Informazioni sul Documento
Data del documento: 1881 - 1900
Forma del manoscritto: modern_print
Funzione: narrative
Fonte: literary
Testo del Documento (Italian)
Lorem ipsum dolor sit amet
1881 - 1900
Per l'inaugurazione della lapide a La Vista Luigi martire di libertà nel 15 maggio 1848.
Attestato di affetto delle scuole di Rionero in Vulture alle scuole di Venosa
Rionero in Vulture, Tip. Di Torquato Ercolani 1883
ASCIUGHEREMD LE LACRIME QUANDO POTREMO RICORDARE CON GIOIA IL GIORNO INFAUSTO DELLA SUA MORTE De Sanctis SONETTO Sapienza e sangue di secoli valsero a rendere una e libera la nostra Italia. Guerrazzi Il tuo martirio infranse le catene Del rio servaggio, e civiltà procura: Fraterno sangue infonde nelle vene E la giustizia ai popoli assicura. Il tuo martirio infiamma il core al bene E lo sublima nell’idea più pura D’ogni progresso per le vie serene, Ove si eleva la tua gran figura. Desti all’Italia il tuo pensier, la vita E l’avvenir nel primo april degli anni; E il sangue tuo concorse a farla unita. Oggi VENOSA, patrio suol natio, Ti erige un’ara a spregio dei tiranni, E su quest'ara onora Patria e Dio Mennella N. Delegato Scolastico Rionero in Vulture 27 settembre 1883.
Un voto all' Italia ed un saluto in occasione della chiusura delle conferenze pedagogiche ed agronomiche tenute in Melfi dal 20 al 29 settembre 1885 Melfi, Tipografia Augusto Ercolani - Palazzo Municipale 1885
All'illustrissimo, professore Angiulli Andrea in segno di stima Sonetto In nota: Le rime furon tolte da un sonetto che l'Egregio Cav. Mennella Nicola, Delegato Scolastico di Rionero in Vulture, pronunziò in una delle Conferenze Pedagogiche. La guerra è stata sempre una sventura, Recando seco i ceppi e le catene: Vediam che Marte ha truce la figura, E la sua scuola dà tormenti e pene. Spiega in fatti l'oppresso, per natura, Un odio all'oppressor: sol trova amene Le offese vendicate a sua ventura; E crede la Vittoria un patrio bene. Concordi dunque in guerra, e, per amore, Scenda Incampo a pugnar con santo orgoglio Chi si vanta d'avere la patria in core. Abbiano i Prodi tutti un suo pensiero; Veder Maestra Italia in Campidoglio, Col dare all'ignoranza un crollo intero. ALLO STESSO. Daremo all'ignoranza un crollo intero, avendo Angiulli per Maestro e Duce... Ei che seppe spianar la via del vero, L' Italia a nuove glorie or riconduce. Se l'ignoranza è a noi nemico fiero, E i pregiudizi abbuiano la luce, Convien da noi combattersi davvero; E il tutto al buon volere si riduce. Svolli i tre TEMI, in mente abbiam scolpita La gara di sì degni PROFESSORI, E ne vedremo i più soavi frutti. Sorgerà per l' Italia un'altra vita; E della civiltà spuntando i fiori, Ad Umberto un Evviva darem tutti. Al distinto Professore Mencarelli Narciso CAV. Un doveroso saluto in nome dei signori colleghi e colleghe A Mencarelli, il Professor ben degno, Fa d'uopo pur mostrare grato il core; Dare convien d'urbanitade un segno, Perchè davver di gentilezza è un fiore. Della natura il triplicato regno Ci fe' mostra a dover, con istupore; Di Lui si scorse un raffinato ingegno, Nell'istruirci con affetto e amore. Con poche lesioni un'ampia sfera Ci ha posto innanzi, esatta conoscenza, Ch'è d'utiltade una sorgente vera. Onde con gioia ed alta riverenza Di Lui ricorderà l'eletta schiera, Il cor di un padre, ne la sua pazienza.
In memoria di Luigi Rubino: commemorazioni lette innanzi al suo feretro il 10 gennaio 1891 Melfi, Tipografia Grieco 1893
Pubblicando, a tre anni di distanza, le commemorazioni lette sul feretro di Luigi Rubino credo di adempiere un dovere troppo a lungo indugiato, ed al quale erano e sono vivo sprone gli esempi che ci vennero da altra città. Rocco Brienza, uno dei pochi superstiti del patriottismo che soffrì e vinse, scrisse, poco tempo dopo la morte del suo amico, una splendida commemorazione, che fu data alle stampe. Riviello Raffaele, uno dei più eletti cultori delle memorie storiche della nostra regione, volle generosamente contribuire alle spese della modesta lapide, che ora è affissa nel vestibolo dell'Istituto. Il prof. Roselli disse anche lui assai degnamente, dinnanzi ai suoi discepoli, del Preside e dell'uomo. Agli amici di Luigi Rubino queste pagine faranno ricordare la memoria di lui; a tutti coloro che amano Melfi non sembrerà inutile questa pubblicazione, che onora uno dei suoi migliori cittadini. 10 gennaio 1893. UN AMICO. INDICE Iscrizione nel vestibolo dell'Istituto, Pag. 9 G. PESCE, Pel Comune di Melfi, Pag.11 F. SEVERINI Per la Giunta di vigilanza e la Provincia, pag. 15 E. FRANCO Per l'Istituto, pag. 25 N. VENTURA Per la Scuola tecnica, pag. 27 E. WERTMULLER Alunno dell'Istituto, pag. 31 G. ANASTASIA Alunno dell'Istituto, pag. 37 A Luigi Rubino PATRIOTA E MAESTRO CHE CONSACRÒ L'ANIMO E LA VITA OPEROSA ONDE DALLE UMILI ORIGINI E FRA LE TRISTI VICENDE DELL'ANTICA SCUOLA DI CONTADINELLI SI SVOLGESSERO GL'INIZI DI QUESTO ISTITUTO DEL QUALE FU PRIMO PRESIDE GLI SCOLARI I PROFESSORI GLI AMICI NELL'ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE X GENNAIO MDCCCXCII POSERO I. "E tu pure cadesti! - tu pure, e quasi inopinatamente, ora t'involi per sempre all'amore della tua terra natia, o anima devota alla scienza, ed alla patria!..... Addio, o distinto cittadino, è questo l'estremo vale, che Melfi a mezzo della sua rappresentanza ti rende, che gli amici ed i giovani, che tanto amasti mormorano soffocati dal dolore presso la tua bara. A me, che ne ebbi comuni gli studii e le aspirazioni, a me che l'ebbi amico nella lieta, e nell'avversa fortuna, ora la sua vita si dispiega innanzi in un momento solo nello svolgimento del suo pensiero e della sua azione. Egli, questo caro estinto, di cui non udremo più la serena parola, ebbe splendido ingegno, e forti studii. Cultore indefesso dell'italiana filosofia dedicò intera e con istancabile zelo la sua giovinezza a questa disciplina, e ne seguì con entusiastico ardore il completo svolgimento, che nel periodo della rinascenza intellettuale si compì dalla severa logica del Sofo di Tropea ai sublimi ideali di Gioberti Vincenzo. Fatto maturo dagli anni concentrò i suoi studii in più pratiche speculazioni, e si dedicò alla Filosofia del Dritto, intorno a cui versava assiduo, e con vigorose elucubrazioni. Ma la filosofia del Gioberti non è un tessuto d'inutili astrazioni, essa scese all'applicazione pratica de' sovrani principii nella vita nazionale, e prima preparò il risorgimento dell' Italia, poi spianò la via alla sua unità con l'ultimo lavoro da lui pubblicato, il Rinnovamento. I suoi discepoli quindi non potevano non essere veri patrioti, e Luigi Rubino fu patriota fervente ed intemerato. Spuntata appena l'alba del 1848 egli si rivolse con tutta l'anima al bene dell' Italia; nè sentì mai scoraggiamento in mezzo agli eventi luttuosi, che si succedettero; e quando nel finire del 1860 il vessillo tricolore richiamò a raccolta i suoi fidi, egli fu tra i primi a seguirlo, ed allora in poi ogni sua cura ebbe unico scopo, la stabile consolidazione dell'unità italiana. E nel cooperare a tant'opera molto sofferse, egli fu persino inseguito dai masnadieri, e si vide cadere morto a fianco uno de' suoi compagni; una terribile scossa dovè egli subire in quel feroce episodio, la sua fibra ne dovè soffrire, e se la sua buona azione lo sorresse ancora per molti anni, non può dubitarsi che l'alterazione nervosa di quel momento terribile lenta ma costante lo ha menato al sepolcro. Egli ebbe il cuore pari alla mente ed amò la gioventù, nella cui educazione consistè la battaglia eroica, che da scienziato, e da patriota seppe combattere per la sua patria. Consacratosi all'insegnamento sin dalla prima giovinezza espandeva l'anima sua tra i giovani con costante abnegazione; sicchè, venuto a capo dell'Istituto di Agrimensura e di Agronomia di Melfi, concentrò tutte le sue forze nel sorreggerlo, e nel farlo progredire. Quest'Istituto nacque come rachitide, e se non fosse stata l'opera sua, sarebbe sparito da gran tempo; ma egli non risparmiando nè fatica, nè disagi lo spinse innanzi man mano, e lo portò al perfezionamento attuale soffiandogli quella vita, che oramai lo renderà duraturo. Per quest'opera egli pose in moto e terra, e cielo, e giunse persino ad assottigliare per diversi anni il suo onorario, onde non farlo cadere. Era sua gioia il progresso de' giovani, che vi accorrevano, egli ripeteva con trionfo l'elenco di quelli, che più si distinguevano, e con fiducia pensava alla riabilitazione dei meno progrediti. Può ben dirsi, che l'Istituto ha avuto in lui il suo principale fattore, la gioventù un padre più che un maestro. Ed ora non è più. Uomo prudente, e sereno la cortesia de' suoi modi lo rendeva ricercato da tutti, fratellevole era la sua amicizia, e più curante d'altrui che di se stesso, era sempre pronto a giovare col consiglio e con l'opera chiunque ebbe la fortuna di avvicinarlo. Piacevole e sorridente, ne' modesti ritrovi egli formava la delizia di tutti, modesto senza ostentazione richiamava a sè, le simpatie di ognuno. Ed ora non è più. O addio, integerrimo cittadino, italiano immacolato, dotto filosofo, addio. È l'estremo vale di questa cittadinanza; ma imperitura sarà in essa la tua memoria, è l'estrema parola di affetto de' tuoi amici, dei tuoi discepoli; ma la tua virtù avrà un culto nel loro cuore: e questa memoria solenne, questo culto saranno la serena tua gloria. PESCE GIUSEPPE. II. SIGNORI, Dinanzi a questo feretro possono inchinarsi la generazione che tramonta e quella che sorge. Luigi Rubino è morto settantenne, ma a tutti è sembrato che la sua morte abbia precorso lo spegnersi naturale delle energie del corpo e dell'intelletto, tanto era ancor giovane l'animo di questo vecchio e robusta la fibra: giovane nel cuore e nella mente, giovane per l'amore agli ideali più puri, giovane perchè visse sempre in mezzo agli adolescenti, ai quali insegnò con la parola e con l'esempio come dev'esser fatto un cittadino. E veramente, se la commozione di questi momenti non mi turba il giudizio e se io posso obliare la lunga catena di affettuose memorie che a lui mi legava, a me pare che in Luigi Rubino risaltino i più schietti caratteri del patriota e dell'uomo pubblico, vale a dire la semplicità ingenua della virtù, e il fare il bene pel bene senza sforzi e senza ostentazioni. In questa semplicità del bene egli fu uomo antico. Natura integra, ingegno pronto, meridionale nelle impressioni e nel modo vivace di manifestarle, nessuno ha potuto sospettare che la sua parola celasse riposti e non confessabili propositi. Epperciò sui marosi della sua non tranquilla esistenza soverchiava quella bonarietà divenuta proverbiale, la quale si rispecchiava nell'aspetto gioviale ed aperto e nello sguardo, in cui, se talora balenava una collera generosa, non vi fu visto mai il lampo dell'odio. Dell'opera di questo vecchio, così varia, io non posso con ampiezza discorrere; ma non so tenermi dal trarre dai miei ricordi qualche nota fugace. Egli fu patriota, fu popolano, fu educatore ed uomo pubblico sempre a sè uguale in tutte codeste manifestazioni del viver suo. Il suo patriottismo non è di data recente. Molta scoria galleggia in Italia, la quale domanda alle nuove ignare generazioni che si prosterni dinanzi a sofferenze non patite o ad eroismi fantastici. Ma il patriottismo di Luigi Rubino fu vero ed autentico. Esso nacque in tempi procellosi, e visse durante il decennale raccoglimento che precesse l'alba luminosa del '60. Egli fu patriota del 1848. Allora il sacerdozio, cui egli si era ascritto, poteva sposare la causa della patria; e non parve bestemmia la voce d'un frate, che dalla Badia cassinense spronava i combattenti nelle valli lombarde, chiamando Iddio acciocchè avesse addensate contro i nemici d' Italia le procelle dell'Appennino e fatta levare la marina iraconda. A quel sacerdozio, che rannodò vaticini ed opere, ricco della coltura dei tempi novelli, e che nei seminari educò le generazioni che con fortuna maggiore rinnovarono l'epopea del nostro riscatto, a quel basso clero che dette guerrieri e martiri, appartenne Luigi Rubino. E come lo portava l'indole sua ardente, egli nel 1848 die' tali manifestazioni della sua fede politica che, quando la libertà fu affogata nel sangue, venne sottoposto alla più severa vigilanza come pericoloso attendibile, e fu privato dell'insegnamento. Nel 1860 ai più elevati intelletti ed alle più gagliarde tempre del nostro clero toccò il pericoloso onore di cingere la fascia tricolore della Giunta insurrezionale. E ne fu presidente Luigi Rubino. E quando volsero i tempi tristi e paurosi del brigantaggio e quando, poi, nel 1866, bisognò premunire la sicurezza interna del paese, e quando infine nel 1870 la patria si congiunse a Roma, il vecchio patriota del 1848 non mancò a nessun appello, a nessuna manifestazione di gioia, a nessun dovere verso la Nazione. Popolano di nascita, egli non rinnegò mai per falsa superbia le umili sue origini. E mentre la povera madre sua, che con le stentate vigilie e col lavoro dell'ago lo avea tratto su, e, vedendolo ascendere ai maggiori onori, non sapea dissimulare il suo legittimo orgoglio; egli, invece, non credè mai che il mutar di stato gl'imponesse il dovere dell'alterigia pretensiosa e goffa. Semplice e modesto, tale è morto quale è nato. Epperciò le classi popolari, in tempi nei quali non erano infastidite dalle astute adulazioni che ora le circondano, lo tennero come il più schietto e fidato loro amico. Sicchè quando le basi allargate dal suffragio elettorale dettero a quelle classi una importanza più preponderante, egli non abusò della sconfinata popolarità che godeva; anzi a lui si deve principalmente se il popolo contenne, con esemplare moderazione, l'espansione della sua forza. Luigi Rubino avea fatto per tempo comprendere che in una città, ove manca la boria di fasti nobiliari ed ove la borghesia nata dal popolo mai impedì che i figli di questo si elevassero coll'ingegno e col sapere, anzi ne aiutò sempre le forze promettenti, era cosa insana suscitare conflitti fra i varii ordini della cittadinanza, che non ponno avere che un solo obiettivo: l'esaltazione della patria. E avvenne così che Melfi si tenne lontana dalle velenose lotte che dilaniano altri paesi, e potè sviluppare con lento ma perseverante proposito, a malgrado della vicenda degli uomini e dei partiti, le migliori sue forze; onde, a buon dritto, essa è indicata fra le più civili e le più gentili città della provincia. Ma il maggior titolo d'onore che designa Luigi Rubino alla riconoscenza pubblica ed al vostro affetto, o giovani, è l'opera costante e invitta in mezzo ai più ardui ostacoli, ch'egli pose intorno al nostro Istituto tecnico. Io non so se alcuno vi sia che, anche dinanzi a questa bara, deplori che una istituzione, la quale sarebbe lustro di grandi città, sia surta qui. Oh in questa ora siano i nostri giudizii equanimi! Parecchi possono eguagliare, niuno superare Luigi Rubino nell' adorazione verso la sua Melfi; ed egli per questo sconfinato amore dedicò la parte migliore della sua vita e del suo cuore a consolidare un Ateneo di studii positivi, stimando che la capitale d'un circondario così fertile d'ingegni avesse obbligo di raggiungere quella organizzazione intellettuale, senza la quale le città non sono che punti geografici, e non energie fattive della loro regione. Ora, o signori, la scuola di contadinelli sorta nel 1853 vive vita ben grama dopo il 1860, e due volte ne venne proposta la soppressione, scongiurata da Luigi Rubino e da qualche altro insigne concittadino ( Araneo G.B.). Tutto tendeva a perderla: povertà di aiuti pecuniarii stentatamente concessi come per pietà; organizzazione ibrida ed illogica; mancanza di titoli d'insegnamento nei professori, comunque parecchi di essi avanzassero per felicità d'ingegno e profondità di studii i docenti ufficiali; stipendi incerti e ridotti a misura irrisoria; viluppo se altro mai ingarbugliato di questioni giuridiche e di attribuzioni frai varii enti chiamati a sussidiare la scuola. E tutto questo circondato come da un'atmosfera gelida e scura di sconforto, preannunziatrice di prossima dissoluzione. In quei tempi, o signori, io spesso mi recavo nel capoluogo della provincia per ragioni di famiglia. E lì vedevo questo povero e caro vecchio, così austero verso di sè, così decorosamente conscio della sua dignità, discendere e salir le scale dei consiglieri della provincia; e facendosi umile e dimesso implorare aiuti per quell'Istituto, che tutti credevano colpito da un fato implacabile. Oh come mi parve nobile quella mano che si stendeva a chieder la carità pei suoi giovani e per la vita d'una istituzione, donde sì vivi fasci di luce doveansi poi diffondere; oh come Luigi Rubino mi rammentò la dantesca figura di Salvani Provenzano! La maldicenza, che non risparmia gli uomini più intemerati, volle attribuirgli fini personali in quel suo grande amore per l'Istituto. Or, quando si ricordi che egli, per convinzioni rispettabili, abbandonò l'abito talare in tempi nei quali l'Istituto avea vita precaria, nè eransi da lui conseguiti i titoli all'insegnamento officiale, sembra inconcepibile quel sospetto calunnioso contro un uomo che sacrificò, nella sua povertà, laute e sicure prebende ad una convinzione. Nè tutti conoscono un particolare, che non ha guari mi veniva narrato da un vecchio suo amico e il quale designa quanto alto fosse l'animo di Luigi Rubino. Il fiero vescovo, che per lunghi anni resse questa diocesi ed alla predilezione del quale Luigi Rubino dovea, in parte, le rapide ascensioni nella carriera ecclesiastica, pose in opera tutte le blandizie perchè l'agnella smarrita ritornasse all'ovile. Quel vescovo, la cui superba cervice non piegò dinanzi a Roma, si fe' mite e discese alla preghiera, scrivendo a lui una commoventissima lettera, che finiva con queste parole: "vieni a me figlio un dì del mio cuore ed ora del mio dolore." Immaginate, o signori, la lotta crudele che dovè tormentare l'animo di questo povero estinto. Non eran solo le larghe munificenti profferte d'uno dei più ricchi prelati del Regno, alle quali uno di quei caratteri che diconsi positivi si sarebbe piegato; ma era il cuore in tumulto, era la memoria dei ricevuti benefizii prorompente in un animo che serbava il culto della gratitudine, erano i lunghi anni trascorsi nelle pratiche religiose, che tendono egli anni declinanti a domare le giovanili ribellioni del ensiero. E pure egli dominò quella fiera tempesta, ed al vegliardo che lo chiamava col nome di figlio fe' rispondere: "ringrazio monsignore e lo venero, ma non posso rivestire un abito, che porrebbe in conflitto la mia coscienza di cittadino con quella di sacerdote ubbidiente agli ordini di Roma ". Con questa purità d'intenti, con questa dignitosa coscienza onesta egli prosegui l'aspro cammino frequentemente pellegrinando a Roma ed a Potenza, e, spesso a sue spese, continuando il suo apostolato perchè l'antica scuola dalla vita incerta si adagiasse sulle basi sicure di un Istituto tecnico governativo. E vinse. Vinse col soccorso e con l'abnegazione della Cassa di risparmio, al presidente della quale così benemerito è tardata ancora l'onorifica cittadinanza ( Musso Giovanni, biellese. Or egli è morto, E la sua salma giace in un paese lontano, aspettando ancora che gli amici la traggano qui ad onorata sepoltura); vinse piegando a benevolo giudizio la rappresentanza provinciale, vinse col grande aiuto de' deputati politici Del Zio Floriano, Branca Ascanio e Fortunato Giustino e di qualche altro provato amico. Ma a lui tocca principalmente il serto della vittoria. E in nome della Provincia io lo compongo sul suo capo venerando, e manifesto a voi quale giudizio dell'opera sua ha dato la Deputazione provinciale col telegramma del suo Presidente, che iersera mi pervenne: « Addoloratissimo inaspettata morte Preside Luigi Rubino, prego testimoniare sentimenti vivissimi condoglianza e rappresentare provincia in ogni onoranza, che sarà resa a chi, assolvendo compito professore e preside, lavorò grandemente perchè codesta vostra civile città meritasse il lustro dell'Istituto tecnico dichiarato governativo e perchè questo avesse vita vitale» BUANO. Le preoccupazioni per l'Istituto non eran tali da assorbire tutte le energie di Luigi Rubino. Onorato di molti incarichi pubblici, egli li tenne con assiduità esemplare e con efficacia. La sua parola, sempre religiosamente ascoltata, quella parola spesso infiammata, non avea che un solo ordito: il bene più alto, il decoro e la fama più onesta della sua Melfi. Egli non amava che le pubbliche funzioni fossero conferite, con esclusività di campanile, ai soli cittadini. Questa angustia di vedute, che talora vince i migliori come un affetto geloso e diffidente, non poteva appartenere ad un uomo che rievocava l'ampia cerchia della città regale, ricca di commerci, ospitale, popolosa d'armigeri, banditrice delle costituzioni sveve e dei capitoli angioini. L'opera sua ha lasciato notevoli orme nella soluzione di quel lungo crucio, ch'è stato il problema ferroviario. Commissario del Comune in uno dei più gravi incidenti, che precessero la legge di perequazione ferroviaria del 1879, presidente del comitato per la variante orientale del Vulture, egli portò il contributo della sua autorità ad un'opera per la quale i posteri assegneranno ai precipui autori trionfali corone; ma dal cui complesso emerge la Melfi collettiva, che, colle sue iniziative e con la sua pertinacia, stringe a sè coi vincoli della gratitudine questa ridente corona di paesi, che circondano il Vulture. Imperocchè, mentre fra le genti meridionali la collettività è scarsa, chiunque voglia rifare il cammino che va dal 1864 alle importanti costruzioni che ora cominciano a sorgere fra il verde delle nostre colline, troverà, qui in Melfi, una singolare cooperazione di tutti (e in qualcuno solitaria e ignorata) nelle iniziative, nei progressi e nel lavoro, che provvidero, come Dei tutelari, al compimento d'un dritto trentennale. Ed ora, maestro di quasi tutti noi, addio! Dalla tua tomba si può trarre l'augurio che questa immensa commozione di popolo, di amici, di scolari non sia vana ed effimera pompa di sentimenti, che l'oblio debba disperdere; ma che, invece, la tua memoria resti salda nell'animo di tutti, e che essa valga a farci affrontare le lotte della vita pubblica con lealtà di propositi e volontà costante nel bene e nell'affetto verso la patria. E, in nome della Giunta di vigilanza, della Provincia e di Fortunato Giustino che, per telegrafo, mi dà commosso l'incarico di salutare la tua spoglia mortale, io ti ripeto: addio maestro ed educatore di più generazioni; addio integro cittadino e patriota; addio tu che muori povero, ma che raccogli in questo giorno così largo e civile tributo di pianto! SEVERINI FEDERIGO.
III. Il prof. Franco, avendo disperso il suo discorso, ci ha favorito i seguenti appunti: "Egli, il prof. Franco, parlando a nome dei colleghi tutti dell'Istituto, riguardò l'estinto nella sua carriera di insegnante e di Preside dell'Istituto. Dopo che il prof. Luigi Rubino esordiva come insegnante elementare nelle scuole pubbliche di questa città fin dal 1845, poco appresso veniva chiamato a insegnar lettere latine ed italiane nel Seminario diocesano, occupandosi contemporaneamente in privato di impartire lezioni di filosofia. Per breve tempo fu chiamato a insegnare lingua italiana ed aritmetica nell'Istituto agrario, ed in seguito, dal 1858 al 1860 ritornò in seminario all'ufficio di professore di filosofia speculativa, matematica, fisica e dritto naturale. Dal 1861 al 1865 tenne scuola privata educando numerosa ed eletta gioventù e dimostrando zelo, disinteresse, onestà e decoro da meritare la riconoscenza dei padri di famiglia, che alle sue cure affidavano la novella generazione. Lo dichiarò fervido e instancabile propugnatore della istruzione tecnica per cui potè nel 1875 far annettere all'Istituto agrario, da lui sapientemente diretto, una scuola tecnica, che ora, dopo varie vicende, è divenuta una delle meglio ordinate fra le consimili della provincia. Poscia riguardò l'estinto come Preside dell'Istituto inneggiando ai miglioramenti dovuti principalmente alle di lui amorose e costanti cure e lo e lo dichiarò meritevole dei maggiori titoli di benemerenza della pubblica e della privata istruzione nella provincia di Basilicata. E dopo un caldo appello ai colleghi ed alla gioventù studiosa incitante a seguirne l'esempio e ad invidiarne le sorti diceva che la nobile figura di Luigi Rubino non era scomparsa; e terminava sembrandogli udire che l'illustre estinto col sommo poeta dicesse: Di me non pianger tu, che miei di fersi Morendo eterni, e nell'eterno lume, Quando mostrai di chiuder gli occhi, apersi. IV. Indocile sospira A più perfetta vita e senza posa Sale per lunga spira Al suo merigge ogni creata cosa. ZANELLA. Triste è oltremodo, o signori, per noi giovani, che non ancora siamo passati dal luminoso prologo al gran dramma della vita, rivolgerci indietro a contemplare la via su cui ogni pietra miliare ricorda un caduto. E già, in meno d'un anno, due care esistenze sono scomparse, due volti amici si sono dissipati, di due conforti l'animo nostro è rimasto privo. L'uno giovane d'anni, d'amabile aspetto, di cuore largo, affettuoso, amico sempre sincero e fido; l'altro, benchè avanzato in età, sempre giovane di cuore e d'ideali, buono, generoso, cordiale. In entrambi si poteva leggere nei fulgidi occhi lo splendore di un'anima bella. Il loro ministero, la loro nobile missione era di far splendere la luce dove sono le tenebre, sostituire il sapere all'ignoranza, la civiltà alla rozzezza, e spesso la bontà alla cattiveria; dirigere gli animi giovanili istillando in essi germi fecondi di virtù, d'amor di patria, di gloria. Essi, in vita, procedevano, per giovarmi d'una immagine di Dante, ...come quei che va di notte Che porta il lume a sè non giova, Ma dopo sè fa le persone dotte. Al primo, il merito non divenne misura della considerazione e delle ricompense, e morì lontano dalla città natia, lasciando nell'indigenza figli e moglie, che erano tanta parte dell'animo suo; al secondo invece la dea fortuna elargì favori correspettivi al merito, ed è finito nel suo paese, in mezzo al compianto dei suoi cari parenti e dei suoi concittadini che tanta stima ne facevano, quando aveva raggiunto il suo ideale e trovavasi già in posizione agiata e rispettata. Se, per la perdita del primo, al rimpianto cordiale degli amici non s'unì la mesta cerimonia ufficiale, del secondo però non è l'ufficialità del posto che ci commuove: in entrambi vediamo dileguarsi due care, amabili esistenze; con essi è parte di noi, del nostro essere, dell'anima nostra che se ne va, e per sempre! Lo conobbi nei primi giorni della mia carriera, e restai ammirato della grande operosità di cotesto uomo che, già maturo, si sforzava sempre di parer giovane. E, benchè inebriato da un alto ideale nell'esercizio del mio ministero, egli ogni giorno destava in me un sentimento di emulazione. Egli così inoltrato negli anni e così scrupoloso ed illuminato nell'adempimento dei suoi doveri; io così giovane non sentivo in me tanta operosità. Fibra tenace, resistente; mente acuta, perspicace; criterio alto e sereno; studii gravi; vita sobria, austera; cuore generoso; carattere affabile, gentile: sempre ilare e lepido, ma di quel lepore che desta rispetto. Non facile parola, riflessione somma, dire breve e succoso. In lui il sapere era luce che cresceva propagandosi laonde la mente sua si rinfiammava quasi per duplice riflessione dei raggi comunicati ai discepoli. Gli occhi poi erano lo specchio della sua intelligenza e della bontà dell'animo: grandi, neri, fulgidi, sempre mobilissimi, dagli sguardi intensi, penetranti. Intemerato cittadino, egli fu sempre lontano dalle esorbitanze politiche; monarchico per convinzione, aveva scatti di vivo entusiasmo, di forte commozione ogni volta che ci parlava della patria redenta e del nostro Re glorioso. Egli ebbe in politica un ideale tutto suo; un ideale che ama la patria, che s'inchina al sapere, al patriottismo, all'onestà in qualunque campo si trovi; un ideale nobile e sereno. La fede incrollabile che egli riponeva nella libertà e nelle attuali istituzioni era quella del cittadino della passata generazione, di quella generazione la quale preparò, affrontò e personificò nel medesimo tempo la santa rivoluzione che ci diede la patria una. Attraverso le vicende della sua vita si scorgono quindi i periodi dei sogni, delle illusioni, delle speranze, del disinganno, delle amarezze, delle ingiustizie, ed infine quello fortunato dell'estimazione e della ricompensa. Ed ora, in nome dei professori tutti della Scuola tecnica, con l'animo pieno d'amaro cordoglio, Di qua dove son gli anni infausti e brevi, ti dico vale, e per sempre, o onorando Preside! I giovani colleghi, cui in vita destavi ammirazione ed emulazione, nelle peripezie della loro ardua carriera terranno presente ognora il tuo esemplare comportamento, e sempre ricorderanno commossi ai loro discenti la tua operosità, il tuo carattere, la tua abnegazione per tutto ciò che era giusto, che alto, che era patriotico. Melfi, gennaio 1891. Dott. Prof. VENTURA N. V. Risus cum dolore miscebitur, et extrema gaudia luctus occupat. Signori e compagni, le grandi sventure contristano cosi le facoltà dell'animo, che su di questo usurpano un dominio prepotente. Difficile compito adunque è il mettere insieme delle sillabe quando un tanto dolore ci colpisce, quando abbiamo sempre dinanzi agli occhi della mente, e quasi a quelli del corpo, l'uomo che noi studenti, più adorammo fra i vivi. Imprescrutabili voleri della Provvidenza! L'uomo appare sulla terra come fuggente immagine di sogno; passano i secoli sulle tombe superbe, e le disperdono al vento; ma, la fama sola può vincere la tirannia del tempo!!..... Venuti qui da poco tempo, per bramosia di sapere, conoscemmo l'uomo che è volato nel bacio del Signore; lo conoscemmo sì e l'amammo con quell'amore che non conosce oblio! Ed ora, quella figura tanto simpatica, quella veneranda testa giace immobile e fredda in questa funebre bara. Son chiusi e spenti in eterno gli occhi di colui che per molti anni si consacrò con animo gentile e profonda dottrina alla educazione della gioventù. La sua forza morale si è dipartita da noi, ed a noi non resta che la sua gloria, il sublime compiacimento di averlo maestro, il dritto di risvegliarlo con la fantasia dalla tomba, e rivestirlo del nostro affetto! Signori, Luigi Rubino nacque il 14 luglio 1820 da Rubino Ferdinando e da Belluomo Arcangela. La natura lo aveva dotato di svegliatissimo ingegno, ed egli ne approfittò, dappoichè si diede a tutt'uomo a spaziare nelle libere meditazioni filosofiche, nel silenzio delle notti ricercare alle Muse dolcissime ispirazioni, si diede ad investigare nella tenebrosa antichità. Ed i suoi compagni già avevano arguito la brama del piccolo Luigi, di librarsi, cioè, ad alto volo nell'intelligibile. Il padre suo che esercitava il mestiere del bottaio, quantunque non vivesse nelle dovizie, capita l'indole del fanciullo e convinto che avrebbe un giorno onorato la famiglia e la patria sua, lo affidò alle cure del Dottore Lombardi, suo zio, ed in mezzo alla turba dei giovanetti che frequentavano questa scuola, egli si sollevava per istudio e per eletto ingegno, per significare poi al Creatore ch'egli splendeva della sua luce. Terminati questi studi, il padre con inauditi sacrifizi lo chiuse nel Seminario di Melfi, e qui comincia la sua odissea, dappoichè egli si slanciò con lo intelletto, vergine di ogni estraneo concetto, nell'immenso cielo filosofico, che gli favellava fiducia, verità, amore. Con rapidità prodigiosa ascese gli ordini sacri; ma, l'uomo preclaro, contrario ai principii della religione cattolica, per non soffocare le sue idee, abbandonò l'abito sacerdotale per dedicarsi all'insegnamento, e l'avemmo fra noi. Noi giovani, lasciati in balla di noi stessi, avremmo tutto potuto commettere, ma non l'osammo mai, perchè qui dimorava il nostro secondo padre, e colui che certamente ci ripeteva, che l'uomo si segnala propugnando i nobili ed alti ideali della società, con la forza morale della persuasione, e con l'esempio di azioni generose. Allorchè la stella d' Italia impallidiva, ed il grido della redenzione della nostra patria si sollevava dall'Alpi al Lilibeo, Luigi Rubino portò anch'egli il suo sassolino per innalzare il grandioso edificio dell'Unità Italiana, e per ripetere allo straniero che non esistevano più catene per avvincere 30,000,000 di Italiani. E quando s'innalzò sulla storica torre del Campidoglio il vessillo tricolore, egli profferì le testuali parole: ora che la stella d' Italia splende di luce viva, ora muoio contento. Presso l'edificio dell'Istituto, lungo i viali di tuie, scorgevamo da lontano il nostro Preside, sul suo cavallo bianco, ci schieravamo vicino la scalea, ed allorchè egli era tra noi si compiaceva di rivolgerci delle affettuose domande, e noi tutti giulivi ascoltavamo il buon vecchio. Oh quante volte lassù ripetevamo a noi stessi: Noi potremo ascriverci fra i fortunati, perchè discepoli di un uomo che ha grandezza di mente, profondità di pensiero, esperienza di mondo, gentilezza di modi, accortezza ed energia nell'operare, onestà, amabilità. Noi partimmo per le feste natalizie, ritornammo qui, giunse il primo giorno dopo che un anno era già crollato negli abissi del tempo, gli orologi scoccarono le ore 11:30 antimeridiane, ed una famiglia piangeva amaramente ed inconsolabilmente! Ahimè il nostro amato Preside veniva colpito da fiera congestione cerebrale. Ci recammo per rivedere, le amate sembianze, e non ci si permise entrare nella sua camera; vedi che cuore palpitava in lui, che in quel miserando stato, conoscendo i figli della sua scuola, piangeva la sorte del povero Istituto! Noi non cessavamo mai di chiedere notizie dell'infermo, e la celestiale speranza, ultima dea, amica dello sventurato, consolatrice dell'afflitto, scendeva al nostro fianco, e ci rappresentava la gioia beata di rivedere guarito il nostro Preside. Ma (oh legge cruda di immutabil fato) c'ingannammo! L'altro giorno uscimmo di casa, domandammo di lui, e ci viene riferito ch'egli per un momento volle levarsi di letto perchè voleva andare all'Istituto; ah, volle accomiatarsi con la terra! Oh! morte quanto sei crudele, egli stanco di combattere più colla potenza del morbo che lo travagliava, profferì molte volte: Voglio morire, voglio morire! ed assistito dai suoi nipoti, cui lascia il retaggio delle sue virtù, volse lo sguardo intorno quasi per dire, come il Leopardi: Apri quella finestra, ci vedo più poco, e tra le braccia del fratello, .. Sciolta dal corpo prese l'alma il suo volo verso migliori soggiorni. Egli morì cristianamente rassegnato, convinto che quando su questa terra abbiamo terminato il nostro compito, avendo adempito al lavoro, all'amore del prossimo ed al dovere, allora anche noi, come il filugello che ha filato il proprio bozzolo per morirvi, usciamo da questa vita! Egli è morto nel tempo, ma è immortale nell'eternità; ed ivi noi derelitti giovani non cesseremo di mirarlo con l'occhio della mente. Tuttochè i gelidi ed esanimi avanzi del tuo corpo, o uomo insigne, giacessero sepolti; i cuori dei giovani, che tanto amasti in vita, sono i sontuosissimi mausolei dove riposano le tue stanche membra! E incessantemente le nostre labbra si schiuderanno meste, mormorando sommessa una prece; la quale, olezzante profumo salirà ad abbellire l'anima tua, ed a modo di fulgida aureola, correrà a circondarti le tempia, sublime ghirlanda di duolo e di pianto!..... Ed ora, addio, intemerato e diletto maestro! Se l'affrettarti a disvestirti del grave incarco delle mortali spoglie fu per volere ratto, nel seno di Dio, gioisci ivi, e godi di quella pace, che l'infelice soggiorno in questa valle di lagrime non seppe mai renderti, e va certo e giulivo di portar teco l'affetto ed il compianto dei parenti, degli amici, e di noi; poichè, Sol chi non lascia eredità d'affetti Poca gioia nell'urna....... Dalle celesti regioni, ove giaci, volgi lo sguardo sui derelitti giovani che educasti al culto del Vero e del Bello, e tempera in loro la fierezza e l'indocilità di quel dolore del quale fu causa la tua dipartita!..... Essi ti amarono tanto, e se allora ti parlavano il linguaggio dell'affetto mondano, ora ti invieranno le preci dell'amore divino!..... O uomo insigne, la tua tomba è un'ara, e noi ci prostreremo e baceremo i sassi e le zolle che per noi infiorano quel suolo di ricordi sublimi! Ogni giorno che saliremo l'erta dell'Istituto, ci parrà rivedere il tuo volto, ed ognuno ripeterà: È il Preside estinto che veglia sull'Istituto. WERTMULLER ENRICO. VI. Torna l'april dei fiori ai monti, ai piani; Candido april degli anni, e tu non torni! SIMONETTI. AMICI MIEI, Io vengo a porgere alla salma del mio caro Maestro l'ultimo e doloroso addio. E chi poteva supporre si inopinata sciagura? Non ricordate voi, o compagni, le parole che un giorno Egli ci disse?: Quando io udrò che voi sarete onorati nel mondo, allora sarà per me un giorno di felicità. E noi, invece, eravamo destinati a portare nel cuore il dolore d'un perenne lutto!..... Ieri ci fosti Maestro o Luigi Rubino, ed oggi sei l'oggetto del nostro dolore. Io non ho forza di continuare!..... E chi può ridire l'amore che Tu nutristi per noi? Chi le cure affettuose che ci porgesti, chi lo zelo della Tua missione? Chi può dipingerti in atto soave di favellarti, allor che l'amore del loco natio ti scaldava il petto e ti faceva ridiventar giovane? Io venni giovinetto a Melfi per istruirmi e sentii parlare di Te, o mio Maestro, con affetto; sentii di Te amorose parole; ma io non ti conoscevo ancora. Però col passare degli anni io ti conobbi e ritrovai in Te quell'uomo che mi ero creato in mente. Due furono i tuoi nobili ideali: Patria e Scuola; per il primo Tu assaporasti i dolori più acuti, spendesti il più bel fiore della Tua esistenza; e quando udisti il grido di Libertà echeggiare per tutta Italia e vedesti il Tricolore Vessillo sventolare sui lidi nostri, provasti gioia, e fosti felice. Ma non cessasti di dedicarti tutto quanto per quella Patria da Te tanto amata. Hai voluto consacrare il resto della Tua esistenza a preparare i figli per Essa; hai infuso per anni ed anni nei cuori dei giovani i santi germi dell'amore; e nell'ore dell'entusiasmo ci sentimmo dal Tuo labbro nomare: Speranze dell' Italia nostra ! E nei momenti ultimi della Tua gloriosa vita, negli atroci momenti del delirio non hai avuto in mente che la Scuola, hai gridato: Vestitemi, voglio andare all'Istituto, là è il mio posto! Tu mi porgesti per due anni il pane dell'intelletto ed io mi affezionai a Te, e non credevo mai che Tu dovevi dirci addio così presto; io non l'avrei mai immaginato! Crudo destino! Domani, Tu più cortesemente non porgerai l'orecchio ai detti nostri; più non sentiremo la Tua voce consolante dirci: «Avanti». Domani, sulla cattedra, pur ieri occupata da Te, non vedremo più il Maestro che, come un Padre amoroso, favella ai suoi discepoli. Oh! se potessi destarti! Ma Tu non vedi il dolore di quei che amasti come figli, non odi il sospiro che dolenti essi T'inviano sulla tomba. Suon di strumento uman non v'ha che possa Sovra gli estinti. É spento, l'armonioso suo detto, è spento Colui che tanto ci amò! O Maestro! Ti sia lieve l'orrida gleba della fossa, Ti sia lieve il sonno tetro della morte! Ti accompagni eterno il nostro affetto, Ti sia dolce come la rugiada sulle erbe avvizzite; spunti sulla Tua fossa il santo fiore dell'amore che noi lo alimenteremo del nostro pianto. Compagni, noi che abbiamo conosciuto quale amore Egli nutri per tutti quanti, diciamo Pace a queste appassite membra, mandiamo leggiero e rispettoso un addio sul Suo tumolo, preghiamo per Lui che non è più!...... ANASTASIA GIUSEPPE.
Guida per gli esaminatori. Programma didattico a domande nell'esame della classe I elementare Lagonegro, Tip.Lucana 1897
A VOI CUI É A CUORE IL TEMPLO DELLA MODERNA CIVILTÀ EGREGI SIGNORI COMPONENTI LA COMMISSIONE ESAMINATRICE Egregi Signori, Ci saremmo guardati molto bene - nemici acerrimi qual siamo d'ogni stigmatizzata idea d'arcaismo..., di cattedratico..., d'imposizione et similia... - presentarvi codesta congérie di domande, non solo per infiniti, ovvi e delicati riguardi personali; altresì, perché la moderna pedagogia esige risposte sostanzialmente uguali a domande di forme svariate. Tuttavia, siccome spesse fiate un lieve malinteso viene a turbare l'assennatezza..., la serietà..., la calma...: cotanto necessarie - massime rimpetto a'discendenti - nel difficile compito degli esami; così una certa qual grave preoccupazione morale per rimuoverne i conseguenti pubblici deplorevoli scandali, ci fu consigliera dare alla luce la presente modestissima guida. La quale - come pure il "Programma Didattico Particolareggiato" - frutto di lunga esperienza e nata da intenzioni nobili e rette a solo scopo di reciproca intelligenza, senza ledere quindi o menomare la libertà di chicchessia; se ha il solo pregio di conseguire o di attenuare possibilmente quanto su si è detto e di cattivarsi il vostro buon viso, sarà per noi l'unico e il più prezioso guiderdone. In caso diverso, compatiteci almeno, se non volete accordarci la vostra da noi ambita benevolenza. Moliterno, Basilicata, Settembre 1896. Merlini Antonio I Doveri (in nota: I doveri, che sono di capitale importanza, perchè stabiliscono le svariate e molteplici relazioni sociali impellenti, non vanno impartiti come lezioni speciali; bensì debbonsi inculcare in via occasionale e in tutti le discipline, per la formazione del carattere e delle buone abitudini. Tuttavia, si è creduto bene - quantunque non faccian parte delle materie obbligatorie d'esame nelle classi inferiori formulare a mo' di sintesi riflessa le più ovvie domande, non solo perchè le loro risposte trovano di frequente la pratica applicazione nella vita quotidiana; eziandio perchè, con i Progr: 29 Novembre 1894, datosi loro significato più concreto, basato sullo Statuto del Regno e resi quindi obbligatorii nelle classi superiori: è opportuno, per facilitarne il compito colà, iniziarvi i discenti fin dalle classi inferiori.) D. Che cosa deve fare ogni dì il bambino levatosi di letto? D. Dopo la pulizia del mattino, che cosa deve fare il bambino? D. Chi sono i genitori? D. Che cos'è la famiglia? D. Nominate le persone di famiglia? D. Che cosa si deve ai genitori ed alla famiglia? D. Perchè il bambino viene a scuola? D. Come deve stare il bambino a scuola e in qualunque luogo si trova? D. Il bambino a che cosa deve rassomigliare la scuola, i maestri e i compagni? D. Chi ha data la vita a noi ed ai nostri genitori? D. Chi è Dio? D. Dove sta Dio? D. Che cosa si deve a Dio? D. Come si chiamano tutte le persone che vediamo? D. Andando con altri, si dà la destra o la sinistra? D. Come si deve camminare per le strade? D. Incontrando i superiori o le persone dabbene, che cosa si fa? D. Uscendo o entrando in qualunque casa, come si lascia la porta? D. Uscendo o entrando in qualunque casa il mattino, come si dice? D. Uscendo o entrando in qualunque casa a mezzodì, come si dice? D. Come si sta a tavola, quando si pranza? D. Uscendo o entrando in qualunque casa la sera, come si dice? D. Entrando a scuola un superiore o una persona dabbene, che cosa si fa? D. Nominate i superiori? D. Come si chiama il nostro Re? D. Come si chiama la nostra Regina? D. Come si chiama il nostro Principe Ereditario? D. Dove stanno di consueto il Re, la Regina e il Principe Ereditario? D. Che cos'è Roma? D. Che cos è l' Italia D. Che forma ha l' Italia? D. Che cosa si deve ai superiori? D. Che cosa si deve alla nostra cara Patria? D. Chi sono le persone uguali? D. Che cosa si deve al prossimo ed agli uguali? D. Chi sono le persone inferiori? D. Che cosa si deve agl'infelici ed agl'inferiori? Lettura e Scrittura D. Con che si dice il nome d'un oggetto? D. Di che cosa è composta la parola? D. Di quante sillabe e composta - p.e. - la parola calamaio?... D. Di che cosa è composta la sillaba? D. Quante sono tutte le lettere? D. Dite le vocali? D. Perchè i, u, e, o, a si chiamano vocali? D. Perchè le altre 16 lettere si chiamano consonanti? D. Che cos'è il dittongo? D. Dite qualche dittongo? D. Che cos'è il trittongo? D. Quanti trittonghi abbiamo? D. Come si chiama questo (,) segno? - (;); (:); (.); (?); (!); ('). S'inviti il bambino a scrivere o gli si mostrino sulla lavagna o sul libro i detti segni d'interpunzione. D. Dove si mette l'accento? D. Dove si mette l'apostrofo? D. A che cosa è uguale l'apostrofo? D. Quando nel rigo non entra la parola, che cosa si fa? D. Quando nel rigo non entra la sillaba con cosa si fa? D. Di quante maniere sono le lettere? D. Che lettera si scrive dopo il punto fermo? Nozioni varie La famiglia D. Come si distingue una persona dall'altra? D. Come vi chiamate di cognome e nome? D. Come si chiama vostro padre? D. Come si chiama vostra madre? D. Quanti fratelli avete? D. Come si chiamano i vostri fratelli? D. Quante sorelle avete? D. Come si chiamano le vostre sorelle? D. Quanti anni avete? D. Dove siete nato? D. Dove abitate? La scuola D. Il luogo dove siamo, come si chiama? D. Come si chiama il Sig. Maestro? D. Dov'è situata questa scuola? D. Per mezzo di che cosa entriamo nella scuola o nella casa? D. Dite le parti di un uscio? (L'uscio, le pareti, il pavimento, la volta, le finestre, i balconi o il tetto possono insegnarsi tanto parlando della scuola che della casa essendo comuni ad entrambe. Tuttavia, abbiamo creduto più logico, più occasionale e didatticamente ben fatto parlarne ora, imperciocchè nella scuola si offrono per la prima volta alla diretta osservazione del bambino.) D. Come si chiamano le mura della scuola o della casa? D. Qui dove camminiamo, come si chiama? D. Di che cosa è fatto il pavimento? D. Come si chiama la parte opposta al pavimento? D. Per mezzo di che cosa entra la luce? D. Dite le parti d'una finestra e d'un balcone? D. Come si chiama la parte più alta della scuola o della casa? D. Di che cosa è fatto il tetto? D. Come si chiamano tutte le cose che vediamo nella scuola? D. Dite gli arredi della scuola? D. Dite le parti d'un banco? D. Dite le parti d'un calamaio? D. Dite le parti d'un libro? D. Dite le parti d'un quaderno? D. Dite le parti d'un'asta? D. Dite le parti d'un tavolino? D. Dite le parti d'un quadro? D. Dite le parti d'una lavagna? D. Dite le parti d'un pallottoliere? D. Dite le parti d'una sedia? ecc. L'uomo D. Quante e quali sono le parti principali dell'uomo? D. Come si dividono gli arti? D. Quali sono le parti principali degli arti superiori? D. Che cosa abbiamo nella mano? D. Come si chiama la parte superiore della mano? D. Che cosa abbiamo all'estremità delle dita sul dosso? D. Come si chiama la parte inferiore della mano? D. Che cosa abbiamo all'estremità delle dita nella palma? D. Quali sono le parti principali degli arti inferiori? D. Che cosa abbiamo nel piede? D. Che cosa abbiamo all'estremità delle dite del piede? D. Come si chiama la parte inferiore del piede? D. Come si chiama la parte superiore del capo? D. Che cos'è il cranio? D. Che cosa abbiamo nel cranio? D. Che cos'è il cervello? D. Come si chiama la parte di dietro del capo? D. Di che cosa è ricoperto il capo? D. Come si chiama la parte davanti del capo? D. Che cosa abbiamo nella faccia? D. Quanti e quali sono i sensi dell'uomo? D. Quali sono gli organi della vista? D. Quali sono le parti principali dell'occhio? D. Quali sono gli organi dell'udito? D. Quali sono le parti principali dell'orecchio? D. Qual'è l'organo dell'odorato? D. Quali sono le parti principali del naso? D. Qual'è l'organo del gusto? D. Quali sono le parti principali della bocca? D. Quanti denti vi sono nella bocca di un uomo? D. Quali sono gli organi del tatto? D. Come si chiama la parte che unisce il capo al busto? D. Come si chiama la parte di dietro del collo? D. Come si chiama la parte davanti del collo? D. Come si chiamano le parti superiori del busto? D. Quali sono i principali visceri del petto, dello stomaco e del ventre? D. A che serve lo stomaco? D. A che servono gl'intestini? D. Come si chiama la parte di dietro del busto? D. Che cosa abbiamo nel mezzo della schiena o dorso? D. Quali sono le età dell'uomo? D. Perchè l'uomo si chiama pure animale ragionevole? D. Quando l'uomo muore, come si chiama? Gli animali, le piante e i minerali D. Dopo l'uomo, quali sono le cose più perfette? (Beninteso, circa le funzioni organiche. Quest'annotazione valga per gli altri casi simili in prosieguo.) D. Come si chiama l'animale che ha due mani? D. Dite qualche animale bimano? D. Come si chiama l'animale che ha quattro mani? D. Dite qualche animale quadrumano? D. Come si chiama l'animale che ha due piedi? D. Dite qualche animale bipede? D. Come si chiama l'animale che ha quattro piedi? D. Dite qualche animale quadrupede? D. Come si chiama l'animale che vive lontano dall'uomo? D. Dite qualche animale selvatico? D. Come si chiama l'animale che vive con l'uomo? D. Dite i principali e più utili animali domestici? (Qui non abbiamo formulate domande, perchè è a discrizione dell'insegnante e degli esaminatori circa le cognizioni da sapersi intorno a questi animali, tenuto stretto conto dei costumi, degli usi, dei bisogni, delle produzioni, ecc. si differenti da luogo a luogo. Quest'annotazione valga per gli altri casi simili in prosieguo.) D. Perché il cane, il gatto, il cavallo, ecc. si chiamano animali? D. Invece della parola, che cosa hanno gli animale? D. Che fa con la voce il cane? D. Che fa con la voce il gatto? D. Che fa con la voce il gallo? D. Che fa con la voce la gallina? D. Che fa con la voce il maiale? D. Che fa con la voce il cavallo? D. Che fa con la voce l'asino? D. Che fa con la voce il bue? D. Che fanno con la voce le pecore e le capre? D. Che fanno con la voce gli uccelli? ecc. D. Dopo gli animali, quali sono le cose più perfette? D. Che cosa hanno tutte le piante? D. Dite le principali specie di piante? D. Dite alcuni funghi buoni ed altri funghi e piante velenose? D. Dite alcune piante da ornamento? D. Dite alcune piante da orto? D. Dite alcune piante da campo? D. Dite alcune piante da frutto? D. Perché la rosa, il cavolo, il grano, il pero, ecc. si chiamano piante? D. Dopo le piante che cosa vengono? D. Che cosa sono i minerali? D. Dite i principali più utili e preziosi minerali? D. Perché l'acqua, il sale, il ferro, l'oro l'argento, ecc. si chiamano minerali? Il Tempo D. Come si chiama dove stanno la città nostra e quelle altre città che vediamo in lontananza? D. In alto, su tutta la terra, che cosa vediamo? D. Che cosa vediamo nel cielo? D. A che cosa servono il sole, la luna e le stelle? D. Quando comincia e quando finisce il dì? D. Come si chiama la metà del dì? D. Quando comincia e quando finisce la notte? D. Come si chiama la metà della notte? D. Che cosa formano il di e la notte? D. Come si chiamano le parti che misurano il tempo del giorno? D. Di quante ore é composto il giorno? D. Qual'é la cosa che ci indica le ore? D. Dite le parti principali e l'uso dell'orologio! D. Di quanti minuti è composta un'ora? un quarto d'ora? mezz'ora? D. Quanti e quali sono i giorni della settimana? D. Quanti sono i giorni del mese? D. Qual'é il mese più corto? D. Di quante settimane è composto il mese? D. Di quanti giorni è composto l'anno? D. Quanti e quali sono i mesi dell'anno? D. Quante è quali sono le stagioni dell'anno? D. Quanti mesi dura ogni stagione? D. Quali sono i mesi dell'Inverno? D. Quali sono i segni per conoscere l' Inverno? D. Quali sono i mesi della Primavera? D. Quali sono i segni per conoscere la Primavera? D. Quali sono i mesi dell'Estate? D. Quali sono i segni per conoscere l'Estate? D. Quali sono i mesi dell'Autunno? D. Quali sono i segni per conoscere l'Autunno? La Casa D. L'abitazione dove con la famiglia mangiate, dormite ecc. come si chiama? D. Dite le parti principali d'una casa come fabbricato? D. Come si chiamano le cose che sono nei salotti, nelle camere e negli stanzini? D. Dite alcune suppellettili dei salotti, delle camere e degli stanzini? D. Descrivete brevemente la mensa? D. Che cos'è una posata? D. Descrivete brevemente la cucina? D. La soffitta a che serve? D. Dite le principali provviste della famiglia? D. Nel pianterreno della casa, quali cose vi sono? D. Dite i principali attrezzi di cantina? D. La legnaia a che cosa serve? D, Le botteghe e i fondaci a che cosa servono? Le professioni, le arti, i mestieri, ecc. D. Chi sono i professionisti, gli artigiani, gli operai, ecc? D. Dite le principali professioni, arti, mestieri, ecc.? D. Dite brevemente che cosa fanno le persone con le professioni, le arti, i mestieri, ecc.? Aritmetica D. Con che si contano gli oggetti? D. Di che cosa sono composti i numeri? D. Quante e quali sono le cifre? D. Quante cose vale lo zero? D. Quante cose vale la cifra 1? la cifra 2? la cifra 3? ecc. D. Come si chiama una cosa sola? D. Come si chiamano dieci unità? D. Come si chiamano cento unità? D. Contate fino a 10? a 50? a 100? (S'interroghi il bambino sulla numerazione parlata fino a 100). D. Contate inversamente da 10? da 50? da 100? D. Contate per decine fino a 40? a 80? a 100? D. Contate inversamente per decine da 40? da 80? da 100? D. Che cifre ci vogliono per il numero 78?....... D. Scrivete il numero 78? (S'inviti il bambino a scrivere sulla lavagna i numeri fino a 100.) D. Di quante decine e di quante unità è composto il numero 78? D. Perchè la cifra 8 rappresenta le unità? D. Perchè la cifra 7 rappresenta le decine? D. A qual posto stanno le unità, le decine e le centinaia? D. Quante e quali sono le operazioni dell'aritmetica? (S'interroghi il bambino sulle 4 operazioni orali senza frazioni fino a 10). D. Come si dice per l'addizione e che significa? D. Come si dice per la sottrazione e che significa? D. Come si dice per la moltiplicazione e che significa? D. Come si dice per la divisione e che significa? PUBBLICAZIONI DEL PROF. ANTONIO MERLINI Vendibili presso l'Autore in Moliterno ( Potenza) e presso i principali librai d' Italia, franco di porto, ma con pagamento anticipato. Una copia d'ognuna, per saggio, metà costo. Acquistandone 10, 20, 30, 40, 50, ecc, saccorda rispettivamente il 5, 10, 15, 20, 25% di sconto. 1 Petali..no, sepali al vento! - Rime dedicate a S.A.R. il Principe di Napoli in occasione delle Sue faustissime Nozze con S. A. la Principessa ElenaElena de Montenegro. Edizione a volume di lusso in caratteri elzeviriam e con ritratto dell'Autore. 2 Il lavoro educativo nella scuola elementare — Monografia dedicata all'On. G. Baccelli, al Prof E. Consorti e a Ripatransone (Marche). Edizione ad opuscolo di lusso in caratteri elzeviriani 3 Registro completo delle scuole elementari, serali, festive, complementari. Modulo che, nel mentre contiene tutte le prescrizioni governative, ha la sola punteggiatura mensuale ed ha in più intercalato per ogni alunno lo Specchietto Biografico secondo le norme dei Char. Dottori Sergi e Baldini dell'Università di Roma da riempire semplicemente ed una Guida staccata perché di speciale ed esclusiva pertinenza degl'insegnanti - per lo Specchietto e per le diverse Avvertenze e Formule da usarsi nel Registro. Edizione in tipo-litografia su foglio che, aperto, ha 64 cent. di larghezza e 48 d'altezza. 4 Estratto dell'esame. Modulo che, nel mentre contiene tutte le prescrizioni governative, ha in più il frontespizio come Registro Completo i processi verbali e un grande Specchio a colonne. Pag. 2. 3. per la Relazione finale particolareggiata al R. Ispettore. Edizione a tipo-litografia su foglio che, aperto, ha 64 cent., di larghezza e 48 d'altezza. 5 Estratto dell'esame di promozione nella I sessione. II relazione finale particolareggiata (classe 1 elementare anno scolastico 1895-95). Guida per gl'Insegnanti dedicata a loro e corrispondente alle «Notizie ed allo Specchio a colonne del Registro Estratto dell'esame. Edizione economica ad opuscolo. 6 Programma didattico particolareggiato e orario diurno-settimanale della classe 1° elementare d'ambo i sessi. Modulo compilato secondo le prescrizioni governative e diviso per materie, per mesi ecc. Edizione di lusso in tipo-cromo-litografia e in folio prospettico di cent. 62 per 46 7 Programma didattico a domande nell'esame della 1° elementare d'ambo i sessi. Guida per gli esaminatori dedicata a loro e corrispondente, circa le materie obbligatorie d'esame, al Programma didattico particolareggiato. Edizione economica ad opuscoletto. 8 ALFA (novità in corso di esecuzione). Sillabario della classe 1° elementare d'ambo sessi. Metodo Razionale-oggettivo-fonosillabico, con cui, dilettandosi s'impara contemporaneamente il suono, la forma e la genesi grafica di ciascuna lettera, ecc. dedicato ai figli dell'Autore. Edizione ad opuscolo di lusso ed in tipo-cromo-litografia con vignette, scene e figurine intercalate nel testo. 9 Prefazione all'ALFA (in corso di stampa). Guida per gl'Insegnanti della classe 1° elementare d'ambo i sessi dedicata agli studiosi ricercatori de' più razionali metodi didascalici. Edizione economica ad opuscolo 10 OMEGA (in corso di preparazione). Compimento all'Alfa della classe 1° elementare d'ambo i sessi per l'ultimo quadrimestre delicato agli alunni. Edizione ad opuscolo di lusso e in tipo-cromo-litografa con vignette, scene e figurine intercalate nel testo. 11 Programma didattico e scrittura a proposizioni ordinate alfabeticamente quali esercizi di dettatura d'imitazione (in corso di preparazione). Prontuario per gl'Insegnanti, specialmente novizii, della classe 1° elementare d'ambo i sessi dedicato a loro, per l'ultimo quadrimestre e in relazione al Compimento. Edizione economica ad opuscolo.
Guida per gl'insegnanti. Estratto dell'esame di promozione nella 1a sessione. Relazione finale particolareggiata della I classe elementare Lagonegro, Tipografia Lucana 1897
A VOI VERI APOSTOLI DELLA MODERNA CIVILTÀ BENEMERITI COLLEGHI. Colleghi, Sin dalla 1a edizione (1892) del nostro «Registro Completo», in cui, nella 4a pag., vi era a colonne e succintamente una specie di « Modulo» per la «Relazione Finale»; moltissimi amici ci esortarono a pubblicarne una in opuscolo, che corrispondesse alle colonne stesse, sia per la quantità della materia che per la forma. In sulle prime, per molteplici ragioni, non ne tenemmo conto; ma, con i nuovi Programmi Didattici del 29 Novembre 1894, che con Moduli speciali — resero obbligatorio l'«Estratto dell'Esame e la Relazione» alle R. R. Autorità, incominciammo ad accarezzarne l'idea. Infatti, nel testè decorso anno scolastico, essendo in ristampa il Registro, ne sopprimemmo il Modulo mentovato, ritenendolo pressochè inutile depositato nel Municipio; e, giusta le esigenze de' nuovi portati pedagogico-didattici, ne ampliammo lo scheletro in un foglio delle stesse dimensioni del Registro Completo e dal titolo appunto: «Estratto dell'Esame e Relazione Finale Particolareggiata» a cui facciamo compagno il presente «Modello-Esempio» ed opuscolo, che ad esso corrisponde. Se questo sarà tale, da guidare..., da facilitare in qualche modo il compito delicato a voi, nostri cari colleghi, giudicatelo da voi; mentre noi ci accontentiamo di adoprate le nostre debolissime forze e il nostro buon volere a pro del grande edificio dell'educazione e dell'istruzione nazionale! Saluti e strette di mano. Moliterno, ( Basilicata) Settembre 1896. Merlini Antonio N. B. Dimensioni tanto del Registro completo quanto dell'Estratto dell'esame ecc. cent. 48 per 32. Prezzo d'ogni foglio si dell'uno che dell'altro. L. 0,30, presso l'Autore ed altri librai. REGNO D' Italia Provincia di Potenza - Circondario di Lagonegro COMUNE DI Moliterno (Popolazione: 7000 abitanti) La scuola, nell' anno 1895-96, vi fu riaperta addì 5 Nov. 1895 e chiusa addì 11 Agosto 1896 ESTRATTO DELL'ESAME DI PROMOZIONE NELLA 1 SESSIONE della Scuola pubblica obbligatoria urbana di 3° grado classe 1° elementare maschile diretta dall' Inseg. Sig. Merlini Antonio PROSPETTO RIASSUNTIVO Alunni obbligati nell' anno - Iscritti divisi per età - Medie annuali degli assidui / abitualmente mancati / assenti per malattia o altra causa legittima - Totale delle lezioni date - all'esame presenti / approvati - Cassa di risparmio: libretti esistenti principio del corso/alla chiusura del corso - operazioni fatte - totale dei risparmi Elenco dell'esame Numero d'ordine - cognome e nome-medie annuali: condotta/profitto/assenze-dettatura-calligrafia-prova orale: lettura/aritmetica-voto complessivo-posto di merito.-risultato-osservazioni VERBALE (Corrisponde, per le materie della 1° classe, alla 1. pag. in calce-«Registro Estratto dell' Esame») L'anno 1896 addi 11 Agosto in Moliterno i sottoscritti Signori Componenti la Commissione Esaminatrice, dietro apposito invito, si sono riuniti nella Scuola di 1a Classe Elementare Maschile, posta in Via Tempone, N. 38, p. 2° e diretta dall' Insegnante sottoscritto, per procedere all'Esame di Promozione nella 1a Sessione. La prova scritta si fece nel dì 11 suddetto (mattina) e versò sul seguente tema: dettatura- «Io amo la casa dove sono nato e cresciuto, dove vivo con la mia mamma, sì buona e amorosa, e col caro babbo, che suda il lavoro per mantenermi- tratto dal «Mondo dei bambini». (Compimento) a pagina 9, numero 14- La casa - del Prof. Cav. Giovanni Merighi. La prova orale poi si fece nel dì 11 suddetto (sera). Tenuto presente il Regolamento Generale, approvato con R. Decreto del 9 Ottobre 1895, N. 623; il R. Decreto del 26 Aprile 1896, N. 148 e le relative Istruzioni sulla dispensa dell'Esame nelle classi 1a, 2a, 4a, si ebbe il risultato che si riscontra nel «Registro Completo», nel presente «Estratto» e qui sotto riepilogato: N. ALUNNI iscritti, 56; presenti all' esame, 45; approvati senza l'esame, 38; con l'esame, 7; riprovati, 0. Di ciò si è redatto il presente verbale, che, letto ed approvato, viene sottoscritto dai Sigg. Componenti la Commissione Esaminatrice. F. Deidda, Inseg. super; Presidente; L. Palermi, Inseg. di 2a e A. Merlini, Inseg. di 1a, Membri voluti dalla legge. Firma (a libito) degli altri Componenti od Assistenti: IL SINDACO N. Tedesco L'INSEGNANTE DELLA CLASSE Merlini Antonio sigillo MUNICIPALE Visto per la regolarità del presente «Estratto» desunto dal «Registro Completo» conservato nel Municipio. Addì 22 Agosto 1896. II. RELAZIONE FINALE PARTICOLAREGGIATA (Corrisponde, per le materie della 1a classe, alle c. (colonne) e quest'abbreviazione valga per tutte le altre simili - della 2. e 3. pag. «Registro Estratto dell' Esame».) c. 1 Note fisiche-psicologiche-morali più rilevanti della scolaresca e principali mezzi escogitati durante l'anno per eliminarle o per migliorarle in tutto od in parte. (comprendonvisi in massa anche le seguenti discipline: igiene, ginnastica e canto; lettura e nozioni varie; scrittura; aritmetica pratica; doveri morali inculcati in modo speciale occasionalmente). EDUCAZIONE FISICA . Nel corso dell'anno la scolaresca risentì continuamente il salutare influsso d' una ben regolata igiene. Difatti, l'inverno, ciò si ottenne con riscaldamento moderato, nell' aula, interpolato da brevi ventilazioni non disgiunti da precetti occasionali al riguardo - senza pregiudicare la respirazione, o cagionare altri inconvenienti, per l'esaurimento dell'ossigeno e la sovrabbondanza dell'acido carbonico; o per l'aria rinnovata più del bisogno, da produrre un contraccolpo per la differenza istantanea della temperatura — spesse fiate micidiale al delicato organismo. Uscita la scolaresca, si aprirono le finestre, e quindi ventilazione completa fino all' altro ingresso, per espellerne l'aria viziata o rarefatta. Nei dì canicolari poi, si stabilì una mite ventilazione secondo le ore e le condizioni atmosferiche locali; o si praticò qualche riparo od attenuazione dei raggi del sole con tende o stuoie, moderate innaffiazioni, evitando cioè di sollevare quel polverio del pavimento cotanto pernicioso ai polmoni, ecc. La ginnastica educativa fra i banchi nella brumale stagione - specie i movimenti del capo - si eseguì in pochi tempi semplici, o con limitatissime combinazioni, per non cadere nella coreografia, nell'acrobatismo e, principalmente, per evitare il dannosissimo rimescolio della massa cerebrale e lo strapazzo di tutto il fisico. Nella bella stagione, tempo permettendo, adatte passeggiate bisettimanali fuori l'abitato, moderati esercizii ginnici e giuochi confacenti all' indole ed all' età tenerella de' fanciulletti, quali: palla; murielle; sussi; buchetta; 9 buchette; a cavalca; alle castelle; alla serpe; 4 cantoni; tocca-ferro (allorchè fu possibile); capriole, cacciatore e lepre; tutti fermi! mosca cieca; guancialin d' oro; stacciabburatta; ecc.. Dessa poi, (la ginnastica) sposata al canto corale, non solo contribuì potentemente alla salute ed allo sviluppo dell'organismo in generale; eziandio ne educò lo spirito, svolgendone il carattere risoluto e ad un tempo gentile; la sensibilità nelle percezioni e il sentimento estetico-morale del bello. Anche il Lavoro Educativo - di cui parleremo a parte - giovò moltissimo ad integrare armonicamente l'educazione fisica, cotanto necessaria per allevare alla patria diletta robusti e forti cittadini: atti a compiere azioni eroiche e ad un tempo filantropiche e generose. E si è cercato, con precipua cura, di conseguire quanto testè, massime per quegli alunni di statura poco aitante, o gracili, o infermicci; o di carattere pigro, irascibile, scontroso, chiuso, ecc. ecc. Soltanto Lapenta Pietro, al N. 23 dell' elenco, per difetto negli arti inferiori e Petrocelli Prospero, al N. 46, per una bronchite, furono dispensati da qualcuno degli esercizii fisici mentovati, dietro istanze verbali dei genitori consigliati dal medico. Come pure, infine, specialmente quest'anno, regnò sovrana la floridezza nella famiglia scolastica, perchè non apparve ombra di epidemia o di malattia contagiosa; nè si riscontrò caso deplorevole di vaiuolo non innestato, ecc. ecc. EDUCAZIONE INTELLETTUALE . — Intellettivamente, quasi tutti i 45 alunni presenti agli esami e promossi con o senza la dispensa, camminarono durante l'anno, di pari passo, tanto nelle discipline obbligatorie, che nelle facoltative; perchè generalmente volentierosi, attenti, diligenti, ordinati e d'ingegno, qual più qual meno, svegliato. Anzi, ad onor del vero, fra quelli non presenti agli esami, vi erano Albano Angelo al N. 1; Locaso Domenico al N. 27, allontanatisi dalla scuola per i lavori campestri e Orlando Giovanni al N. 40, allontanatosi per malattia, e ciascuno in differenti periodi dell'anno, che se avessero frequentata la scuola, sarebbero stati indubbiamente promossi; perchè, fin da principio, davano belle speranze, come anche le medie annuali della condotta, del profitto e delle assenze loro, lo rivelono chiaramente. Unico e solo stimolo al riguardo è stata l'emulazione, fomentata o con lode parca, diligente e ben meritata; o con preferenza edificante e momentanea di fatto (senza urtare però la suscettibilità) o, finalmente, con qualche distinzione di grado, p. e. il capo-squadra nella ginnastica; il primo della classe; i monitori, ecc. E tale procedere, non fu mai disgiunto dalla concessione, o dal cangiamento, o dalla privazione istantanea di certi bigliettini di latta a differenti colori, (uso tessere e di cui parleremo più minutamente a suo tempo) per determinare, a ragion veduta e pubblicamente a mo' di tribunale, la condotta e il profitto di ciascun discente durante il mese. Ed al riguardo, è con soddisfazione massima delle famiglie, del maestro e dell'intera scolaresca e per giustizia distributiva dovuta agli stessi bimbi interessati, che segnaliamo alla pubblica estimazione quelli distintisi sempre, superlativamente e sotto ogni riguardo. Essi furono: 1.° Cassino Vincenzo al N. 8; 2.° Latorraca Antonio al N. 24; 3.° Caracciolo Francesco al N. 5; 4.° Petrocelli Prospero al N. 46 e 5.° Tortorelli Giacinto al N. 55. D'altra parte, i rimanenti 8 fanciulli non presenti agli esami, perchè allontanatisi di scuola in differenti periodi dell'anno e per cause diverse; anche se fossero stati assidui, avrebbero dovuto ripetere la classe, perchè, fin d'all'ora, o si mostravano molto incerti al buon esito, o non sarebbero stati in grado seguire i condiscepoli nello svolgimento del Programma Didattico. E di tal deficienza in profitto, si deve attribuire la causa al loro ingegno o tardo, o un po' ottuso, o alle continue manifestazioni di molta distrazione, di eccezionale svogliatezza, ecc. giusta come anche riscontrasi nelle osservazioni particolari e nello « Specchietto Biografico» del « Registro Completo» annuale della scuola: ostensibile sempre alle Autorità competenti per qualunque controllo. EDUCAZIONE MORALE . Tutti i difettucci morali e di galateo, o qualche tendenza perversa, si vennero man mano migliorando in tutto od in parte, od eliminando addirittura, col trapiantare invece nell' animo le corrispettive buone abitudini, per la formazione del carattere e per la ripetizione salutare degli atti di urbanità e di gentilezza cotanto necessarii nella pratica della vita quotidiana, e col del radicare altresì sempre più i primi doveri morali, giusta la loro cerchia. E qui, circa i doveri mentovati; è da osservare che di essi non si fece una lezione a parte; bensi furono, per dir così, come il substrato in ogni disciplina. E tutto ciò si ottenne ora con esempii letti e spiegati nel testo; ora con precetti desunti quasi sempre, per quanto fu possibile, da cause o fatti occasionali, stabilendo dei parallelismi all' uopo; spesso con dolci o con severe ammonizioni in disparte ed in pubblico; alcune fiate con la privazione dell' amore del docente, misto ad una certa indifferenza in qualunque manifestazione di pubblica lode per un determinato periodo di tempo; talvolta con l' isolamento limitatissimo dalla classe, ma nell'aula stessa; tal' altra con la consegna per tutte le ore d'intervallo fra la lezione del mattino e del pomeriggio in casa dell' insegnante, previo accordo preso con le rispettive famiglie, ecc. ecc. Insomma, se da un lato furono escogitati tutti quei mezzi disciplinari, cui la moderna pedagogia scientifico-sperimentale, le vigenti leggi scolastico civili e il decoro della nobilissima pianta-uomo hanno suggerito; dall' altro, si à tenuto calcolo esatto dell' occasione propizia, dell' entità della colpa, dell' indole, dell' atavismo, della posizione sociale, della costituzione fisica, ecc. ecc. di ciascun fanciullo, per proporzionarne equamente ed efficacemente i testé nominati mezzi correttivi. Soltanto alcuni di essi, non è che si mostrarono refrattarii, ma alquanto insensibili alle correzioni, non tanto per malignità d'animo o per cocciutaggine; bensì per soverchia vivacità, innata, dal resto, in tutti i bimbi: mentre in fondo, avevano un cuor d'oro, come da manifestazioni filantropiche, o da reciproci soccorsi si è potuto luminosamente constatare. Tutti gli altri, generalmente si distinsero, qual più qual meno, per atti di urbanità, di gentilezza, di rispetto, di pulizia, di assennatezza, di soccorso, di verace e profondo pentimento per qualche colpa commessa, senza più recidiva, ecc. ecc. con soddisfazione morale del docente, de' discenti, delle famiglie e del pubblico più o meno immischiato nella scuola: vero santuario della moderna civiltà! c. 2 Metodo; pregi e difetti de' testi adottati. Per l'insegnamento istrumentale contemporaneo del leggere e dello scrivere, si segui il Metodo oggettivo-figurato-fonico-sillabico; per tutte le altre cognizioni reali, si tenne la Forma sperimentale-espositivo-dialogica e per la Didattica applicata, prevalse l' Insegnamento misto, cioè, ora simultaneo ed ora individuale. Ed al riguardo non aggiungiamo altro, perchè è opera, come comprenderassi di leggieri, d' un trattato pedagogico. Soltanto osserviamo che, mercè la più gran maestra della vita, l'esperienza di ormai 4 lustri di pubblico insegnamento, ci siamo ferreamente convinti, provando e riprovando, di non potere adottare altro sistema pedagogico-didattico più scientifico, più logico, più razionale e, principalmente, più proficuo del suddetto. I soli testi adottati ed approvati anche dall'Autorità scolastica per la Provincia di Basilicata e dalla Commissione Centrale per i libri di testo nelle scuole elementari, presso il R. Ministero della P. Istruzione, furono il Sillabario e il relativo Compimento del Prof. Cav. Giovanni Merighi: « Il Mondo dei bambini ». Essi ebbero la preferenza fra tutti gli altri, specialmente per la disposizione dell' ordine grafico delle lettere molto ben graduata; dappoichè, come è noto a tutti i pratici della scuola, il massimo scoglio da superare nel primissimo insegnamento, è la scrittura, secondo anche l'antico adagio: «l'occhio è rapido e la mano è lenta». c. 3 Iscrizioni; frequenza; assenze con e senza giustificazioni. Secondo risulta dal «Prospetto Riassuntivo », dei 56 alunni iscritti, ne abbiamo: 43 di 6 anni, 9 di 7 anni, 3 di 8 anni ed 1 di 9 anni; presenti all'esame 45; provati con la dispensa 38; con l'esame 7. Quindi, riguardo al movimento della popolazione scolastica, giusta le medie annuali, nel citato Prospetto Riassuntivo, e desunte da quelle mensuali, si è verificato: assidui, N. 49, 8; abitualmente mancanti, N. 6, 2; assenti per malattia od altra causa legittima, N. 11, 7. Ora, per chi è addentro nelle cose scolastiche e facendo de' paragoni al riguardo, potrà facilmente constatare con soddisfazione coscenziosa, che la frequenza è stata ottima. Ed in vero, tra i mancanti abituali, soltanto alcuni se ne ebbero per trascuranza de' genitori, che tennero in non cale la scuola; mentre gli altri furon tali, o per povertà assoluta, cui eccettua anche la legge scolastica, o perchè ammalati troppo a lungo, quantunque ritornarono alla scuola; dopo poco tempo, se ne allontanarono definitivamente, perchè prevedevano di non poter più seguire la classe nello svolgimento del Programma Didattico. Circa gli assenti per malattia, che fu quasi sempre di veruna seria conseguenza, o per altra causa legittima, è da rallegrarsene; dappoichè, toltine alcuni per i lavori campestri, o per altro urgentissimo bisogno di famiglia, o per qualche forte nevicata, qui molto frequente: in una scuola discretamente popolata come la nostra, il N. medio di 11, 7 durante l'anno, sembra incredibile davvero, se si riscontrano, come più sopra si è detto, le statistiche al riguardo. Infine, circa il N. de' promossi e la parte disciplinare, pedagogica e didattica, tenuto strettissimo conto delle circostanze testè esposte, di ciò che si è detto e di quant'altro verremo discorrendo a parte a parte in tutta la relazione si sottostà, calmo e sereno, al giudizio spassionato delle Autorità competenti. c. 4 Sistema seguito per essere in continui rapporti con le famiglie della scolaresca. Anzitutto, i genitori o chi per loro, debbono, con obbligo prestabilito ad ogni riaprirsi delle scuole, ordinariamente conferire col maestro, almeno ogni fin di mese, per chiedere informazioni e quindi essere edotti de' loro figliuoli sotto ogni rapporto, massime riguardo alla condotta. Ma, qualora una circostanza saliente, specie dal lato educativo, lo richieda, si fanno chiamare li per li o dal bidello, o dalla guardia municipale, o da qualche fanciullo piú intelligente, o con qualsiasi altro mezzo, affin di dare pre immediatamente la correzione opportuna, da cui, come appar di leggieri, si ritrae enorme e proficuo vantaggio e singolare e generale nella famiglia scolastica. Inoltre, con de' bigliettini di latta a differenti colori, un di cui si fa capire antecedentemente la chiave, (uso tessere: v. al riguardo anche ciò che si è detto nella c. 1 della presente relazione) e cioè: bianchi per la buona condotta, rossi per il molto profitto; gialli, per il medio profitto e neri, per il poco o nessun profitto, che vengono istantaneamente concessi, cambiati, o tolti, secondo il portamento degli alunni in ogni singola lezione e in ogni circostanza di manifestazioni morali: oltre che si stimola potentemente il progresso degli abiti virtuosi e l'emulazione al profitto, come si è chiaramente dimostrato nella c. 1 di questa relazione; eziandio i genitori, venendo ogni di sinteticamente edotti di tutto, possono dare a casa quelle correzioni, cui crederanno più opportune, e rendersi cosi validi coadiutori della scuola. c. 5 Sistema seguito per estirpare i pregiudizii, le superstizioni, ecc. ecc. e propagare l'educazione e l'istruzione. Cerchiamo senza posa conseguire codesto supremo intento della scuola moderna con l'osservazione, l'esame, la critica serena e spassionata, la narrazione famigliare di qualche fatto della storia Nazionale, massime di quella ancora palpitante o vivente e i parallelismi stabiliti fra i locali pregiudizii, le superstizioni, ecc. e i fenomeni naturali piú appariscenti, i sentimenti religiosi, i portati igienico-scientifico-sociali, ecc. ogni qualvolta se ne presenti l'occasione: tanto in iscuola fra gli alunni, quanto fuori coi loro genitori, con gli amici con le Autorità locali, ecc. ovunque e comunque. Di maniera che, con serietà pari all' importanza degli argomenti, con ferrea convinzione d' apostolo e con dolcezza persuasiva; si cerca di sostituirvi i correlativi sani precetti avvalorati e confermati, per quanto più è possibile, costantemente dall' esempio dell'educatore. E così, la civile, laica educazione ed istruzione popolari generalizzate, acquistando credito appo la plebe, chiamata man mano a dignità di popolo: non solo si faranno strada e presiederanno sovrane anche nei piú squallidi tugurii; eziandio coroneranno, all' ombra pacifica delle sacre istituzioni che ci reggono, la grande epopea nazionale, giusta anche il profetico detto del D'Azeglio: «l' Italia è fatta, bisogna fare gl' Italiani». c. 6 Biblioteca; museo. Il vero scopo della biblioteca scolastica, si è di fornire a' bimbi in generale ed a' disagiati in particolare, con libertà ben regolata, molteplici e svariate operette adatte alla loro età, perchè si pieghino spontaneamente allo studio e si addestrino alle proficue ricerche. Ma, parlare di biblioteca scolastica per i bimbi della nostra classe e, fino ad un certo punto, anche per quelli di 2a — siamo giusti - è esagerazione: stante che sanno appena leggichiare. Mentre è bene, è regolare sempre però con avvedutezza nella scelta della raccolta — iniziarsi per quelli della 3a. Non cosi accade per il museo scolastico, cotanto necessario come in prosieguo dimostreremo per l'insegnamento oggettivo, massime in questa classe, in cui i sensi - e non altro che i sensi - son tutto. Or bene, l'introduzione nella scuola del Lavoro Educativo (v. la seguente C. 7), ne facilitò l'esistenza. Dappoichè, tra i materiali adoperati nella costruzione degli oggetti, gli arnesi, i modelli, i lavori riportati da Ripatransone ed i lavorucci eseguiti dai bimbi, si è venuto, da loro stessi ed all'insaputa di tutti, pian pianino creando un piccolo, ma vero,... naturale,... vivente,... parlante museo scolaslico, cui prima, per molteplici e svariate difficoltà, era un pio desiderio possedere, e pur tanto raccomandato dalla moderna pedagogia sperimentale. c. 7 Lavoro educativo. (Al riguardo, v. la nostra Monografia: « Il Lavoro Educativo nella Scuola Elementare ». Prezzo: 0,50, presso l'Autore ed altri librai. ) (Disegno lineare senza strumenti ). L'introduzione nella nostra scuola, fin dal 1893-94, con felicissimo esito, ma con sacrificii non pochi intellettuali, morali e, più di tutto, materiali del Lavoro Educativo; segnò un grande e vero progresso nel vasto campo della pedagogia scientifico-sperimentale, della didattica applicata e della finalità educativa. In primo luogo: stando al principale ed inconcusso canone pedagogico: « si sviluppi armonicamente l'uomo », il lavoro educativo viene proprio ad integrare quell'armonia, che prima mancava. Ed in vero, per l'educazione intellettiva si è pensato, ed anche troppo, tanto da arrivare di bel nuovo allo strapazzo della psiche, producendone il pernicioso sopraccarico. Ma, le giuste ed allarmanti grida d'igienisti, pedogogisti ed educatori; portarono alla riforma de' Programmi Didattici del 1888 e, finalmente, del 1894, sfrondando, tagliando, correggendo e, quel che più monta, dando libertà e fiducia sconfinate al docente nella sua nobilissima missione. E prodighiamo giuste, immense lodi. Per l'educazione morale, bandendo il mito e la favola, i falsi precetti educativi orpellati, il misticismo formale, ecc; si è dato vasto campo allo Storia Nazionale e, più di tutto, a quella ancora palpitante; a' diritti e doveri del cittadino; al canto corale; al risparmio; alle azioni filantropiche, ecc. E sta benissimo. Per l'educazione fisica si sono indette conferenze; corsi speciali autunnali; alte discussioni; si son fatti e rifatti programmi particolareggiati; si sono innalzate dispendiose palestre; finalmente si rese obbligatoria per legge. Sia la benvenuta, adunque specialmente sposata al canto corale - la ginnastica educativa fra i banchi ed all'aperto con le passeggiate e i giuochi adatti all' indole ed all' età de' fanciulletti, perchè ne rinsalda le tenere membra e ne ingentilisce il cuore. Ma, alcune di codeste membra hanno bisogno, oltre che della ginnastica, di altro moto, di altro fattore; perchè hanno altre potenzialità da svolgere, di cui le altre membra sono prive. Desse membra sono le mani, con cui si opera,... si fa...; e le innumerevoli produzioni che ne circondano giustamente chiamate manifatturiere - ne sono le prove palmari. Ed ecco come il lavoro sia, diciam cosi, il vero alimento degli arti superiori, non esclusa, s' intende, la ginnastica. Dunque, il lavoro educativo nelle scuole, devesi veramente ritenere come un potente fattore integrante, se vogliamo che le parole del canone pedagogico su mentovato, corrispondano alla loro vera etimologia ed al loro significato complessivo. In secondo luogo: le materie prime con i rispettivi differenti colori, le forme e il nome de' lavori, gli arnesi e i modelli adoperati, ecc. ecc., non solo pian pianino for mano una specie di museo scolastico, come dicemmo a suo luogo; eziandio dànno occasione mentre i bimbi lavorano con trasporto - a lezioni di cose, senza perder tempo, anzi guadagnandone. E tutto ciò si ottiene con l'immagazzinare aliud agendo percezioni sempre nuove, sempre varie ed utili; con lo sviluppare armonicamente tutti i sensi, massime la vista; con lo svolgere tutte le abilità del corpo, specie delle mani, lente fino ad oggi - secondo l'antico adagio - appunto perchè neglette. Ed ecco che il lavoro educativo nelle scuole non solo ristabilisce l'equilibrio sconvolto dallo stimmatizzato sopraccarico; eziandio è validissimo sussidio didattico alle discipline obbligatorie, che si arricchiscono, per tempissimo, anche del disegno lineare senza strumenti. Dappoichè, la rappresentazione dei contorni dei più facili lavori eseguiti, essendo una conseguenza pedagogico-didattica, come, p. e. la scrittura per la lettura; il disegno, a mo' di sintesi riflessa, passando a gradi dal concreto, al meno concreto, anzi, all'astratto: concilia,... ricongiunge.... l' idea, per dir cosi, generatrice e direttrice della mente, con l'abilità operativa e produttiva della mano. In terzo luogo: detto lavoro, specie ora che è in dominio del R. Governo, perchè si faccia larga strada e non perda l' inestimabile pregio pedagogico-didattico e, più di tutto, morale appo il pubblico; è d'uopo guardarsi molto bene dal falsarne l'intento, con promesse, cioè, lusinghiere, ma impossibili, d'un qualsiasi guadagno. Dappoichè ciò, non solo sarebbe un grave errore d'alto principio scientifico; altresì specialmente ora che le industrie, le arti, le macchine, ecc. sono arrivate ad una incalcolabile fecondità produttiva - sarebbe assurdo e ridicolo volere con i lavorucci de' bimbi stabilire, in certo qual modo, la concorrenza senza trovare, naturalmente, reali compratori; e col tempo riuscirebbe uggioso e si direbbe con sarcasmo: «non fu che polvere agli occhi!....» Invece desso, non dev' essere che lo sprone, l'inizio per isvolgere le embrionali abilità della mano; dev'essere il seme benefico e fecondo per far germogliare rigogliosa, amata e desiderata l'idea del nobile, dell'onesto e dell'igienico lavoro del poi; bandendo assolutamente nella cerchia della scuola ogni finalità lucrativa e industriale, con l' informarlo (il lavoro) invece costantemente a scopo direttamente educativo e occasionalmente didascalico. Sicchè, i lavorucci riportati a casa alla fine dell'anno scolastico, non solo saranno appo le famiglie e la coscienza pubblica la pratica ed indubbia affermazione di quanto in teoria; altresì serviranno di arra a' fanciulletti, con tante belle ed utili disposizioni acquistate nella scuola, per farne altri di loro spontanea iniziativa, allargando cosi autodidatticamente e con diletto la cerchia delle cognizioni ed incamminandosi sempre più in quella innata operosità, che pur è salute... floridezza... vita!... C. 8 Raccolta dei risparmii. Per anologia, ciò che testè si è detto per il lavoro, dal lato della finalità educativa; su per giù può anche dirsi per lo scopo da prefiggersi nella raccolta scolastica de' risparmii, Ed in vero, i bimbi, massime delle classi inferiori, incapaci, per la loro età tenerella, a qualsiasi reale guadagno propriamente detto; sarebbe certamente assurdo sperare o pretendere che mettessero da parte più di ciò che naturalmente non possono avere. Arrogi inoltre che, la floridezza più o meno delle produzioni manifatturiere, industriali, agricole, ecc. e, più di tutto, le condizioni econonomiche in generale del luogo; sono altrettanti coefficienti per la maggiore o minore raccolta materiale dei risparmii. E precisamente a codeste condizioni locali affatto deplorevoli, (tanto che spessissimo le famiglie non hanno... il soldo per i quaderni...) che devesi attribuire la pochezza del risultato materiale e, di conseguenza, il numero esiguo de' libretti emessi e delle operazioni fatte presso l'ufficio postale, come rilevasi dal Prospetto Riassuntivo. Mentre, se le ricordate condizioni economiche locali fossero state tali, quale le premurose cure quotidiane avute per raggiungere l'intento; si sarebbero emessi più di altri 40 libretti: perchè i cartellini incominciati a riempire di francobolli, furono oltre i 40. Però, se in codesta classe il lato materiale dello scopo (e in apparenza anche il morale, ma oibò!... oibo!... come vedremo or ora...) è inconcludente; sarà di certo rilevante, come di leggieri comprenderassi, nella classe immediatamente superiore, ove i bimbi porteranno i mentovati cartellini nel seguente anno scolastico. Ma, nella cerchia della scuola, no... no... non è il lato materiale dello scopo che decisi aver di mira; bensi quello morale, sopra tutto e più di tutto!.... E guai se cosi non fosse... invece di un gran bene, si fomenterebbero i vizii capitali della spilorceria, dell' usura, dell'avarizia, ecc...: e l'egoismo del solo proprio materiale benessere, chiuderebbe per tempissimo il cuore ad ogni azione nobile, filantropica, generosa!!... Laddove, se i bimbi, privandosi d' una leccornia, o d'un giocattolo da lunga pezza e molto agognato, risparmiano spontaneamente un soldo solo, dietro, s'intende, le inculcazioni al riguardo dell'educatore: è già qualche cosa, anzi, è tutto... Dappoichè appunto allora traducono in atto l'idea iniziale al risparmio e quindi incominciano ad acquistare l'abito alla gran virtú della Previdenza. Ora, è precisamente codest'idea iniziale al risparmio; codest'abito virtuoso della previdenza che si devono instillare nell' animo tenerello dei discenti affinchè, di buon'ora si radichino, germoglino, si sviluppino e producano i tanto desiderati frutti morali e materiali nel poi. Di maniera che, allontanatisi a suo tempo dalla scuola con tutte queste belle, buone ed utili disposizioni acquistate: man mano che cresceranno negli anni e verranno naturalmente i guadagnucci, i guadagni, l'agiatezza e, forse, anche la ricchezza, ecc.; allora soltanto sempre però, ripetiamo, se le suddette virtú furono coltivate a dovere ed in terreno favorevole sarà loro volentierosa, lusinghiera, precipua cura accumulare non 1, ma 10, 100, 1000 lire. ecc. Ed a proposito di quanto testè, che è poi l'ultimo vero scopo del risparmio e della previdenza, per far si che nelle vacanze non si perda il frutto del bene conseguito durante l'anno, non solo vennero forniti gli alunni di cartellini, modello y, acciò senz' altro aiuto, possano spontaneamente accumulare i loro risparmii; eziandio si esortò e si esorterà calorosamente i loro genitori a secondare, ad invogliare, a spronare simili virtuose disposizioni. E così facendo, non solo si farà concorrere di pari della società in generale, altresi si schiuderà il cuore ad passo e scuola e famiglia al benessere morale e materiale atti nobili, generosi, filantropici, ecc. verso l'umanità sofferente in particolare, specie per i tempi calamitosi e finanziariamente critici che corrono in questo scorcio di secolo... c. 9 Agraria; allevamento di alcuni animali. Omai è generalmente risaputo, ed a ragione, che, rialzare l'agricoltura, significa massime per i tempi che corrono ricondurre la Nazione a floridezza..., a ricchezza...; ma parlarne nel significato esteso e materiale a bimbi della nostra classe, è una vera esagerazione. Tuttavia, continuarne in modeste proporzioni - per ampliarsi, beninteso, nelle classi successive l'addentellato de' giardini d'infanzia, con l'aggiunta dell'allevamento di alcuni animali, quali: conigli, porcellini d'india, pollame, ecc. non tanto soggetti a moria; di facile, economico, prolifico e spedito risultato; di propizia acclimatazione e, ad un tempo, più salutari e più utili all' economia domestica: sarebbe cosa ottima sotto ogni rapporto. Dappoichè, la scuola, con simili positivi risultati, non solo rispecchierebbe tuttodi ai teneri discenti la vita reale e d'agiatezza apprezzata ed onorata, perchè bagnata dal proprio sudore; eziandio e principalmente le famiglie e, in prosieguo, anche il pubblico. spensierato e poco curante delle scuole, facilmente s'invoglierebbero a farne la pratica e benefica applicazione. Noi, adunque, guidati da simili nobili intenti, sin dall'anno scolastico 1883-84, ci fornimmo del relativo Attestato nelle Conferenze Pedagogiche-Agrarie indette dal R. Ministero. Ma, tutte codeste belle e sante speranze svanirono, allorchè per quanto fosse la nostra cooperazione — ci fu impossibile, fino ad oggi, superare le difficoltà finanziarie e locali per l'acquisto d' un poderetto, o d'un appezzamento qualsiasi di terreno attiguo alla scuola, tanto necessario..., indispensabile per l'applicazione pratica, giusta il metodo sperimentale. Sicchè, l'insegnamento di qualche cognizione agraria svoltosi soltanto teoricamente a' nostri alunni e, per lo passato, anche a quelli della scuola serale; consegui, con nostro sommo rammarico, poco o nessun frutto!.... Noi però, sempre pronti alla breccia per i nostri salutari divisamenti, al principio del corrente anno scolastico ritentammo pulsare al R. Ministero d'Agricoltura, Industria e Commercio per qualche aiuto pecuniario...., ma in- darno!.... (1) Con tutto ciò, non desisteremo; e soltanto aspettiamo tempi migliori per la cenerentola della nostra scuola primaria e per noi, suoi purtroppo bistrattati paria!!.... (1) Questi 2 ultimi periodi sono stati aggiunti dopo estesa la relazione e precisamente nell'andare in macchina. Ora ci piace rendere di pubblica ragione quanto al riguardo il detto R. Ministero, in data 14 Dicembre 96, ci rispondeva. « Divis. 5- Sez. 1 N. del Protoc. 39138 della Posiz. 17 - Risposta alla lettera del 21 Nov. 96. Non può questo Ministero accogliere la domanda che V. S. rivolge, non avendo più disponibile in bilancio i fondi che nei decorsi anni vi erano iscritti per l'insegnamento agrario elementare. D'Ordine del Ministero T. PASQUI». c. 10 Locale; materiale didattico; riparazioni occorrenti; inconvenienti che si oppongono al buon andamento della scuola, che ne frustrano la disciplina ecc. L'aula è abbastanza ampia, da contenere comodamente 70 alunni, misurando cioè met. 7,50 per 10; mentre poi é un pò difettosa per la sua cubatura, essendo alta 3 appena. Inoltre, dessa, riguardo a pareti, porta, finestre e ben connesse imposte, è anche condizionata a dovere; ma - specie per il venturo anno scolastico urge riparare le invetriate, tutte rotte, il pavimento, tutto smattonato e frantumato da tempo parecchio, e l'imbiancamento trascurato per circa 4 anni. L'aula, per la sua esposizione rimpetto al sole la sua posizione elevata, gode di una ventilazione molto propizia, e l'aria che vi si rinnova, é sempre salubre e ben ossigenata, non solo per quanto testé, eziandio perché adiacente e sotto la facciata a levante, vi é un orto privato. La luce poi, rimpetto a' banchi ed alla topografia della scuola, entra da sinistra, propizia ed a profusione per mezzo di 2 balconi ed 1 finestra: sicché, mentre d'estate si può igienicamente regolare la ventilazione; d'inverno, fatte le suddette riparazioni, e con fuoco a profusione fornito dal Comune, si sta con tutt'agio. Urge altresì - specie per il venturo anno scolastico - riparare i banchi, rotti o scassinati, perchè trascurati da circa 4 anni; mentre, come forma, sono adatti secondo l'età e la statura dei fanciulli, ed hanno i sedili a libretto mastiettati con 2 comodi posti ciascuno, secondo i piú recenti modelli. Né, da un lato, mancano gli arredi didattici necessarii e ben mantenuti; mentre, dall'altro, pian pianino, mercé l'introduzione del lavoro educativo-come a suo luogo (v. c. 6 e 7) si parlò diffusamente - é venuto nascendo un piccolo museo scolastico, cui prima era follia sperare, per molteplici e svariate difficoltà. Infine, sarebbe necessarissima una ritirata adiacente alla scuola, sia per il maestro, che per gli alunni, acciò non esporre massime questi ultimi - alla pubblica immoralità, all'indecenza, alle rigidissime intemperie dell' inverno qui molto lungo, alle frequentissime piogge ed alle spesse forti nevicate. Gli inconvenienti che si oppongono alcun poco al buon andamento della scuola e che ad un tempo ne frustrano la disciplina, cotanto necessaria, specie nelle classi inferiori, sono tutti i guasti su esposti e la scalinata per accedere nell'aula, troppo erta e con i gradini alquanto alti, quindi un po' pericolosa: tanto da essere evidente causa spesse fiate di gravi cadute, provocando cosí giuste lagnanze da parte delle famiglie. c. 11 Conclusione. Da un lato, adunque, vagliando spassionatamente e pregi se ve ne sono e difetti molti della nostra 1a classe, sotto tutti gli aspetti, cioé: fisici, intellettuali e morali di cui partitamente, ma alla buona, si è discorso;- quindi sarebbe inutile riparlarne e stoltezza massima pronunziarsi - aspettiamo, si ripete nuovamente, fidenti e leali il giusto verdetto più o meno favorevole del R. Superiore scolastico il solo competente giudice imparziale. Dall' altro lato invece, e per noi precipuamente, esaminato ed esposto lo stato materiale dell'aula, degli arredi ecc., sperimentato a lungo l'agire dell'Amministrazione comunale, delle Autorità scolastiche locali ecc. e tenuto anche esatto conto delle condizioni economiche de' Municipii tutti del Regno in generale e di quelle del nostro in particolare: si può concludere con sicura affermazione che, se desso - il nostro Municipio — non é il modello fra tanti; lo si può ben dire, (e le statistiche e i fatti vergognosi e deplorevoli al riguardo informino...) per nostra ferma e vecchia convinzione, a giusta lode e senza tema di esagerare, uno fra i migliori di provincia. c. 12 Raccomandazioni e voti. Tuttavia, si raccomanda caldamente che le dette riparazioni si facciano e qualche inconveniente sparisca, non solo per il bene massimo della scuola; eziandio per il decoro dell'Insegnante e per l'onore ed il rispetto dovuti alle Autorità Tutorie governative, provinciali e comunali, le quali ultime invero, negli anni trascorsi, si son sempre distinte al riguardo. Inoltre, si fanno voti dal lato pedagogico perché, al riaprissi delle scuole, si esorti il Municipio ad aiutare in qualche modo ed a prendere in più benigna e seria considerazione la Ginnastica e il Canto Corale, il Lavoro Educativo, le Casse di risparmio e le Nozioni agrarie, mediante qualche propizio appezzamento di terreno, come altrove si é dette (v. c. 9). Finalmente, si fanno i seguenti altri ardentissimi voti dal lato didattico, e cioé: 1° perché le pubbliche scuole si riaprano in Ottobre e si chiudano a' primi di Luglio, tenuto conto di moltissime ragioni igieniche e disciplinari - specie nella stagione estiva - abbastanza ovvie ed alle disposizioni ministeriali al riguardo; 2° perché si adotti l'orario unico, potente correttivo, fra tanti altri, a scongiurare le assenze ed a non isciupare con 2 ingressi il tempo, che, oggigiorno specialmente, é moneta preziosa; 3° perché s'introduca la rotazione delle classi, cotanto utile, equa e necessaria, massime ora che vi é la savia legge sulla dispensa degli esami, per evitarne gl' inerenti inconvenienti, cui qui sarebbe fuori posto e troppo lungo enumerare e dimostrare. FINE. PUBBLICAZIONI DEL PROF. ANTONIO MERLINI Vendibili presso l'Autore in Moliterno ( Potenza) e presso i principali librai d' Italia, franco di porto, ma con pagamento anticipato. Una copia d'ognuna, per saggio, metà costo.- Acquistandone 10, 20, 30, 40, 50, ecc, saccorda rispettivamente il 5, il 10, il 15, il 20, il 25 percento di sconto. 1. PETALI,... no.., SEPALI AL VENTO!... Rime dedicate a S. A. R. il Principe di Napoli in occasione delle Sue faustissime Nozze con S. A. la Principessa Elena del Montenegro. Edizione a volume di lusso in caratteri elzeviriani e con ritratto dell'Autore. L. 2,- 2. IL LAVORO EDUCATIVO NELLA SCUOLA ELEMENTARE. Monografia dedicata all' On. G. Baccelli, al Prof. E. Consorti e a Ripatransone (Marche). Edizione ad opuscolo di lusso in caratteri elzeviriani. L. 0,50 3. REGISTRO COMPLETO DELLE SCUOLE ELEMENTARI, SERALI, FESTIVE, COMPLEMENTARI. Modulo che, nel mentre contiene tutte le prescrizioni governative, ha la sola punteggiatura mensuale ed ha in più intercalato per ogni alunno lo Specchietto Biografico secondo le norme dei Chiar. Dottori Sergi e Baldini dell'Università di Roma da riempire semplicemente ed una «Guida» staccata - perchè di speciale ed esclusiva pertinenza degl'insegnanti per lo Specchietto e per le diverse Avvertenze e Formule da usarsi nel «Registro». Edizione in tipo-litografia su foglio che, aperto, ha 64 cent. di larghezza e 48 d'altezza. L. 0,30 4. ESTRATTO DELL'ESAME. Modulo che, nel mentre contiene tutte le prescrizioni governative, ha in più il frontespizio come il Registro Completo, i processi verbali e un grande «Specchio a colonne» (pag. 2. e 3.) per la Relazione finale particolareggiata al R. Ispettore. Edizione in tipo-litografia su foglio che, aperto, ha 64 cont. di larghezza e 48 d'altezza. L. 0,30 5. I. ESTRATTO DELL' ESAME DI PROMOZIONE NELLA 1. SESSIONE. II. RELAZIONE FINALE PARTICOLAREGGIATA (classe 1. elementare anno scolastico 1895-96). Guida per gl' Insegnanti dedicata a loro e corrispondente alle Notizie ed allo Specchio a colonne del Registro: «Estratto dell'Esame ». Edizione economica ad opuscolo. L. 0,30 6. PROGRAMMA DIDATTICO PARTICOLAREGGIATO E ORARIO DIURNO-SETTIMANALE DELLA CLASSE 1. ELEMENTARE D'AMBO I SESSI. - Modulo compilato secondo le prescrizioni governative e diviso per materie, per mesi, ecc. Edizione di lusso in tipo-cromo-litografia e in folio prespettico di cent. 62 per 46. L. 0,20 7. PROGRAMMA DIDATTICO A DOMANDE NELL'ESAME DELLA 1. CLASSE ELEMENTARE D'AMBO I SESSI - Guida per gli Esaminatori dedicata a loro e corrispondente, circa le materie obbligatorie d' esame, al «Programma didattico particolareggiato». Edizione economica ad opuscoletto. L. 0,20 8. ALFA (novità in corso di esecuzione). - Sillabario della classe 1. elementare d'ambo i sessi a Metodo Razionale-oggettivo-fonosillabico, con cui, dilettandosi, s'impara contemporaneamente il suono, la forma e la genesi grafica di ciascuna lettera, ecc. dedicato ai figli dell'Autore. Edizione ad opuscolo di lusso e in tipo-cromo-litografia con vignette, scene e figurine intercalate nel testo. L. 0,30 9. PREFAZIONE ALL' «ALFA» (in corso di stampa). Guida per gl'Insegnanti della classe 1. elementare d'ambo i sessi dedicata agli studiosi ricercatori de' più razionali metodi didascalici. Edizione economica ad opuscolo. L. 0,20 10. OMEGA (in corso di preparazione). Compimento all' «Alfa» della classe 1. elementare d' ambo i sessi per l' ultimo quadrimestre dedicato agli alunni. Edizione ad opuscolo di lusso e in tipo-cromo-litografia con vignette, scene e figurine intercalate nel testo. L. 0,20 11. PROGRAMMA DIDATTICO E SCRITTURA A PROPOSIZIONI ORDINATE ALFABETICAMENTE QUALI ESERCIZII DI DETTATURA E D'IMITAZIONE (in corso di preparazione).- Prontuario per gl'Insegnanti, specialmente novizii, della classe 1. elementare d'ambo i sessi dedicato a loro, per l'ultimo quadrimestre e in relazione al « Compimento». Edizione economica ad opuscolo. L. 0,30
Vita scolastica. Bozzetti dal vero Potenza, Stabilimento Tipografico Arcangelo Pomarici 1899
A S. E. Baccelli, Guido MINISTRO DELLA P. ISTRUZIONE AMICO PROVATO DELLA SCUOLA E DE' MAESTRI QUESTE OSCURE PAGINETTE DEDICO E CONSACRO POCHE PAROLE DI PREFAZIONE Il viaggiatore che non ha camminato con la testa nel sacco, giunto alla meta del suo pellegrinaggio, passa con la mente in rassegna le cose viste, riordina i fatti accaduti, registra quelli che gli fecero maggiormente impressione, e, mentre si diletta più tardi del loro ricordo, non si stanca mai di raccontarli agli altri. Così avviene del vecchio maestro, curvo dal peso di una lunga pratica del suo ufficio disimpegnato tra i banchi di scuola. Rammenta con soddisfazione quanto gli capitò di più rilevante nell'esercizio del suo ministero, si compiace degli espedienti educativi usati e del profitto che ne potè ricavare, e lo fa non per ostentazione nè per altro motivo, sibbene al solo scopo di porgere il frutto della sua esperienza ai giovani, perchè ne facciano tesoro e se ne servano anch'essi nel duro apostolato della scuola. Maratea, LUGLIO 1899. Rossi Federico. I. Sociologia pratica Le scuole comunali di M....... in Basilicata sono poste in un ex-monastero di cappuccini, e siccome questo locale è distante alcune centinaia di metri dall'abitato, i Maestri hanno preso la lodevole abitudine, al termine delle lezioni quotidiane, di far mettere i loro alunni in fila sullo spiazzo attiguo al monastero, per poi condurli fino ad un largo del paese, dove, al comando di rompete le righe, i fanciulli prendono tranquillamente la via della propria abitazione. Si evitano per tal modo, tra la scuola e l'abitato, i chiassi, le corse all' impazzata e simili monellerie, che fanno così male all'occhio di chi passa, in certi Comuni, presso le scuole, all'ora dell'uscita, e dànno motivo di far ripetere all'osservatore: Le nostre scuole istruiscono ma non educano. Or dunque, in un giorno dello scorso inverno, i fanciulli della 4. e 5.a classe erano, dopo la lezione del mattino, già in fila davanti il monastero, e non si attendeva per partire che il comando del maestro il quale era rimasto pochi passi indietro nell'atrio, quando il medesimo giunto alla porta d'uscita, si accorse di un certo movimento tra le file della squadra, e vide lo scolaro Esposito che era spinto avanti e indietro da' suoi compagni, i quali non volevano accettarlo nelle loro coppie. Il maestro comprese tutto in un subito. L'alunno Esposito era un povero trovatello, male arnese e peggio nutrito, e il compagno presso il quale avea tentato accostarsi per metterglisi al fianco, era figlio d'un ricco negoziante, con la cartella dalle borchie lucide colla, con le scarpe verniciate scricchiolanti e la piuma caschetto. Ma fingendo di non essersi accorto di nulla, e per dare una lezione all' intiera scolaresca, accostò alla squadra e disse: Ehi! Esposito, che c'è? Perché non ti metti in fila? Il fanciullo arrossì, e timidamente rispose a bassa voce Signor maestro, De....... non mi vuole per compagno, e m'ha spinto più innanzi; gli altri hanno fatto lo stesso, ed io non ho con chi andare unito. Olà, disse il maestro, alzando la voce, rivolto a suo figli Cecchino, che era in prima fila; vieni qua, e da oggi in poi sarai tu, sempre tu, il compagno di Esposito all'uscita della scuola. - Che bravi ragazzi tengo io nella classe! - Quante volte vi ho ripetuto che siete tutti eguali, poveri o ricchi, ladri o ben vestiti, perché siete tutti fratelli? L'alunno che aveva discacciato il compagno infelice, curvò la testa e si uni con l'altro che era rimasto solo, dopo che il figlio del maestro era stato chiamato nella fila di Esposito. Allora il maestro gridò: Squadra avanti, marche! All'uscita della lezione pomeridiana e dei giorni successivi, Cecchino fu sempre il compagno del povero trovatello; ma dopo qualche settimana, questi prese posto al fianco degli altri scolari che gli capitavano dinanzi, compreso il figlio del negoziante, senza che alcuno gli facesse più osservazione di sorta. I fanciulli, senza dubbio, dovettero fare tra loro questo ragionamento: Se il signor maestro ha voluto che il suo stesso figlio tenesse compagnia ad Esposito, ciò vuol dire che non fa mica vergogna unirsi ad un buon ragazzo, solo perchè disgraziato e mal vestito..... Non vi pare? Molto bene arreca alla società la scuola, quando è veramente educativa! II. Tante volte si sbaglia! Parecchi anni sono, m'era capitato nella 5. classe un fanciullo d'intelligenza svegliata anzichè no, ma che aveva un temperamento così vivace ed infiammabile, da bisticciarsi spesse volte per un nonnulla co' suoi compagni nella scuola, per poi, nel più dei casi, venire a zuffa con loro sulla pubblica via. Naturalmente non mancavo di ammonirlo per questo; ed allora bastava un rimprovero anche in forma cortese, un castigo sia pur lieve, per farlo montare in bestia, tanto che diveniva di punto in bianco ombroso, gli sfavillavano gli occhi, rodeva a denti chiusi, faceva le bizze, pestava il suolo come un puledro ricalcitrante. Quel fanciullo apparteneva ad una buonissima famiglia; un altro fratello suo era stato anche nella mia scuola, ma d'indole docile e mite; suo padre poi era la miglior pasta d'uomo che avessi mai conosciuto: rispettoso, riconoscente con me che ero il maestro dei suoi figli, servizievole, garbato, cortese, era ben voluto dall' intiera cittadinanza, di cui era degno rappresentante nel Consiglio Comunale. Io gli parlava spesso delle sfuriate del figlio, ed ei che lo conosceva a fondo in casa, era solito ripetermi: Signor maestro, abbia pazienza; costui è nato per disturbar me e gli estranei; gli perdoni per me, faccia conto che fra pochi mesi non l'avrà più nella sua scuola...... E simili parole di scuse e di simpatiche esibizioni. L'anno scolastico era intanto agli sgoccioli, ed un bel giorno, al termine della prima lezione, avevo già dato l'ordine dell'uscita, quando l'incorreggibile scolaro, per uno dei soliti rovelli, diè uno spintone ad un compagno che gli era innanzi e lo fece sbattere contro lo spigolo dell'uscio. Io corsi, lo fermai nel corridoio, e lì, in presenza di tutta la classe, gli feci la solita romanzina, minacciandolo di espellerlo una buona volta dalla scuola, se avesse ripetuto un fallo simile. Ma il tristanzuolo, dato ad un tratto sulle furie, cominciò ad alzar la voce, dicendomi che egli era preso di mira da me; che tutti lo cimentavano, che non sarebbe più venuto a scuola, che avrebbe reclamato a chi di ragione, e così di seguito. Io gl'intimai di smetterla, e, siccome ancor borbottava, lo presi pel colletto e gli mostrai la via d'uscita. Scontorcendosi come uno spiritato, scrosciando, mugghiando, scese le scale e partì di galoppo. La finestra del corridoio corrispondeva sulla porta del locale scolastico, e, naturalmente, mi venne la curiosità di affacciarmi per vedere se il forsennato cessava l'indecente commedia, quando lo scorsi nel largo adiacente, dove, imbattutosi con un mio figliuolo, che aveva l'abitudine di venirmi a quell'ora incontro, per farmi festa fino a casa, senza dire un'ette, gli s'accosta, lo percuote in viso, e fugge a rotta di collo. lo compresi l'atto malvagio: era una vendetta che il piccolo mascalzone faceva sul figlio del maestro in luogo del padre; mi frenai a stento, e scesi nella via per calmare il mio bambino. Come se nulla fosse stato, il bravo scolaro di 5.a non mancò alla lezione del pomeriggio, ed io, chiamatolo presso il mio tavolo, gli feci comprendere l'iniqua azione da lui commessa; gli aggiunsi che, se non lo espellevo dalla scuola, era solo perchè quella era un'offesa personale fatta a me, ed il vendicarmene sarebbe stato un atto più villano del suo. Infine gli ordinai di mettersi all'angolo del muro, in piedi, perchè era indegno di sedersi tra gli altri, ed egli ubbedì subito. Fu la sola volta che non mosse le labbra; forse comprese il suo torto, e tutta l'enormità della colpa in cui era caduto. Terminò l'anno scolastico; il nostro alunno credette opportuno di non presentarsi all'esame di licenza: l'opera non poteva essere meglio compiuta. Un sopraccapo di meno a' poveri esaminatori sudanti con la canicola del sol lione: fu l'unica ammenda del nostro monello, e Minerva glie ne faccia merito. L'anno appresso il padre lo allogò a bottega, e lo fece contemporaneamente ammettere nella banda musicale del Comune. Scorsero pochi mesi, ed il Direttore della musica si lamentava delle continue indisciplinatezze del nuovo sonator di cornetta; disturbava i compagni, promoveva pettegolezzi, seminava zizzanie tra questi, non rispettava il maestro: a dirla in breve, la Commissione direttiva fu costretta ad espellerlo dalla compagnia di musica. In quel torno di tempo, andavo una sera a passeggio, quando vidi venire alla mia volta tre o quattro giovinetti miei antichi scolari; erano in linea, e tra essi l'ex allievo di 5. Costui, giunto a pochi passi da me, disse a' compagni sommessamente, ma in modo da essere da me udito: Non lo salutate! Gli altri, però, non gli dettero retta, che anzi, quasi per fargli dispetto, si tolsero spiccatamente il cappello e dissero ad alta voce: - Buona sera - L'ostinato alunno passò tronfio ed in silenzio. Io dissi fra me: Che diverrà del fiume Nel lungo suo cammino, Se al fonte ancor vicino È torbido così?! Nella mia vita scolastica di oltre 30 anni, ho ricavato questo convincimento, al quale m'han dato ragione in certo modo i fatti, ed è che indizio probabile e bene spesso sicuro della buona o cattiva riuscita de' fanciulli, è riposto nella maggiore o minore docilità dei medesimi. Il monello che ci sta dinanzi, è il tipo dell'indocilità: dunque, se l'oroscopo non falla, la società non farà un gran guadagno con costui, quando sarà adulto. Sentite intanto come va a finire la storia. Su' vent'anni, il mio ex scolaro partì a fare il soldato. Parlando, dopo parecchi mesi col padre, questi mi disse:- Sa, signor maestro, l'amicone si porta bene sotto le armi, e me l'assicurano i suoi compagni venuti in licenza. In quanto alle sue relazioni con la famiglia, si mostra nelle lettere affettuoso e sommesso. Si era al secondo anno del servizio militare, e quell'ottimo padre, colpito dall'influenza, fu tratto improvvisamente a morte. Pochi dì prima, si era discorso con lui del figlio, e le notizie datemi erano ancor più favorevoli confortanti. Ero anch'io a letto con l'influenza, e non so dire la pena che provai per la perdita di quel brav'uomo. Lo piansi come un fratello: ecco tutto. Trascorsero poche settimane, ed era di giovedì, non lo dimentico mai, ed io, quasi del tutto ristabilito, era nel mio studio, allorchè la mia signora spinse la porta e mi presentò un soldato. Questi mi fece il saluto, e voleva baciarmi la mano. - Tu qui? - dissi... Era il figlio del mio povero amico. — Signor Maestro, sono da tre giorni venuto in licenza straordinaria, per intercessione della mia mamma rimasta vedova; — e si asciugò una lagrima. Aggiunse che la prima visita l'aveva fatta a me, suo antico maestro. Io gli strinsi fortemente la mano...... Il monello di 5a classe era trasformato. E il cambiamento a che attribuirlo? Alla provvidenziale milizia? Al colpo prodottogli dalla morte del padre? All'una ed all'altro insieme? Mistero del cuore umano! Attualmente quel giovane è in America; ha in un'isola delle Antille un discreto negozio, lucra danari, soccorre la famiglia. Quelli che vengono di là, dicono un gran bene di lui. Chi l'avrebbe mai creduto? Può essere che in certi casi si scambii l'amor proprio col capriccio, il puntiglio per la caparbietà, la fermezza di carattere per l'ostinazione, il sentimento per l'istinto...... Certa cosa è che tante volte si sbaglia!! III. Il cartoccio del Sindaco Tanti anni or sono, mi trovavo come insegnante in una piccola città del Napoletano. Era il giorno di S. Silvestro; la lezione pomeridiana stava per terminare, quando ad un tratto echeggiò nella scuola il suono della musica sulla contigua piazza. Dimmi un po', perchè questa musica? chiesi io, rivolto ad un ragazzo più grandicello che era seduto nel primo banco. Oggi è l'ultimo dell'anno, e in questa città si usa di far sonare la musica comunale all'uscita della vicina chiesa, dove s'è cantato il Tedeum, e così solennizzare anche il capo d'anno che ricorre domani. Dopo pochi minuti, licenziai gli alunni e fui sulla piazza, dove mi unii ad altri colleghi ch'erano anch'essi usciti allora dalla scuola, e si rimase lì in crocchio a sentir la musica fino a sera. Il capobanda, dopo esaurito il programma, venne da noi, e, rivoltosi a me e ad altri due maestri che da poco erano stati con me nominati in quella città, ci disse: - Lor signori sono forestieri, e non sanno ciò che si usa qui da noi altri impiegati comunali, domani. - Si è soliti di recarsi tutti insieme in casa del signor Sindaco, per presentargli gli augurii di capo d'anno. - Approvo, risposi io, questa deferenza gentile, che è indizio del buon accordo che regna in questa città tra l'onorevole capo del Comune e i suoi impiegati. - Ma quello che lor signori ignorano, continuò l'altro, si è che il signor Principe da cui, per buona fortuna dipendiamo, è circa un decennio, fa trovar apparecchiati ogni anno sul tavolo del suo salottino alcuni cartocci con entro cinque o più lire ciascuno, che poi con le sue proprie mani distribuisce a' suoi visitatori. - Questo non mi pare serio, risposi io, ridendo. Vi par dignitoso. per noi maestri e per gli altri impiegati accettare un complimento che ha tutta l'aria della vanità da parte di chi l'offre, e di umiliazione da parte di chi lo riceve? - Ma che dignità e dignità mi state contando, (soggiunse il capo musica, indispettito da questa mia osservazione) tanto più che non sapete qual uso si fa del dono ricevuto!! Dovete dunque conoscere che nella sera stessa del capo d'anno, unendo insieme la somma ricevuta, si fa una bella cenetta in una trattoria presso il mare, e lì, nel lieto simposio, tra' brindisi scambiati alla salute del generoso signor Sindaco, si passa allegramente la serata, alla barba di chi cị procura il divertimento. — E vi par serio tutto questo?, risposi io. A me, l'atto di riceversi la moneta in quel modo e per quella occasione, sembra poco dignitoso, e lo sostengo. Interpetrate, come volete, questo mio pensiero, ma io non farò parte della brigata, restando agli altri colleghi ampia libertà di regolarsi come lor pare e piace: — Il capo-musica, allora, ingrugnato con me, si rivolse agli altri del crocchio, e dette loro l'appuntamento pel domani, dopo di che ciascuno se n'andò pe' fatti suoi. La sera di capo d'anno, un altro maestro calabrese venne da me per raccontarmi che egli, facendo eco alle mie giuste osservazioni della sera innanzi, s'era astenuto dal recarsi alla festa del cartoccio, e, mentre si passeggiava insieme alla strada della marina, vedemmo sfilare la turba allegra che si recava alla cena pagata dalla generosità sindacale, e noi di tutto cuore le augurammo da lungi un buon divertimento. Del fatto non si parlò più, nè valeva la pena. Dopo alcuni giorni, incontrai, in una via della città, il signor Sindaco, e questi che le altre volte era stato solito di unirsi con me a passeggiare, non solo non mi disse nulla, ma rispose distratto al mio saluto, quasi con volto accigliato e minaccioso. - Io non ci badai. Forse sarà disturbato per sue particolari faccende, dissi fra me; forse non m'avrà conosciuto, armato come va sempre con gli occhiali; chi sa che cosa gli gira per la testa..... Poteva io mai sopettare qualcos'altra sul mio conto? Verso lo scorcio di quell'anno, un amico mi raccontò che, il Sindaco, parlando con lui, s'era lamentato del mio mo' di procedere con lo sconsigliare agli altri la visita degli auguri di capo d'anno, chiamandomi ribelle o quasi; che se l'era legata al dito, e che l'avrei pagata. Forse il capo-musica, o qualche altra spia, aveva riferito il fatto. Certa cosa è che nell'ottobre furono nominati due altri maestri a' posti occupati da me e dal calabrese; nè potevamo lamentarci, tenendo conto che bisognava accettare il cartoccio del sor Sindaco, e non essere di scandalo al pecorume guidato dal poco scrupoloso musicante. E poi con chi prendersela, se, a que' tempi, non si andava tanto pel sottile co' maestri? Non si dava loro neppur l'avviso del licenziamento; si nominava un altro a fin d'anno ecco tutto. Metodo spiccio era quello, che toglieva, se non altro, sopraccapi a Sindaci, a segretari, a Consigli comunali, a serventi, a maestri, a Provveditori, a Ministri, a commissioni delle controversie, ecc. Qual differenza da que' tempi ad oggi! Incontrato poi nelle vacanze il mio antico professore di pedagogia e direttore della scuola normale, quello appunto che aveva firmato la mia patente, gli raccontai la graziosa avventura toccatami, e quel vecchietto, sempre austero, sempre serio, sempre calmo, cui non aveva in tre anni di corso mai visto ridere nella scuola, quella volta scoppiò in una sonora risata, e mi disse: Questa sì che é bella! Quando, nel nuovo anno, parlerò a' miei allievi maestri della dignità da serbarsi nella loro condotta presso i Comuni, farò eccezione del possibile cartoccio di qualche Sindaco. Non si sa mai. Potrebbe toccare anche ad essi la sorte d' incontrare nella loro vita scolastica qualche capo ameno sindacale, che volesse dare, per forza, il cartoccio del primo dell'anno a' maestri suoi dipendenti........ IV. Fallando s'impara. È trascorso un quarto di secolo e qualche anno di più, ed io ricordo certi fatti come se fossero succeduti ieri. Il Consiglio scolastico della mia Provincia mi aveva nominato d'ufficio in un piccolo Comune, e la mia famiglia trovava difficoltà a farmi accettare quel posto, perchè si diceva che l'aria non vi era salubre. Il R. Provveditore tornò a scrivere, e così finii per piegare il capo alla necessità ed agli ordini superiori. Era una giornata a' primi di novembre, fosca, triste; il tempo umido, piovigginoso, le strade piene di mota, impraticabili, ed io partii dal capoluogo in una vettura sgangherata, che mi portò a destino dopo quattordici ore di penoso viaggio. L'impressione che provai all'arrivo, fu quale me l'immaginavo. Le case coverte di musco, le vie del paesello quasi deserte; l'incontro di persone dal viso pallido, tumefatto, mi confermarono vieppiù nella prevenzione avuta che, almeno per quell'anno, avrei dovuto rimanere in un luogo dominato dalle febbri malariche. E così fu; ma è inutile far qui cenno de' guai toccatimi da questo lato, non essendo lo scopo della presente nota; pertanto non uscirò di carreggiata. La scuola fu aperta subito, e, fra gli altri fanciulli, se ne presentò uno accompagnato dal padre, e questi, trattomi in disparte, mi disse: Senta, signor maestro, le ho condotto un mio figliuolo, e glie lo raccomando. È un ragazzo docile, studioso, come vedrà, e le farà onore. Sono poi veuto, più che per altro, a chiederle un favore, nella speranza che non vorrà negarmelo. Se è possibile, risposi io, vedrò di contentarvi. Si tratta, egli soggiunse, d'una ben piccola cosa, lo sono un caffettiere, e, come avrà agio di conoscermi, non di quei che tengono bottega per bisogno. Smaltisco, per bontà del pubblico, un centinaio di caffè al giorno, sicché a me non costerà nessuna spesa, e molto meno nessun in comodo, di mandarne una anche a lei per mio figlio quando verrà a scuola, in una caffettiera nuova, lucente che ho già comprato per suo uso. Sono certo che ella vorrà gra dire questo mio attestato di gratitudine e di simpatia per lei che non ha famiglia, e cosi nell' impossibilità di procurarsi certi comodi, a cui è abituato un gentiluomo suo pari. Grazie, risposi io, buon uomo, della vostra gentile offerta. Non avendo l'abitudine di prendere il caffè, vi sono obbligatissimo di tutto, assicurandovi che ho notato il vostro buon cuore, e che riterrò come già ricevuto quello che spontaneamente mi esibite. No, niente affatto, ripetè l'altro, la sua ricusa è segno che non vorrà bene a mio figlio, ed io mi avrò per offesa il suo rifiuto. Continuò poi a farmi tante altre premure, ed a mostrarsi così esigente, che finii con l'accettare. Ed egli partì tutto contento, profondendosi in mille inchini, e facendomi un mondo di cerimonie. Il figlio del caffettiere cominciò, infatti, dal giorno successivo a portarmi la tazza d'acqua nera zuccherata, e questa storia durò fino a febbraio, se ben ricordo. Un bel mattino, ero occupato a sbrigare alcune faccende nella mia stanzetta ch'era unita al locale della scuola, e con me si trovava un vicino che era solito venire, appena aperto il giorno, ad accendermi il fuoco, e fare altri servigi, quando sentii bussare alla porta della scuola. Il vicino aprì la finestra, e disse ai fanciulli che erano lì avanti, di venir più tardi, perchè mancava più d'un'ora per l'orario delle lezioni. Io intesi tutto, e più non ci badai. Quella mattina il figlio del caffettiere non portò la solita bevanda, e neppure ne' dì successivi, quando, dopo una settimana, il mio collega di prima classe mi confidò che, passando pel gran caffè della piazza, aveva inteso il padrone sparlare ad alta voce sul mio conto, perchè, dopo avermi mandato per mesi e mesi, gratis, quotidianamente, una tazza di caffè per mezzo di suo figlio, pochi giorni addietro non avevo neppure voluto aprirgli, pochi minuti prima dell'orario, obbligandolo così a tornare a casa. Allibii a questa notizia, e, senza por tempo in mezzo, andai al caffè, e lì, in pubblico, dopo una romanzina coi fiocchi a quello screanzato bottegaio, lo costrinsi a pagarsi, senz'altro, il centinaio di tazze del brodetto mandatomi. Avrei certamente potuto evitare la poco edificante scena e la mortificazione avuta, se, a suo tempo, avessi tenuto duro all'offerta del padre del mio alunno, ricordando i consigli avuti nella scuola normale dal mio professore, il quale mi aveva detto che, non bisogna accettare mai nulla, neppure una tazza di caffè, dalle famiglie degli alunni, se si ama conservare la propria dignità ed indipendenza. Avviso dunque a chi tocca, ed a preferenza a' maestri novelli. Non senza ragione dice il proverbio: Savio è colui che impara a spese altrui. V. Legate l'asino dove vuole il padrone Il Prefetto aveva, con sua circolare, avvisato le Autorità e i maestri della provincia che il R. Provveditore agli studii avrebbe, nel corso di quell'anno, visitato le scuole, le quali dovevano tenersi aperte anche di giovedì in ciascun Comune, fino a che il Provveditore non avesse compiuto il suo giro. Si era dunque nell'aspettativa, da più mesi, quando, un bel mattino di aprile, si presentò nella mia scoletta un signore vestito di nero con tuba in testa e guanti alle mani, seguito da un prete. Il primo si annunziò per il R. Provveditore; il secondo, per il Delegato scolastico del mandamento. Seduti che furono, il Provveditore mostrò il desiderio di veder continuata la mia lezione; ed io, fatti levare in piedi gli alunni di terza sezione, che erano 10, cominciai a farli leggere un per uno. Il primo lesse bene, ma, quando fu alla sua parte di spiegazione, mostrò di non aver compreso un'ette di quanto diceva, sicchè fui obbligato di farglielo capire io il senso. Il secondo usò una cantilena ed un modo di leggere così affrettato, che dovetti io rileggere le stesse righe con le debite pause ed a voce piana e naturale, per poi farle ripetere all'alunno nel modo stesso da me tenuto. Il terzo lesse bene e spiegò meglio la sua parte, finchè il Provveditore disse: Basta. Poi, voltosi a me, con fare cattedratico, continuò: Senta, signor maestro, il metodo da lei tenuto nella lettura mi piace, ma intanto debbo farle osservare che, battendo questa via, ella sciupa in tale materia un tempo prezioso, che potrebbe venir impiegato a beneficio di tutto il resto della scuola. Non sarebbe meglio infatti che facesse leggere contemporaneamente tutti gli alunni della rispettiva sezione, usando il metodo simultaneo, tanto consigliato dalla moderna pedagogia? Signor R. Provveditore, risposi io, trovo pur troppo giusta la sua osservazione; ma intanto ho creduto usare il metodo individuale per la lettura nella mia scuola, per due motivi: Il primo si è, che non tengo una scolaresca molto numerosa, trenta in tutti come vede, e, pertanto, il metodo simultaneo che è una necessità, un ripiego didattico per guadagno di tempo e non di profitto, non avrebbe ragione di venir adottato da me. Il secondo, è stato per evitare quella noiosa cantilena che è appunto effetto della lettura simultanea a' cartelloni e al sillabario. E poi, riesce difficile al maestro avvedersi di chi sbaglia, e quindi di correggerlo..... Come! interruppe il Provveditore, non potrà accorgersi il maestro dell'alunno che sbaglia, per così correggerlo e andare avanti? Questo, signor Provveditore, è possibile in una scuola di musica, e più, dove si sonano diversi strumenti, potendo accorgersi il maestro da quale strumento è partita la nota sbagliata, ma non nella lettura, sia anche di soli 10 alunni, potendo darsi il caso che, fra'i dieci, due o tre sappiano leggere, e gli altri si appoggino a questi col ripetere le ultime sillabe delle parole, od anche col tacere, ingannando così se medesimi e insieme lo stesso maestro. Ma, allora vuole lei che glie lo faccia vedere praticamente? Ragazzi, attenti, dite appresso a me: Volano i giorni rapidi Del caro viver mio, E giunta sul pendio, Precipita l'età. E i fanciulli ripeterono verso per verso: Volano ecc... Non vede, signor maestro, con quanta precisione i fanciulli han ripetuto le mie parole? Or dunque, non potrebbe pretendersi altrettanto nella lettura? Perdoni, signor Provveditore; ma quello che V. S. ha fatto ripetere dagli alunni, è poesia con ritmo e cadenza, come nella musica, ed è ben diverso nella lettura, dove, prima di tutto, i fanciulli non debbono ripetere ciò che dicono gli altri, come ha fatto lei col brindisi del Parini, sibbene debbono leggere da sè quanto veggono nel libro; e poi, è assai difficile, per non dire impossibile, trovare, in dieci o più fanciulli, l'attitudine medesima e le stesse qualità nella modulazione della voce e in tutto il resto che alla lettura si attiene. Qui il provveditore scattò, a un tratto, come una molla, e, sbattendo la tuba sul tavolino, gridò, indignato: Ma, quando glie lo dice il suo Provveditore, perchè più oltre ostinarsi? Faccia da oggi in poi quanto le ho detto, se vuole che non le ritiri la sua patente, ha capito? E, voltandomi bruscamente le spalle, prese la via dell'uscio. Il Delegato scolastico lo seguì, e, invece di calmare il superiore, come sarebbe stata prudenza, con qualche parola adatta a chiarire l'equivoco, egli, che, fino a quel punto era stato muto come un pesce, si volse al Provveditore che allora metteva il piede fuori della scuola, e, in tono di compatimento, così gli disse: Tutti così, signor mio, questi maestri giovani e imberbi. Basta far loro una, benchè minima, osservazione, per vederli prender ombra e ricalcitrare come muletti! Il Provveditore uscì brontolando, ed io rimasi lì, trafitto, mortificato, con le mani conserte, con un palmo di naso, a meditare sull'accaduto, e dissi fra me: - Questo avviene a chi non vuol legare l'asino dove vuole il padrone. Mi servirà di esempio per un'altra volta!... VI. Un Ispettore scorbutico Nell'anno al quale rimonta la presente nota (son già trascorsi cinque lustri) avevo fatto la risoluzione di trattenermi presso il focolare domestico, per prendere un poco di riposo dopo le fatiche militari, dalle quali aveva avuto congedo verso la fine di dicembre. Ma, l'uomo propone e Dio dispone. Ai primi di maggio, una lettera del R. Provveditore mi ordinava di recarmi nel Comune di M*** dove ero stato nominato di ufficio per quello scorcio d'anno. Io risposi adducendo mille scuse per non accettare, ma una seconda lettera si esprimeva in questi termini: Mi fa meraviglia sentirla ancora costì. Raggiunga presto la residenza, se non vuole subire gli effetti dell'inosservanza delle vigenti disposizioni. Allora subito partii. Giunsi a destino il 20 di quel mese; il 23 aprii la scuola, e, dopo un paio di giorni, fui assalito da uno sciame così numeroso di fanciulli di tutte le età e condizioni, che non sapevo più dove insaccarli, nè dove farli sedere, mancando i banchi. Non era scorsa una settimana, quand'ecco, un bel giorno, all'uscio della scuola, l'Ispettore scolastico del Circondario, accompagnato dal signor Sindaco. L'Ispettore era alto come una pertica, giallo come l'oro di zecchino, segaligno, e, appena entrato nella scuola, cominciò a tossire ch'era un gusto a sentirlo. Le sue prime parole furono queste: - Ha sulla parete, signor maestro, un Crocifisso così grande, che, se arriva a cadere, le fracasserà di certo il capo. Quest'improvviso complimento mi mise un po' d'uggia addosso, sicché timidamente risposi: Il Municipio, per quel che ho saputo, l'ha tolto dalla chiesa d'un monastero, per mandarmelo nella scuola, e non mancherò di farne tagliare un po' di legno, chè veramente è piuttosto lungo. Così è, rispose il Sindaco. Ma che roba è questa? continuò l'Ispettore. Da quanto tempo non ha fatto spazzare la scuola? - Io risposi: Ne tenni parola col Sindaco, qui presente, fin da ieri, perchè il Comune avesse pensato alla nomina di uno che spazzasse la scuola, e venni assicurato che presto si provvederà. — È vero, rispose il Sindaco; ho parlato con una donna qui vicina, e dalle ore pomeridiane di oggi comincerà a pulire la scuola. Quanti alunni tiene? continuò l'Ispettore. Dall'elenco che ho qui provvisoriamente, sono 80. - Gesummio quanti! E dove si sederanno, se mancano banchi? Il Sindaco rispose: Si penserà subito. - E la tosse continuava così insistente, che il nostro Ispettore doveva interrompere il discorso, e poi trarre il fiato prima di continuare. Prese poi da tasca un foglio e vi scrisse diverse notizie riguardanti la mia persona. - Allora gli dissi che io ero lì appena da una settimana, mandatovi d'ufficio dal Consiglio scolastico, e che pertanto non aveva potuto ancor dar sesto alle faccende che riguardavano la scuola; fra un'altra quindicina di giorni, tutto sarebbe messo in ordine. L'Ispettore continuò a scrivere, e, quand'ebbe finito, mi chiese un pò di polverino da metterlo sullo scritto. - Io non ne aveva; guardai attorno, e poi risposi sotto voce: Non ne ho. Neppure un po' di polverino in questa scuola?!.... Ma allora che maestro è lei? Banchi, senza; campanello, senza...... Ma che maestri da ridere si mandano mai nei Comuni dal Consiglio scolastico di questa Provincia? - Allora io presi da un canto del tavolo una lettera che il R. Provveditore mi aveva mandato prima di partire, e concludeva con queste testuali parole: Continui col solito zelo di cui ha dato pruove finora, e non dubiti della protezione dell'Autorità scolastica. - Egli la lesse, e rispose, nel restituirmela, in modo eccitato e in tono secco: Son lettere che si sogliono fare!. — Io rimasi di stucco, e non risposi altro. Capii che con quell'uomo li era tempo perduto ogni documento, e che le buone ragioni non valevano a nulla. Successe un momento di pausa, quando, ad un tratto, un rullo di tamburo s'intese sotto le finestre della scuola, poi un forte rumore di grancassa, accompagnato dal tintinnio di piatti e da suoni di pifferi e trombe che facevano all'insieme un frastuono da non si dire. I fanciulli, al sentire quella musica strana ed assordante, come mossi da una molla, lasciano i posti, e in un battibaleno una parte si slancia verso la finestra, ed un'altra prende la via dell'uscio, e corrono sulla strada. Io aveva un bel gridare a' fanciulli perchè tornassero ai loro posti: era fiato sprecato. Quella fiumana di frugoli irrompente di sopra, di sotto i banchi, non sentiva nessuna voce. L'Ispettore, con gli occhi fuori dell'orbita, afferra una canna che si trovava in un angolo, e giù fra la testa e collo a' ribellati scolari per farli tornare ai banchi, ma a nulla menano i suoi colpi: restano soltanto nella scuola i più grandicelli, gli altri sono già attorno la musica. Bravo! grida allora l'Ispettore, assalito dalla tosse e da una furia stizzosa. Bravo!! Che bella scuola ha lei... che disciplina... che ordine... che ubbidienza! Ma, insomma, è una scuola questa, od è una casa del diavolo? Ma scusi, signor Ispettore, risposi io, più morto che vivo. Che vuole da me? Io sono qui, come le ho accen-ato, appena da soli otto giorni, non conosco neppure il nome di questi monelli, non ho preso ancora le redini della classe, e vuole ella attribuire a me la fuga e il disordine di questa turba indisciplinata, che, probabilmente, non sarà mai andata a scuola? Il Sindaco, per calmare lo sdegno dell'Ispettore, vedendo me nell'imbarazzo, gli disse: Senta signore, debbo io ora dirle la verità. In questo paese la musica si sente cento anni una volta, e, naturalmente, i fanciulli, all'udire quel chiasso improvviso sotto la finestra, si sono sbizzarriti tanto da non sentire più nè la voce del maestro nè la canna di Vostra Signoria. Creda a me: a questo solo ed a null'altro deve attribuire la causa d'un simile scompiglio. Ma l'Ispettore, senza sentir più ragioni, mi voltò le spalle ed uscì dalla scuola, accompagnato dal Sindaco. Io rimasi li, fra' pochi alunni, come sarebbe rimasto ognuno al mio posto, dopo quella curiosa scena. Maledissi fra me stesso il primo momento che partii di casa, i pifferi e i tamburi del mondo intero; se imprecai alla scuola normale, a chi mi vi ammise e mi dette il battesimo magistrale, non lo ricordo bene. Il giorno successivo, pensai di visitare il R. Ispettore, che era alla locanda. Il padrone mi annunziò, ma il mio superiore rispose che era incomodato, e non si benigno neppure di aprire la porta della stanza in cui era chiusa. Dopo poche ore, io era sulla piazza, in un crocchio di amici, quando, una tosse secca e sonora dietro le spalle, mi avvisò che l'Ispettore si avvicinava. - Oh! signor Ispettore, diss' io, voltandomi, è uscito a vedere la piazza di questo paese?. Sì, egli rispose, e, in così dire, trasse di tasca una moneta di due soldi, facendomi cenno che gli avessi comperato un sigaro. Mi scambiò, forse, in quel momento, pel donzello del Comune. Io chiamai un ragazzo, e gli feci portare quanto desiderava. Dopo una ventina di giorni, il Sindaco mi fece leggere una lettera del R. Provveditore, in cui questi si meravigliava sentirmi accusato di negligenza nel mio ufficio, privo di autorità e senza disciplina nella scuola. Seppi, più tardi, che, fra l'altro l'Ispettore aveva scritto sul conto mio questi precisi appunti: — È un maestro che non merita fiducia. Io dovetti, per conseguenza, giustificarmi, e quel che scrissi, per filo e per segno, non ricordo più. Solo mi fu dato appurare che la mia lettera di discolpa fu letta in pieno Consiglio Scolastico, tra diverse altre de' maestri del Circondario, accusati al pari di me, e fece impressione grandissima. Quell' Ispettore non tornò più in una seconda visita, essendo stato destinato ad altro Circondario, dove morì l'anno successivo, colpito dal mal di fegato e dalla tisi. La terra gli sia lieve, tenendo conto delle sue sofferenze fisiche, che forse erano causa delle sue escandescenze in vita. Non bastano le noie di certi tarpani, che veggono la scuola e il maestro come il fumo agli occhi; non sono sufficienti le gravi occupazioni della scuola e l'ingratitudine di alcuni scolari e delle loro famiglie: ci vogliono per soprassello anche i nervi di Ispettori scorbutici come il nostro, eccitati dalla tosse, dalla bile, e dall'incidente del Crocifisso, del polverinaio vuoto, e dall'improvvisa tempesta della musica barbara sotto le finestre della scuola!. VII. All'oscuro! A tavola ed a letto piccola è la differenza fra l'uomo e gli animali; ma questa si afferma infinita lì dove l'uomo prega o spera, lì dove insegna o pensa, nella chiesa e nella scuola, due chiese che dovrebbero sempre essere sorelle. P. MANTEGAZZA (TESTA) In non più che sei anni d'insegnamento nello stesso Comune, quattro cambiamenti di locali scolastici! Alla malora - Se si va di questo passo, finiremo addirittura col creare la scuola a moto perpetuo. — Ma, possibile mai che bisogna mutar casa ogni anno? La prima volta si fece per vedute economiche, e sta bene; la seconda perchè il padrone del locale non volle più fittarlo, e il Comune non aveva torto; la terza però che si era posta la scuola in un locale appartenente al Municipio, pareva che si potesse aver diritto a un po' di riposo: vana speranza. Un ordine del Sindaco mi avvisava che alla prossima apertura delle scuole si era disposto il passaggio in un altro locale anche del municipio, o meglio cioè, da un ex convento ad un altro. Ma, caro signor Sindaco, coi continui sgombri i cartelloni sono già sfrangiati, sbrindellati, poco meno, che inservibili, i banchi sgangherati, i calamai dispersi, il Crocifisso ridotto con un solo braccio di carta pesta penzolante, i ritratti de' Sovrani co' vetri rotti e la cornice smussata...... Ed ora una quarta volta co' barattoli in giro.... Vegga, per carità, di far restare la scuola allo stesso posto, almeno per questo anno. - Ma io che posso farci, se la Giunta così ha deliberato? Pe' mobili guasti poi penserà il Comune, non dubiti, signor maestro, non si preoccupi per questo, chè è cosa da nulla. — Ma veda, egregio signor Cavaliere, il monastero in cui nel prossimo anno si vogliono far passare le scuole, è molto distante dal centro abitato, è posto in cattivo punto, dove scendono a torrenti le acque del paese, sicchè in tempo d'inverno fanciulli e maestri debbono fare un lungo giro per discendervi, se non vogliono bagnarsi i garetti. E poi salire e scendere quattro volte al giorno! Le pare che i padri di famiglia faranno frequentare le nostre scuole poste in luogo così lontano ed eccentrico, con vie disagevoli di accesso? Io, per primo, che ho anche due figliuoletti alle scuole, li farò restare in casa. E poi, signor Cavaliere, non ha pensato che nella chiesa unita al detto monastero son poste le fosse dove si seppelliscono i morti? Le pare igienico un locale scolastico attaccato al cimitero? Il locale poi è mal ridotto, è cadente addirittura, la tettoia sotto cui si passa per accedere alle due stanze dove dovranno mettersi due scuole, è sorretta da uno stallo mal fermo e tarlato. E per la prima classe come si rimedierà? - Non si preoccupi tanto, caro signor maestro, per la salute de' fanciulli, avvezzi a ben altri disagi che a quelli esagerati da lei. I medesimi hanno buone gambe e non badano certamente alla lontananza della scuola nè alla via cattiva per arrivarvi. La prima classe si collocherà nel refettorio posto a pian terreno; per le altre due stanze, si è già deliberata la spesa di riattamento: si accomoderà il pavimento, si rifarà la soffitta, si farà insomma tutto ciò che sarà necessario. Ho dato già le opportune disposizioni, e, da qui a quindici giorni, può esserne certo, tutto sarà in ordine. - La prima classe, risposi io, in un grottone umido, oscuro, con una inferriata alta due metri dal suolo per finestra....... E' un carcere criminale quello, signor Sindaco, e non una scuola. - Ed ella vuol prendersi tanto pensiero, maestro mio, per cose che non la riguardano? Se la vedrà il maestro della classe. Ella pensi a' fatti suoi, e non faccia più tante osservazioni.- Io capii che gli argomenti persuasivi non facevano breccia, e tacqui. Condiscesi al passaggio, ben inteso però, quando tutto fosse accomodato. Si era alla vigilia dell'apertura delle scuole, ed io mi recai al convento per vedere quali restauri s'eran fatti al locale e se vi si potevano far discendere le povere suppellettili della mia scuola. Entrato nella stanza a me destinata, trovai la finestra aperta, ma, avendola per caso voluto serrare, giacchè tirava vento, mi accorsi che, invece di telai ed invetriate, vi erano delle imposte intiere con due battenti a mo' di porte, chiusi i quali, non entrava più luce di sorta nella stanza. Oh bella! dissi fra me, ridendo. Questa si ch'è nuova di zecca! E corsi difilato alla casa del signor Sindaco, per partecipargli la necessità di far accomodare la finestra, perchè la scuola fosse stata con aria e luce e non all'oscuro. - Ma che importa? mi rispose, d'un tratto il Sindaco, senza scomporsi. Starà aperta nelle sole ore di lezioni, e tutto andrà pel meglio. - Ma le pare! signor Cavaliere.... Col tempo cattivo, col vento, con la pioggia, con la neve stare con la finestra spalancata? E non vede che l'inverno già incomincia? - Cosa di poco, soggiunse l'altro, in tono enfatico e di comando; allorchè la necessità lo richiede, si serri la finestra, per riaprirla quando il tempo lo permetta. - Ma, buon Dio, signor Cavaliere, è possibile far lezione all'oscuro? Rimedi come meglio potrà, rispose, io non so che dirle, solo le aggiungo che, quando si vuole, si superano tutte le difficoltà, anche più ardue di quella che si presenta nel caso nostro.- Io allora dissi: Signor Cavaliere, giacchè veggo che le mie ragioni non la convincono, le prometto che, fino a quando non si saranno poste le inventriate alle finestre, io non aprirò la scuola. Ella ne scriva a chi crede, chè io risponderò per le rime, e bazza a chi tocca. - Ma ella, signor maestro, ne vuol troppo, perdinci, col crearmi continue difficoltà, che, a dirla chiaro, cominciano a seccarmi. Apra domani la scuola, ed io farò accomodare la benedetta finestra in questi giorni. - No, risposi io; faccia prima adattar la finestra, e poi son pronto di aprir la scuola. Meglio andar a spasso, che serrarsi come i pipistrelli in una stanza a far le lezioni all'oscuro.... L'invetriata fu, finalmente, compiuta dopo una decina di giorni, ed io allora tornai a visitare il locale, ed assicuratomi che la luce non sarebbe una buona volta mancata, mi recai dall' egregio signor Sindaco per avvisarlo che il giorno appresso avrei aperta la scuola. - Finalmente.... mi disse, traendo un lungo sospiro. È adesso soddisfatto completamente, oppure le manca qualche altra cosa, come il tappeto o il divano, per dire che niente più difetta nella sua scuola? Furono queste le ultime testuali parole di quell'egregio Sindaco, cavaliere de' soliti santi, il quale avrebbe preteso (vedi l'ingegnosa trovata) che s'insegnasse all'oscuro. E poi, va a dire che l'istruzione è luce dell'intelletto, quando si potrebbe far a meno di luce nella pratica dell'insegnamento? Ma già: altro è luce materiale ed altro è luce spirituale. Questa risplende anche nelle tenebre!! un bel tema pe' pedagogisti dell'avvenire!!... VIII. Un Sindaco matematico. Eravamo ai principii di settembre; l'anno scolastico era terminato da parecchi giorni, e frattanto non si trovava il modo di fare gli esami finali e poi serrare la scuola. Io mi trovava convalescente dopo una lunga malattia causatami dalle febbri malariche contratte in quel paese, ed avevo premura di ritornare al paese nativo, tanto più che il medico mi aveva detto: Cambia subito aria, se non vuoi che ritorni la febbre. Ma il Sindaco era irreperibile; l'assessore di pubblica istruzione non esisteva in quel Comune; il Sindaco funzionante era in campagna per la mietitura, sicchè i miei piati erano inutili, e non sapevo a qual santo votarmi. Finalmente, per consiglio del Segretario, mi decisi di scrivere una lettera al Delegato scolastico del Mandamento, che, a dirla fra parentesi, non conoscevo di persona, non essendo venuto a visitare la mia Scuola nel corso dell'anno. E così feci. Gli raccontai ufficialmente le mie sventure, e lo pregai caldamente di venire al più presto per presiedere agli esami finali, essendo terminato l'anno scolastico. Il giorno successivo, ero in piedi da qualche ora e stavo alla finestra della scuola, quando scorsi un gentiluomo su d'un cavallo baio-scuro; intesi che s'informava da una donna dov'era la scuola, e, giunto presso la porta di questa, scese, legò il cavallo ad un anello di ferro, che si trovava presso il muro, e salì frettolosamente la breve gradinata. Io gli corsi incontro, ed egli, annunziatosi per il Delegato scolastico da me chiamato per gli esami, mi disse di approntar tutto, chè fra un'ora sarebbe ritornato col Sindaco a sbrigare la faccenda, e terminare ogni cosa possibilmente pel mezzodì, dovendo tornare alla sua vicina residenza nelle ore pomeridiane. Ed uscì frettolosamente. Gli alunni non tardarono a venire, e, dopo un'ora all'incirca, ecco ritornare il signor Delegato in compagnia del Sindaco e di un prete di mia conoscenza. Scorso qualche minuto, quest'ultimo che aveva avuto l'incarico dal Sindaco, trasse di tasca un foglietto, e dettò agli alunni della mia classe di grado superiore questo Tema: «Scrivete una breve lettera ad un vostro fratello che si trova sotto le armi, ricordandogli i consigli avuti da vostra madre prima di partire, di frequentare il Sacramento della confessione, giacchè non si può essere un buon soldato se non si è buon cristiano.» I fanciulli, dopo le spiegazioni avute da me e dal Delegato scolastico, cominciarono a scrivere, e, fra un'ora incirca, il tema fu svolto e presentato per la revisione. Furono tutti giudicati degni di approvazione. Dopo, venne la volta del problema, ed il Sindaco trasse allora dal taschino un foglietto, e dettò il seguente: « Il nostro Municipio ha dovuto far costruire un muro lungo metri 36, in ragione di L. 6,80 al metro cubo, e la spesa è stata di L. 3700,60. Si vuol sapere l'altezza di questo muro.» I fanciulli si dettero a risolvere il problema, ed io cominciai a chiacchierare col Delegato scolastico, presso la finestra, senza darmi pensiero di altro. Il tempo passava, ed intanto i fanciulli non presentavano mai la soluzione del problema, che anzi parlavano tra loro sommessamente, e qualcuno si levò in piedi, dicendo che era difficoltoso e non sapevano risolverlo. Mi accostai per veder meglio di che si trattava, e mi accorsi subito che qualche dato mancava. Ne avvertii il signor Sindaco, il quale, a sua volta, si sentì offeso da questa osservazione, e, per tutta risposta, disse che chi aveva compilato il problema non era uomo da poter sbagliare. Io aggiunsi che ciò non voleva dir nulla, e che il problema mi sembrava incompleto, mancando qualche parte di esso. Egli allora rilesse il suo manoscritto, e poi tornò a dire: L'Amministrazione ha già pagato la somma di cui tratta il problema; la lunghezza del muro è veramente di metri 36. Perchè non deve dunque trovarsi l'altezza del benedetto muro? Io allora garbatamente risposi che, l'altezza non poteva ottenersi, senza qualche altro dato del problema. Ma egli, che, probabilmente, a quell'ora aveva già libato qualche bicchierino di liquore, secondo il suo solito, salì sulle furie, e, rotolando convulsivamente il foglietto fra le mani, esclamò: Il problema è risolvibile, e se i vostri scolari non sanno risolverlo, ciò vuol dire che voi non avete saputo far comprendere questa parte d'aritmetica agli alunni, o che questi non hanno profittato delle vostre lezioni. Io tacqui, e, siccome non fu possibile ottenere dai fanciulli la soluzione del problema, così, di concerto col Delegato scolastico, si convenne di interrogare in proposito gli alunni alla lavagna, nell'esame orale d'aritmetica. Si venne alla prova orale di grammatica, a cui prese parte anche il prete; si passò all'esame di storia e geografia, che fu diretto interamente dal Delegato scolastico, e poi si tornò all'aritmetica. Era questo il cavallo di battaglia del nostro Sindaco: Lire 15,42: 6 quanto daranno a ciascuna persona? Il fanciullo, dopo fatta l'operazione, rispose: L. 2,57. Il Sindaco soggiunse: La risposta è esatta; ma, in che modo avete ottenuto questo risultato? Il fanciullo ripetè: Il 6 in 15 entra 2 volte, e siccome segue la virgola, così ò posto anche la virgola nel quoziente, e poi ho ottenuto i centesimi 57 senza alcun residuo. Il Sindaco disse allora: Ma la regola non è questa. «Dopo terminata l'operazione, bisogna separare nel quoziente, da destra verso sinistra, tante cifre decimali quante se ne trovano nel dividendo». Non mi pare, risposi io; la regola non mi sembra esatta. Andai alla lavagna, e scrissi la seguente divisione: L. 15,45: 6 L. 2575 che sarebbe il quoziente esatto, e, seguendo la sua regola, separando da destra verso sinistra 2 cifre per mezzo della virgola, si ottiene il quoziente di L. 25,75; ciò che non è veramente esatto. Dunque la sua regola è sbagliata, od in aritmetica non è così scritta. Il Sindaco allora diventò rosso come un gambero scattò come una molla, e, gridando come un ossesso, esclamò: Ma lei, signor maestro, pare che voglia pigliarsi gioco di me che pur sono un suo superiore, e che son venuto qua a presiedere gli esami e non a ricevere lezioni da chicchessia, e molto meno da lei. — Se vuole, posso mandare a prendere un testo d'aritmetica in mia casa, e vedrà se non è appunto questa la regola. E, così dicendo, prese il cappello e voleva partire. Il Delegato tentò di calmarlo; il prete da sua parte azzardò di dire che io non avevo inteso di offenderlo, e che certo v'era un equivoco o uno sbaglio in queste regole, che sono diverse secondo i diversi autori. Ma il Sindaco non intese ragioni, si divincolò dal Delegato che voleva fermarlo, e partì borbottando e sogghignando. - In quel momento s'intese la squilla del mezzogiorno, e l'esame ebbe termine in un modo così grazioso. Gli alunni furono licenziati, ed io che ero rimasto confuso e mortificato, presentai allora al Delegato un foglio di carta, chiedendogli il certificato dell'esito degli esami finali, ed egli non esitò a scriverlo lì per li, dichiarando che era stato soddisfacentissimo. Io lo ringraziai, e cosi l'adunanza si sciolse, andando ciascuno per i fatti suoi. Mi trattenni in quel paesello tre altri giorni; fui pagato, ma non esattamente, perchè il messer Sindaco rilasciò un mandato con parecchie lire di meno di quello che mi spettava, tenendo conto del giorno del mio arrivo e non di quello di nomina nè della partenza, che si era protratta di parecchi giorni, e.... finalmente.... partii. L'aritmetica del Sindaco era trionfata! La sottrazione l'aveva fatta a mio danno. Buon però a chi resta, e l'augurio a quel degno Sindaco di sentirlo presto crocifisso. Passando pel capoluogo della Provincia, volli visitare il R. Provveditore, e questi, dopo qualche poco, mi disse ridendo: Come va l'incidente di quel tale problema agli esami finali di ieri l'altro? Tosto compresi che il Sindaco aveva ricorso contro di me, e risposi in tono di scherzo: Mio caro Provveditore, è un problema davvero in certi Comuni trovar dei Sindaci che s'intendessero di esami. L'aritmetica la sanno soltanto nel sottrarre qualche cosa dallo stipendio dei poveri Maestri. Gli raccontai per filo e per segno l'accaduto, e lo pregai di farmi pagare la differenza dello stipendio, che il tipo ameno di quel Sindaco aveva creduto scoprire nella sua onestà amministrativa. Il R. Provveditore mi assicurò, dandomi la mano, che sarei stato pagato. Se ben ricordo, però, non ebbi più nulla. Trent'anni addietro (epoca a cui rimonta questa nota) i Maestri d'Italia non erano pagati a dovere. Ed, a dirla schietta, la colpa non era tutta delle Autorità scolastiche. Le armi spuntate, da che mondo è mondo, non fecero mai colpo, e molto meno con gli artigli di un Sindaco, chiaramente matematico, come il nostro. Alla larga da gente simile, che, se faceva ridere, sapeva, in certi casi, far anche del male.