Informazioni sul Documento
Data del documento: 1889
Forma del manoscritto: modern_print
Fonte: documentary
Testo del Documento (Italian)
1889
Fra i gruppi più importanti dell’ Appennino Meridionale sono certamente da annoverare quelli del Serino e del Pollino, che sorgono dove la nostra penisola va restringendosi fra il Tirreno ed il golfo di Taranto: il primo tutto in Basilicata, nel territorio di Lagonegro; il secondo sul confine di questa con la Calabria, a cui appartiene la vetta più elevata, la Serra Dolcedorme, che, dopo le maggiori degli Abruzzi, è la più alta dell’ Appennino Meridionale.
Rileva il De Giorgi nelle sue “Note geologiche sulla Basilicata (Lecce 1879)", come, “dopo una serie di elevazioni assai modeste, l’ Appennino, dal Monte Papa sino al Pollino, si va sempre più sollevando per toccare, coi suoi vertici, maggiori altezze, in modo che le cuspidi bianche e seghettate, che ne incoronano le balze, richiamano alla mente le cime delle Prealpi....., “Nel Lagonegrese (prosegue il De Giorgi, dopo aver notato che per un certo tratto la catena si svolge nella direzione da nord a sud) l’ Appennino si ripiega rapidamente da nord-ovest a sud-est, lasciando ad oriente i territorii di Latronico, e ad occidente quelli di Lagonegro, di Lauria e di Rotonda, traversali dalla via Lagonegro - Lauria, che si svolge in tortuosi meandri fino a Castrovillari in Calabria Citeriore. Di contro a Lagonegro sorge la catena del Monte Sirino, che forma i tre picchi del M. Sirino (1793 m.)1, della Madonna del Sirino (1888 m.) e del M. Papa (2007 m.), dai fianchi del quale trae le sue scaturigini il fiume Sinni, uno dei più importanti fiumi della Basilicata.
“Di qui però sino alla Serra Rotonda (1282m.) i vertici dei monti si abbassano, e sono valicati dalla via da Lagonegro a Lauria e da quella che si dirige a Latronico, lungo la valle del Sinni. Dalla Serra Rotonda sino al Pollino, l’ Appennino si risolleva nel Monte La Spina (1649 m.), nel Monte Zacchena (1581 m.), nel Monte La Fagosa (1002 m.) e nel Monte Alberico2. Qui giunto si ripiega da nord verso sud per formare il dorso rilevante del Monte della Salvia, che si spinge nel Monte Grattaculo, all'altezza di metri 1895 e nel Monte Crispo a 2052 metri3. “Quindi, rigirando a modo di anfiteatro, forma i fianchi del M. Pollino, che spicca il suo vertice, coperto di nevi per due terzi dell’anno, fino a 2248 m. Questo monte è una lunga ed irta catena che divide la Basilicata dalla Calabria Citeriore, ed è diretta da oriente ad occidente. Il panorama del Monte Pollino è pittoresco ed orrido al tempo istesso. Gli effetti della erosione, prodotti dagli agenti meteorici e dall'acqua, che scorre sulla sua superficie, qui sono prodigiosi ed imponenti. La degradazione meteorica fa variare d’anno in anno l'aspetto di quelle creste montuose, siccome si è pure osservato nel Monte Serino. In quella regione, per difetto di vie, tutto è abbandonato alla natura. Quelle balze sono vestite d'alto in basso di querce, ed in alto di abeti e di aceri colossali. Quanta vita, quanta forza, quanta ricchezza accumulata e immagazzinata su quei monti, e appena appena conosciuta! Dalla vetta del Dolcedorme l'occhio si spazia sopra un orizzonte vastissimo, che abbraccia mezza Basilicata, sulle colline da Cerchiara al mare Jonio, e sui monti granitici di Morano e Lungro. Da un lato sfilano i nodi montuosi del basso Lagonegrese, dall'altro appaiono gli altipiani ondulati dell’alta valle del Coscile, influente del Crati, e i fertili territorii di Castrovillari in Calabria. Ma qui termina l' Appennino Lucano e si entra nella provincia di Cosenza..."
Da questi monti, i quali, dopo quanto ne ha detto uno scienziato autorevole come il De Giorgi, offrono tanta materia di studi svariati ed interessanti, si discorreva di frequente nelle riunioni dei soci della Sezione Napoletana, specialmente nei primi mesi del 1889, tanto che si stabilì una gita al Pollino per l'agosto. Noto che le notizie, le quali si avevano di ambedue i gruppi di montagna, erano assai scarse sotto l'aspetto alpinistico e turistico. Del Serino, sebbene vi sia un santuario su una delle sue cime, non conosco che alcuno si sia occupato in qualche speciale pubblicazione.
Quanto al Pollino, si trova una breve relazione dell'ing. G. B. Bruno “Una gita sui Monti del Pollino ", nel "Bollettino" 1876 (vol. X, n. 25, pag. 37-43). Il sig. Bruno nell’agosto del 1875 salì la seconda punta del gruppo, cioè quella detta propriamente M. Pollino (2248 m.), partendo da Senise per Terranova di Pollino e ritornando pel borgo della Mezzana a S. Severino Lucano. Nel “ Bollettino" 1880 (Vol. XIV, n. 44, p. 671) trovasi un cenno sulla “Escursione pedestre da Roma all’Etna" compiuta nell’agosto e settembre di quell’anno dai sigg. ing. Edoardo Martinori, Paclo Lezzani ed Archimede Transi, soci della Sezione di Roma; in esso è solamente detto che fecero l’ascensione del M. Pollino, alla punta del quale attribuirono la quota di 2271 m., che sarebbe quella della Serra Dolcedorme, la cima più elevata del gruppo. Di questo viaggio l'ing. Martinori scrisse un itinerario, come si rileva dall’Annuario della cessata Sezione Lucana del C. A. I. pel 1878-80 ( Potenza 1881), che ne reca (pag. 230-33) un estratto, da cui non si apprende altro, se non che l’ascensione lu fatta il 28 agosto 1880 da Castrovillari, con ritorno allo stesso paese, in 12 ore di cammino; il nome dato alla punta superata è quello di M. Pollino, senza indicazione di quota. All’estratto serve d’introduzione un cenno del viaggio, quello stesso del citato “Bollettino" 1880, che fu riportato da un giornale di quell’epoca. Da tali notizie, adunque, io non poteva ricavare quale precisamente fosse stata la punta salita dall'ing. Martinori e compagni4. Aggiungo che, nel citato Annuario della Sezione Lucana, la Redazione ricorda in una nota (pag. 253) un’alira ascensione al Pollino, com- piuta nell'agosto 1880 dai professori G. Cavanna, Biondi e Caroti; ma non ne dà alcun particolare.
1 Questo picco indicato dal De Giorgi non è segnato sulla carta, né nella mia escursione mi riuscì di riconoscerlo. D'altra parte, gli abitanti diLagonegro o la stessa guida, che mi accompagnò, non fecero menzione che di sole due punte, cioè di quelle dellaMadonna del Serino e delMonte Papa. Credo quindi che si tratti di qualche dosso montuoso, non distinto, ma appoggiato alla montagna principale, nel versante opposto a quello da me percorso. ↩
2 QuestoMonte Alberico non è segnato sulla carta. Del resto credo sia d'importanza affatto secondaria. ↩
3 Qui mi pare necessario di chiarire la descrizione fatta dal prof. De Giorgi, la quale, del resto, fino a questo punto è esattissima. Innanzi tutto, io credo — e son quasi certo di non ingannarmi — che ilMonte Salvia, ove l'Appennino, cessando di dirigersi ad est, si volge al sud, sia quello che nella carta del R. I. G. M. f.° 221 è chiamatoMonte Saria (1227m.), dominato dallaSerra Abete (1460 m.) sopraViggianello. Da questo punto la catena non si spinge verso ilMonte Grattaculo ed ilMonte Crispo, i quali sono ben lungi dal formare lo stesso dorso rilevante delMonte Serra, ma va ad appoggiarsi alpiano del Pollino, slanciando verso sud la svelta punta delMonte Grattaculo {1895 m.) e l'importanteSerra del Prete (2188 m.), ad oriente delPollino, e verso ovest, dopo ilTimpone Canocchiello, laSerra di Crispo (2052 m.), di rincontro a quella delleCiavole (1975 m.), da cui è divisa por mezzo del colle dettoPorta del Pollino. ↩
4 Mi è mancata poi l'occasione di sapere dall'ing. Martinori stesso quale sia stata precisamente la punta da lui salita. Forse, potrebbe darsi che avesse asceso anche lui ilPollino propriamente detto, cioè la punta 2248 m. Ciò noto non tanto per dare eventualmente un titolo di priorita alla mia ascensione, che sto per descrivere, quanto per far rilevare come si tratti di monti quasi sconosciuti o dimostrare come fosse giustificata la nostra curiosità d'esplorarli. ↩