Ferrovie e legge di Basilicata

In "Il Risveglio: Periodico di Basilicata", Potenza, anno V, n. 21, 24/03/1913, pp. 1-2.

1913
Carmine Cassino, Fulvio Delle Donne
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Informazioni sul Documento

Data del documento: 1913

Forma del manoscritto: modern_print

Fonte: documentary

Testo del Documento (Italian)

1913

Non potendo per la sua importanza e lunghezza riportare per intero il discorso pronunziato dall’on. Mango" nella discussione del Bilancio dei LL. PP. nella tornata dell’8 corrente, lo riassumiamo, riportando i punti d’indole generale.


« MANGO. Al punto in cui è giunta la discussione di questo bilancio dei lavori pubblici, mi limiterò ad illustrare brevemente il mio ordine del giorno, il quale richiama l’attenzione della Camera e del Governo sopra la necessità di costruire, nei termini di tempo fissati dalla legge, la rete ferroviaria Calabro-Lucana e con quei criteri che rispondono alla finalità propostasi dal legislatore; e riafferma ad un tempo la indispensabile necessità che vengano sollecitamente, e d’accordo col ministro dell’agricoltura, presentati provvedimenti integratori della legge speciale per la Basilicata.

Per quanto riguarda la prima parte, io debbo rilevare che un senso di sfiducia già comincia a serpeggiare fra le popolazioni meridionale, interessate alla rete ferroviaria suddetta, per le voci forse tendenziose forse in piccola parte fondate, ma che certo già corrono, intorno alla possibile richiesta di una proroga da parte della concessionaria Società Mediterranea».


Dopo aver parlato delle leggi che portarono alla concessione all’industria privata soggiunge:


«Però è tale la lentezza con la quale il Consiglio Superiore dei lavori pubblici e l’ispettorato si stanno occupando di tutti questi progetti, e specialmente di quelli riguardanti le altre linee della Calabria e Basilicata, che è sorto legittimo il sospetto fosse questo un mezzo per accordare implicitamente, mercè il ritardo nell’approvazione dei progetti, appunto quella proroga che si dice sia nei desiderii della Società, la quale per ragioni svariate, non esclusa probabilmente qualcuna d’indole finanziaria, non pare fosse del tutto pronta per disimpegnare l’importante compito da essa assunto.

Intanto l’apertura dell’esercizio delle linee del gruppo A è fissato per il 31 dicembre 1914; a momenti saremo ad un anno e mezzo soltanto di distanza da quel termine, eppure in nessun punto della grande rete sono cominciati i lavori. Potrebbe anzi darsi che neppure le operazioni di espropriazione dei terreni si fossero iniziate; cosicché salvo a credere ad un miracolo, e non è certo la Mediterranea quella che lo farà, io non comprendo come si possa far fronte all’impegno di aprire all’esercizio questi primi tronchi delle dieci linee per la fine dell’anno prossimo.

È chiaro che verrà la solita proroga di che non mi felicito affatto; ma temo che, - per quanto col capo mi faccia segni di diniego l’onorevole Sacchi – le popolazioni dovranno chinare il capo; a noi che protesteremo si dirà che se sono passati tanti anni, nulla di grave che ne passi ancora qualche altro; ed i facili censori che nei nostri paesi fanno i demagoghi, senza avere alcuna visione chiara delle difficoltà vere e concrete dello svolgimento di queste pratiche, soffieranno sul malcontento, tentando come spesso, anche speculare su di esso. (Bene).


Passando a parlare della necessità di ubicare le stazioni vicino agli abitati soggiunge:


«È questo un tema, credetelo, molto più importante di quello che non possa sembrare a primo aspetto, e sul quale appunto ripetute volte io ho richiamato l’attenzione del Governo e con me altri colleghi più autorevoli, senza però che se ne siano dati per intesi i tecnici, i quali di questo criterio fondamentale non si sono curati affatto. Essi trovan spesso modo come chiuder la bocca di chi fa loro obiezioni, perché si trincerano nelle comode pregiudiziali della tecnica, della quale si è soliti abusare, come della statistica, per rendersele svisandola alleate di dimostrazioni, le quali molte volte non reggono alla logica.


Ricorda i precedenti parlamentari intorno alla legge del 1902 con la quale furono votate le ferrovie complementari, fra cui la Lagonegro - Castrovillari che con le altre Calabresi non si potette ottenere a scartamento ordinario appunto perché si disse che con questo non si potevano fare quelle stazioni vicine agli abitati, dai quali nasce l’incremento dei traffici locali e dell’agricoltura.

L’oratore dimostra come su quella linea si sia tradito questo concetto per la stazione di Rivello, raccomanda ubicare quello di Lauria alla Pastorella, si intrattiene sulle stazioni Bivio- Latronico, Castelluccio, Rotonda, Viggianello e sull’altra linea interna, parla di quella di Carbone, e così aggiunge:


«E l’erroneo indirizzo di non voler niente sacrificare per aver stazioni vicine, si è persino nei giorni passati confermato con le inopportune resistenze opposte ad accordare a Potenza, capoluogo della provincia, la stazione della ferrovia secondaria più vicina all’abitato; per cui, se non cesserà per quella la riprovevole ostinazione, si correrà il rischio che per non costruire appena un chilometro e mezzo in più di ferrovia sì da giungere all’abitato, il traffico locale della maggior parte dei paesi, i quali convengono a Potenza, continuerà a restare affidato ai mezzi attuali di trasporto.

Non voglio indugiarmi a dimostrare come di simili direttive erronee certo la prima ad esserne colpita sarà la stessa Società concessionaria, la quale non parmi abbia finora una visione giusta della importanza anche finanziaria di questo tema.

Io, che ebbi l’onore di essere relatore della minoranza della legge delle concessioni ferroviarie alla industria privata, ritengo, che per dimostrazione che ne feci, che per poter assicurare alla rete in parola una vera prosperità, vi sia bisogno che la Società sappia utilizzare ogni energia locale, e con lo sviluppo dei traffici avere il massimo rendimento della rete ferroviaria. Che se essa, per un irreparabile errore iniziale allontanerà quelli da quest’ultima, e se continuerà ad obbligare in avvenire di servirsi dei tradizionali mezzi di locomozione per recarsi da paese a paese, essa per la prima ne sarà punita, e ne risentirà in avvenire il gravissimo danno; però allora ogni pentimento sarà inutile del tutto.

Io non ho la colpa di aver su questo punto taciuto; anzi, a costo di sentirmi dire che ne ho fatto il tema di troppi discorsi, credo che simili errori non si denunzino mai abbastanza, quando si è in tempo per ripararvi; ora a lei, onorevole ministro il volervi provvedere, e creda pure che si tratta appunto di non denaturare l’indole, di non tradire la finalità precipua delle ferrovie a piccolo scartamento.

E consenta pure che io richiami la sua attenzione sopra un altro punto sul quale vale la pena di insistere ancora una volta, ed è la necessità di disporre che su queste linee ferroviarie si usi il meno che si può del sistema a cremagliere. Durante la discussione della legge del 1910 si parlò contro questo sistema, anzi vi fu chi avrebbe voluto addirittura proscriverlo dalla rete Calabro-Lucana dichiarandolo nella legge; infatti una analoga proposta venne fatta in Commissione dal compianto onorevole Lacava. Ma giustamente si osservò che trattandosi di pure questioni tecniche, doveva restare estraneo ad esse il potere legislativo; però si assicurò che se ne sarebbe fatto il minor uso possibile.

Non verrò certo intrattenere ora io la Camera su questi problemi tecnici, e me ne mancherebbe la competenza; però essendo io poco entusiasta delle cremagliere, le subirò e con me i paesi che rappresentano. Voglio però augurarmi che di esse se ne farà uso solo nei casi indispensabili, anche perché dovendo su di quelle rallentarsi la corsa dei treni, ed aumentando d’altra parte le tariffe, viene a sfumare in gran parte quel benefizio che i viaggiatori avrebbero dal minor percorso sia come tempo, sia come spesa; mi auguro quindi che il ministro darà anche su questo istruzioni precise.

E passo rapidamente alla seconda parte del mio ordine del giorno, al cui tema fu ieri accennato, e dirò a mia volta che giustamente si è detto che la legge sulla Basilicata è come un carro pesante le cui ruote affondano non col solo cattivo tempo, ma eziandio col buono!

Purtroppo è perfettamente così: la sua esenzione procede con una lentezza addirittura esasperante, e si sente tanto bisogno di nuovi provvedimenti integratori che io, appunto perché ne restasse in modo più fissata la richiesta, la ho formulata tassativamente con l’ordine del giorno del quale mi occupo.

Chi legge la lucida relazione recentemente fatta dal Commissario di Basilicata che è funzionario elettissimo, la cui energia riesce veramente a costituire la spinta migliore per la esecuzione della nostra legge speciale, intravede fra le linee, specialmente nell’ultima parte di quella, un tal quale senso di sconforto; poiché essendosi giunti quasi a metà della vita già prestabilita di questo istituto speciale – nel quale tante speranze erano riposte, mentre per la parte che riguarda il credito ed altre secondarie molto poco si è fatto in Basilicata, se ne sarà il caso, torneremo in altra sede – certamente si è in grande ritardo per la parte riguardante i lavori. Per essi purtroppo al vivo desiderio delle popolazioni di avere quel che loro spetta, non sempre corrisponde la energia del potere centrale; certo che non per mal volere, ma perché una serie di eventi sono succeduti alla legge della Basilicata e le grandi disgrazie patite dalla vicina Calabria han fatto rimpetto all’ufficio, che al Ministero si occupa delle due regioni, rimpicciolire assai le miserie e i dolori della Basilicata.

Io ritengo che anche per la esecuzione della legge Zanardelli ha fatto cattiva prova quel sistema di accentramento, che ogni giorno noi condanniamo qui a parole, ma invece poi finiamo coll’adottare deplorevolmente sempre più, fino ad aver fatto diventare mastodontico addirittura l’ingranaggio del potere centrale. Perché un progetto il quale è stato già diligentemente studiato dai due uffici tecnici locali, ed approvato poi con mille scrupoli e colla massima oculatezza dal commissario civile, ottenga la sua definitiva approvazione ed esecuzione, occorrono spesso interi anni.

L’ispettorato superiore di Bari, cui convergono a centinaia le pratiche, le trattiene molte volte mesi e mesi interi: poi giunti i progetti in Roma, tra Consiglio Superiore e Consiglio di Stato, e finalmente Corte dei Conti, passa un tempo enorme, e la maggior parte delle volte senza che nessuna luce nuova venga da questi corpi consultivi.

Proprio oggi il nostro collega onorevole Calisse, ha portati qui gravi lamenti sui ritardi del potere centrale; egli però, che fa parte del Consiglio di Stato, non ha pensato che proprio questo alto consesso non è estraneo a deplorevoli inconvenienti.

E non parlo del Consiglio Superiore che non brilla certo per celerità: anzi sono frequenti i casi in cui si dispongono nuove indagini, per le quali come accadde per la strada di Nemoli, si recano sul posto Commissioni lautamente pagate, ed esse finiscono col confermare a capello ciò che prima avevano detto gli ingegneri progettisti. Tutta una perdita enorme di tempo e di danaro, durante la quale le popolazioni, come ho detto, si esasperano, e poi imputano noi di trascuranza dei loro interessi, onde quanto giunge il benefizio le trova già stanche!

Ed i ritardi aumentano ancora per il pessimo sistema attuale di rimandare l’esame di tutte le deficienze della cassazione alla fine dell’opera al collaudo; si aggrava così il danno, poiché mentre durante la costruzione sarebbe facile apportare lievi modifiche, invece col rinviare tutto al parere finale dei collaudatori, si ritarda per anni l’esecuzione di talune modifiche per lo più indispensabili a costare il doppio allo Stato.

A tutto uno sfollamento di mansioni del potere centrale si dovrebbe addivenire, ed all’istituto del Commissariato sarebbe necessario affidare competenze analoghe a quelle che date al magistrato delle acque nel Veneto, ha resa possibile un’opera cotanto efficace, e della quale in questi giorni abbiamo intese così meritate.

Dovrebbe il Commissariato di Basilicata avere più larghe attribuzioni per poter veramente spingere la esecuzione delle opere, senza dover rincorrere sempre e per le più piccole cose al potere centrale, il quale ha troppe mansioni perché possa occuparsi con la celerità e forse pure con la oculatezza che è dovuta, e senza inopportuni ostruzionismi.

E qui mi consenta l’on. Sacchi che io non mi feliciti con lui di quanto ci ha annunziato, di voler sempre più accentrare – cioè affidare all’ufficio tecnico di Roma lo studio di una parte dei progetti di varie strade di Basilicata. Io lo ripeto, l’accentramento costituisce un errore gravissimo, che ne condurrà a niente altro che a spese maggiori ed a ritardi, che aumenteranno lo scontento nelle popolazioni, che le leggi speciali vollero beneficare; leggi che d’altra parte vollero intendersi con un senso di larghezza e di benefizio, nel mentre appunto questo troppe volte il dicastero dei lavori pubblici sembra non voglia intendere.

E non indugi l’on. Sacchi a fornire del personale necessario gli uffici tecnici e speciali cui è affidata la esecuzione della legge sulla Basilicata; poiché per quanto fosse pieno di buon volere il personale tecnico che ora abbiamo nei due uffici di Basilicata – il che mi piace qui attestare formalmente – pure esso è nella impossibilità, per l’enorme lavoro cui deve attendere rispetto alla piccolezza del numero di funzionari, di sbrigarsi così come dovrebbe.»


Passa ad esaminare il problema della mancanza di tecnici, ricorda la legge Genala che diminuì i ruoli organici, li confronta rispetto alla nuova politica di lavori pubblici fatta opportunamente nella legislatura che muore. Parla dei 70 funzionarii occorsi per gli affari di Tripoli, Homs e Bengasi, e dimostra la necessità di avere tecnici esperti in idraulica. Deplora gli errori per la bonifica di Atella, per le frane di Lauria, per gli acquedotti che mal costruiti portano l’acqua torbida. Invoca provvedimenti relativi e così conclude:


«Voglia adunque on. Sacchi provvedere a quanto modestamente io le ho prospettato, con il favore della Camera che benevolmente mi ascolta; e solo così potrà esplicarsi quel programma di opere pubbliche nel quale è in parte riposta la rigenerazione economica nonché della Basilicata, dell’intero Mezzogiorno. (Approvazioni vivissime, congratulazioni).