da qualche tempo in Italia. Vedi Gioberti Vincenzo, Del primato ecc.). Occorre sulle basi del metodo ricostituire intero il sistema della scienza, affinchè avendo la nazione il suo tipo ideale, possa tendere ad esso nel suo cammino. Stabilita cosi l'armonia del mondo spirituale e materiale si rimuoverà il duplice ostacolo di disperdersi nel campo dell' astrazione o di vedere invaso il regno speculativo dall'empirismo, funesta causa di corruzione che combatte ed annienta il regime morale delle nazioni. E dovendo tutto compiere il suo corso secondo la propria natura, ad ottenere quello sviluppo massimo delle forze intellettuali e materiali, che solo rispondono alla natura dell'uomo, occorre proiettare l'attenzione alle nostre scuole, da convertirle creatrici di quell'amore al vero, solo nel quale l'uomo può rinvenire il proprio accontentamento. E qui do fine agli accenni, dalla S. V. proposti e da me svolti a seconda del mio debole criterio. Nè uno svolgimento maggiore avrei stimato necessario, chè l'ingegno pellegrino della S. V. conosce da gran tempo siffatte verità; e volgendosi ai socii, e particolarmente a me che sono l'ultimo di essi, non ha potuto al certo far dimanda di lumi, bensì di adesione. È questo per me il senso della circolare, senso di cooperazione ed accordo per promuovere l'immegliamento intellettuale e morale del paese. Sarò quindi ben lieto se, ubbidendo a disegno cotanto elevato, avrá potuto manifestare in qualche modo la mia buona volontà e l'alto conto in cui tengo ogni proposta che s'inoltri sotto gli auspicii della filosofia italiana, al lustro della quale ha concorso potentemente la S. V. con plauso di tutta Italia e di quanti hanno a cuore il trionfo, delle filosofiche dottrine. Accolga, Illmo Signor Conte, gli attestati di mia profonda e sentita ammirazione e mi abbia sempre. Della S. V. Ill.ma Devotissimo ed obbmo servitor vero Melfi, 11 Agosto 1869. MANCINI ABELE




Ciccimarra Filippo

Relazione sul riordinamento dell'Istruzione popolare in Basilicata letta all'onor. Consiglio Scolastico Provinciale nella tornata dell'8 febbraio 1879 dal Prof. Ciccimarra Cav. Filippo Regio Ispettore Scolastico di MelfiPotenza, Stan. Tip. Santanello 1879

CONSIGLIO SCOLASTICO PROVINCIALE DI Basilicata L'anno 1879, addì 8 Febbraio, si è riunito il Consiglio Provinciale Scolastico nella solita sala delle adunanze della Deputazione Provinciale. Presiede all'adunanza il cav. Ferdinando Perrino Consigliere Delegato, Reggente la Prefettura. Sono intervenuti all'adunanza i Consiglieri Rebecchini Cav. Prof. B. A. R. Provveditore agli Studi, Vice-Presidente, Lomonaco Comm. Francesco, Gavioli Dott. Federico, Ianora Avv. Generoso, Herther Prof. Ferdinando, Preside del Convitto Nazionale, Sabini Cav. Francesco, Bonafini Francesco, Primo Ragioniere all'Intendenza di Finanza, Cav. Dott. Lacava Michele, Trivigno Cav. Avv. Giuseppe, non che il Prof. Ciccimarra Filippo Cav., R. Ispettore Scolastico del Circondario di Melfi, in missione presso il Provveditorato. Assiste il sottoscritto Segretario Buscaglia Ignazio. É all'ordine del giorno la Relazione dell'ufficio Scolastico intorno al riordinamento dell'Istruzione popolare della provincia. Il Presidente, dichiarata aperta la seduta, invita il Prof. Ciccimarra, a dar lettura della relazione. Ed il prelodato signor Ispettore legge quanto segue. Signori, [(1)Della Relazione originale si pubblica solamente la parte indispensabile alle Autorità scolastiche e municipali.] Quest' onorevole Consesso dopo d'avere con amore studiato le condizioni della popolare istruzione della provincia, nelle frequenti tornate che ebbero luogo dal settembre ultimo a tutto gennaio p. p. pose mano con molta energia al riordinamento di tutte le scuole elementari, e del personale in esse insegnante. Parecchie furono le deliberazioni prese e moltissimi i provvedimenti dati dall'ufficio, il quale seguì sempre, ed appuntino, le norme che piacque alle Signorie vostre d'indicare. E però essendosi compiuto un lavoro lungo e paziente, per quanto svariato e multiforme, per incarico di questo onorevole Consesso, e per delegazione di questo egregio signor Provveditore, è giusto che io esponga, quasi raggruppandolo in tre quadri, quello che vi era, quello che si è fatto, e quello che resta a fare; affinchè voi, avendo sott'occhi l'intero lavoro già menato a termine, ed esaminando ad un tempo le lacune che devonsi colmar e, possiate fin d'ora avvisare ai mezzi, onde per l'avvenire questo Consesso provvegga efficacemente a tutti i bisogni dell'educazione popolare. Innanzi ogni altra cosa è mestieri ricordare che nel prossimo passato anno scolastico 1877-78 in questa provincia vi furono 469 scuole, delle quali 263 per i maschi e 206 per le femmine. Le 469 scuole, aperte quasi tutte in locali pessimi, molti dei quali si chiamerebbero col nome più appropriato di spelonca, ed in generale mal provveduti di arredamento scolastico, erano così distinte: 77 uniche maschili e 79 uniche femminili; 78 maschili e 60 femminili, di prima elementare; 57 di 2a per i fanciulli e 43 della stessa classe per le fanciulle; 30 di 3a e 20 di 4a maschile, e 16 di 3a, e 9 di 4a femminile per l'insegnamento elementare di grado superiore. Quindi considerando che nelle nostre scuole di grado superiore, cioè di 3a e di 4a classe, si trovano iscritti solamente alunni di oltre nove anni si può con certezza ritenere che si ebbero 135 scuole maschili e 103 femminili, in totale 238, destinate per coloro che dalla legge 15 Luglio 1877 sono obbligati ad istruirsi. E questo fatto si spiega tra perchè qui non s'incomincia troppo presto ad andare a scuola, e perchè mancano in numero sufficiente Asili e Scuole miste infantili. Se non che essendo in questa provincia le scuole uniche frequentate in grandissima maggioranza da alunni i quali non oltrepassano l'età di nove anni, e perciò potendosi aggiungere alle 238 scuole di primo grado le grado le predette 77 uniche maschili e le 79 uniche femminili, si può affermare che vi furono 394 scuole per gli obbligati, mentre le rimanenti 75 vennero frequentate da alunni di oltre nove anni, cioè da quelli che non sarebbero per legge obbligati. Inoltre la popolazione, che io chiamerò scolastica, lo scorso anno fu di 13200 sui 34532 obbligati. L'ufficio non potrebbe presentare il movimento di questa popolazione scolastica per i dieci mesi d'insegnamento, poichè mancano i dati statistici occorrenti all'uopo per tre Circondari. Pertanto può con esattezza sottoporre alla considerazione delle Signorie vostre quello che avvenne in uno dei quattro Circondari, in cui fu malauguratamente divisa la troppo vasta Basilicata, col solo intendimento che quest'onorevole Consesso, con una certa regola di proporzione, possa formarsi un criterio generale del preaccennato movimento per l'intera provincia. Imperciocchè parmi si debba ritenere che certi fatti si ripetano in tutti e quattro i Circondari quasi all'istesso modo e fra gli stessi limiti. Adunque nel Circondario di Melfi, lo scorso anno, vi furono 93 Scuole delle quali 57 maschili e 36 femminili. Rilevasi dai registri di quelle Scuole che al cominciare dell'anno scolastico 1877-78, s' iscrissero 2538 fanciulli e 1510 fanciulle, cioè 4048 obbligati i quali, distinti per condizione sociale, rappresentano 787 alunni civili, 1997 artigiani, 1264 contadini. Intanto sui 4048 obbligati iscritti furono più o meno frequenti 2680, dei quali civili 713, artigiani 1372, contadini 595. Dei 2680 frequenti si presentarono agli esami finali 2285, e di questi civili furono 674, 1292 artigiani, 319 contadini. Dei 2285 presenti agli esami furono promossi 1443, così distinti civili 501, artigiani 769, contadini 66. Quindi, riepilogando, s'iscrissero sui registri della scuola 4048 alunni, la frequentarono 2680, si presentarono agli esami finali 2285 e ne furono promossi 1443. Dal censimento scolastico fatto in tutti i Comuni di quel Circondario, più o meno esattamente, si ebbero 7234 fanciulli dai 6 ai 9 anni compiuti, i quali secondo la legge 15 Luglio 1877, erano obbligati di frequentare le scuole. Ora, confrontando questo numero con quello di coloro che s'iscrissero, si ha che mancarono di dare i loro nomi alle scuole elementari 3186 fanciulli, e mancarono all'obbligo di frequentarle e d'istruirsi 4554. E però muovendo da questi dati ne conseguita: che nella Provincia di Basilicata, la quale conta 510543 abitanti, vi sono come dissi 34532 fanciulli e fanciulle obbligati alla scuola, e di questi vi s'iscrissero 19938 e la frequentarono 13200. L'ufficio ha voluto qui riportare questi eloquentissimi dati statistici, perchè l' on. Consesso consideri la ristretta cerchia in cui si svolse l'istruzione popolare nello scorso anno, e rifletta prima d'ogni altra cosa che in tutta la Provincia mancarono all'obbligo d'istruirsi 21332 alunni. Nè questo è stato l'unico scopo che l'ufficio si ebbe, poichè è bene si sappia fin da ora il numero dei fanciulli che dobbiamo condurre a scuola, e si pensi in tempo al personale insegnante di cui si avrà bisogno per l'avvenire. Ho detto poco innanzi che il passato anno si ebbero 469 scuole e in conseguenza si ebbero altrettanti insegnanti. Ora devo aggiungere che di questi rimasero al posto per ferma non compiuta 416, e furono nominati o riconfermati nell'ufficio 38, in totale 454; talchè 15 de' vecchi non figurano più nello stato dell'attuale personale, perchè chi per un motivo, chi per un altro, hanno abbandonato le rispettive scuole. Al principio quindi del corrente anno scolastico vi erano aperte 454 scuole; nè sembrava che le Comunali Amministrazioni fossero entusiaste di aprirne altre. La legge obbligatoria, come appare dal foglio periodico di questa Regia Prefettura del 12 settembre 1877, per deliberazione del Consiglio scolastico presa nella tornata del 28 agosto precedente, fu applicata lo scorso anno in 50 Comuni, i cui nomi si leggono nel predetto foglio. Varie poi furono le ragioni per le quali non si procedè alla nomina dei Delegati scolastici comunali nomina resa ormai indispensabile per l'esecuzione del regolamento 19 ottobre 1877 risguardante l'attuazione della legge precitata. II. Le 454 scuole, di cui or ora ho detto, voi comprendeste che erano inferiori ai bisogni della popolare istruzione della provincia, e subito poneste mano, come dissi, con energia e con molto accorgimento ad aumentarle. A ciò conseguire vi erano due vie, o attuare cioè in tutto e da per ogni dove, il numero delle scuole decretate lo scorso anno dal vecchio Consiglio, o rifare l'Elenco di quelle da istituirsi a norma dell'articolo dodici della legge 15 agosto 1877 sull'obbligo dell'istruzione elementare. - Questa idea era bella e a tutti arrise; ma ben ponderata la bisogna, e riflettendo come si sarebbero sollevate troppe difficoltà questo Consesso con molta saggezza deliberò di tenere la prima delle due vie che si paravano dinanzi. E detto fatto: essendo per cominciare l'esame de' bilanci comunali fu subito mandato alla Ragioneria di questa Prefettura il ridetto prospetto delle scuole, già decretate per ciascun Comune, e la tabella degli stipendii, assegnati agl'insegnanti secondo l'ultimo decreto di classificazione, affinchè si fosse provveduto d'ufficio dalla Deputazione provinciale a quanto per avventura mancasse. Fu chiesto poi l'elenco dei Maestri e delle Maestre, che si trovavano nella provincia liberi d'impegni e, trovandolo per numero molto al disotto dei bisogni, voi invitaste l'onorevole Presidente a ricercarne altrove, ed immantinenti l'ufficio spedì lettere e telegrammi a tutti i Prefetti del Regno, nelle cui Province trovansi istituite da molti anni Scuole Normali e Magistrali. Si telegrafò e si scrisse a Provveditori, a Direttori e a Direttrici di Scuole; anzi questo Consesso, ad agevolare via meglio il concorso d'insegnanti fra noi, si rivolse all'onor. Deputazione provinciale, che io nomino qui a cagione di onore, e chiese ed ottenne un fondo di lire 3355 per offrire indennità di viaggio. E questa offerta fu fatta nota eziandio per telegrammi a tutte le Autorità Scolastiche, che erano state pregate di mandare elenchi d'insegnanti. Pertanto se da un lato posso darvi ora la lieta novella che il numero dei Maestri è già al completo, mi rincresce vivamente di non poter fare lo stesso per quello che riguarda le Maestre, le quali non si potè avere in numero sufficiente. Eccovi intanto il risultamento del lavoro finora compiuto. Al presente nella provincia vi sono 502 scuole cioè 454 dirette da vecchi insegnanti, 44 da nuovi nominati d'ufficio, e 4 da maestri nominati dai Municipii a premura dell'ufficio. Le 502 scuole, delle quali 231 affidate a Maestri e 221 a Maestre, sono così distinte: - 65 uniche maschili e 50 femminili, 93 di 1a elementare maschile e 86 femminili; - 72 di 2a cl. per i fanciulli e 63 dell'istesso grado per le fanciulle; - 38 di 3a e 13 di 4a per i maschi; - e 19 di 3a e 3 di 4a per le femmine (All. A). Mettendo ora in confronto questi dati con quelli che riferii innanzi, si rileva che le 77 scuole uniche maschili si sono ridotte a 65, e le 79 uniche femminili a 50; talchè 12 Comuni, ove era un solo Maestro, ora ne hanno due, e in 29 Comuni, ove era una sola scuola femminile, ora ve ne sono aperte due. E ciò avvenne parte per nomine d'ufficio, parte perchè qualche Comune invitato obbedì, parte ancora per ragioni del riordinamento generale. Si noti inoltre che le 78 scuole di 1a elementare maschile dello scorso anno sono oggi salite a 93, e le 60 femminili dell'istesso grado a 86; le 57 di 2a maschile a 72 e le 43 femminili, pure di 2a, a 63; le 30 di 3a maschile si sono aumentate di 8 e le 20 di 4a sono scemate di 7. Le 16 di 3a femminile crebbero a 19; le 9 di 4a diminuirono di 6. E però scemarono le scuole uniche con grande vantaggio dell'istruzione, poichè la Scuola unica venne trasformata nelle due classi distinte che costituiscono il primo grado dell'istruzione elementare, cosicchè invece di una scuola se n'ebbe due, e l'insegnamento diventò graduato e più proficuo. Oltre a ciò vi fu notevole aumento delle prime e seconde classi maschili e femminili; crebbero alquanto le terze, e scemarono un pochino le quarte classi maschili e femminili. Questa diminuzione però è apparente, poichè l'ufficio, avendo giudicato contrario alla legge e molto dannoso il sistema di affidare due corsi ad un solo insegnante, ha vietato che si continuasse, e molte scuole di 3a 4a che apparivano distinte, e perciò in maggior numero, ora sono riordinate in guisa che ogni insegnante quind'innanzi debba attendere ad una sola classe: scomparvero insomma quelle quarte classi, dette così per pompa, non essendo mai esistite; avvegnachè il grado di cultura degli alunni ben raramente lo permettesse. Supponendo adunque che pel corrente anno non ci sia alcun aumento nella popolazione i 34532 obbligati, i quali su per giù si possono dividere in egual numero di maschi e di femmine, hanno 165 scuole maschili e 149 femminili, in totale 314 di grado inferiore, alle quali aggiungendo le 115 scuole uniche; poichè queste, come dissi innanzi, in grandissima maggioranza sono frequentate da fanciulli dai 6 ai 9 anni compiuti, si hanno 429 scuole per gli obbligati; cioè 35 in più del passato anno. E questo quanto alle scuole ed al personale insegnante. Per quello poi che riguarda i locali scolastici, che sono uno de' principali elementi d'ogni sistema educativo, l'ufficio, conoscendo abbastanza le condizioni pur troppo deplorevoli in cui si trovano quasi tutti i Comuni della provincia quanto a fabbricati, non ha potuto fare altro che raccomandare ai signori Ispettori ed alle Comunali Amministrazioni che si cerchino i meno cattivi. Intanto perchè col tempo cessi affatto questo gravissimo inconveniente l'ufficio ha spedito ai sig. Sotto-Prefetti, Sindaci ed Ispettori una circolare, in cui mettendo sott'occhio, con la chiarezza che si poteva maggiore, i grandi vantaggi ed i benefici effetti della legge 18 agosto 1878, fa invito ai Comuni della Provincia a giovarsene. Anzi trovandosi essi quasi tutti in condizione di togliere a pigione i locali ad uso di scuola, ha potuto facilmente dimostrare come, aumentando del doppio, o poco più, la somma stanziata ne' bilanci per detta pigione, si possa ottenere dalla Cassa di Depositi e Prestiti tanto che basti a far sorgere un edificio scolastico sufficiente ai bisogni presenti ed avvenire della popolare istruzione. Ha pur dimostrato che, scorso il periodo di trent'anni, il patrimonio Comunale si troverà arricchito d' una nuova proprietà, ed il bilancio sgravato d' un articolo passivo, che mano a mano, sino ad un certo limite, dovrà crescere secondo il progressivo svolgimento delle classi; svolgimento che volere o non volere deve avverarsi. Signori, come un tempo la grandezza dei Comuni italiani si rivelò nel Palazzo municipale oggi il grado di civiltà di un Comune si appalesa nella Casa scolastica! Ma ciò non è tutto quello che l'ufficio ha fatto. Io non dirò delle raccomandazioni vivissime rivolte a chi e come meglio si poteva, perchè l' arredamento scolastico fosse al completo in ciascuna scuola; nè dell'incarico dato ai signori Sotto-Prefetti di mandare Commissari, come sovente pur avvenne, per dare il possesso agl'insegnanti nominati d'ufficio; nè delle minacce fatte dal nostro Presidente di sospendere qualche Sindaco, che pareva accennasse ad atti di ribellione contro i vostri decreti; nè le fatiche durate per persuadere moltissimi Sindaci che a norma dell' articolo 2° della legge - decreto 7 gennaio 1861, e della logica, ogni classe deve avere un insegnante, nè della lotta minuta, astiosa, spesso inconcludente, deplorevole sempre, sostenuta con parecchi di coloro, i quali erano abituati da lunga pezza ad eludere la legge sotto specie di curare gl'interessi dei propri amministrati; lotta che solo si è vinta, senza mai cedere a pretesti, con energia e con costanza nei propositi. E volentieri tralascerò di ricordare qualche amministrazione municipale che promosse le dimissioni degl'insegnanti inviati, offrendo loro perfino i mezzi per ripatriare. Dirò adunque che l'ufficio compiuto il lavoro di riordinamento ha subito compilato l'elenco dei Comuni in cui ai sensi dell'articolo 9 della detta legge quindici Luglio 1877, si deve quest'anno applicare l'obbligo dell'istruzione elementare - e se voi approverete l'elenco, che mi onoro di sottoporre al vostro esame, la ripetuta legge andrà subito in vigore in 86 Comuni su 124 della provincia (Alligato B).. Di questi 86 Comuni, 35 fanno parte del Circondario di Potenza che ne ha 44, 26 di Lagonegro che ne ha 39, 12 di Matera che ne novera 22, e 13 di Melfi che ne conta 19. Ed anche per questo lato abbiamo 35 Comuni in più del passato anno, nei quali potremo obbligare i padri di famiglia a mandar i loro figliuoli a scuola. Questo numero crescerà non appena i signori Ispettori avranno proposto le nomine provvisorie per i Comuni, che mancano tuttavia dell'istruzione femminile e per quelli in cui si potranno aprire le scuole miste, come dirò in appresso. L'ufficio ha fatto inoltre un altro lavoretto semplicissimo in se, ma che potrebbe essere oggetto di qualche utile considerazione. Eccolo. Nella Provincia vi sono ormai 502 insegnanti, senza tener conto degli Asili infantili e di parecchi coadiutori e coadiutrici, che molti Sindaci, teneri piuttosto d'una malintesa economia, che del miglioramento morale ed intellettuale dei propri amministrati, si sono affrettati di nominare a solo fine di potere scongiurare la bufera delle nomine d'ufficio, coadiutori e coadiutrici che per il corrente anno questo Consesso ha tollerato per la sola ragione che manca affatto altro personale legalmente autorizzato all'insegnamento. Ho detto che voi avete tollerato, poichè sotto quei nomi si nascondono veri Maestri di classi cui bisognerà destinare insegnanti capaci e forniti di patenti. Tornando adunque al numero effettivo degli insegnanti esso è di 502. Ora di questi 281 sono Maestri, e 222 sono Maestre. - Dei 281 Maestri si contano nativi della Basilicata 243, e di altre provincie 38, e delle 221 Maestre sono nate nella provincia 144, e 77 in altre provincie. (All. C). L'ufficio cominciò eziandio altra statistica più che necessaria, qual' è quella della classificazione degl' insegnanti secondo le loro qualità personali ma essendo questo un lavoro abbastanza importante e delicatissimo da un lato, e mancando dall'altro per molti Comuni quelle precise e coscenziose notizie, che sono indispensabili per battere questa via assai spinosa, ha dovuto rimandarlo ad altro tempo. E però, dopo di aver chiesto a ciascun insegnante una breve auto-biografia e d' aver scritto ai signori Ispettori per altre notizie indispensabili, pose subito mano, a norma della circolare sedici dicembre prossimo passato, a compilare l'elenco dei contributi per l'esecuzione della legge sul Monte delle Pensioni. Per questo elenco si è fatto un modulo che voi esaminerete. Intanto devo dichiarare che, se in mezzo a tanto lavoro esso è stato riempiuto delle relative notizie, ciò devesi unicamente all'opera paziente e straordinaria del bravo segretario signor Buscaglia, cui sento il dovere di attestare in vostra presenza la più sincera stima dell'egregio Signor Provveditore e mia. Nè con ciò, Signori, io posso affermare che siasi provveduto a tutto che facesse mestieri; poichè restano ancora a nominarsi altre 13 maestre per altrettanti Comuni della Provincia che mancano affatto d'istruzione femminile, ed altre sei per Comuni importanti i quali trovansi ancora con la scuola unica (All. D). E se a queste si vorranno aggiungere altre 23 Maestre per altrettante scuole miste che rimangono chiuse, noi abbiamo tuttavia bisogno di 42 Maestre. (All.E).È questo un fatto che molto addolora. Ma di chi la colpa? Voi deliberaste di cercare insegnanti in tutte le province d' Italia: l'ufficio scrisse e telegrafò a tutte le Autorità che potevano indicarne; l'onorevole Deputazione provinciale ci aiutò, mettendo a nostra disposizione i mezzi per dare le indennità di viaggio; dunque tutti ci studiammo, ciascuno per la sua parte, di fare il meglio possibile. E perciò a far cessare almeno lo scandalo di vedere Comuni senza istruzione femminile di sorta vi proponiamo d'incaricare i signori Ispettori a recarsi ivi immediatamente, e di accordo coi Sindaci e con autorevoli cittadini, affidare l'insegnamento solo in via provvisoria a persone le quali offrano guarentige di sufficiente capacità. I signori Ispettori potrebbero fare lo stesso per le scuole miste là dove ne scorgessero il bisogno. E qui mi sia permesso di rispondere ad una osservazione che potrebbe farsi. Taluno dirà: perchè l'ufficio nel proporre le nomine delle nuove Maestre non provvide innanzi tutto ai Comuni che mancavano affatto d' istruzione femminile? L'ufficio, Signori, vi provvide e propose le nomine: ma che poteva fare di contro al reciso diniego delle Maestre di recarsi ai Comuni destinati? Ognuno può immaginare motivi per i quali le Maestre si rifiutavano di andare in quei luoghi; ognuno vorrà comprendere che non si trascurò mezzo onde persuaderle. Che potevamo noi fare innanzi all'alternativa o di assegnare loro altro Comune o di vederle andar via, pur avendo tanto bisogno di Maestre? Ricorderò solamente che per qualche Comune ne abbiamo nominate fin tre e quattro, le quali tutte finirono col rifiutare l'incarico, l'una dopo l'altra. Ricorderò, che una Maestra diretta per San Paolo Albanese giunta a Bari fu sconsigliata ad andare colà; fu tante o impaurita dalla descrizione di quel Comune e della via che doveva battere da persona appunto nativa di quel luogo, che tornò immediatamente nella sua provincia di Macerata rinunziando alle indennità di viaggio. Dirò che un'altra Maestra che veniva dal Circondario di Brescia diretta per Gorgoglione, giunta in Potenza diede presto le dimissioni, perchè seppe che per giungere alla sua residenza doveva valersi di cavalcatura per qualche buon tratto di via. Altre Maestre in circostanze simili hanno pure rinunziato le nomine. Altra si recò al posto e subito dette le dimissioni, chiedendo solo i mezzi per tornare a casa. Potrei narrarvi molti e svariati aneddoti; ma mi contenterò solamente di ricordare che le nomine di ufficio da voi fatte furono 59 mentre solo 44 insegnanti si recarono alla loro destinazione (All. F). Adunque posso assicurare questo Consesso che l'ufficio ha fatto quello che meglio si poteva. Intanto perchè questi ed altri inconvenienti, forse maggiori, per mancanza di numero sufficiente d' insegnanti, specie di Maestre, non si avverino il venturo anno, vi presento l'elenco degli educatori di cui a norma dell' art. 12 della legge sull'obbligo dell'istruzione, della legge-decreto 7 Gennaio 1861 e del regolamento 15 Settembre 1860, avremo bisogno. Dal quale elenco appare che converrà cercare 25 Maestre per l'insegnamento di grado inferiore, e 43 per il superiore; 22 Maestri con patente inferiore e 36 con patente superiore, in totale 68 Maestre e 58 Maestri. (Allig. G). Ora aggiungendo alle 68 Maestre per le nuove scuole, le altre 19 per quelle scuole alle quali quest'anno si provvederà, come dissi, provvisoriamente, ne avremo bisogno di 87. E volendo ridurre le 23 scuole miste, che sinora restano chiuse per mancanze di personale insegnante a 10, ne occorreranno 97. Aggiungendo poi ai 58 Maestri i 13, che bisogneranno per le scuole miste, le quali addiverranno prime classi elementari maschili, ce ne vorranno 71. Laonde ritenendo che dopo gli esami pel conferimento delle patenti elementari, che avranno luogo il venturo Agosto, sia per aversi 30 Maestre, comprese le 12 che usciranno dalla scuola magistrale ed altrettanti Maestri, saremo obbligati a cercare 67 Maestre e 41 Maestri. Eccovi, o Signori, il resoconto di quanto questo Consesso, e l'ufficio scolastico ha fatto nel periodo di quattro mesi. Ed ora mi è grato assicurarvi che le deliberazioni da voi prese, relativamente al corrente anno scolastico, in numero di 307, ed i provvedimenti speciali fatti in numero di 880, oltre 541 generali (All. H), sono in guisa classificati che subito si può rendere conto di ciascuno di essi. - Voi potete ora facilmente informarvi di ogni pratica, poichè l'archivio scolastico comincia a riordinarsi con un metodo più semplice e adatto al continuo incremento degli affari. III. Il venturo anno saremo obbligati di chiedere, come poco innanzi ho dimostrato, alle altre province del Regno 67 Maestra e 41 Maestri. Ora io non vo' mica discutere intorno alle difficoltà che sorgeranno nella ri-erca di quest'insegnanti; ma stimo indispensabile di fare osservare che questo stato precario è impossibile che duri; e però bisogna avvisare ai mezzi, onde provvedere stabilmente ai bisogni avvenire della popolare istruzione. Che bisogni ce ne sieno, che maggiori ce ne saranno, ognuno il vede appena voglia riflettere, che ci è una legge sull'istruzione obbligatoria che devesi gradatamente attuare, che i bisogni saranno di più in questa anzichè in moltissime altre province del Regno, appare chiaro appena si consideri allo sminuzzamento della popolazione in 124 Comuni e in un numero grandissimo di borgate, ciascuna delle buali comincia già a comprendere i vantaggi dell' istruzione ed a pretenderla. E questi bisogni si vedranno crescere ognora davvantaggio se si vorrà un giorno liberarsi di quegli Insegnanti che pur troppo non sono. Forniti delle qualità morali ed intellettuali indispensabili a chi deve educare onesti cittadini, di cui sempre più vivamente si sente la necessità. Le scuole elementari hanno per iscopo immediato l'educazione del popolo, e l'istruzione è il principale dei mezzi educativi. E tale bisogno apparirà meglio ancora se si ponga mente che molti insegnanti vengono, a mo' di dire, dalla leva in massa fatta i primi anni che seguirono il 1860. Ci voleva un esercito d'insegnanti e lo s'improvvisò. Molti erano e sono; ottimi; parecchi via via si sono posti in carreggiata, ma vi ha pure di quelli che si dovranno persuadere a dedicarsi ad altro, forse con maggior utile proprio e della società. Vorremo rassegnarci tranquilli a tollerare ancora delle Maestre le quali, salutando un povero Ispettore scolastico come una fiata toccò a me, lo facciano ad parere di genere femminile per iscambio di desinenze? E avverrà ancora che qualche Maestra, invece di educare ed istruire le bambine, non sapendo far di meglio, le eserciti a lavorare la pasta ogni mercoledì e sabato, per mangiarla fresca il giovedì e la domenica? Ma voi che avete posto mano così energicamente a migliorare l'istruzione pubblica della provincia, voi vedete che bisogni ce ne sono e molti e grandi; e fa mestieri creare i mezzi perchè lo stato provvisorio cessi una buona volta, e sorgano tali istituzioni che ci affidino per l'avvenire. L'ufficio ha molto pensato intorno alla soluzione di questo problema. In questa seria meditazione ho dovuto dal canto mio persuadermi che ai Comuni ed alla Provincia non si può che chieder poco. La lunga e feroce lotta di cui fu miserando teatro questo paese per l'idra brigantesca, schiacciata appena da un anno; la rete di viabilità che non vi era, e che resta ancora ed in gran parte da completarsi; la necessità di aprire 70 ufficii telegrafici al pubblico servizio, i quali sono congiunti tra loro per mezzo di 2000 chilometri di filo, hanno in gran parte esaurite le loro risorse economiche. Dunque converrà rivolgerci al Governo del Re perchè ci aiuti nei nostri bisogni in modo certo e durevole. Ed innanzi ogni altra cosa è mestieri che. S. E. il Signor Ministro della Pubblica Istruzione si persuada che questa provincia richiede la sua speciale e benevola considerazione. Signori, noi dobbiamo tutti essere contenti dell'opera nostra e dei risultamenti ottenuti; poichè abbiamo la coscienza di aver fatto quello che per noi si poteva. E però senza fare confronti che sono, o paiono, sempre odiosi, tra questa ed altre province l'ufficio propone di rivolgerci al Ministero per efficaci e pronti soccorsi. Mercè l'opera generosa di egregi uomini, alcuni dei quali fanno parte di questo onorevole Consesso, e che io non nomino per non offendere la loro modestia, la nostra Scuola magistrale femminile, che da qualche anno è in via di continuo miglioramento, specie dopo la riunione con l'opera pia delle Gerolomine, mi sembra che per il personale insegnante e dirigente, per la suppellettile scientifica e materiale, per fabbricato e per quanto occorre a ben ordinati istituti, lasci poco a desiderare. Ciò nullameno per pochezza di mezzi, essa non potrà mai dare un contingente bastevole alla nobile falange delle educatrici. Su 70 alunne, ora raccolte nel suddetto Istituto, non si può sperare che una quindicina di Maestre per ciascun anno. pOra ognuno vede che questo numero è insufficiente a' bisogni che abbiamo. E perciò ad accrescere un tal numero, l'ufficio vi propone di fare istanze vivissime presso S. E. il signor Ministro della Istruzione, perchè conceda a questa Scuola magistrale un sussidio straordinario per la costruzione di altri dormitori, e per ingrandire le scuole, essendovi area sufficiente nel recinto dell' Istituto; e 40 sussidii ordinari per posti gratuiti da accordarsi ciascun anno per esame ad altrettante giovanette. Così si sarà provveduto ai mezzi efficacissimi per formare nell'istessa provincia buone educatrici ed in numero sufficiente. Ma come faremo per avere valenti educatori? Per quanto l'ufficio abbia studiato non ha saputo trovare altro rimedio se non quello di ricorrere allo stesso Ministero, perchè anche in questa provincia, come in altre che non sembrano avere bisogni così grandi ed urgenti, istituisca una Scuola normale maschile. Il Municipio di Potenza, o altro Municipio che avesse locali adatti da offrire, e la Provincia provvederebbero al convitto: il Governo al personale insegnante e dirigente. La Scuola magistrale rurale di Matera pe'nostri bisogni non basta, e solo ci potrebbe dare un piccolissimo aiuto. Essa e quella di Lacedonia, alla quale il Ministero ammise a posto gratuito dieci de' nostri giovani, ci daranno appena i Maestri per i moltissimi villaggi che abbiamo. Soltanto in tal modo si sarà stabilmente e seriamente provveduto a tutto per l'avvenire. Quanto poi al modo di avere, se non in tutto in buona parte, almeno il personale insegnante necessario pel venturo anno scolastico, l'ufficio propone di fare istanza all' on. Deputazione perchè chiegga al Consiglio provinciale una somma sufficiente a dar le indennità di via. D'altra parte poi propone di rivedere la classificazione de' Comuni, fatta il 22 ottobre 1877. E così, coll' offrire le indennità di viaggio e coll' elevare alcun poco gli stipendii, invoglieremo assai di più gl'insegnanti di altre provincie a venire tra noi. Per i bisogni poi che chiamerò del momento, avendo questo Consesso conceduto le lire 2700, assegnateci dal Ministero sui fondi della soppressa Cassa ecclesiastica, a beneficio di questa Scuola magistrale per ragione che è inutile ridire, l'ufficio v'invita a chiedere allo stesso Ministero almeno lire 1500 per dar sussidio a quelli fra gl' insegnanti, che ne giustifichino la urgente necessità. Infine propone di pregare Sua Eccellenza della Pubblica Istruzione, perchè i sussidii agl'insegnanti nelle scuole degli adulti, agl'insegnanti benemeriti ai Comuni ed agli insegnanti bisognosi, sieno accordati per l'avvenire in ragione delle condizioni pur troppo eccezionali in cui trovasi questa Provincia. Il R. Ispettore Scolastico Ciccimarra Filippo RELATORE. Visto Il R. Provveditore agli Studii REBECCHINI. [Nota del compilatore: La pubblicazione accoglie unicamente l'allegato A. Lo stesso non è stato trascritto perché l'impaginazione non avrebbe consentito una lettura chiara ed un'analisi adeguata dei dati.]




Capaguzzi Giuseppe Direttore della R. Scuola Magistrale di Matera La famiglia e la scuola in ordine all'educazione intellettuale e morale dei fanciulli Matera, Tipografia Conti 1880

A chi volesse discorrere con ordine scientifico dell'educazione, sarebbe mestieri prender le mosse dall'educazione fisica, l'importanza della quale non può essere disconosciuta se si consideri l'unione indissolubile nella vita dell'essere umano senziente, intelligente, volitivo. Di fatto le cure tendenti alla conservazione e al perfezionamento delle forze fisiche sono essenzialmente necessarie alla spirituale umana educazione, alla quale, mancando la sanità e la robustezza del corpo, verrebbe meno il soggetto; lo spirito non troverebbe il suo pronto e zelante ministro, e l'anima stessa parteciperebbe della debolezza, secondo il noto adagio: Mens sana in corpore sano . Tuttavia, siccome il trattare di quella parte di educazione che al corpo si riferisce, spetta particolarmente alla Fisiologia e all' Igiene, ai cui principii deve risalire l'educatore, sia nella famiglia, sia nella scuola, così si è creduto opportuno restringere la tesi alla sola educazione spirituale. Si è stimato poi conveniente accennare relativamente alla scuola, a ciò solo che ella ha di comune colla famiglia, essendo attribuzione esclusivamente scolastica determinare i metodi, i modi, i programmi didattico-educativi. Il bambino nasce con tutte le facoltà, con le naturali tendenze in principio, in germe, le quali è forza sieno bene sviluppate, perchè producano poi il sapere e la virtù, che non nascono in noi, ma devono essere il necessario risultamento di uno spirito attivo intelligente e libero, il quale sappia differenziare il vero dal falso, il bene dal male. ( Girard) Ma l'esperienza e la ragione ci avvertono che le facoltà e le tendenze dello spirito umano non possono essere lasciate libere nel loro svolgimento e perfezionamento, imperciocchè, scadute dalla perfezione primitiva, sopraffatte dai bassi istinti dell'uomo animale, ingannate dalla fallacia dei sensi, allettate dalle seduzioni, pervertite dai cattivi esempi d'ogni sorta, facilmente prendono una direzione opposta a quella per cui sono date e ne conseguono ignoranza ed il vizio i quali appunto altra sorgente non hanno che l'allontanamento delle facoltà o potenze dello spirito umano dal loro oggetto che è il vero, il bene. Infatti, del pari che nelle piante operano nell'uomo in maniera appropriata le intrinseche forze poste da Dio in questa sua eletta creatura. Ma come la pianta, perchè germogli e cresca e apra i suoi fiori e alleghi e maturi buone frutta, ha bisogno dell'acqua, dell'aria, del sole, e meglio viene e più produce, se la terra è lavorata e governata, e se essa pianta è difesa, curata, e quasi accarezzata dalla mano del diligente contadino o giardiniere, così il fanciullo spiega le sue potenze per interiore virtù, e si ammaestra per ragionamenti ed esperienza propria; ma vuol essere posto in certe favorevoli condizioni esteriori, vuol ricevere dall'educatore, come nutrimento del suo spirito, le verità che egli non può conoscere da se stesso, e per gli esempi, le ammonizioni, le conversazioni, per l'andamento tutto della vita, vuol essere come circondato da un'atmosfera purgata, ove il suo animo respiri, si riscaldi, pigli forza e vigore. - Lambruschini. Ufficio questo della famiglia aiutata dalla società, mediante la scuola. É evidente che quest'opera educativa non può essere iniziata, né proseguita dalla sola scuola: questa sarà sempre quel santuario cui eresse la civiltà con lavorio di secoli, che seppe resistere a prepotente tirannide, a turbinosi sconvolgimenti, ma nella famiglia è la sorgente precipua della forza o debolezza, della libertà o schiavitù, della virtù o del vizio. L'azione della famiglia pertanto deve precedere e preparare il terreno a quella della scuola, imperciocchè l'autorità della famiglia è la precursora di tutte le autorità, è quella che apre loro la via, che dispone lo spirito umano ad onorarle, ad ascoltarle, che lo inizia al loro insegnamento, e in questa guisa è simbolo e ministra delle altre autorità - Lambruschini. E siccome quando il fanciullo entra nella scuola, non cessa per questo di appartenere alla famiglia, nè compiuto il corso scolastico, massime se elementare di cui specialmente qui si tratta, è in età da allontanarsene, ne viene di natural conseguenza che l'azione della famiglia come deve precedere, così deve accompagnare e continuare l'azione educativa della scuola. Di che distintamente si terrà discorso. La famiglia e massime la madre, deve iniziare il fanciullo all'istruzione e all'educazione morale che verranno poscia relativamente compiute dalla scuola; e a quest'opera educativa domestica è necessario por mano assai prima di quello che ordinariamente si pensi e si faccia. La formazione in fatti dei buoni abiti non è mai precoce, e a questo fine è diretta ogni azione educativa, sebbene varii e di- versi sieno gli stimoli coi quali il bambino, il fanciullo, il giovanetto sono spinti agli atti e alla loro ripetizione e quindi alla formazione degli abiti che, secondo espone il Rayneri (Pedagogica) costituiscono quasi altrettante potenze seconde. Un celebre educatore richiesto da una madre quando potesse incominciare l'educazione della propria figlia di quattro anni, rispondeva: in tal caso sono perduti quattro anni . Tale giudizio è conforme alla teoria educativa esposta dal Rosmini nel - Supremo Principio della Metodica - ove dimostra che il bambino a sei settimane circa, quando cioè nelle vergini sue labbra, spunta il primo riso ingenuo ed affettuoso, è suscettivo di educazione. La madre quindi deve e può compiere il nobile ufficio che la natura le impose. Ma come? Dalle considerazioni generali astratte, è opportuno in tale bisogna discendere alle particolari e concrete per additare alle madri i modi e i mezzi di cui debbono valersi; e metterle in avvertenza contro le viete e pessime consuetudini il cui giogo è ormai tempo di scuotere. Nè certo vuolsi dalle madri esigere la conoscenza e l'applicazione dei metodi migliori per l'insegnamento del leggere e dello scrivere; non è questa l'istruzione che esse debbono impartire ai loro figlioletti, nè quella cui debbansi arrestare le scuole; il leggere, lo scrivere non sono la vera istruzione, imperciocchè se valgono a togliere il numero degli illetterati, non diminuiscono per questo il numero degli ignoranti. Chè anzi in tal caso all'ignoranza si aggiungerebbe un tanto di presunzione e forse di malizia. Uffizio perciò della madre è di suscitare nello spirito della sua creatura i primi pensieri per formarle poscia sulle labbra le prime parole, seguendo in ciò l'istinto naturale materno, che è tutta scienza, quando è tutto amore. Non vuolsi da ciò arguire che le madri non possano essere illuminate e aiutate; chè anzi le speculazioni dei filosofi, veri benefattori dell'umanità, quando applicano alla pratica della vita i risultamenti dei profondi e diuturni loro studi, vengono in loro soccorso. Conobbe infatti il Pestalozzi l'importanza della madre in tale faccenda e scrisse il - Libro per le madri - con cui pose il primo fondamento dell'istruzione intuitiva a vantaggio dell'educazione, seguito nella santa opera dal Rosi, dall' Aporti, dal Fröbel il cui metodo principalmente dovrebbe essere noto alle madri. Nè da questi educatori dissente il Padre Girard il quale fissando l'attenzione della mente sua profonda osservatrice sul modo onde un'affettuosa madre e sagace, secondando la natura, guida il proprio figliuolo, nello sviluppo delle sue facoltà, ne deduce una teoria da tutti applicabile e consiglia le madri a fare ogni giorno più attenti i loro figliuoli ad ogni cosa che veggano, odano, tocchino o facciasi sentire al loro gusto, odorato, udito perchè ottengano essi in tal guisa non solo più viva la percezione distinta degli oggetti esistenti, dopo averli per qualche tempo confusamente percepiti come formanti un oggetto solo producente una percezione visiva unica, complessa, ma nello stesso tempo compiano e ripetano il primo atto dell'intelligenza, fonte necessaria di ogni sapere. Egli insegna che le madri poi mostrino un dopo l'altro ai loro figlioletti gli oggetti sensibili, ne pronuncino e ne facciano ripetere il nome; ne rilevino le qualità concretandole nella parola. Così a poco a poco ai gridi dell'animale si sostituiranno il pianto e il riso dell'uomo; apprenderà il fanciullo il significato dei suoni semplici e articolati e il loro uso in conseguenza del naturale svolgimento del suo pensiero e del linguaggio che sono a vicenda causa ed effetto l'uno dell'altro; seguendo necessariamente l'ordine graduato delle intellezioni, e senza che punto la madre lo tormenti con l'astrazione delle regole: imperciocchè, dice Bernardin de Saint-Pierre, noi non impariamo più a parlare per via delle regole grammaticali che a camminare per via delle leggi dell'equilibrio. È necessario però che in questa proficua attività del fanciullo diretta e sorvegliata dalle madre, sia mantenuta in lui la calma e la serenità dell'anima, sia lasciato tempo al suo spirito di affissarsi sulle nuove cose e soprattutto abbia cura di estendere ragionevolmente il sentimento di benevolenza che è il solo stimolo del suo operare, finchè la ragione non lo illumini o la passione non l'offuschi. Oltre a ciò la madre, contro l'opinione di coloro che vorrebbero nell'educazione infantile una barriera fra il sensibile il soprassensibile, potrà come insegna il Tommaseo, elevare l'animo del suo figliuolo per mezzo dei simboli del mondo fisico alla contemplazione graduale di quelle verità che i sensi non colpiscono, ma a cui l'intelligenza umana aspira e nella loro cognizione piacevolmente si riposa: instillandogli per tal modo fin d'allora nella mente l'idea che l'anima incorruttibile, immortale non è Simile a bolla che da morta gora Pullula un tratto e si risolve in nulla . In tal guisa la madre, senza pretendere trattare di proposito su nulla, parlerà occasionalmente di molte cose e se pur poche saranno le cognizioni dal fanciullo apprese e ritenute, non avrà ragione alcuna per giudicare inefficace l'opera propria, giacchè avrà iniziata l'energia mentale risvegliando nel fanciullo l'attenzione, l'osservazione, l'intelligenza insomma che afferma il vero, la memoria che lo ricorda, l'immaginazione che lo trasforma in tipi ideali; avrà educato il buon senso e il buon gusto. Sul terreno così dissodato la scuola getterà poi i suoi semi attenendosi anch'essa almeno nei primi anni, allo stesso metodo, secondo il quale ogni insegnamento e ogni esercizio educativo delle potenze è coordinato e in certa guisa subordinato all'insegnamento della lingua materna, condotto secondo le leggi che regolano lo sviluppo del pensiero umano. Lavoro questo tanto importante che ha bisogno di essere iniziato dalla madre, seguito dagli asili, perché possa essere relativamente compiuto dalla scuola primaria e popolare che, partendo dalle cognizioni somministrate, come mezzi educativi, in una forma sintetica e senza certi legami, dalla madre e dal maestro nei primi anni di scuola, dovrebbe ripeterle, estenderle, classificarle scientificamente e discendere poi alla loro applicazione nella pratica della vita tenendosi egualmente lontana dal metodo veramente scientifico delle scuole superiori e dall'empirico della madre. In tal modo seguendo il processo delle successive intellezioni e riflessioni, il sapere si forma allargandosi parallelamente come i cerchi successivamente formantisi per sasso gettato, alla superficie di placid'acqua. È certo d'altronde che l'universale delle madri non sarà da tanto, ma riescirà loro men difficile l'astenersi dal disturbare e contrariare il naturale sviluppo al bambino e dal presentargli il falso sotto l'aspetto del vero. Troppo lungo sarebbe enumerare i racconti fantastici, i pregiudizi ingiustificabili, gli errori deliberatamente esposti con cui esse abusano della credulità fanciullesca ponendo con ciò solo un ostacolo, spesso insormontabile, all'apprendimento del vero. Fin qui dell'educazione intellettuale che il fanciullo deve ricevere in famiglia prima che nella scuola; ma cosa di ben maggior importanza è la prima educazione morale da cui per la successiva formazione di abiti sempre analoghi ai primi, s'informa l'animo del fanciullo e si imprime il carattere determinante la personalità individuale. Nella famiglia pertanto, secondo il Lambruschini, l'anima del fanciullo deve essere piegata alla docilità, all'amore del lavoro, a quell'amore del bene, a quel virginale pudore, a quella fortezza civile che lo armi contro gli assalti dei tentatori e lo renda schivo dei piaceri che sfibrano e istupidiscono e lo innamori dei diletti puri dell'anima casta e tenera "La famiglia deve inculcare la grande massima: quel che è bene prima, poi quel che è utile e piace; deve insegnare a ciascuno di sollevare sopra di se i suoi genitori, al suo livello i suoi simili, l'uomo sopra l'animale, la Divinità sopra tutti, determinando ed imponendo i doveri secondo il vario pregio degli oggetti. Nella famiglia il fanciullo deve apprendere a dominar la tendenza personale per non divenire egoista, a secondare la tendenza sociale per accettare e riconoscere il bene che dagli altri riceve, e farne egli stesso, a seguire la tendenza morale per innamorarsi del vero bene e praticarlo, a coltivare la tendenza religiosa per risalire colla mente e col cuore alla sua prima origine, al suo ultimo fine, in una parola, dev'essere educato il buon cuore . I mezzi diretti che la madre, come ogni altro educatore, deve usare sono: la parola per eccitare e dirigere, l'autorità particolarmente per correggere. Ma la parola materna non scenderà al cuore dei fanciulli per guidarne la condotta e imprimerne il carattere, se non sarà improntata di tal affetto che stabilisca tra i due cuori quella corrente di simpatia per cui i palpiti dell'uno si confondano in quelli dell'altro, e per effetto della conseguente benevolenza il volere del fanciullo si congiunga e s'immedesimi quasi con quello della madre, finchè insieme colla propria volontà in lui non sia svolto il «...principio là onde si piglia Cagion di meritare in noi secondo Che buoni o rei consigli accoglie e viglia» . D'ordinario però l'amore delle madri è una tenerezza languida, inetta che fa insolentire perché debole e mostra al fanciullo la propria debolezza. L'amore dev'essere accompagnato da fermezza, e fermezza di tutti i momenti che temperi con certa gravità dei modi la dolcezza delle parole. Ma, come si è accennato, o per il predominio degli istinti animali sugli umani, di questi sulla ragione, degli affetti sulla volontà, o per l'ignoranza del bene o in fine per la naturale fallacia dello spirito umano, sia essa attribuita, secondo l'opinione dei varii filosofi, alla libertà umana, alla società, alla natura, ad una prima colpa antica, il fanciullo devia dal retto sentiero, non ascolta la parola materna, non è impressionato dall'affetto di lei. Ecco il bisogno della correzione, per mezzo dell'autorità propria dei genitori della quale per legge naturale sono investiti e il cui uso, prima che un diritto è per loro un dovere, dovere che può trovare un certo riscontro in quello di un tutore, cui incombe impedire al pupillo deteriorare in qualsiasi modo o profondere le proprie sostanze. Giova però credere e rammentare anzi tutto che l'autorità, presa in questo senso, è l'ultimo mezzo a cui la madre deve ricorrere, perchè il più difficile a bene usarsi. Prima di correggere bisogna dirigere, ed eccitare. La mancanza di eccitamento e direzione molte volte rende ingiusto e inefficace l'atto correttivo seguito da un grado qualunque di sanzione, senza di che si riduce a semplice consiglio. L'esercizio pertanto di quest'autorità che giuridica s'appella, deve essere opportuno, tranquillo, giusto, fermo; non voglia incatenare la libertà, ma dirigerla colle regole proprie di ogni età, secondo il concetto del Rosmini, (Supremo principio della Metodica) per non andare oltre i limiti del suo ufficio, nè sostituirsi a quella intima direzione, il cui obbligo cresce nel fanciullo, col crescere dell'età e che dev'essere a suo tempo La buona compagnia che l'uom francheggia Sotto l'usbergo del sentirsi pura. Così l'educatore, qualunque egli sia, deve affaticarsi, come epigrammaticamente diceva il Fontauelle, per rendersi inutile. Il considerare nel fanciullo un essere intelligente e libero, avente ragione di fine, sostenga la madre e l'educatore nella difficile impresa: la diversità dell'indole, dell'età, del sesso li consiglierà a esercitare in diversi modi l'autorità. In fatti, col fanciullo tranquillo, ragionevole, amoroso basteranno due parole d'esortazione; col fanciullo ostinato ci vorranno parole più calde, un contegno serio, qualche volta severo; coll'orgoglioso e iracondo una pacifica, ma irremovibile fermezza; il quieto che stagna, dovrà essere obbligato al lavoro gradatamente crescente, il frugolino che troppo s'agita, costretto alla tranquillità, il flemmatico che assonna, spinto all'azione costante, il pusillanime che s'accascia, rialzato nella stima di se stesso, il presuntuoso che si ringalluzza, rintuzzato, il volonteroso che si confonde, rischiarato; insomma per ogni varietà di carattere un savio indirizzo educativo, che non perda però mai di vista il fine vero ed ultimo e che osservi le due leggi principali di educazione l'unità e l'universalità, e la suprema cioè la convenienza. A sussidio e conferma dell'autorità nell'educazione si adoperano premii ed i castighi i quali più che ovunque riescono efficaci in famiglia, ove si dispone di tutto che interessa il fanciullo, si conosce meglio e il suo carattere, e ciò che a lui piace o dispiace. I premii e i castighi, che costituiscono la sanzione esterna dell'autorità educativa e per essa della legge morale (non potendosi astrattamente dal fanciullo concepire, finchè non sia giunto a tale sviluppo da vedere e da seguire il lume di ragione) vogliono essere considerati quali farmaci utili e anche necessari all'occorrenza. Quindi la famiglia non deve abusare massimamente dei castighi, ma neppure in modo assoluto rifiutarli; imperciocchè, come nessuno si fa scrupolo di sorreggere con una strappata violenta il proprio bambino che sta per cadere, o di amareggiare le sue labbra con un farmaco che dovrà ridonargli la salute, così nessuno dovrebbe esitare a trarlo dal pericolo della colpa o della ricaduta colla minaccia e col castigo, due mezzi che hanno il valore materiale di quella strappata, di quel farmaco, ma che in sostanza sono l'ultima parola della giustizia che è la ragione delle ragioni, sebbene però debba in educazione ricercarsi che sieno volti all'emenda e all'esempio più che all'espiazione. Potrebbero ora con lungo e minuto ordine classificarsi i castighi, i premii, i modi da tenersi, l'efficacia di ciascuno; basterà però accennare che tanto i castighi, quanto i premii vogliono essere indirizzati a quei sentimenti che nel fanciullo sono dominanti, dati all'unico scopo di promuovere il bene, allontanare il male, preferiti i premii e i castighi naturali, escludendo fra i castighi quelli che, volendo evitare un male, ne producono uno peggiore; e fra i premii quelli che, scambio di promuovere un bene, si volgono in causa di male, come avviene, quando si considera il premio in se stesso e non nella sua relazione col bene operato. La loro azione vada di mano in mano decrescendo, finchè l'interno compiacimento o rimorso sia il solo premio o castigo cui il fanciullo riceve in conseguenza di una sua buona o mala azione. Questo sarà indizio che nel fanciullo è promulgata la legge morale, che ne vede il rapporto colle proprie azioni, e che per ciò non pone più nel premio o castigo solamente lo stimolo e la ragione finale del suo operare. La parola materna, l'affetto, l'autorità appartengono, secondo i trattatisti, all'educazione diretta, la quale se non viene rafforzata dall'educazione indiretta, è di un'efficacia dubbia assai, mentre questa senza quella porta i suoi frutti. Primo e più potente mezzo di educazione indiretta, e forse quello a cui si può ridurre tutta l'educazione provvidenziale, è l'esempio che colpisce direttamente i sensi, suscita i sentimenti, coi sentimenti l'affetto, con questo l'azione; che ha tutta la forza del comando e la dolcezza dell'invito ed è considerato dal Rayneri come parte dell'autorità che dicesi di fatto. L'efficacia dell'esempio a confronto della parola è innegabile, essendo essa fondata sulle naturali tendenze del fanciullo alla benevolenza e all'imitazione, e sulla vita dei sensi, che in lui predomina. Perciò nessuna parola, dice il Belgioioso, per quanto saggia, ha valore sul labro di colui che non è pronto a confermarla coi fatti. E il P. Girard non si peritò nell'affermare che, se i modelli tali sempre fossero da essere imitati, il fanciullo camminerebbe tosto sul sentiero del bene e l'educazione, informando i suoi primi pensieri, troverebbe in lui buone abitudini che servirebbero maravigliosamente all'opera sua. E pur troppo è da attribuirsi all'incauto e insano procedere dei genitori se poi l'opera della scuola, per quanto concerne massimamente l'educazione morale, non dà quei frutti che s'avrebbe diritto di esigere, imperciocchè formati gli abiti, questi diventano stimolo della volontà e padroni della libertà. E chi potrà poi vincere la forza dell'abito nel quale anche il senso comune riconosce una seconda natura? Difatti, quanto difficilmente i fanciulli trovano un buon esempio da imitare, altrettanto raccolgono larga messe di esempi corruttori. Se i genitori o le persone che avvicinano il fanciullo sono dati ad una vita oziosa, molle, inetta, disordinata, e sono tra loro in discordia, o almeno non si pregiano e non si rispettano come dovrebbero, o nell'educare non hanno mire conformi e conforme volontà, come potrà egli il fanciullo riverire, obbedire chi lo regola e secondare impulsi incerti e contrari? Come il fanciullo prenderà amore alla sobrietà, all'operosità, all'assestatezza, alla concordia? I frivoli discorsi, le più frivole occupazioni, la ricerca di continui e svariati diletti in certe famiglie impediranno al fanciullo di elevarsi poi all'altezza delle gravi cure della casa e della città, delle austere e disinteressate virtù dell'uomo onorato, dell'uomo benefico, dell'uomo patriota e religioso. Le parole sconce o immorali o irriverenti alla divinità soffocano al suo nascere il sentimento morale e religioso e il fanciullo più altra norma non accetta al suo operare che il proprio piacere e utile. Oltre a ciò chi con dolore non osserva la vita civile e politica caduta nell'indifferenza o peggio, il carattere degli individui falsato? Il fanciulletto che sente tutto di imprecare a chi si trova sur un gradino più elevato della società, disprezzare chi si trova più in basso, maledire al lavoro; che vede non obbedite, ma eluse le leggi, non rispettati i legittimi poteri da cui emanano, dileggiatine gli esecutori, come potrà vivere contento nella propria condizione, considerare suoi simili tutti gli uomini, divenire laborioso, obbedire e rispettare le leggi, e i magistrati della patria sua? Nessuno impedirà che il bambino cresca pusillanime, se al più piccolo rovescio di fortuna vede la disperazione nella famiglia, scambio della rassegnazione cristiana e della coraggiosa prudenza di rimediarvi; dissipatore, se vede scialacquare in un dì il guadagno di una settimana; intemperante, se ogni giorno assiste al ributtante spettacolo dell'ubriachezza; improvvido, se i suoi tutto aspettano e vogliono dagli altri; incostante se nulla vede mai condotto a fine; rassegnato alla necessità delle cose, se ode imprecare alla pioggia, alla neve, alla grandine, al freddo, al caldo, all'umidità, alla siccità e non riconoscere tutto ciò come accidenti impossibili ad evitare e che è giuoco forza sopportare pazientemente? Non potrà crescere prudente e canto nelle sue azioni, se di un secreto svelato, s'incolpi la persona cui s'affida più che la propria indiscretezza; di una caduta, il sasso in cui s'inciampa e non la propria sbadataggine; di una ferita, l'arma che la cagionò invece della propria imprudenza. Cose fatte per sè di minima importanza apparente, ma che ne hanno moltissima per la formazione del carattere. Nè sono meno guasti i sentimenti. Il fanciullo ode il precetto: onora il padre e la madre, ma non saprà applicarlo, se vede maltrattati dal padre e dalla madre quelli che loro diedero la vita. Gli sarà inculcato il precetto del perdono, ma poi gli stessi genitori che forse recitano ogni giorno con lui il dimitte nobis debita nostra ecc., sono e si mostrano riboccanti di livore e di odio per la più piccola ingiuria e non anelano ad altro che alla vendetta, e spesso anzi prendono quella di cui i figliuoli non sarebbero capaci. La finzione, l'orgoglio, l' invidia, l'ambizione, in superbia per lui saranno virtù, quando i suoi facciano consistere l'essere nel parere, levino a cielo i propri meriti, si consumino di rabbia pel bene altrui, arrovellino per superare gli altri schiacciandoli, considerino tutti a loro inferiori. Ne valga a discolpa che il fanciullo fuori di casa avrebbe gli stessi cattivi esempi, parocchè, se tutte le famiglie si compenetrassero del grave danno, ciò non avverrebbe, appartenendo ogni individuo ad una famiglia; in secondo luogo l'esempio cattivo dato da chi non è in relazioni intime col fanciullo, nè ha su lui alcuna autorità, può esser volto a buon fine. E quindi da concludersi colle parole di un eccellente educatore italiano: Il fanciullo oda e veda cose biasimeveli, ma è mestiere che le vegga e le oda come biasimevoli, che nulla gliele mostri come usanza trovata da noi e che noi lasceremo così: bisogna farle notare raffrontandole ad altre degne di lode. All'età di sei anni, ove manchi l'asilo o il giardino d'infanzia, i genitori affidano alla scuola i propri figli e con questo atto delegano, almeno in parte, la loro autorità agli educatori. Da questo momento la scuola, proseguendo l'opera della famiglia, deve intendere, come dice il Rollin, a coltivare l'intelletto dei giovanetti ed a fornirlo di tutte le cognizioni di cui sono capaci alla loro età: dare opera in seguito a rettificare e regolare il cuore per via di principii d'onore e di probità: procacciare finalmente di compiere quello che ebbe abbozzato la famiglia, formando l'uomo morale: compito arduo assai si propone la scuola la quale può e deve molto, ma non può tutto senza l'aiuto della famiglia. È necessario quindi che in questo secondo stadio dell'educazione, genitori e maestri si dieno la mano per preparare un popolo nuovo a questa Italia, un popolo che abbia fede, che non giaccia nel fango, ma coll'occhio rivolto al cielo pensi, lavori ed ami. Anzi tutto, perchè il fanciullo impari e si educhi, non basta che sia iscritto sui registri scolastici, importa che si presenti a tutte le lezioni; da questo deve cominciare l'opera che la scuole attende dalla famiglia. Curate l'iscrizione e la frequenza, la famiglia secondi scuola o aiutandola od almeno non contrariandola. Primo mezzo di aiutare la scuola è il riconoscerne il valore, il considerarla come un surrogato della famiglia, come un santuario del sapere e della virtù, e non come una custodia o, peggio, relegazione di bambini e fanciulli. "Nell'insegnamento medesimo aspetta aiuti dalla famiglia la scuola. Il maestro assegna esercizi che sieno materia di studio tranquillo a casa, ma chi veglia, perchè vi si attenda?" ( Lambruschini, Istruzione). Non sempre, è vero, anzi di rado, un padre una madre sanno tanto, o possono disporre del tempo necessario per farsi ripetitori ai propri figli, ma tutti e sempre possono non impedire per negligenza, e non turbare per malaccorto contegno, o per mal calcolato interesse distogliere i fanciulli dalle loro occupazioni scolastiche, per assegnargliene altre di un'importanza relativamente minore. Soprattutto conviene che i genitori si mettano in relazione coi maestri, ne ascoltino, abbisognando, i consigli, ne dieno, se sia il caso, non li giudichino importuni o parziali, nè troppo esigenti. Abbiano essi sempre in animo di tenere alta la dignità degli educatori, dei quali debbono avere stima una volta ne facciano, per parecchie ore del giorno, i custodi, i direttori dei propri figli; e a tale proposito il Rayneri nella sua Pedagogica fa le seguenti avvertenze: Nella necessità del buon accordo e dell'armonia che deve regnare fra l'educatore ed i parenti dell'allievo, v'hanno due eccessi egualmente perniciosi all'educazione. Essi provengono o dall'inerzia dei genitori o dalle soverchie pretese che questi o gli istitutori sollevano riguardo alla rispettiva loro ingerenza nell'azione educativa. E primieramente i genitori possono, appena consegnati i figli alla scuola, non curarsi più di loro, oppure pretendere d'ingerirsi ad ogni momento nelle cose d'educazione e d'istruzione, inceppando la libertà dell'educatore: peccano i primi per due gravi motivi: 1 perchè dimenticano il loro dovere di vegliare sulle consuetudini, sui costumi, sui progressi dei figli, 2 perchè per tale negligenza privano gli educatori dei sussidii efficacissimi che la loro autorità potrebbe prestare. Ma peccano pur gravemente i secondi, perchè dimostrano coi loro fatti di non riporre nell'opera dell'educatore quella fiducia che, se fosse veramente demeritata, li obbligherebbe a sottrarre i figliuoli dalle mani di lui. Sono oltre a ciò di grave danno ai figli i quali perdendo quella stima verso l'istitutore, che è la base della sua potenza, rimangono freddi e indifferenti alle sue parole ed ai suoi ordini e ben presto entrano in lotta con lui. Nè meno grave è il danno che all'educazione e al fanciullo deriva da quella barriera che alcuni maestri tentano d'inalzare tra la scuola e la famiglia, imperciocchè con ciò solo si privano dell'aiuto tanto loro necessario, e sono causa del rallentarsi dei vincoli e raffreddarsi degli affetti domestici. Dal che consegue la necessità che la famiglia e la scuola non si trovino mai in collisione, che le due autorità, le quali in sostanza ne costituiscono una sola, si aiutino costantemente, si accordino in modo che il fanciullo non trovi nell'una la natural nemica dell'altra, sempre pronta a contraddirla e abbatterla. Perciò, se obbligo della famiglia si è di coadiuvare la scuola, non meno doveroso per la scuola è rispettare e richiedere il consiglio e l'aiuto della famiglia, e studiare ogni mezzo per impedire quelle dissenzioni che, o per colpa dell'educatore o per ignoranza altrui potessero insorgere, sacrificando, al caso, anche l'amor proprio per impedire che dinanzi agli allievi la dignità ne riceva detrimento. Nè sembra fuori di proposito l'accennare a questo punto i principali errori in cui cadono gl'insegnanti, e più spesso i parenti, nello stabilire il concetto ed il fine dell'educazione. Errori, da cui il più delle volte dipende la poca armonia tra la famiglia e la scuola e le loro diverse e non di rado contrarie esigenze. Tali errori traggono origine dallo scambiare i fini prossimi dell'educazione col fine ultimo della medesima ( Rayneri Pedagogica). Alcuni mettono il fine dell'uomo e della educazione nel senso e nel godimento e si oppongono perciò ad ogni lavoro od occupazione del loro figliuolo, la quale stimino non che possa recar danno alla sua salute, ma che gli cagioni noia e lo allontani da ciò che più gli piace. Altri invece non ad altro tendono che a vedere le menti dei propri figliuoli gonfie, secondo l'espressione del Montaigne, di sapere e non piene, per menarne poi vanto; quindi stigmatizzano ogni metodo che alla ragione, non alla memoria si diriga. Vi sono di quelli i quali dalla scuola pretendono pei loro figli, solo quanto può essere esclusivamente ed essenzialmente necessario alla vita materiale particolare di ciascuno; perciò stimano perduto il tempo impiegato nell'istruzione generale, diretta allo sviluppo delle potenze in genere ed in ispecie all'educazione morale. Se questi errori sono nell'animo dell'insegnante, non potrà aspirare al titolo di educatore; se nelle famiglie, è obbligo del maestro tentare di persuadere i genitori che la scuola ha per iscopo ultimo l'educazione completa del fanciullo, cioè la trasformazione delle potenze, per mezzo di atti successivi, in abiti ordinati al loro fine, e al fine vero dell'uomo. Quando la famiglia ha aiutato la scuola, non ha ancora compiuta l'opera sua. La scuola, massime la scuola primaria od elementare, quale oggi esiste in Italia, riconsegna i figliuoli alla famiglia in un'età che ha bisogno di essere guidata ancora, perchè l'istruzione e l'educazione ricevuta trovino una conferma e un'applicazione nella vita e se ne ritraggano quei vantaggi morali e materiali che si ha diritto di esigere. Quindi dopo la scuola continua l'opera educativa famigliare. Il metodo accennato per l'educazione dei bambini in famiglia, serve, e più efficacemente, pei fanciulli e pei giovanetti nei quali l'età e la scuola hanno sviluppato le naturali potenze; e la ragione e la libera volontà hanno cominciato a spiegare la loro azione. Non fallirà per tanto quel genitore che ancor per qualche tempo userà, nelle dovute proporzioni, quei mezzi educativi, che adottava, quando il figliuolo era bambino. A questi però si aggiunge una cura ben grave. I giovinetti che escono dalle scuole elementari, devono scegliere un indirizzo speciale al quale intendere con tutte le loro forze per procacciarsi nella società una posizione, devono insomma compiere il primo atto che li condurrà alla scelta dello stato. Il savio genitore che per la continua e domestica convivenza col proprio figlio, ne avrà attentamente osservato il carattere, le inclinazioni, le attitudini, temperamento, difficilmente sbaglierà nel guidarlo alla scelta, e ciò tanto più se il consiglio del sagace educatore non gli farà difetto. Ma in cosa di tanta importanza, da cui dipende l'avvenire dell'individuo, non solo, ma il benessere e la pace della famiglia, della società, il genitore non deve lasciarsi guidare da falso orgoglio, nè da abuso della paterna autorità. È necessario che egli tenga conto della propria condizione, della ragionevole volontà del figlio, per non dover pentirsi, troppo tardi, di aver contribuito ad aumentare il numero, veramente non piccolo, degli inetti o dei malcontenti. Le vocazioni devono essere dai padri rispettate e secondate, imperciocchè, come dice il poeta: Natura Non patitur cunctos ad eandem currere metam, Sed varias iubet ire vias, variosque labore Suscipere, ut vario cultu sit pulchrior orbis. Dalla considerazione dell'importanza di questo momento della vita umana, nasce il dubbio se la scuola primaria elementare italiana sia ordinata o almeno condotta in modo da estrinsecare le vocazioni e le attitudini individuali dei fanciulli per indirizzarli o ad altro mestiere, e se la biforcazione degli studi in classici e tecnici sia opportuna immediatamente dopo la scuola elementare! Sebbene principio dell'educazione sia l'autorità sarebbe però grave errore il supporre che senza lo spontaneo e affettivo in prima e poi libero concorso degli allievi, e la famiglia e la scuola potessero vedere coronata di risultamento felice l'opera loro. E necessario perciò che i figli corrispondano alle cure affettuose, instancabili di previdenti genitori e di zelanti educatori, e tanto più quanto maggiormente sono cresciuti negli anni. L'educazione li considera come esseri intelligenti e liberi, bisognosi dell'altrui aiuto e soggetti a fuorviare dal retto sentiero, e colla parola, coll'esempio coll'autorità tenta ogni via per istruirli, educarli eccitandoli, dirigendoli, correggendoli. È dunque mestieri sieno, massime i più grandicelli, fermamente convinti non volere l'autorità altrui opporsi all'esercizio della libertà che Dio diede ad ognuno e di cui canta il poeta: Libertà vo cercando, che è si cara Come sa chi per leita rifiuta ma sibbene ammaestrarli a rettamente usarla, a francarli coll'educazione dalla schiavitù dei mali esempi, dei pregiudizi, degli errori, delle cieche passioni che realmente incatenano la loro libertà, e metterli in condizione di rettamente usarne nella conoscenza, nell'amore nella pratica del vero, del bello, del bene morale. CAPAGUZZI GIUSEPPE